La Chiesa di S.Maria della Valle, conosciuta dai messinesi come la Badiazza, è una delle più affascinanti e antiche testimonianze della Messina pre-terremoto.Sorge sul letto di un torrente sul sentiero che porta ai monti Peloritani.La chiesa di S.Maria della Valle (Badiazza) era già esistente nel 1168, quando fu dichiarata da Guglielmo II cappella reale e posta direttamente sotto le dipendenze del Papa.La Badiazza fu soggetta ad ampliamenti, rimaneggiamenti e restauri nel corso dei secoli a causa dei danni subiti da incendi, alluvioni, guerre e terremoti.Questo lo si può riscontrare nella mescolanza di stili negli elementi decorativi che ne caratterizzano gli interni.Il sacro edificio rimase in attività fino agli ultimi anni del 1500 prima di essere totalmente abbandonato.L’esterno con la sua merlatura da l’impressione di trovarsi davanti un palazzo nobiliare più che una costruzione ove si effettuava il culto religioso.Un tempo ricchissima di marmi e di splendidi mosaici che decoravano le absidi, la Badiazza resta comunque un raro esempio nel suo genere di architettura medievale siciliana.Recuperato tra le macerie del terremoto del 1908, ed entrato a far parte delle collezioni del Museo, il tondo si trovava un tempo nella chiesa di Santa Maria della Scala, alla quale, probabilmente, era stato donato da qualche famiglia di origini toscane. Rappresenta il gruppo della Madonna col Bambino, circondato da testine di cherubini e incorniciato da una ricca ghirlanda di foglie e frutti colorati. l’opera è oggi concordemente riferita alla bottega di Andrea Della Robbia. Sono andati perduti anche i mosaici bizantini realizzati in epoca sveva che ricoprivano le absidi e di cui resta un piccolo frammento esposto al museo di Messina. APPUNTAMENTO ORE 20.00 CHIESA IMMACOLATAPERCORREREMO PARTE DEL SENTIERO DEI VESPRI FINO ALLE QUATTRO STRADE. CENA A SACCA. ABBIGLIAMENTO DA MONTAGNA. LUCI.
Tour Novara di Sicilia – 2 Marzo 25
La Re Colapesce in collaborazione con l’Architrekking organizza una iniziativa a Novara di Sicilia, (Nuè in dialetto galloitalico; Nuarra in siciliano[5])Al confine tra i monti Nebrodi e quelli Peloritani, sorge una località dalle caratteristiche uniche, custode di tradizioni tutte da scoprire: Novara di Sicilia, luogo ideale. La sua spiccata identità, l’atmosfera di piccolo borgo scandito da un giusto ritmo di vita, i suoi angoli di bellezza, le sue chiese, i suoi profumi lungo le stradine… Dal 2004 Novara di Sicilia è uno dei Borghi più belli d’Italia, un paesino di montagna dalla forte identità legata alla sua storia, risalente almeno al primo millennio a.C., anche se i primi insediamenti nella zona risalgono già al mesolitico, come emerso dagli scavi condotti nel Riparo della Sperlinga. Tra le caratteristiche che rendono famoso il nostro borgo ce n’è una in particolare, quella che racchiude in sé più valori contemporaneamente: il formaggio Maiorchino, tipicità dal gusto inconfondibile, che con il suo gioco del Lancio del Maiorchino. Il borgo sorge sulla pendice della montagna da cui si scorge l’antica Tindari, a valle di uno sperone di roccia, la Rocca Salvatesta, che raggiunge i 1 340 m.L’arenaria è stata utilizzata nelle costruzioni civili e con elaborazioni di grande pregio in quelle religiose, dove sono presenti anche molti elementi architettonici realizzati in cipollino, un’altra pietra locale, rossa e marmorea. L’uso della pietra, che sul territorio affiora un po’ ovunque, testimonia l’importanza dell’arte dello scalpellino.Appuntamento ore 7.30 all’Immacolata. Partenza in Pullman (quota 15,00 euro). Prevista visita scavi bizantini, maccheroni n piazza, gioco del Maiorchino e visita Mulino ad acqua. Rientro previsto ore 19.00.Prenotazioni su sondaggio di WA e i primi 26 saranno garantiti, il resto troveremo delle soluzioni alternative.
