Trekking alle cascate di Silimò del 22 giugno 2025Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Presenti:Marcello Aricò, Carlo Panzera, Giuseppe Spanò, Giuseppe Finanze, Carmelo Geraci, Alberto Borgia e due amici Franco La Spina e Renata Ieni.Formazione degli equipaggi e partenza. Arrivo a Rometta alle 8,25 dove ci siamo incontrati con Francesco Pagano, Marcella De Francesco e Giuseppe Fava. Presa la strada per Rometta e Gimello. Superato il borgo, alle 9,00 siamo arrivati all’incrocio tra via Gimello Monaci e via Piano Gimello dove abbiamo parcheggiato le auto. Imboccata subito la strada in salita su via Gimello Monaci e dopo pochi minuti abbiamo incontrato la simpatica e cordiale pastora che Marcello ed Alberto hanno conosciuto martedì scorso nella preescursione sul torrente Bagheria. Ci siamo fermati a scambiare due chiacchiere ed abbiamo scoperto che anche Giuseppe Fava conosce la signora Saija ed ha il suo numero di telefono perché, dietro prenotazione, cucina per gruppi di commensali non solo nei giorni festivi preparando piatti di buona qualità. Dopo una ventina di minuti abbiamo superato la sua “fattoria” dove c’è una scultura in ferro che rappresenta un cavallo e parlando tra noi abbiamo scoperto che anche Carmelo, una trentina di anni fa, aveva avuto da fare con la loro famiglia quando aveva fatto una ricerca sui collari di legno intagliati dai pastori usati per i campanacci delle mucche ed aveva conosciuto Benedetto, il marito della pastora. Inoltre la famiglia è quella che fornisce a Filippo gli ottimi formaggi che ci ha fatto gustare in diverse occasioni .A circa 900 metri dalla partenza finisce la lieve salita e dalla strada , costeggiata da alte piante fiorite di verbasco , si vede a destra la maestosa mole di Monte Scuderi. Alle 9,33 abbiamo superato un numeroso gruppo di macchine parcheggiate ai lati della strada e poco dopo , a un chilometro e settecento metri dalla partenza, abbiamo incrociato, in corrispondenza di una curva, la strada che, a sinistra, dopo meno di un chilometro arriva alla grotta e al Santuario di San Leone.Alle 9:40 si lascia a destra, in basso rispetto al livello stradale, un’area attrezzata recintata con tavoli, chiusa con un cancello.A 2,4 km dalla partenza si incrocia una strada e si procede su quella che scende a destra.Alle 10,05 , a poco più di tre chilometri siamo arrivati in fondo dove scorre il torrente a valle del ramo proveniente dal vallone Cuppi.A questo punto si segue il torrente che scorre a destra mentre se si attraversa si imbocca la strada che va in direzione di Piano Solimo.Il torrente, per alcune centinaia di metri , scorre tra gli alberi e si può costeggiare facilmente. Arrivati alla confluenza con un affluente proveniente da sinistra dal vallone Ficarazzi si entra in una vallata stretta e scoperta e per procedere bisogna quasi subito entrare in acqua perché diventa difficile e pericoloso guadare sulle pietre arrampicandosi sui massi.A quattro chilometri dalla partenza, alle 10,45 circa, siamo arrivati alle cascate di piano Solimo ( o di Silimò) dove il torrente fa un salto di qualche metro e sotto il quale tutti abbiamo goduto di una abbondante doccia rinfrescante. Procedendo verso valle sui massi per circa 200 metri, dopo una decina di minuti , intorno alle 11,05, abbiamo incontrato, su una piccola spiaggetta o sui massi una trentina di escursionisti della associazione Camminare i Peloritani, tra cui Tonino Seminerio e Giovanni Barbaro, che stavano facendo una sosta e uno spuntino. Avanzando con attenzione sui massi per evitare scivoloni , come quello che ha fatto Marcella, facendosi male alla coscia e al polso, e cercando le vie meno pericolose, alle 11,40 , a 4,3 chilometri dalla partenza si raggiunge un affluente proveniente da destra dal vallone Bafi con