Escursione a Sicaminò , alla cascata del Cataolo e a Gualtieri . Giornata di sole Appuntamento all’Immacolata alle 8,15. Partecipanti: Tonino Seminerio, Giusy Quartaronello, Alessia Seminerio, Ciccio Briguglio, Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Santinella Rotondo, Marcella De Francesco, Simone Cappello, Pinella Dini, Tuccio Novella, Giuseppe Spanó, Maria De Carlo, Patrizia Olivieri, Angelo Salvo, Katia Tribulato, Luisa Inferrera, Danila Castiglione, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Gaetano Messina, Daniela De Domenico, Rosario Spadaro, Sebastiano Occhino, Teresa Vadalà, Alberto Borgia, Rosalba Fera, Chiara Calarco, Giovanna Mangano e Carlo De Pasquale (simpatizzante). Composti gli equipaggi abbiamo percorso l’autostrada per Palermo uscendo al casello di Rometta e proseguendo per Gualtieri e per il borgo di Sicaminò dove, alle 9,15, abbiamo parcheggiato davanti alla scalinata che conduce alla cappella annessa al palazzo del duca di Avarna. Alessia Seminerio, dopo la preescursione del 20 gennaio, ha fatto una ricerca molto accurata sul borgo di Sicaminò e sul duca di Avarna e ci ha fornito una serie di interessanti informazioni sulla vita, specialmente privata, del duca Giuseppe Avarna, personalità molto interessante ed originale, morto in un incendio scoppiato nella sua abitazione nel febbraio del 1999. Di seguito, tra virgolette, riporto il testo completo del risultato del lavoro di Alessia. “Sicaminò è una frazione del comune di Gualtieri, è un termine greco che significa “gelso”.La più antica notizia del casale di Sicaminò risale al 1100, ma il documento più importanteè il privilegio col quale, nel 1125, Ruggero II d’Altavilla concesse il possesso di Sicaminòal milite Gualtiero Gavarretta, che poi, attorno al 1200, passò al suo discendente, Giovanni Sicaminò. Successivamente, in conseguenza di matrimoni, la baronia passò a diverse famiglie, l’ultima della quali quella degli Avarna, nel 1700.Fino al 1793 Sicaminò fu un feudo disabitato. Solo in quell’anno, infatti, il baroneBartolomeo Avarna ottenne da Ferdinando I di Borbone la “licentia populandi”.Nel 1798 si contavano già 205 abitanti. Anche se oggi è nuovamente quasi disabitato.Sicaminò nei secoli scorsi era conosciuta come Feudo Avarna, proprio perché era tutto di loro proprietà. Infatti, attorno al loro Palazzo Ducale, la famiglia costruì le case dei contadini al loro servizio, i quali producevano per loro olio e vino, oltre ad occuparsi dell’allevamento del bestiame. Esso, infatti, è stato un modello di città/azienda.La famiglia Avarna, detta anticamente “Guarna” o “Varna”, era la terza famiglia nobiliarepiù facoltosa della Sicilia, e detenne le cariche politiche più ambite: si annoverano vescovi, consiglieri di sovrani, cavalieri Gerosolimitani e dell’Ordine militare della Stella.In tempi recenti, il più noto della famiglia fu il Duca Giuseppe Avarna, nato nel 1916,definito eclettico intellettuale, poeta, scrittore e appassionato di politica, infatti fu tra i fondatori del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia.Il Duca abitava nel borgo con la moglie Magda Persichetti che sposò nel 1941, dalla quale ebbe tre figli. Da buon aristocratico, chiamò il primogenito Carlo, come suo padre, per poi “scatenarsi” con i due nomi successivi: Albereda e Guiscardo.Nel 1976, durante un viaggio a Roma, incontrò una splendida hostess americana,Tava Daetz, di 33 anni più giovane di lui, lei 26 e lui 59. Si innamorarono follemente, infatti entrambi dichiararono di aver avuto il “colpo di fulmine”. La portò dunque con sé nel borgo di Sicaminò, dove andarono a vivere nella Casa del Curato, in cui trascorsero 23 anni insieme. Essa si trova esattamente accanto alla cappella di famiglia, adiacente al palazzo in cui appena prima viveva con la moglie, la quale continuò a vivere lì insieme ai figli.Il Duca in seguito a questa scelta perse molti dei suoi diritti, gli rimasero, infatti,oltre all’uso della Casa del Curato e la Cappella, solo i suoi libri.Si racconta che ogni volta che il Duca trascorreva una notte d’amore con la sua Tava, suonasse le campane della cappella, che aveva collegato, tramite una lunga corda, al suo appartamento. Si diceva anche, che questo dispetto alla moglie, derivasse dal fatto che lei, per ben 11 anni, non gli concesse il divorzio, per questo motivo lui e Tava si sposarono solo nel 1988 in una unione civile a Milazzo.E così tutto il paesino di Gualtieri quando sentiva le campane si faceva una bella risata, a differenza della moglie, amatissima dal popolo, che non rideva affatto.Magda, infatti, denunciò il fatto al pretore di Milazzo che condannò il Duca a un’ammenda,con tanto di pubblicazione del responso sulla “Gazzetta del Sud”.Il Duca invece non confermò la tesi, dicendo, in un’intervista ad Enzo Biagi, che suonare le campane era un modo di interpretare la vita con ironia e spirito, e non era certo per “suonare campane a morto per la ex consorte”.In una più recente intervista a Tava (che l’11 novembre 2016 si trovata a Messina in occasione della commemorazione del Duca, che nasceva esattamente 100 anni prima), confermò la tesi del marito, spiegando il perché quella storia non fosse vera. Tava disse che, una notte in cui stavano festeggiando il suo compleanno con alcuni amici, Magda e i suoi figli si lamentarono degli schiamazzi notturni e li denunciarono, sostenendo che avevano suonato le campane “a morte”, come presunta offesa per la ex moglie. Qualche giornalista, poi, tolse la “t” e fu così che “a morte” divenne “a more” e poi “amore”, ed è così che nacque la leggenda. I giornalisti la soprannominarono “campana dell’amore”. Purtroppo la campana non è più presente poiché è stata rubata una decina di anni fa, ma c’è chi giura di sentirla ancora suonare di tanto in tanto. Il 21 febbraio 1999 l’appartamento in cui viveva il Duca prese fuoco col lui dentro, all’età di 82 anni, e questo rese “eternamente” memorabile la sua vita. Quel giorno Tava era fuori per lavoro quando apprese la notizia. Il Duca, infatti, era già caduto in povertà, dopo che la riforma agraria del 1955, gli sottrasse 900 dei suoi 1400 ettari di proprietà, che si estendevano inizialmente fino a Castanea e Nizza di Sicilia. Oltre al fatto che già da tempo, sembrasse che egli