Cu c’è c’è – Sant’Agata 5 Febbraio 2025
Catania, la seconda città della Sicilia alle pendici dell’Etna, celebra in modo spettacolare il suo santo patrono per tre giorni ogni febbraio. L’evento attira sia i curiosi che i devoti. L’evento ti lascerà molti ricordi molto tempo dopo aver lasciato Catania, indipendentemente dalle tue convinzioni religiose.La Sagra inizia il 3 febbraio con la lunga e solenne processione di mezzogiorno che va dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace fino al Duomo, dove si offre il rito della cera.•Chiudono il corteo un corteo di grandi candelabri detto “Candelore” e le due carrozze del Senato: una berlina settecentesca, seguita da un’auto più piccola, trasporta gli amministratori cittadini.•La stessa sera in piazza Duomo si tiene ‘a sira’ u tri, spettacolare spettacolo pirotecnico.•Nelle prime ore del 4 febbraio, dopo la Messa dell’Aurora, il busto di Sant’Agata esce dalla stanza sicura all’interno della Cattedrale dove è stabilmente conservato.•Il 5 febbraio è il “culmine” della festa, il giorno più atteso. Nel pomeriggio, un ornato carro che trasporta il busto di Sant’Agata lascia Piazza Duomo per visitare la città. Gli eventi terminano con più fuochi d’artificio. APPUNTAMENTO ALLE ORE 16.30 ALLA STAZIONE CENTRALE DI CATANIA PER UN TREKKING URBANO IN NOTTURNA DURANTE I FESTEGGIAMENTI DELLA PATRONA. RIENTRO PREVISTO A MESSINA ORE 7.00 DEL 6 FEBBRAIO
Preescursione ad anello da Ziriò, Pizzo LeoMorto, Portella Piano Verde, Pizzo Impegna, Ziriò del 26 gennaio 2025
Preescursione del 26 gennaio 2025Appuntamento alle 8,00 con Carlo Panzera alla solita edicola di via Palermo.Siamo andati a portella Croce Cumia ed abbiamo parcheggiato la macchina di fronte al cancello del vivaio Ziriò. Alle 8,25 ci siamo messi in marcia seguendo la larga strada sterrata che conduce alla casermetta della Forestale ed abbiamo proseguito in discesa fino ad arrivare, alle 8,47 alla quinta stazione dei misteri dolorosi allestita dall’Associazione guide volontarie “Sulle orme di Maria”.Dopo meno di quindici minuti, procedendo sempre sulla comoda strada, siamo giunti alla stazione del terzo mistero dove c’è il bivio con le indicazioni per Saponara e per la strada senza uscita per Portella Pagliarelli.Seguendo la direzione per Saponara, alle 9,11 , incrociato un tubo da cui esce un rivolo di acqua potabile .Alle 9,25, dopo un’ora di marcia sempre in discesa, a 2, 62 chilometri dalla partenza, siamo arrivati sul fondo valle dove il torrente Coddarazzo confluisce nel torrente Peraredda .Il luogo è molto bello e sembra un’oasi fuori dal tempo. Dopo un breve sosta per scattare qualche foto ripreso il cammino, da ora in avanti in salita, e alle 9,41 , dopo aver incontrato tre persone con un barboncino di nome Carmelo, siamo arrivati al bivio dove, andando dritto e superato un muretto con un varco , c’è la strada che conduce a Saponara.La trazzera da seguire è quella di sinistra Cerasara-Leo Morto che, con continui tornanti in salita, costeggia Pizzo Leo Morto coperto dagli alberi. .Alle 10,12 la strada si apre e si può ammirare la costa tirrenica con Capo Milazzo, le Isole Eolie e il paese di Rometta. Dopo due ore dalla partenza, alle 10,25 , siamo arrivati ad un bivio dove c’erano un gruppo di motociclisti che ci hanno chiesto indicazioni per Saponara e abbiamo proseguito da dove stavano proveniendo, arrivando alle 10,48 alla strada che , a destra arriva a Portella Cassarini. Ci siamo diretti verso portella Piano Verde, nostra meta intermedia, dove siamo arrivati alle 11,06 dopo aver incrociato, dieci minuti prima, la fontana. Imboccata la trazzera di sinistra, segnata dal CAI, per Pizzo Impegna che abbiamo raggiunto alle 11,15. Breve sosta per godere del bellissimo panorama con la vista che, nonostante il cielo coperto, spazia sul Tirreno, sui Nebrodi fino alla Rocca Salvatesta e sul maestoso Etna innevato.Carlo ha fatto alcune foto della torretta di avvistamento, non agibile perché la scala di accesso è rovinata in più parti, e dopo una decina di minuti, tornando indietro per un centinaio di metri, abbiamo imboccato lo stretto sentiero, con fondo irregolare ,che solo il transito delle moto da cross impedisce che, in certi tratti, venga invaso dai rovi.Vista sul porto e sullo Stretto. Alle 11,50 abbiamo raggiunto la macchina, il percorso coperto è stimabile in quasi otto chilometri ed abbiamo impiegato, incluse soste e cazzeggiamenti vari, tre ore e venticinque minuti.Alle 12, 20, come previsto eravamo in città.