una cascatella alta circa cinque metri. Alle 12,20, a quasi cinque chilometri dalla partenza, siamo arrivati ad una pozza dove il livello delll’acqua era di circa un metro e che Marcello e Carlo ricordavano più profonda di una ventina di centimetri. A questo punto una parte dei presenti avrebbe voluto fare la sosta per il pranzo mentre altri proponevano di proseguire e arrivare più a valle dove non sarebbe stato più necessario camminare nell’alveo del torrente. Si è arrivati ad un compromesso e abbiamo ripreso il cammino con l’intenzione di raggiungere un posto sufficientemente ombroso dove fermarci.A 5,1 chilometri dalla partenza, alle 12,40 siamo arrivati ad una briglia dove il torrente fa un salto di un paio di metri e dopo una ulteriore doccia ci siamo fermati su una spiaggetta all’ombra per pranzare e riposare. Alle 13,30 ci siamo messi nuovamente in marcia e alle 14,10 , avanzando a fianco o sui terrazzamenti pieni di alberi ancora con squisite arance , dopo un centinaio di metri siamo arrivati alla Polveriera.Si tratta di una serie di edifici di varie dimensioni , ridotti a ruderi, che ospitavano una fabbrica di fuochi artificiali abbandonata dopo una esplosione.Le case sono su diversi livelli collegati da scalinate e non è facile immaginare la vita che animava quei luoghi in un passato non troppo lontano. L’opera dell’uomo si vede anche nei terrazzamenti realizzati intorno al nucleo abitativo , nel muraglione di contenimento e nelle opere idrauliche ancora presenti. Dopo una breve sosta per indossare nuovamente gli scarponi, alle 14,15 abbiamo iniziato la risalita, lunga circa 1 chilometro e duecento metri per chiudere l’anello.La strada in certi tratti è piuttosto impegnativa, con rampe con pendenze intorno al 18%, in parte esposta al sole e in parte alberata.In ordine sparso,ognuno con il proprio passo, fermandosi per riposare o per raccogliere delle squisite more di gelso nero, a partire dalle 14,45 abbiano raggiunto le macchine dopo avere intercettato il tratto finale della strada di Piano Gimello. Il percorso complessivo del bellissimo anello , registrato su Komoot, è stato di 7 km e 100 metri.Via via che si arrivava stiamo andati alla fontana, distante alcune decine di metri dalle macchine, a rinfrescarci e a riempire le borracce con la fresca acqua di sorgente.Intorno alle 15,45 ci siamo messi in macchina per tornare a casa , ma prima ci siamo fermati nella
Trekking Sentiero del Brigante dal 29 aprile al 3 maggio 2025
29 aprile 2025Inizio del trekking sul Sentiero del Brigante, prima tappa ,da Gambarie ai Piani della Limina. Appuntamento con Carmelo Geraci alle 5,10, raggiunti al porto Stefania Davì e Antonio Zampaglione e preso il catamarano della Liberty Lines alle 5,30 ormeggiato a Reggio alle 6,00.Dopo dieci minuti siamo arrivati alla vicina fermata ATAM, accanto alla Ipercoop, e sulla panchina abbiamo trovato un tablet abbandonato. La biglietteria e il supermercato erano ancora chiusi e non sapendo a chi lasciarlo abbiamo iniziato la ricerca del proprietario. Alle 6,54 è passato l’autobus n.319, guidato dal signor Giovanni ( il nome lo aveva avuto Antonio dal suo collega che giorno 12 aprile ci aveva portati a Mammola) e alle 8,00 siamo arrivati al capolinea a Gambarie al Ritrovo Romeo . Qui abbiamo sostato per il caffè e per continuare la ricerca del proprietario del tablet.Ottenuta dalla segretaria di una scuola di Venetico , che avevamo contattato precedentemente perché avevamo trovato il numero sulla rubrica interna, l’indicazione della scuola Jerace di Polistena, dove pare che insegni la proprietaria, abbiamo cercato su internet il numero e abbiamo chiamato una impiegata dell’ufficio del personale alla quale abbiamo spiegato quanto accaduto lasciando il recapito telefonico di Alberto. Poco dopo la proprietaria