Un fenomeno unico in Italia; la migrazione dei rapaci sullo stretto di Messina. Rosario ci parlerà dei numeri e delle varie specie che ogni anno migrano dal sud al nord. Messina rappresenta uno dei tre punti di migrazione degli uccelli in Italia e che molti messinesi sconoscono.
Tour a Mammola del 12 aprile 2025
Tour a Mammola del 12 aprile 2025Appuntamento alle 8,00 sulla N/T Elio.Presenti: Marcello Aricò, Carmelo Geraci, Letizia Inferrera, Filippo Cavallaro, Antonio Zampaglione, Rosario Sardella, Eleonora Sardella, Nando Centorrino, Francesco Maggio, Angela Trimarchi, Donatella Alber, Giovanni Barbaro, Giovanna Alibrandi, Mimmo Delia, Anna Scannapieco,Rosalba Fera, , Lucia Annunziata, Mike Sfravara, Nina Coiro, Maurizio Inglese, Luisa Inferrera, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Flavia De Carlo, Franco Privitera, Chiara Calarco, Giuseppe Spanò, Katia Parisi, Angelo Salvo, Katia Tribulato, Enzo Scarcella, Angela D’Arrigo, Loredana Crimaldi, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Alberto Borgia. Altri partecipanti non soci: Antonello Gemelli, Patrizia Micalizzi, Annamaria Rosta,, Giacomo Ruello, Cettina Inferrera, Carlos Shiran, Cettina Cardile, e altre cinque persone di cui non conosco il nome. Arrivati alle 8,25 a Villa San Giovanni e preso posto sul pullmann ATAM guidato dal signor Nino Amodeo, che era pronto ad aspettarci all’uscita. Partenza alle 8,30. Viaggio regolare e arrivo a Mammola alle 9,40 , parcheggio sotto un viadotto della Strada statale 682 alcuni piloni del quale sono stati decorati da volontari e studenti.Visita del museo MUSABA Silvana, la guida che ci aspettava all’ingresso, ha aperto il cancello e ci ha introdotti nel lungo camminamento disseminato da cartelli dal tono per certi versi un poco minaccioso e inquietante.Arrivati alla foresteria ci ha parlato di Nik Spatari e della sua compagna olandese Hiske Maas iniziando dalla sua biografia.Nicodemo Spatari detto Nik nacque a Mammola, il 16 aprile 1929 , primo di otto figli e lì morì all’età di 91 anni.Alla nascita aveva poco udito e successivamente, nel 1940, per un trauma causato dallo scoppio di un ordigno inesploso sulla spiaggia di Pellaro, dove suo padre era maresciallo dei Carabinieri, divenne completamente sordo.La famiglia lo istruisce personalmente, impara a leggere dalla Bibbia che aveva sua madre e di cui diventa grande conoscitore e fervente credente fino alla fine della sua vita. Studia come autodidatta e seguendo il padre nei propri giri sviluppa le proprie capacità anche in campo scultoreo partendo dai materiali con cui entrava in contatto.All’età di nove anni vinse a Berlino un premio internazionale di pittura . Nel 1955 un evento rivelò l’arte di Spatari alla critica: all’età di ventisei anni, espose circa duecento opere al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria durante la sua prima mostra personale. La mostra, che fu coronata da un brillante successo, lo spinse alla ricerca di ambienti più fertili per la propria arte.Durante gli anni cinquanta e anni sessanta viaggiò in Europa e nel 1958 espose alla Biennale di Venezia.Alla fine degli anni cinquanta, si stabilì a Losanna, dove creò il prismatismo. Incontrò una giovane collezionista, Hiske Maas, unica figlia femmina di una facoltosa famiglia olandese che, contrariamente al volere dei genitori, all’età di 18 anni si trasferì a Londra dove frequentò l’accademia e andò in giro per il mondo. Hiske lo invitò a Parigi dove i due si misero insieme e si stabilirono per qualche tempo.A Parigi Nik entrò in contatto con il mondo artistico e culturale e frequentò per circa