Trekking notturno del 24 gennaio 2025
Trekking notturno alla Candelara del 24 gennaio 2025Appuntamento all’Immacolata alle 20,00. Presenti: Filippo Cavallaro, Matteo Lorefice, Angelo Salvo, Katia Tribulato , Chiara Calarco, Ciccio Briguglio, Catmelo Geraci, Salvatore Indelicato, Donatella Alber, Giovanni Barbaro, Alberto Borgia. Formazione degli equipaggi e alle 20,05 partenza per Portella Castanea dove alle 20, 30 ci siamo incontrati Maurizio Inglese, Eros Giardina , Manuela Scarcella e Sebastiano Occhino che avevamo chiamato telefonicamente per chiedergli di ordinare cinque pitoni , ma la Pitoneria è chiusa per ferie fino al 31 p.v.Iniziato il cammino lungo la strada asfaltata che conduce a Salice e poi imboccata la sterrata a destra, delimitata da una catena , dalla parte opposta al sentiero della Candelara. Ci siamo inoltrati nel bosco misto che l’estate scorsa è stato aggredito da un incendio, il fondo è buono e libero da ostacoli con segni evidenti di lavori di pulizia eseguiti dalla Forestale. Incrociato sulla strada, a circa metà percorso un grosso rospo e udito il volo di diversi uccelli, disturbati dalla nostra presenza, che però non abbiamo né visto né identificato.Nonostante non fossero visibili , gli alberi di eucalipto, con la loro tipica fragranza ci hanno inebriato durante il cammino. Alle 21,20 siamo arrivati alla fine della larga strada che si interrompe all’ improvviso, al bordo della quale c’è una staccionata in legno lunga un centinaio di metri.Tornando indietro sullo stesso percorso, dopo cinque minuti abbiamo raggiunto un tavolo dove ci siamo accomodati per consumare i nostri panini, accompagnati dal buon vino della cantina Grasso portato da Carmelo e da un ottimo liquore al cioccolato offerto da Filippo. Per una decina di minuti abbiamo spento tutte le luci per meglio apprezzare il buio tra gli alti alberi del bosco in una serata, tiepida per la stagione , con gradevole temperatura. Alle 22,00, dopo circa mezz’ora di sosta, siamo tornati indietro e alle 22,45 eravamo alle macchine. La lunghezza complessiva del percorso ( facile e alla portata di tutti), che si sviluppa per metà su strada asfaltata, è stato di circa 4, 2 chilometri.Durante la marcia di ritorno abbiamo dato mandato al poliedrico Filippo per organizzare un ” Cu c’è c’è ” a Catania per la prossima festa di Sant’Agata. Alle 22,50, dopo aver fatto la foto di gruppo davanti alla Pitoneria , siamo tornati in città.