del tablet, Emanuela Pirrone, rintracciata dalla collega , lo ha chiamato e inizialmente voleva conto e ragione del perché lo avessimo portato a Gambarie dove avrebbe avuto difficoltà per recuperarlo. L’autista del pullman non era disposto a prenderlo in custodia per riportarlo a Reggio , ma grazie alla disponibilità della proprietaria del locale abbiamo concordato che lo avremmo lasciato in custodia a lei.Nel frattempo un simpatico avventore , che aveva sentito il cognome della proprietaria, ha capito che si trattava della sorella di un suo amico che ha contattato telefonicamente , gli ha spiegato l’accaduto ed ha ritirato il tablet per consegnarglielo.Tutto sembrava risolto nella maniera migliore, ma poco dopo la proprietaria ha telefonato nuovamente ad Alberto e, con un tono piuttosto indisponente, si è lamentata perché non voleva avere contatti con il fratello. Mandata elegantemente a quel paese, siamo andati in una bottega locale, segnalata da Carmelo ieri, dove Antonio ha comprato un tipico panino con il quale ha fatto colazione. Seguendo le indicazioni che ci aveva fornito un dipendente della Forestale ci siamo mossi in direzione di Tre aie alla ricerca dell’inizio del sentiero n.100, ma una volta arrivati alla fontana con accanto un abete monumentale ci siamo resi conto che le informazioni erano errate e siamo tornati indietro.Sulla strada abbiamo Incontrato una macchina dei Carabinieri Forestali a cui abbiamo chiesto informazioni sul sentiero e la loro risposta ci ha un po’ spiazzati perché hanno detto che il sentiero è privo di manutenzione, con alberi caduti che intralciano il cammino e scarsamente segnalato. Giunti in piazza ci siamo accorti della presenza di una tabella che indicava l’inizio del sentiero dalla parte opposta a quella da cui venivamo e seguendola siamo arrivati , alle 10,45, nei pressi del lago Rumia.Non avendo trovato neanche da questa parte l’inizio del sentiero siamo tornati al Ritrovo di Gambarie e dopo aver scambiato due chiacchiere con la titolare e fatta una foto insieme, alle 11,45 abbiamo preso gli zaini e siamo tornati alla bottega dove abbiamo fatto preparare alcuni panini anche per chi ci avrebbe raggiunti più tardi. Seguendo il segnale sulla tabella postanella Piazza Mangeruca di Gambarie (m.1304) ci siamo nuovamente incamminati lungo la SP 3, in direzione lago Rumia .Dopo 550 m. circa, s’imbocca, sulla destra, il sentiero (inizialmente non di facile individuazione), contrassegnato da segnavia a strisce verticali di colore rosso-bianco-rosso con al centro , a volte,l’acronimo SB100 ( Sentiero Brigante) e da segnavia a strisce orizzontali bianco rosso poste sugli alberi a distanza di una ventina di metri una dall’altra. A questo punto ci siamo fermati per aspettare l’arrivo degli altri briganti che avevano preso il catamarano delle 10,0 e l’autobus che li ha portati a Gambarie alle 12,25. Alle 12,40 il gruppo, formato da Marcello Aricò, Filippo Cavallaro , Rosalba Fera, Giuseppe Finanze, Caterina Iofrida,Rosario Sardella e i Giuseppe Spanò, si è unito a noi e ci siamo messi in marcia per raggiungere il rifugio Il Biancospino ai Piani di Carmelia. Dopo un breve tratto rettilineo, la strada piega di 90° gradi a sinistra e prosegue nel Bosco di Gambarie (Terreni Rossi).Alle 12,57 abbiamo incrociato una fontana e alle 13,05 abbiamo iniziato la discesa che conduce , dopo una ventina di minuti, al Torrente Saltolavecchia ,( a quota 1352 metri.Tolte scarpe e calze abbiamo facilmente guadato la fiumara scattando le prime foto significative del percorso. Dalla sponda opposta si risale, per un breve tratto, fino alla strada interna Pidima-Quarti per circa 350 m., quindi s’imbocca, sulla destra, superando un dislivello di pochi metri, il sentiero che attraversa la faggeta a ridosso del Laghetto