La storia del torrentismo è abbastanza
recente se si pensa a questa attività in senso esplorativo e sportivo.
Alfred Martel, noto speleologo Francese, n’è considerato il
precursore.
Esploratore di abissi e fiumi sotterranei fu attirato dal canyon che il
fiume Verdon forma negli altopiani calcarei dell’alta Provenza
(Francia). Nell’estate del 1905 compì, assieme a sette compagni, la
discesa integrale del gran canyon del Verdon utilizzando una sorta di
zattera. Gli servirono, per questa impresa, quattro giorni di dure
fatiche.
Lucien Briet (anche lui francese) si dedicò all’esplorazione dei “Barrancos”
della Sierra De Guara e d’altre regioni dei Pirenei spagnoli. Ci ha
lasciato un volume fotografico edito nel 1913, con le immagini dei suoi
percorsi torrentistici.
In Italia le prime discese di torrenti di cui si è a conoscenza sono
state realizzate nel 1958 in Carnia (Friuli).
La gola del torrente Cosa è stata percorsa dagli speleologi triestini,
nello stesso periodo la gola del torrente Vinadia è esplorata dagli
alpinisti del luogo. Negli anni successivi (dal ‘58 al ‘61) fu
disceso il Rio Freddo, sulle pendici del monte Cucco e gli alpinisti
fiorentini risalirono l’orrido di Botti. Gli speleologi bolognesi
percorrevano “Le Codule” e i “Bacu” della Sardegna orientale.
Il torrentismo inteso come sport è presente in Italia da circa 10 anni.
In Francia è un’attività popolare da 15 anni. Sui Pirenei Spagnoli
si pratica invece da più tempo, tanto che possiamo definire questo
paese come la patria del torrentismo.
Molta strada è ancora da fare in Italia per rendere questo sport
relativamente sicuro, anche se si è cominciato. E’ uno dei pochi
sport dove ancora esistono orizzonti esplorativi, dove si può esplorare
l’ignoto. La prima discesa di un torrente ci porta in zone mai
percorse dall’uomo.
La parola “esplorare se stessi ed esplorare l’ambiente che ci
circonda” riveste il vero significato di ricerca di nuovi orizzonti e
limiti da superare, contemplando angolature e punti di vista inconsueti.
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