Trekking sulle colline dello Scoppo del 19 gennaio 2025
Trekking sub urbano del 19 gennaio 2025Ore 8,20: Marcello e Carmelo si incontrano nella parte in alto del torrente Trapani dove Marcello parcheggia la sua auto. Alle 8,25, con la macchina di Carmelo, raggiungono il resto del gruppo all’Immacolata.Erano presenti: Francesco Pagano,Angelo Salvo,Katia Tribulato, Antonella Zangla, Alessia Seminerio, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Donatella Alber, Ciccio Briguglio, Santino Cannavò. Il gruppo si sposta in auto in contrada Scoppo dove parcheggiano.Si comincia il percorso su un vecchio lastricato pulito e ben tenuto dove si trova una delle famose fontane dello Scoppo ancora attiva. Alle ore 9,00 Tuccio Novella e Pinella Dini, con la loro cagnetta raggiungono il gruppo.Continuando sulla strada in salita si incontrano una serie di piccoli borghi per lo più abbandonati e, superato un cancello aperto, antiche costruzioni ormai ridotte a ruderi. Il sentiero risale la collina e si apre via via un fantastico panorama sullo stretto. Il sentiero a sinistra porta nei pressi della collina di Montepiselli, dove si trovano nuove villette in costruzione che deturpano il paesaggio. Sul percorso si incontrano due bei cavalli in libertà. Tornando indietro per qualche centinaio di metri si intraprende il sentiero a sinistra che porta alla pineta dell’Ariel. Raggiunta la pineta il gruppo si ferma una mezz’oretta per godere del paesaggio. In basso si intravede la valle del torrente Trapani.Il percorso per scendere a valle è risultato scosceso e rovinato da precedenti piogge. Il gruppo è arrivato dove il pastore Arcangelo ha costruito una tettoia per gli ospiti che vanno a trovarlo per gustare i suoi prodotti. Alle 11,25 circa, passando attraverso un cancello chiuso con una corda, siamo arrivati sulla strada dove Marcello aveva parcheggiato. Gli autisti delle auto parcheggiate allo scoppo sono andati con Marcello mentre gli altri hanno proseguito a piedi fino in città. Il tempo ci ha regalato una stupenda giornata, il percorso totale è stato di 4,8 Km e lo splendido panorama su Messina, lo Stretto e la costa calabrese non ci ha mai abbandonato.
Escursione con le ciaspole ai Monti Sartorius del 19 gennaio 2025
Ciaspolata sull’Etna del 19 gennaio 2025Appuntamento alle 7,30 sotto la scalinata della chiesa di San Giovanni Decollato in via San Giovanni di Malta. Partecipanti : Sergio Bolignani, Angela Paratore, Bruno Manfrè, Veronica Gardelli- Carlo Panzera , Filippo Cavallaro, Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello- Matteo Bolignani, Vittorio Manfrè, Alberto Altadonna, Fabio Giacobbe- Rosario Sardella, Teresa Vadalà , Manuela Scarcella, Alberto Borgia. Formazione degli equipaggi e partenza alle 7,40. Arrivo allo svincolo di Fiumefreddo alle 8,20, in attesa di Sergio e Matteo, che erano ancora a Taormina, abbiamo proseguito per Linguaglossa e alle 8, 45 ci siamo fermati al solito Garden bar per la sosta caffè. Quando sono arrivati i ritardatari, che non si sono fermati per il caffè, ci siamo messi in macchina in direzione Piano Provenzana. All’uscita del paese Sergio è stato fermato da una pattuglia di Carabinieri, che, probabilmente insospettiti dalla lentezza con cui viaggiavano , hanno controllato i documenti del guidatore e dei passeggeri. Salendo di quota si è incontrata la prima neve e all’incrocio con la strada per Randazzo tutte le macchine sono state fermate ad un posto di blocco dove gli addetti hanno verificato che le vetture avessero a bordo catene o calze da neve o che montassero pneumatici da neve.Alle 9, 50, arrivati in prossimità dei parcheggi di Piano Provenzana, si è formata una lunga fila di macchine ferme , dopo una attesa di una decina di minuti, Sergio è andato a piedi a ritirare le ciaspole e i bastoncini precedentemente noleggiati e una volta tornato alla macchina, nonostante nel frattempo la circolazione fosse tornata regolare, abbiamo deciso di cambiare destinazione perché a Piano Provenzana stavano arrivando centinaia di escursionisti a bordo di decine di pullman e auto. Siamo tornati indietro verso il rifugio Citelli e alle 10, 40 