Rumia.Proseguendo in direzione Nord-Ovest e attraversando più di un ruscello, alle 13,35 abbiamo intersecato la strada asfaltata che si segue per un centinaio di metri fino a quando , sul lato destro , a una ringhiera in legno a protezione di alcuni gradini, si trova una tabella che indica la località Piani Quarti distante venti minuti .Si procede lungo il margine dei Piani, si piega a destra e, dopo un breve tratto in salita lungo una strada sterrata, si piega repentinamente a sinistra per immettersi nel sentiero che scende a zig-zag fino al ruscello che scorre lungo il Vallone delle Serre.Superato alle 14,05 il ponticello in legno sopra il ruscello ci siamo accorti che mancavano all’appello Giuseppe S., Giuseppe F., Stefania , Filippo e Rosario per cui Alberto è tornato indietro fino all’inizio della discesa per recuperarli.Arrivati al ponticello ci siamo associati a quelli che ci aspettavano e abbiamo fatto una sosta fino alle 14, 45 per consumare il pranzo. Riguadagnata quota abbiamo seguito il sentiero che s’insinua per un breve tratto nella boscaglia, fino a intercettare l’antica strada, in parte acciottolata, che sale, sulla destra, verso il bivio Nino Martino a quota 1351 metri , che abbiamo raggiunto alle 15,30 dopo aver attraversato, un quarto d’ora prima,
HAPPYRECOLA – LA STORIA DEGLI INDOVINELLI
Ora tocca al Presidente. Un HappyRecola sugli indovinelli, pallino costante di Marcello che ripercorrerà la storia degli arcani in un tourbillon di misteri e fatti fantastici.Durante la serata anche il pubblico sarà chiamato a fare da protagonista nella risoluzione di alcuni indovinelli.
Afelio 2025
Classico appuntamento della Re Colapesce al fresco delle fresche frasche all’area attrezzata di Musolino. Panini e salsiccia vino e tanta allegria.Appuntamento ore 20.00 area attrezzata dei Colli san rizzo a Musolino
Trekking notturno del 6 giugno 2025
Trekking notturno del 6 giugno 2025 al Giardino Botanico dei Peloritani. Appuntamento alle 19, 30 all’Immacolata. Partecipanti: Marcello Aricò, Tonino Seminerio, Filippo Cavallaro, Chiara Calarco, Ciccio Briguglio, Carmelo Geraci, Anna Costalunga, Elena Serban, Giuseppe Finanze, Carmen Borgia, e due amiche: Valentina Palatino e Elena Rizzo. Formazione degli equipaggi e partenza alle 19,40 con arrivo alle 20,10 alle 4 strade dove ci siamo incontrati con Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Maurizio Inglese, Francesco Pagano, Antonella Rotondo e nell’attesa abbiamo contemplato il luminoso tramonto del sole tra gli alberi. Alle 20, 23 siamo arrivati al centro polifunzionale e abbiamo parcheggiato le macchine all’esterno del Giardino botanico dei Peloritani. Il Giardino Botanico dei Peloritani , purtroppo quasi sempre interdetto alla pubblica fruizione, sorge su un’area demaniale regionale di 16.000 mq, precedentemente adibita a vivaio, ed è strutturato in diversi ambiti tematici che lo diversificano da altri e gli conferiscono caratteristiche di specificità in tutto il territorio siciliano: giardino delle farfalle, giardino delle rocce, giardino delle piante utili; giardino della flora peloritana; giardino dei cinque sensi e giardino dei frutti antichi. Sono presenti oltre 300 specie di piante spontanee e coltivate del territorio peloritano e della regione mediterranea, tra cui anche specie a rischio di estinzione.Partenza alle 20,25 da quota 620 metri seguendo la comoda strada che va quasi in piano verso quella della foresta comunale di Camaro intercettata dopo circa 800 metri. Oltrepassandola di altri 700 metri circa , a 1,5 chilometri dalla partenza si imbocca a destra il sentiero che sale inizialmente rapidamente, con pendenza anche del 25% su brevi rampe sul fianco della collina .Cielo senza nuvole con luna crescente che illuminava lo splendido e sempre affascinante stretto di Messina, Capo Faro e tutta la costa del continente.Alle 21,15, a 2 km e 200 metri dalla partenza, siamo arrivati a Portella Armacera, a quota 730 metri, sulla strada provinciale 50 bis per Dinnammare , presso la baracchetta in lamiera della Provincia e abbiamo subito imboccato il sentiero Italia che scende a destra e si addentra nel bosco sul fianco di Monte Ranchiglia.Dopo mezz’ora in discesa, alle 21,45,a 2. 