Trekking urbano a Castiglione di Sicilia del 22 settembre 2024 . Partecipanti: Marcello Aricò, Mike Sfravara, Nina Coiro, Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Tonino Seminerio, Giusy Quartaronello, Alessia Seminerio, Ciccio Briguglio, Chiara Calarco, Giovanna Mangano, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Pinella Dini, Tuccio Novella, Santinella Rotondo, Mariella Brancati, Rosalba Fera, Caterina Ioffrida, Antonio Zampaglione. Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata, viaggio in macchina, arrivo a Castiglione intorno alle 10,00 e incontro con la signora Cettina Cacciola che è stata la nostra guida per tutta l’ interessante visita del bellissimo borgo, inserito nel circuito dei borghi più belli d’Italia e il cui territorio è stato dichiarato di “notevole importanza pubblica” con decreto regionale del 21 giugno 1994.Dopo averne esposto l’interessante storia, che parte dagli insediamenti nel neolitico e nella età del bronzo , siamo andati a visitare le numerose chiese, iniziando da quella di San Giuseppe in cui , nella parte destra dell’abside è visibile un affresco di San Leonardo ( a cui nel medioevo era dedicata la prima chiesetta) che , insieme alla Madonna della Catena, è il protettore di chi è ingiustamente condannato per ” malagiustizia” a cui si rivolgevano i condannati. Nella volta centrale c’è un affresco del 1780 del pittore Antonio Santagati raffigurante il ” Transito di San Giuseppe “.Interessante la cripta ( l’antica chiesa medievale) in cui si trovano i ” colatoi” usati per il disseccamento dei cadaveri, successivamente posti nelle nicchie a parete. I colatoi sono particolarmente apprezzati dai viaggiatori stranieri molto interessati a tutto quanto è tenebroso e misterioso, che seguendo una moda attuale tra l’altro, cercano in paese case abbandonate da fotografare sia dall’ esterno che dall’interno. Molto interessante un quartiere del borgo in cui le costruzioni sono realizzate con l’ impiego di pietra lavica e arenaria. Nel passato i poveri iniziavano la costruzione impiegando pietr lavica, ma una volta finiti i soldi continuavano la costruzione utilizzando l’ arenaria , mentre i nobili utilizzavano entrambi i materiali per creare un effetto cromatico particolare. Un esempio è un palazzo i cui balconi possono reggere al confronto di altri famosi ovunque, come quelli di Palazzolo Acreide, di Scicli e di Noto. I mensoloni di sostegno sono 12 mascheroni in pietra lavica che che rappresentano i 12 mesi dell’anno e sono figure apotropaiche con la funzione di scacciare gli spiriti maligni.La chiesa madre di San Pietro e Paolo sorge all’interno di quello che un tempo costituiva un sistema difensivo medioevale situato nella parte superiore della collina su cui sorge Castiglione di Sicilia. Il torrione, che nella parte sommitale ospita la cuspide del campanile e la cui parte inferiore costituisce l’abside della chiesa, un tempo probabilmente era un mastio, appartenente ad uno dei quattro castelli costruiti da Ruggero II. La tradizione vuole che la chiesa sia stata fondata proprio dal conte Ruggero II, figlio di Ruggero I, il conquistatore della Sicilia e padre di Costanza D’Altavilla, nel 1105. Pare che la chiesa, durante il regno normanno, abbia goduto di grandi privilegi arrivando ad estendere la sua giurisdizione su centri come Francavilla, Linguaglossa, Roccella, Calatabiano e Mascali. Agli inizi del XV secolo, quando i monaci di san Benedetto abbandonarono l’abbazia della Santissima Trinità, situata fuori dal centro abitato e si stabilirono in locali attigui alla chiesa, il tempio sacro divenne il loro edificio di culto. La chiesa possedeva una campana, “detta mezzana”, del peso di 30 cantari, recante un’iscrizione in lettere gotiche, che fu ritrovata di fronte al convento del Carmelo dove venne nascosta in occasione dell’arrivo degli arabi. Elevata a chiesa Matrice sin dalla sua fondazione, nel corso dei secoli, la chiesa è stata oggetto di donazioni che hanno permesso di impreziosire il suo interno e di portare al termine importanti lavori di