due anni lo studio di Le Corbusier, congeniale alla sua inclinazione verso il primitivismo. Conobbe anche Jean Cocteau e incontrò Picasso e Max Ernst. Aderì al gruppo di artisti gravitanti intorno alla galleria CIGAPS (Centre international de groupement d’artistes peintres, sculpteurs).Tornato in Italia nel 1966, si stabilì per un periodo a Milano dove, insieme alla compagna aprì la galleria d’arte Studio Hiske, a Brera, che rimase attiva fino al 1978.Sul finire degli anni sessanta, Spatari decise di tornare in Calabria insieme ad Hiske Maas: si stabilirono per un breve periodo a Chiaravalle Centrale (CZ) dove su commessa dei Frati Minori Cappuccini e di qualche mecenate del luogo, dipinse l’abside e alcune cappelle laterali dell’antico Convento (alcune delle opere si possono ancora ammirare).Nel corso della sua carriera pittorica e scultorea, Spatari fu autore di numerose opere all’interno di luoghi di culto calabresi, tra i quali le vetrate, gli affreschi e il mosaico sull’altare della Chiesa del monastero di San Domenico a Reggio Calabria. Successivamente tornarono a Mammola suo paese natale, che aveva fatto conoscere a Hiske e di cui era rimasta affascinata , con l’intento di lavorare a un suo progetto: la realizzazione di un museo-laboratorio d’arte contemporanea .A partire dal 1969 iniziò la realizzazione del Parco museo MUSABA ( acronimo che significa Museo Santa Barbara) a Mammola, sui resti di un monastero basiliano sul fiume Torbido, in una natura incontaminata, meravigliosa quanto ostile, Il primo step del progetto consistette nella trasformazione del casello ferroviario dell’ex stazione calabro-lucana in abitazione-studio: eliminando le porte e le finestre, Spatari realizzò un cubo con delle feritoie di differenti forme; qui è palese il rimando alla Cappella Ronchamp di Le Corbusier. La Foresteria, invece, costruita nel 2004-2005 oltre ad essere un’opera artistico-architettonica, è anche un residence con 11 stanze colorate e decorate con murales ispirati all’arte moderna e contemporanea, 22 posti letto e una sala da pranzo. Le pareti del chiostro della Foresteria sono caratterizzate da mosaici, realizzati con materiali di recupero come vetro e cemento colorato, ai quali Spatari dedicò gli ultimi 15 anni della sua vita studiando ogni figura e tagliando ogni frammento di ceramica, pezzo dopo pezzo.. L’artista faceva un bozzetto che riportava sul muro con una riga e una matita, poi iniziava a riempire le figure esterne e successivamente si dedicava allo sfondo. Il ciclo musivo è composto da 29 pannelli suddivisi in scene che rappresentano la storia dell’Uomo che inizia con Babilonia e dall’arte Sumera passando dal Vecchio Testamento al Nuovo Testamento. Di seguito si riportano solo i titoli dei pannelli senza farne alcuna descrizione. LO STENDARDO DI UR 1- Stendardo di UR : la guerra 2- Stendardo di UR : i prigionieri 3-I simbolici servi 4-Inanna dea dell’amore 5-Stendardo di ur: la pace 6-Stendardo di UR .I riti 7- Gilgamesh 8-Enkidu e l’amico caprone 9-Civiltà sumera : lavoro nei campi 10- Civiltà sumera: altri lavori.ANTICO TESTAMENTO 11- Caino uccide Abele 12- Sacrificio di Isacco 13- Abramo e Sarah alla corte del Re 14- Il rapimento e la Ziqqurat 15- Il diluvio universale 16- Eva 17- L’albero
Trekking notturno del 4 aprile 2025