950 metri dalle macchine, si abbandona il sentiero e si prende una deviazione a destra dal fondo piuttosto sconnesso dove bisogna prestare attenzione e procedere con cautela perché è facile scivolare. Alle 22,00 siamo arrivati alla strada dove c’è una freccia che dice che l’area attrezzata di Musolino è distante 440 metri .Preso posto ad un lungo tavolo per la cena comunitaria dove, come sempre, sono state condivise cose sfiziose come il pane preparato da Carmelo mettendo il vino nell’impasto, l’ottima provola sfoglia offerta da Chiara, i piparelli portati da Carmen gustati con il liquore di Filippo.Percorso complessivo di 3 km e 180 metri.Notte estiva asciutta e senza vento che ci ha fatto apprezzare la breve passeggiata.In ordine sparso siamo rientrati in città dove siamo arrivati intorno alle 23,30.
Trekking dell’ 8 giugno 2025
Trekking ai Piani di Vernà dell’8 giugno 2025.Appuntamento allle 8,00 all’Immacolata. Presenti: Francesco Pagano, Sebastiano Occhino, Rosalba Fera, Teresa Vadalà. Partenza e arrivo a Tremestieri all’On the run dove ci siamo incontrati con Caterina Trovatello, Elena Serban, Anna Costalunga con la sua cagnetta Eia.Successiva tappa a Roccalumera dove ci aspettava Giuseppe Fava. Accompagnata Teresa Vadalà alla stazione di Santa Teresa perché ha deciso di tornare a Messina in quanto temeva di non farcela e non voleva essere di peso per tutti noi. Francesco ha parcheggiato sul lungomare di Santa Teresa e con lui e Rosalba siamo saliti sulla macchina di Giuseppe per andare a Rimiti.Mare splendido che invitava ad un bagno. Da S. Teresa Riva si imbocca la S.P n. 23 per Rimiti, frazione di Casalvecchio Siculo distante circa 14 Km. Lungo il percorso si costeggia in parte il torrente Savoca con grandi alberi di noce e si attraversano le frazioni di Misserio Misitano, arrivando a Rimiti, tramite una strada a mezza costa molto suggestiva.Da Rimiti si prosegue lungo la strada comunale per Antillo e dopo circa 1 Km., alle 9,50 ci siamo immessi nella strada a destra che conduce al Demanio Forestale Savoca. A circa 2 Km. dal predetto bivio, attraversando un bellissimo bosco a castagno, noci e diverse specie quercine si arriva all’area attrezzata Dominisia Cavagna, ubicata a mezza costa sul versante sud-est del torrente Misitano. Qui ci sono panche e tavoli realizzati in legno, un grande sedile in pietra viva ed una fontanella con acqua sorgiva chiamata fontana del Forestale per il profilo del mascherone da cui fuoriesce l’acqua. Alle 9,55 abbiamo parcheggiato le due macchine al lato della strada asfaltata che conduce ai Piani di Vernà e alle 10,05 abbiamo imboccato il sentiero in discesa in corrispondenza della suddetta fontana inoltrandoci nel bosco , arrivando alle 10:20 , a circa 680 metri dalla partenza, a fondo valle a quota 870 metri, dove scorre il bel torrente Misitano dalle acque trasparenti che si supera facilmente passando sulle grosse pietre del guado.Si risale sul versante opposto tra alberi di varie essenze e alle 10:23 il sentiero si apre sulla vallata e tra gli alberi, in lontananza, avvolta in una leggera foschia, si vede la cima di Monte Kalfa e tutta la bellissima valle del Misitano. Alle 10:32 , arrivati ad un piccolo bivio bisogna prendere il sentiero a destra.Alle 10:45, a 1650 metri dalla partenza, alla fine di una breve discesa, si arriva ad un bivio: a destra la strada sale si