in allegato il PDF
Trekking del 20 luglio 2025
Trekking ad anello da Santo Stefano Briga al rifugio Bottino del 20 luglio 2025. Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Partecipanti Tonino Seminerio, Anna Costalunga e Alberto Borgia. Raggiunto e superato il paese costeggiato il torrente fino ad arrivare ad una serie di briglie in cemento che si lasciano a sinistra. Alle 8,30 arrivo a Mandria Salemi dove abbiamo parcheggiato la macchina. Presa la strada a sinistra e superati i detriti trasportati dalle piene del torrente abbiamo seguito il cartello per il sentiero ” La Nibbiata” imboccandolo a sinistra di un alto muro alla base del quale c’è una costruzione in muratura con dentro le tubazioni dell’acquedotto. Si procede in salita fino a superare una bassa staccionata e arrivando a un segnale del CAI su una pietra andare verso sinistra all’interno del bosco per alcune centinaia di metri fino ad arrivare ad una serie di costruzioni di servizio dell’acquedotto. Proseguendo per alcune decine di metri si incontra una costruzione con dentro un tavolo e immediatamente dopo si giunge ad un punto panoramico con una panca da cui si gode un bellissimo panorama sulla vallata e sullo Ionio. Si apprezzano i terrazzamenti, in gran parte abbandonati , che fino all’introduzione della meccanizzazione in agricoltura , erano coltivati e permettevano una economia di sostentamento locale . Anna suggerisce di proporre questo percorso per un possibile trekking notturno ed effettivamente si può prendere in esame anche se, come fa notare Tonino, la strada per arrivare al parcheggio potrebbe essere poco agevole al buio. Dopo una breve sosta, alle 9,20, abbiamo ripreso la comoda strada fino ad entrare e superare , dopo una ventina di minuti, il fitto bosco di castagni di Piano Ulaccu. Una strada in discesa, non segnata sulla mappa conduce verso valle. Da qui in poi , a circa 2 chilometri dalla partenza, la strada sterrata è completamente scoperta e al sole, ma la temperatura è sopportabile. Inizialmente il sentiero Nibbiata va verso destra in direzione pizzo Bufarda, poi verso sinistra, sempre in salita, con pendenze variabili tra il 6 e il 13 % in brevi tratti. Alle 10,17 si supera una chiusa con un cartello di divieto di pascolo e dopo altri 2 chilometri inizia una serie di stretti tornanti. Da una curva appare prima il massiccio di Monte Scuderi da solo e poi , dopo un quarto d’ora anche con l’Etna. Alle 10,39, superati i ripetitori e un cancello e un cartello rotto Forestazione urbana, si vede in cima al pizzo Tammurinaro, a quota 1015 metri, una torretta della forestale che raggiungiamo dopo circa 15 minuti facendo una piccola deviazione di circa 200 metri. La torretta, in elementi di calcestruzzo prefabbricati, non è agibile perché manca la scala di accesso, ma il panorama è comunque spettacolare perché la vista spazia a 360 gradi dallo Stretto con la costa ionica al mare Tirreno e i Peloritani e l’Etna sullo sfondo. Tornati sulla strada abbiamo proseguito per fino ad arrivare, alle 11,09 all’abbandonata casetta della Forestale di piano San Calogero , distante circa 6,5 chilometri dalla partenza, con un grande spazio antistante per l’atterraggio di un elicottero e una voluminosa vasca piena d’acqua , con dentro numerosi pesciolini rossi, per il rifornimento degli elicotteri in caso di incendio. Un piccolo rivoletto di acqua fresca ci ha permesso di riempire le borracce ormai vuote dopo la lunga salita e di dare una leggera rinfrescata. La strada si congiunge qui alla dorsale dei Peloritani che abbiamo seguito per qualche centinaio di metri in direzione nord. Arrivati intorno alle 11,35 ai ruderi di un ponticello che costeggia, a destra, la carrozzabile che procede verso il rifugio Bottino la abbiamo abbandonata per seguire la traccia indicata sulla mappa che porta a pizzo Sambuco. La traccia è nascosta da fitti cespugli di erica e Anna ha fatto diversi tentativi prima di trovare la strada che , alle 12,13 ci ha fatto raggiungere la cima a quota 1070 metri. Da qui si vede la torretta di pizzo Tammurinaro , la penisola di Milazzo e le isole Eolie, con Vulcano, Lipari e, in lontananza a nord est Stromboli, Dinnammare e le montagne della Calabria. Si sentono non molto distanti i suoni dei campanacci e i belati delle pecore, ma non si vedono perché nascoste tra la fitta vegetazione. Per raggiungere la cima di pizzo Bottino, a 8,8 chilometri dalla partenza , abbiamo impiegato circa 45 minuti seguendo, dopo un tratto in discesa tra gli alberi, un sentiero a saliscendi di cresta e un tratto in salita tra le rocce, percorribile con attenzione solo da chi ha una certa preparazione. Anche da qui la vista è