Trekking notturno a case Maressa del 4 aprile 2025Appuntamento alle 19,30 all’Immacolata. Presenti Marcello Aricò, Carlo Panzera, Carmelo Geraci, Alberto Borgia, Rosario Sardella, Eleonora Sardella con la loro cagna Lola, Giovanni Barbaro, Melina Morabito, KatiaTribulato, Paolo Bossa, Giuseppe Finanze, Ciccio Briguglio, Angelo Salvo. Formazione degli equipaggi e partenza alle 19,35.Arrivati ai ripetitori sotto Dinnammare alle 20,20 e incontrati qui Filippo Cavallaro, Matteo Lorefice, Martina Bruno, Franco Privitera e Flavia De Carlo. Da questo punto si gode una vista straordinaria della città illuminata , del porto, di tutto lo stretto e della costa calabrese da Capo dell’Arme fino al porto di Gioia Tauro ed oltre.Telefonata ad Anna Costalunga che era andata, insieme ad Elena Serban e alla sua cagnetta Eja, al Santuario.Quando sono arrivate ed hanno parcheggiato ci siamo messi in marcia, alle 20, 40 circa.Imboccato lo stradone militare, una antica strada, probabilmente percorsa anche in epoca medievale , resa carrabile nei primi anni del ‘900 dal Genio Militare per raggiungere Portella Mandrazzi a Novara di Sicilia , e, da qui, immettersi sulla Strada di Randazzo fino alla città di Enna (antica Castrogiovanni), punto centrale e strategico per la difesa dell’Isola in caso di paventati sbarchi nemici. La strada in parte metteva anche in collegamento alcune batterie da costa nella fascia ionica, i cosiddetti Forti Umbertini realizzati fra il 1885 e il 1902 e cioè la Batteria Puntal Ferraro, la Batteria Dinnammare ( abbattuta a seguito dei lavori di sbancamento attorno al Santuario) e la Batteria Monte Gallo a Larderia, poi intitolata al generale Giovanni Cavalli.Oggi è la strada provinciale 50/bis che corre,in parte, fra panorami mozzafiato e paesaggi di incredibile bellezza.Il tracciato della provinciale parte dal quadrivio di Portella Castanea e, in direzione sud, si snoda ad incontrare il Monte del Telegrafo (505 m. s. m.), le Quattro Strade Colle Sarrizzo, il Puntale Ferraro (575 m. s.l.m.), Monte Bandiera (876 m.), Monte Croce Cumia (865 m.), Sentiero Vivaio Ziriò, Monte Dinnammare col Santuario (1130 m.)La dorsale dei Peloritani prosegue verso Pizzo Bottino (1077 m.), Piano Margi, Monte Poverello (1279 m.), Pizzo Barramanco, Monte Sereno (1075 m.) per concludersi a Portella Mandrazzi (1125 m.) dove inizia la catena dei Nebrodi. Si tratta di un ambiente ancora incontaminato, con la presenza di numerose specie ornitologiche da passo e stanziali , piante endemiche e panorami vertiginosi dove l’occhio si perde fra cielo e mare.A passo moderato, camminando da soli o formando piccoli gruppetti che si modificavano continuamente chiacchierando di vari argomenti e inebriandoci della bellezza di una fantastica notte primaverile, alle 21,40 abbiamo raggiunto il rifugio forestale Case Maressa, distante circa 2,8 chilometri dalle macchine.Il rifugio è costituito da due stanze, di cui una con un camino, e un piccolo bagno vandalizzato e da un locale separato adibito a ricovero di animali, e ,come tanti altri sui nostri colli, versa in completo stato di abbandono. Lo stesso si può dire dei tavoli in legno posti all’esterno e delle staccionate che avrebbero bisogno di continua manutenzione.Preso posto ai tavoli abbiamo consumato la nostra cena al sacco e, qui seduti, ci hanno trovato Angela Paratore, Romina Mondello e Cinzia Cavallaro, arrivate intorno alle 22,00. Durante la cena Filippo , sempre alla continua ricerca di fatti poco noti, ci ha raccontato la storia di queste zone. Fino agli anni 60 i Peloritani erano intensamente coltivati su piccoli terrazzamenti frammentati tra i contadini dei casali montani. Questa cura si andò perdendo e per evitare che le piogge sgretolassero i terreni si avviò una attività di rimboschimento anche con l’introduzione di essenze estranee al nostro territorio quali gli eucaliptus. In questa fase di forestazione il demanio cominciò