imbocca invece a sinistra.Alle 10,57, a 1950 metri dalla partenza, dopo un piccolo fuori pista di circa 200 metri che taglia un lungo tornante, si arriva alla Fridduzza, un’area attrezzata dove c’è un lungo tavolo con le panche sotto una quercia,una grande tettoia e una costruzione in muratura con la porta aperta e con all’interno due tavoli e un camino.All’esterno, sul lato destro del fabbricato, c’è anche una fontanella da cui esce acqua.Da qui si vede tutta la vallata , il pizzo Vernà e l’Etna fumante in fondo.Dopo una breve sosta con foto di gruppo,alle 11:15 abbiamo preso il sentiero che sale a destra incrociando due alberi di ciliegie non particolarmente buone , ma commestibili.Dopo una decina di minuti si arriva alla strada con a destra una tabella in legno della Forestale che dà il benvenuto nel bacino montano di Savoca.Andando a sinistra si supera la barra della pista forestale di servizio e alle 11,35 a quasi 3 chilometri dalla partenza, si arriva al rifugio Cretazzo, a quota 990 metri, molto bello e caratteristico, curato nei particolari, lastricato con pietre e composto da diversi edifici realizzati in pietre e legno in uno stile che ricorda le costruzioni alpine.Oltre al corpo principale ci sono altre tettoie che coprono due postazioni per il barbecue e un forno a legna, una che copre una fontana alimentata da un serbatoio in polietilene posto ad una cinquantina di metri in alto sul fianco del pendio e, particolare notevole, un locale con i servizi igienici perfettamente funzionanti.Nell’area attrezzata ci sono diversi tavoli e panche in legno che permettono la presenza e l’uso a numerosi escursionisti contemporaneamente.Proseguendo sul sentiero, dapprima per un centinaio di metri nel bosco, siamo arrivati alle 11,50 ad una sella senza alberi da dove si vedono, a sinistra Pizzo Vernà e a destra, dove c’è uno scavalco del reticolato, le montagne Pizzo Cavallo , Gotta Campana ( verificare) e pizzo Melia in lontananza, riconoscibile per la presenza di un ripetitore sulla cima.In questo tratto abbiamo sentito il rumore di una carovana di fuori strada che stavano salendo sulla strada più in alto parallela a quella nostra ma non l’abbiamo incrociata.Alle 11,55 , a 3,59 chilometri dalla partenza, siamo arrivati ad un bivio e abbiamo seguito la strada in discesa a destra da dove si vede la torretta di avvistamento di pizzo Cretazzo.Seguendo Giuseppe ( che manifesta a volte la tendenza di prendere scorciatoie per ridurre il cammino ) abbiamo abbandonato il sentiero in corrispondenza di un tornante e percorso a destra un fuori pista in discesa di circa 200 metri, abbastanza ripido, che costeggia una rete di recinzione fino ad arrivare all’esterno del rifugio Brignolaro. Vicino a una costruzione piuttosto spartana, con incongrui serramenti in alluminio, c’è una zona recintata con una vasta distesa di alti cardi dai fiori di un bellissimo colore viola.Di fronte ci sono un paio di alberi di gelsi bianchi con i frutti in fase di maturazione.Scavalcando la rete siamo entrati dalla parte laterale nell’area recintata del rifugio Brignolaro alle 12,17, a quota 840 m., a 4,4 chilometridallapartenza. .La grande costruzione sorge su un ampio spazio ben curato da cui si gode il panorama della bellissima valle San Filippo. Dietro c’è una tettoia che copre un forno a legna , una grossa legnaia e un lavandino con un rubinetto e adiacente un grande e alto muro di contenimento realizzato a regola d’arte con pietre a secco. Un grande albero di gelsi bianchi ci ha indotto a una sosta per fare una scorpacciata dei
Trekking del 25 maggio 2025