circa, sulla strada Mareneve, nelle vicinanze della entrata per il sentiero per Monti Sartorius, abbiamo parcheggiato le macchine sul bordo sinistro della strada. La neve era abbondante e compatta e si sarebbe potuto camminare con i soli scarponi, ma tutti, e in particolare i neofiti, hanno voluto provare l’esperienza con le ciaspole e, dopo averle calzate, alle 11, 00 ci siamo messi in marcia.I monti Sartorius, a circa 1650 metri di altitudine, sono costituiti da sette coni piroplastici allineati lungo le fratture eruttive dell’eruzione laterale del 1865 e, unitamente al gigantesco apparato eruttivo secondario di Monte Frumento delle Concazze , alto 2151 metri e all’esteso campo di lave caratterizzano il versante nord orientale dell’Etna. Prendono il nome dallo studioso tedesco Wilhelm Sartorius Freinman Waltershausen che fu tra i primi a riportare cartograficamente le più importanti eruzioni del vulcano. Il percorso, in lieve salita, si snoda tra boschi di betulla e pini larici ed è bellissimo in ogni stagione, ma con la neve assume una particolare dimensione fiabesca.Nel primo tratto abbiamo incontrato numerosi escursionisti provenienti da monte, ma successivamente eravamo praticamente soli.Con una piccola deviazione abbiamo raggiunto, dopo quasi un’ora di marcia, il piccolo rifugio forestale S.E.S., costruito interamente con blocchi di pietra lavica. Sergio ci ha spiegato che, come tutti i rifugi sull’Etna, davanti al fabbricato c’è un pozzo che attinge da una grande cisterna alimentata dall’acqua piovana ivi convogliata. All’esterno c’è un tavolo , una legnaia e una tettoia per accendere il fuoco al coperto. Alle 12,10, dopo avere avuto da Sergio le istruzioni di base per utilizzare le ciaspole ed i bastoncini sui pendii in salita , abbiamo ripreso la marcia in direzione Monte Baracca, camminando anche fuori dal sentiero perché la neve copriva tutta la lava che normalmente rende impossibile il cammino.Alle 12,30 abbiamo costeggiato una recinzione , in buona parte sommersa dalla neve , che delimita una costruzione con il tetto quasi completamente crollato. La strada è quasi sempre in salita, per brevi tratti anche piuttosto ripida, e in parte abbiamo camminato sotto un leggero nevischio. Alle 13,00 circa, abbandonando per alcune centinaia di metri il sentiero 724, siamo arrivati al rifugio del CAI di Linguaglossa Attilio Castrogiovanni, a quota 1784 mslm, sul sentiero 622 di piano delle Concazze , distante circa tre chilometri dalla partenza. Il rifugio è dedicato a Teresa Riggio, come ricorda una targa posta su una parete esterna, affissa dai suoi amici del CAI di Giarre. La costruzione è in muratura in pietra lavica e mattoni ed è a due piani.All’interno, al pianterreno, c’è una grande sala con un camino e un lungo tavolo con panche e al primo piano delle stanzette con reti a doghe di legno.Grazie all’ospitalità del responsabile di una comitiva che stava pranzando all’interno, siamo entrati e abbiamo consumato i nostri panini al caldo e comodamente seduti. Il vino ed il caffè corretto con la grappa, offerti da Angela e Bruno, insieme al cioccolato fondente portato da Sebastiano hanno allietato il nostro pranzo.Fatta una breve consultazione su quale percorso seguire per tornare alle macchine, si è scartata la proposta di Sergio che prevedeva altri sei chilometri di cammino e si è deciso di tornare dalla stessa strada.Alle 13,50, dopo la firma del registro del rifugio, siamo usciti e abbiamo fotografato un bell’ esemplare di volpe che , senza alcun timore, si avvicinava per prendere il cibo quasi dalle nostre mani. Rimesse le ciaspole, alle 14,00, sotto una breve nevicata, abbiamo ripreso la via del ritorno. Dopo un quarantina di minuti Sergio ha proposto di lasciare il sentiero a valle e salire sulla cresta dei crateri per percorrere in quota parte del tratto finale. Non tutti hanno aderito e solo Matteo, Alberto A., Fabio, Vittorio, Veronica, Caterina, Angela e Alberto B. lo hanno seguito sul sentiero natura.La salita, anche se solo di una ottantina di metri, è piuttosto impegnativa e ad un certo punto Caterina ha deciso di tornare indietro accompagnata da Angela.Giunti in cresta il meraviglioso panorama che si apprezzava dall’alto ha compensato la fatica fatta. Matteo ci ha indicato i crateri che si sono aperti su una linea di frattura dove la pressione sulla lava era inferiore rispetto ad altri punti. Sul sentiero in cresta, in molti tratti, la neve non copriva la lava e