restauro. L’abate Giuseppe Coniglio, morto nel 1666, lasciò alla chiesa l’ingente somma di 6 mila onze che fu nascosta all’interno di una tomba dall’arciprete Cesare Gioeni per difenderla dalle mire del principe di Malvagna che più volte tentò di averla in prestito. Giacomo Gioeni, successore di Cesare Gioeni, indicò erede universale dei suoi beni la chiesa e si preoccupò del restauro dei danni causati dal terribile terremoto del 1693. L’arciprete si adoperò anche per la costruzione del campanile. Il 18 novembre del 1717 il campanile e la chiesa, su richiesta di don Giacomo Gioeni, vennero consacrati da mons. Migliaccio, vescovo di Messina, perché allora Castiglione apparteneva a questa diocesi. Antonio Sardo, arciprete dal 1781 al 1823, riuscì a far ottenere alla chiesa importanti privilegi. Alla sua morte gli successe il nipote Giovan Battista Calì che si occupò dei lavori di restauro della chiesa che era stata chiusa al culto in seguito al terremoto del 1818, durante il quale era crollata la parte sommitale del campanile. Nel 1837, dopo diciannove anni di intensi lavori, le sue porte vennero riaperte per accogliere i fedeli. A Giovan Battista Calì si deve anche la fondazione della biblioteca Villadicanense, arricchita da preziosi incunaboli e manoscritti e la creazione di un archivio dove vennero raccolti i documenti salvati in seguito a numerosi incendi. Il 27 giugno 1889 la chiesa fu riconsacrata dal primo vescovo di Acireale Gerlando Maria Genuardi e da Luigi Cannavò, vescovo di Smirne, nativo proprio di Castiglione.Attualmente la chiesa si presenta ad un’unica navata terminante con un’abside circolare molto accentuata e non rivela traccia delle absidi laterali. L’abside, nella parte inferiore esterna, si presenta abbellita da conci di pietra nera dell’Etna a cui seguono filari di pietra arenaria alternati a pietra nera. La restante parte è realizzata in pietra arenaria che continua fino al coronamento il quale si presenta arricchito da mensole che sostengono archetti polilobati a forma di conchiglia e da una cornice che in origine doveva estendersi su tutta la costruzione. La struttura muraria dell’abside si presenta realizzata con conci regolari perfettamente tagliati, caratteristica che si ripresenta anche nelle finestre laterali, strette monofore che un tempo illuminavano la navata. La dimensione dei conci perfettamente quadrati, la stessa tecnica della messa in opera e l’utilizzo della pietra nera e arenaria, rivelano tecniche costruttive tipiche dell’epoca sveva, mentre la presenza degli
Castiglione di Sicilia, il Tour in foto
Trekking notturno a Musolino del 13 settembre 2024
Trekking notturno a Musolino del 13 settembre 2024.Appuntamento al Boccetta alle 20,20, presenti Carmelo Geraci, Ciccio Briguglio, Tonino Seminerio, Giusy Quartaronello e partenza alle 20,30. Incontrati a MusolinoAngela Paratore, Bruno Manfrè, Arturo Lucà Trombetta Francesco Pagano, Antonella Rotondo,Caterina Trovatello, Sebastiano Occhino e Carlo Panzera .Partenza da Musolino alle 21,10 e alle 21,20 lasciamo la strada asfaltata e giriamo a sx nei pressi del forte Ferraro.Dopo circa 10 minuti, alle 21,30 , raggiungiamo la stele dell’Ecce Homo e seguiamo per un breve tratto il cammino Pier Giorgio Frassati che si snoda lungo antiche vie di pellegrinaggio dei Monti Peloritani, percorrendo un tratto della Via Francigena, della Via Regia Posta e dei pellegrini. Il sentiero parte da Puntale Ferraro, sui Colli S. Rizzo, in prossimità della Stele votiva all’Ecce Homo, per raggiungere il santuario di Calvaruso.Vento forte!!!Alle 21,50 lasciato il sentiero Frassati e imboccato a sx un altro sentiero in leggera salita in direzione “Area Daini”. Alle 22,05, per tagliare un tornante abbiamo preso abbiamo lasciato il sentiero camminando in salita tra gli alberi del bosco che poco dopo ci ha condotto al sentiero carrabile di primaconcludendo l’anello a Musolino alle 22,10. Percorso complessivo di circa 3 chilometri .Alle 22,20 cena sui tavoli dell’area attrezzata di Musolino.Alle 22,45 Rientro in città con arrivo al Boccetta alle 23,10.