Trekking ai Laghetti di Monte Soro – Maulazzo di domenica 25 maggio 2025.Partecipanti: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello , Antonella Rotondo , Francesco Pagano. Partiti puntualmente alle 7,45 da casa di Francesco ci incamminiamo sulla statale per prendere l’autostrada a Rometta, dove troviamo il casello di entrata chiuso per incidente. Pazientemente proseguiamo fino a Milazzo. Arrivati a Sant’Agata di Militello ci fermiamo per l’immancabile sosta caffè. Arriviamo a Portella Calacudera intorno alle 11,00 avvolti da una fitta nebbia, con leggera pioggerellina e sette gradi di temperatura.Seguendo la traccia della precedente escursione, per individuare il bivio verso il Maulazzo, iniziamo lentamente a salire. Lungo il percorso la nebbia si è andata lentamente diradando. Arrivati al bivio comincia a fare capolino un pallido sole. Il terreno è fangoso per via delle abbondanti piogge, ma non tanto da creare problemi, solo un po’ di attenzione a non infangarsi più del necessario. L’ambiente è comunque bellissimo. Arriviamo ai laghetti con un tempo decisamente migliorato. Non possiamo avvicinarci molto per via dell’acquitrino esteso dalle recenti e abbondanti piogge.Al Maulazzo arriviamo intorno alle 14,00 e ci fermiamo su un bellissimo prato per il sospirato spuntino e per godere del paesaggio. Ripreso il cammino verso Portella Calacudera, sulla carrabile notevolmente migliorata rispetto al passato, arriviamo alla macchina intorno alle 16,00Distanza complessiva circa 9 km, dislivello 259 mDIARIO DI BORDO REDATTO DA SEBASTIANO OCCHINO
Trekking del 1 giugno 2025
Trekking nella riserva naturale del bosco di Malabotta del 1 giugno 2025Appuntamento alle 6,50 all’Immacolata. Presenti: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello,il loro cane Oliver, Angelo Salvo, Alberto Borgia, Rosario Sardella, Giancarlo Ziino, Katia Tribulato, Francesco Pagano.Formazione degli equipaggi e partenza alle 7,00. Alle 7,25 arrivo allo svincolo di Roccalumera e incontro con Giuseppe Fava. Francesco ha cambiato macchina ed è salito nella sua.Alle 7,40 uscita dall’autostrada a Giardini e alle 8,07 preso il bivio per Roccella Valdemone.Alle 8,27 arrivo ad una frana che da almeno quattro anni ostruisce la strada, fatta retromarcia e ritorno per una deviazione. Seguita la strada per Montalbano e alle 8,35 sosta a Roccella per caffè. Mentre tutti erano al bar e Sebastiano teneva Oliver, sono andato sul belvedere all’entrata del paese e nel piccolo cimitero dove c’è una lapide con i nomi di tutti i Roccellesi “caduti sul campo dell’onore “.È impressionante pensare che cinquanta giovani sono morti durante la prima guerra mondiale, e considerato che il paese nella prima decade del novecento contava circa 2300 abitanti ci si rende conto che si è trattato di una vera decimazione.Alle 8,50 ci siamo messi nuovamente in macchina in direzione Montalbano e dopo pochi minuti abbiamo imboccato una deviazione a destra su una strada asfaltata, costeggiata da cespugli di ginestra fiorita, con fondo sconnesso in più punti con dossi e fossi. Arrivo alle 9,00 al parcheggio a quota 810 metri dove abbiamo lasciato le macchine in un piccolo spiazzo al lato della strada in corrispondenza di un tavolo della forestale in prossimità di un ponte che supera una grande e profonda pozza . Zaino in spalla si prosegue per qualche centinaio di metri sulla strada asfaltata lasciando a sinistra il torrente pieno di acqua che si sente fluire tra le rocce.Alle 9:20, superato un ruscelletto proveniente da destra, si incontra un cartello della forestale che indica la zona B preriserva. Il sentiero diventa sterrato ed all’inizio è completamente invaso dai batuffoli bianchi delle infiorescenze degli alberi che lo fanno sembrare coperto di neve. Il sentiero che costeggia il Torrente Licopeti all’interno del Bosco di Malabotta è quello che nella toponomastica della riserva orientata è detto “Sentiero della trota” perché, nelle acque del torrente, non è difficile avvistare