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Premessa
Camminare in montagna significa affrontare condizioni
climatiche spesso mutevoli e con forti escursioni termiche e di umidità
le quali sollecitano il corpo e richiedono livelli di protezione dal
caldo e dal freddo adeguati. Anche il corpo a sua volta, produce vapore
acqueo e calore che devono essere necessariamente e correttamente
smaltiti per garantire livelli di traspirazione e temperatura corporea
ottimali.
La scelta dei capi da indossare quindi va vista sotto l'aspetto tecnico
prima che estetico.
Le case produttrici di capi di abbigliamento sportivi hanno oggi a
disposizione sia tessuti estremamente leggeri, traspiranti e resistenti,
che tecnologie di lavorazione sofisticate in grado di creare indumenti
tali da assicurare il massimo comfort in tutte le situazioni climatiche.
Le uniche controindicazioni all’uso di capi da montagna realizzati con
tessuti tecnici, sono di natura economica: chi deciderà di lasciare a
casa i tradizionali jeans, pantaloni di velluto, maglie e maglioni di
cotone e lana (tessuti ormai obsoleti e sconsigliatissimi per l’uso in
montagna), dovrà purtroppo investire una cifra notevole per un corredo
di qualità, ma ne vale assolutamente la pena.
Il "principio della cipolla"
Il criterio base del vestire in montagna è quello di
indossare gli indumenti a strati sovrapposti ( a cipolla, appunto); gli
strati base sono tre, ognuno con una funzionalità definita.
Vediamoli:
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1° strato - Intimo: riguarda gli
indumenti a contatto di pelle i quali devono assolvere la
funzione di assorbire il sudore ed espellerlo nel minor tempo
possibile. Devono essere morbidi, elastici, privi di cuciture
che potrebbero determinare arrossamenti e vesciche.
Il materiale più usato nella loro confezione
è il polipropilene, derivato dal PVC, refrattario all’acqua,
elastico, morbido, resistente all'usura ed allo sfregamento,
anallergico, antibatterico (previo trattamento). E’
infiammabile e (molto) costoso rispetto alla tradizionale
biancheria intima in cotone o lana.
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2° strato - Isolante: indumenti
intermedi ovvero pantaloni, maglioni e giacche , necessari a
creare un’ulteriore barriera termica. Devono lavorare" in
sinergia con lo strato intimo raccogliendone e disperdendone l’umidità.
I pantaloni devono essere sufficientemente refrattari all’assorbimento
d’acqua, robusti senza però essere troppo rigidi.
Maglioni e giacche assolvono la funzione di garantire la
termoregolazione del busto, che è la parte del corpo più
sensibile alla temperatura, quindi dovranno essere dotati di
cerniere che consentano di aumentare o diminuire la superficie
coperta in funzione della necessità di disperdere o trattenere
il calore.
I materiali maggiormente utilizzati sono:
Pile - materiale sintetico morbido e leggero,
con ottime capacità isolanti, facilmente infiammabile. Il
Polartec, nelle sue varie versioni, ne rappresenta lo stato
dell'arte. E’ usato principalmente nella confezione di
maglioni, giacche, fodere di giacconi;
Terinda – materiale robusto, dall'aspetto
vellutato, antigoccia, rapido nell'asciugare. E’ il più
diffuso nella fabbricazione dei pantaloni.
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3° strato – Protettivo: Giacconi,
sovrapantaloni, mantelle costituiscono i capi che devono
proteggere dalle intemperie, impedendo all’acqua ed al vento
di penetrare all’interno pur consentendo al vapore acqueo
prodotto dal corpo di traspirare liberamente.
Il giaccone tipo deve avere imbottiture
asportabili, cerniere doppie, rinforzi nei punti più
sollecitati (di norma gomiti e spalle), cerniere ascellari,
cuciture impermeabilizzate, adeguato numero di tasche, cappuccio
conformato in modo da non scivolare sugli occhi (quello del
cappuccio che scivola è un problema diffuso che si risolve
indossandovi sotto un normale cappellino con visiera larga
impermeabilizzata con silicone).
Il sovrapantalone deve essere facilmente
indossabile senza togliere gli scarponi, con tasche accessibili
anche con l’imbragatura.
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