Trekking notturno a Musolino
Escursione alle Gurne dell’Alcantara del 8 settembre 2024
Escursione alle Gurne dell’Alcantantara del 8 settembre 2024. Partecipanti: Marcello Aricò, Carlo Panzera, Manuela Scarcella, Stefania Davì-Tonino Seminerio , Carmelo Geraci, Ciccio Briguglio, partiti da Messina alle 8,10 e Nando Centorrino con Angela Trimarchi incontrati alle 8,50 all’uscita di Giardini. Arrivo a Francavilla di Sicilia alle 9, 15. Dopo la sosta per il caffè al bar lasciate le macchine in paese e preso un sentiero per raggiungere il fiume che però, nella parte finale, era un po’ difficile da percorrere per cui si era deciso di tornare alle macchine e cercare un accesso più agevole. Dopo alcune centinaia di metri seguito un cartello che indicava il sentiero per la Gurna/Vullo Passerella che conduce alla ormai dismessa centrale dell’ENEL. Alle 11,00 abbiamo raggiunto il letto del fiume Alcantara che nella sua incessante azione erosiva operata per millenni sulle colate laviche, ha creato una serie di laghetti dalla forma rotondeggiante conosciute con il nome di “Gurne” o “Vulli”. Questa particolare tipologia di laghi di natura lavica caratterizza il corso dell’Alcantara in un tratto limitato che si estende (escludendo i due Vulli in prossimità di Mojo Alcantara, meno importanti rispetto agli altri) prevalentemente nel territorio del Comune di Francavilla di Sicilia (Me), tra la contrada Santa Caterina e l’omonimo ponte, fino all’abitato di fondaco Motta, frazione di Motta Camastra (Me). Le Gurne dell’Alcantara sono sedici. La loro larghezza varia tra i 5 ed i 30 metri di diametro mentre la profondità varia tra i 5 e i 10 metri massimi, che si raggiungono solo in prossimità delle cascate. Le dimensioni e le profondità delle “Gurne” variano al variare delle piene del fiume e sono condizionate anche dall’accumularsi di detriti e sedimenti che trasformano la morfologia del corso. Anche se la siccità di questa estate è stata molto severa la portata del fiume era abbondante. Vista l’acqua gelida non tutti si sono bagnati e solo Marcello ha nuotato in una pozza profonda mentre Carmelo e Carlo si sono immersi, sdraiandosi in un punto in cui l’acqua arrivava alle ginocchia. Manuela non è riuscita ad immergersi a causa della bassa temperatura dell’acqua. Sul posto c’ erano una ventina di ragazzi e mentre eravamo lì sono passati una decina di ragazzi con le mute che, seguiti da istruttori esperti, stavano facendo pratica di torrentismo. Alle 12,00 abbiamo preso la via del ritorno e dopo circa mezz’ora abbiamo raggiunto le macchine e giungendo alle 13,30 a Messina Boccetta. Questo diario è stato redatto grazie alle informazioni ricevute da Carmelo Geraci. qui i 10 scatti! e qui tutta la galleria fotografica
Le gurne dell’Alcantara in foto
Gurne Alcantara
Angoli di paradiso della nostra terra e della nostra Alcantara. Forse luoghi visti e rivisti sul web ma esserci è tutt’altra cosa benvenuti le cascate troppo fredda riflessi DSC04112 DSC04109 mitici business 20240908_102925 0018