l’endemica trota siciliana ormai in via di estinzione.Inizialmente si lascia il torrente a sinistra e dopo aver superato la massiccia Rocca di Licopeti alle 9,35 siamo arrivati al primo guado. Superatolo si arriva in un pianoro su cui il sentiero si sviluppa in un terreno ricoperto di felci ad alti cardi per circa 150 m prima di giungere ad un altro attraversamento del torrente che si supera saltellando sui massi che ci sono sull’alveo . Si avanza passando da un lato all’altro del bellissimo torrente, pieno di pozze e di cascatelle di acqua cristallina facendo attenzione ai diversi guadi da affrontare. In certi punti ci sono brevi ripidi tratti in salita ma normalmente si prosegue senza difficoltà in leggera salita. Arrivati alle 10,35 ad uno spiazzo coperto di felci con un cartello stradale con indicazione di pista forestale e limite di velocità si abbandona il sentiero che prosegue dritto e si prende la pista a destra che sale a tornanti nel folto bosco.Dopo essere passato in testa, alle 10,45 ho risalito il pendio facendo un fuori pista per tagliare un tornante e dopo dieci minuti sono arrivato nuovamente sulla strada a 3,5 chilometri dalla partenza e mi sono fermato una decina di minuti in attesa che arrivassero tutti gli altri.Dopo un breve tratto sulla strada abbiamo imboccato un altro fuori pista con l’idea di evitare un lunghissimo tornante e alle 11,15 siamo arrivati ad uno degli imponenti “patriarchi” dove abbiamo scattato una fotografia di gruppo.Il fondo, ricoperto di alte felci che rendevano non agevole il cammino, ci ha fatto cambiare idea e abbiamo ripreso la pista alle 11,30, dopo aver superato un grande albero cavo che ha fatto da sfondo ad altre foto. Incontrato un ciclista in mountain bike che scendeva dall’alto.Alle 11,40 breve sosta per far bere Oliver che continuava a correre avanti e indietro facendo la spola tra Caterina e SebastianoLa strada per un tratto è ridotta a una traccia ricoperta di alte felci ma a un certo punto esce dal bosco e si affaccia sulla bellissima vallata che domina la Rocca Licopeti che avevamo costeggiato due ore e mezzo prima.Il panorama è fantastico, anche se deturpato dalle pale eoliche che ci sono sulle creste delle montagne circostanti.Alle 12,40, risalendo la pista nel bosco con pendenza costante, siamo arrivati a due pilastri in cemento e a un cartello con una freccia che indica il sentiero torrente Fontanazzi. Dopo altri 15 minuti, alle 12:55, siamo arrivati in cresta, a quota 1290 metri dove c’è un palo con indicazioni. Si è all’Innesto del Sentiero dei Patriarchi con le frecce che a sud indicano il sentiero Pittari che conduce a Malvagna, distante 2,40 ore e Mojo Alcantara distante 4 ore.Verso nord invece si va sul Cammino di Tindari, verso il Parcheggio di contrada Fradaro , a 1 ora e 15 minuti e a Portella Croce Mancina data a 45 minuti di distanza.Giuseppe ottimisticsmente e per motivare quelli che cominciavano ad avere fame e a dare segni di stanchezza, dice che bastano 20 minuti per raggiungerla per poi proseguire e fare la sosta alla ex caserma ( che sarebbe stata raggiungibile anche da un altro sentiero superato durante la salita).Anche da questo punto il panorama è incredibilmente bello, con in fondo l’Etna che domina completamente tutta la vallata dell’Alcantara e le meravigliose colline con le sfumature di verde degli alberi di diverse essenze e dell’erba che ricopre tutto, con le nuvole bianche che spiccano in lontananza sul mare e solo il rombo di un motore di aereo ad alta quota che turba il silenzio del posto. Incrociato un gruppo di quattro ragazzi provenienti presumibilmente dal sentiero Pittari e una coppia di escursionisti palermitani provenienti da nord.Proseguendo quasi in piano senza alcuno sforzo, costeggiando Pizzo Petrolo, alle 13,25 abbiamo raggiunto