a realizzare degli edifici per dare alloggio agli operai forestali. Le case costruite prima di Puntale Bandiera, zona di vedetta, furono occupate da un certo signor Maressa, che pur non avendo alcun rapporto con gli enti pubblici che operavano nel territorio, seppe imporsi ( camminava armato), e fu capace di governare la situazione.In questo luogo, di cui divenne di fatto proprietario, faceva trovare ogni conforto a chi in mezzo alla montagna aveva di bisogno di un tetto, un pò di acqua, un pezzo di pane, ed anche , mettendo a frutto la professione più antica del mondo, una “coperta”.Successivamente ci ha parlato del territorio dei Peloritani di cui Salvatore Quasimodo diceva sinteticamente ” Ferma è l’antica voce”.Ferma perché le montagne sono ferme, antica voce la leggenda, il mito che ne tratta l’origine.La leggenda di Peloro è ricordata e narrata dalla notte dei tempi quando Terra e Cielo si incontrarono e da questa unione vennero i Titani, i Ciclopi, i Giganti, tra cui il gigante Peloro, figlio di Urano e Gea.Da qui prende il nome anche la ninfa Pelorias che, vivendo a Taormina, il limite sud dei Peloritani, aveva dominio fino a Patti, il limite ovest sempre della stessa catena montuosa. Peloro è sempre stato il limite nord della Trinacria e dei Peloritani. Peloro è il luogo dove venne sepolto il nocchiero di Annibale, ucciso perché il suo comandante, nella fuga dai Romani durante le guerre puniche, si era convinto che lo stretto non avesse sbocco sul Tirreno . Da quanto detto non si può accettare che il nocchiero Peloro sia colui che ha dato il nome a ciò che ha una storia molto più antica ed affascinante.Peloro che quale faro, come il gigante di Rodi, secondo l’iconografia antica, segnalava la punta settentrionale della Sicilia e c’è da augurarsi che il mare restituisca qualche frammento della statua gigantesca che guidava i naviganti.Accogliendo la proposta di Rosario, una dozzina dei presenti hanno deciso di fare un fuori programma e , partendo alle 22,15, hanno percorso le poche centinaia di metri necessari per raggiungere il vicino Puntale Bandiera. Da qui si resta ammutoliti per quanto ci circonda e atmosfere come queste, che nel corso di una vita si presentano raramente, ti fanno riappacificare con il Creato.La luce della luna in fase crescente, l’immensità del cielo stellato, l’aria calma e trasparente, il mare lontano, il profilo delle montagne , il silenzio della notte, ti portano a ringraziare con tutta l’anima perché sei vivo, qui ed ora, ed il canto “Signor tra le tende schierati” è sgorgato quasi spontaneamente dal profondo del cuore di quanti hanno avuto la
Il tempo
Il passare del tempo lo si può riconoscere anche guardando un muro. Colori e increspature di pittura che fanno capire come il tempo sia stato inclemente su quella parete, senza che nessuno ne avesse un minimo di cura; ma anche in uno sguardo che cerca qualcuno o qualcosa, forse smarrita… Foto di Carlo Panzera DSC06183 DSC06523
Sartorius in bianco
Etna innevata. Monti Sartorius in pieno inverno Foto di Carlo Panzera DSC05602 DSC05605 DSC05612 LRM_20250119_122410
Primavera su Monte Soro
Primavera 2024 su Monte Soro – Nebrodi Foto di Carlo Panzera DSC02244-2 DSC02251 DSC02270 DSC02276 DSC02280 DSC02298 DSC02321 DSC02373
Parco Ecologico San Jachiddu
Dalla giornata “festa di primavera” del 6 aprile scorso, una selezione di scatti che desiderano far risaltare la bellezza del luogo che ci ha ospitato Foto di Carlo Panzera DSC06418 DSC06420 DSC06431-3 DSC06432 DSC06441 DSC06459 DSC06459-2 DSC06485 DSC06504 DSC06512 DSC06515 DSC06468 DSC06501 DSC06502 DSC06510 DSC06416