Cu c’è c’è a Reggio Calabria del 11 gennaio 2025
Cu c’è c’è del 11 gennaio 2025 a Reggio Calabria Partecipanti: Marcello Aricò, Filippo Cavallaro, Silvia Polito, Carmen Borgia, Alberto Borgia, Francesco Pagano,Antonella Rotondo,Antonella Arena, Danila Castiglione,Franco La Maestra, Antonio Zampaglione, Caterina Ioffrida,Lucia Annunziata, Anna Bellinghieri, Angelo Salvo, Katia Tribulato, Antonella Zangla, Gabriella Panarello, Mike Sfravara, Antonietta Coiro, Giusi Mandraffino, Grimaldo Piazza, Teresa Olivieri, Patrizia Olivieri, Ciccio Briguglio, Donatella Alber, Ivan Bolignani. Appuntamento alle 8,00 e partenza con la nave traghetto Elio delle 8,40Arrivo a Villa San Giovanni alle 9,0 e all’uscita di Arangea, davanti alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Nepomuscemo alle 9,40.Dopo la sosta al bar, ci siamo messi in macchina e alle 10, 15 circa siamo arrivati a destinazione allo stabilimento della Azienda Cilione. La nostra guida, Alberto Arrigo, amico di Antonio Z.e di Patrizia O. é il responsabile commerciale della ditta e nel piazzale destinato alla ricezione dei camion , ci ha parlato delle proprietà e delle particolarità del bergamotto,un agrume di origine incerta, coltivato quasi esclusivamente in una striscia della costa ionica nella provincia di Reggio Calabria, dove è prodotto circa l’80% della produzione mondiale. Ha illustrato sinteticamente le lavorazioni a cui è sottoposto per utilizzarlo integralmente, dalla produzione di oli essenziali , ai prodotti farmaceutici , cosmetici e per uso alimentare.La ditta per cui lavora da diversi lustri ha più di un secolo di vita perché è stata fondata nel 1820 ed è una delle piu importanti tra quelle di dimensioni industriali operanti in Calabria. I loro prodotti vengono apprezzati ed esportati praticamente in tutto il mondo.L’organico aziendale è di trentotto dipendenti , la maggior parte impegnati negli uffici, perché gli addetti alla produzione , grazie ai moderni impianti in gran parte automatizzati, sono ridotti al minimo. I bergamotti che lavorano sono solo in parte di loro produzione, ma la maggior parte è acquistata da coltivatori della zona. Ci sono due linee indipendenti di lavorazione , ognuna, in un turno di otto ore può processare circa 80 tonnellate di frutti. Per produrre un chilo di olio essenziale, venduto a 140 euro, occorrono 200 chili di frutti acquistati a 80 centesimi al chilo quindi , per avere un guadagno , occorre sfruttare al massimo la materia prima, inclusi gli scarti che in passato venivano utilizzati come pastone per i maiali.Quando finisce la stagione del bergamotto la fabbrica lavora i mandarini i cui oli essenziali hanno un mercato nella industria alimentare e cosmetica.Entrando in fabbrica si resta colpiti dalla pulizia degli ambienti e di tutte le attrezzature ed impianti, realizzati interamente in acciaio inox, che lavorano quasi sempre senza l’intervento umano.La spiegazione della nostra guida sulle varie fasi di lavorazione è stata condizionata dal fastidioso rumore di fondo dei macchinari e dal numero dei partecipanti che, dati gli spazi limitati, non sempre hanno potuto ascoltare quello che diceva.Sicuramente sarebbe stato utile visionare lo schema di funzionamento degli impianti in un locale silenzioso prima di accedere agli impianti. Prima di uscire abbiamo ammirato, in un piccolo museo aziendale, le bellissime macchine, veri capolavori di artigianato, impiegate fino agli anni sessanta del secolo scorso per la produzione dell’olio essenziale.Con il nostro cicerone ci siamo soffermati a chiacchierare di altri prodotti agrumari, ed abbiamo capito che il bergamotto non è coltivato in Sicilia non per motivi legati al clima o alla qualità della terra , ma perché non essendo destinato alla alimentazione umana non avrebbero potuto usufruire delle sovvenzioni dell’AIMA (più volte oggetto di truffa da parte dei nostri agricoltori).Ci ha parlato anche della produzione del chinotto e del nome di Neroli, attribuito all’olio essenziale delle arance amare che proviene da quello della principessa Anna-Maria de la Trémoille-Noirmoutiers, seconda moglie di Flavio Orsini, principe di Nerola e duca di Bracciano che la utilizzava ampiamente per profumare il suo bagno, i vestiti e gli ambienti.Prima di lasciare l’azienda è arrivato il titolare, il signor Enzo Cilione che, quando ci siamo complimentati, si è schermito dicendo di essere una persona normale, in una città dove la normalità è una eccezione .Di seguito , virgolettato, riporto l’articolo del 31 ottobre 2022 di Francesco Scopelliti che si trova in rete. ” Dal più di un secolo la famiglia Cilione è impegnata nella produzione della migliore qualità di oli essenziali di agrumi, quali bergamotto, limone, mandarino ed arancio. La storia nasce nel 1820 da un uomo, Antonino Cilione, cresciuto tra i campi coltivati ad agrumi e con una passione incommensurabile per questa tradizione.Ad oggi, la Cilione S.r.l., dopo sei generazioni, è guidata da Enzo Cilione, la cui attività manageriale, ha fatto dell’azienda uno dei maggiori leader del settore essenziero di agrumi, posizionandosi tra i principali specialisti del settore.L’esperienza ottenuta negli anni, la colloca tra i maggiori produttori ed esportatori del Paese di oli essenziali disponibili nelle versioni spremute a freddo, deterpenate, senza furocumarine, senza bergaptene, concentrate e frazionate che sono in grado di soddisfare le richieste dei clienti più esigenti e blasonati nel comparto dei profumieri e della cosmetica, degli aromi e della farmacopea. Varcando i cancelli della bellissima realtà, nella zona sud di Reggio Calabria, si scorge la forza e la “visione” dell’azienda: management e maestranze proiettate nel futuro, senza mai sacrificare la storia e l’ identità di un’azienda da sempre profondamente legata al territorio. In questo percorso Enzo Cilione, assieme alle figlie, presenti nella realtà produttiva, sta ricercando, con dedizione e attenzione, le attrezzature che secoli fa hanno caratterizzato la lavorazione del bergamotto, raccogliendole nel sito produttivo e facendo della sua passione per la tradizione e la cultura della lavorazione dell’agrume, un vero e proprio museo aziendale, in cui gli ospiti entrandovi, avranno la possibilità di rivivere secoli di storia reggina.Tecnicamente, l’azienda si occupa della trasformazione di agrumi per la produzione di oli essenziali, che, attraverso un procedimento costante nell’avanzamento tecnologico, riesce ad ottenere la migliore qualità di oli essenziali su mercato, catturando l’attenzione di grandiindustrie europee ed extra europee, che scelgono di investire nella qualità e nella sostenibilità di ‘Cilione’. Il cui incessante sforzo è quello di includere nel proprio business anche la dimensione sociale e ambientale.“Cilione S.r.l.” racchiude tutti i crismi delle grandi aziende; prerogative in grado di anticipare
Trekking invernale Etna NORD
primo trekking su percorso innevato nella zona nord dell’Etna Domenica prossima saremo in 19 ed abbiamo disponibili 4 auto.L’appuntamento è previsto alle 7:30 al “muro dei capperi”( via S.Giovanni di Malta all’altezza della chiesa dell’immacolata, Via fratelli Bandiera).Per chi lo ha richiesto abbiamo prenotato racchette e bastoncini, il noleggio avrà un costo di 10€uro (rinunce entro oggi ore 20 dopo non rimborsabile).Una delle 4 auto disponibili è a rischio serve che qualcun’altro dia disponibilità.
Scoppo – Pineta Ariel
Mentre i nostri amici sono a fare una ciaspolata sull’Etna, Domenica 19 Gennaio, una alternativa alla neve è data de un Trekking sub urbano alla scoperta delle colline del rione Scoppo con una puntata alla pineta dell’Ariel. Vedremo un mondo rurale ormai scomparso e come il bosco recintato ad uso dei privati ha cambiato questo pezzo di paradiso affacciato sullo Stretto. Appuntamento ore 8.30 torrente Boccetta, chiesa Immacolata e rientro prima dell’ora di pranzo. Abbigliamento da montagna per il freddo ed eventuale pioggia di stagione.