incomparabile, si vede anche tutto il porto e lo Stretto fino a Capo Peloro e vale la pena fare la strada per raggiungere la cima. Secondo la traccia sulla mappa da qui dovrebbe esserci un sentiero che , scendendo gradualmente dovrebbe raggiungere facilmente il rifugio Bottino, poco distante. Anche qui però i fitti cespugli di erica nascondono il sentiero e dopo diversi e infruttuosi tentativi abbiamo deciso di tagliare per arrivare sulla carrozzabile. Anna ancora una volta ha fatto da apripista in una discesa piuttosto impegnativa , tra le eriche che graffiavano, il terreno cedevole che ha causato qualche scivolata e qualche contorcimento per passare sotto i bassi rami. Alle 13,45 dopo 45 minuti e un ultimo tratto percorso scivolando seduti , siamo arrivati alla meta, a soli 450 metri di distanza dalla cima. Tornando verso il piano San Calogero, finalmente alle 14,05, abbiamo raggiunto il rifugio Bottino dove ci siamo fermati per pranzare e fare una sosta più lunga. Il rifugio è aperto, ma sporco e con il tetto in cattive condizioni. Come in altre occasioni, facendo il confronto con i rifugi sull’Etna o addirittura con quelli delle regioni del nord, ci si rende conto della miopia delle istituzioni ( Forestale in primis) che dovrebbero valorizzare questi beni e renderli fruibili alla cittadinanza. Durante la sosta Alberto è andato alla ricerca della traccia che parte da pizzo Bottino (qurlla che non abbiamo trovato ) e
Festino di Santa Rosalia del 14 luglio 2025
Cu c’è c’è per il Festino di Santa Rosalia del 14 luglio 2025.Partecipanti: Filippo Cavallaro, Giuseppe Spanò, Manuela Scarcella, Flavia De Carlo, Mario Sibilla, Ciccio Briguglio, Antonella Zangla, Patrizia Oliveri, Sebastiano Occhino. All’appuntamento al binario per prendere il treno delle 12,27 per Palermo arriviamo tutti puntuali. Un piccolo disagio relativo al sistema di prevendita dei biglietti non permetterebbe di acquistare il biglietto perché al sistema risulta già al completo. Il tabaccaio all’interno della stazione, dove abbiamo acquistato i biglietti ci rassicura che purché sia vidimato potremo salire sul vagone in quanto nei treni regionali non esiste il sistema di prenotazione.Sul treno Filippo descrive le attività che caratterizzeranno la serata del festino.Si arriva puntuali a Palermo e si comincia con il mini trekking urbano sulle tracce di Viciuzza – Palummedda Sicca del romanzo scritto da Giuseppina Torregrossa per il 400mo anniversario del ritrovamento dei resti di santa Rosalia. Dalla stazione arriviamo a via Schioppettieri dove viene collocata la abitazione di Viciuzza e da dove parte il nostro cammino. Da qui andiamo alla Moschita dove era la sinagoga nel 1600 e si va verso la chiesa della Madonna lagnusa, come viene denominata la Maria dormiente che verrà assunta in cielo. Si supera via Maqueda e passando per il mercato di Ballarò si va a San Giovanni all’Origlione, il Battista sul roccione, per una immagine che era anticamente custodita nel convento, sede che accoglie dopo una iniziale separazione Viciuzza e la figlia Liuzza. Infine per il Cassaro si arriva alla Vucciria presentando la conclusione del romanzo che vedrà Viciuzza e la figlia accolte in casa della pittrice Sofonisba, mentre Palermo sta superando la peste grazie alla presenza e l’aiuto di una giovane di nome Rosalia, che a tanti palermitani, compresa Viciuzza, è stata di conforto e guida.Dalla Vucciaria passiamo dalla piazza del Genio e raggiungiamo alle ore 17.05 l’antica gelateria Patricola dove consumiamo il gelato scorzanero e cannella, per molti una scoperta di gusto e di valore rinfrescante di questo pezzo duro bianco e rosa.Dopo un breve riposo, approfittando dell’ombra e del bagno della gelateria, ci spostiamo verso Porta Nuova percorrendo tutto corso Vittorio Emanuele ed all’altezza del carro di santa Rosalia a Porta Nuova incontriamo Filippa Piazzese, l’amica palermitana che anche altre volte ha fatto con Filippo Cavallaro il festino.Raggiungiamo Piazza Indipendenza dove da Testagrossa u vastiddaru consumiamo la cena a base di panelle, crocchè, meusa e birra.Finito di mangiare si ricordano le tappe del festino e si sceglie che per la dimensione delle proiezioni sulla facciata di Palazzo dei Normanni conviene essere abbastanza distanti per cui passando per via del Bastione ci posizioniamo a piazza del Parlamento a ridosso della scalinata che porterebbe a Piano Palazzo.Qui ci raggiungono Giuseppe Scala, Rosaria Piazza e Rosario Fiolo che approvano la scelta. Alle 21.30 comincia lo spettacolo con voce recitante della peste a Palermo. un carro di ballerini acrobati scende da Piano Palazzo e si pone davanti al carro di santa Rosalia. Noi si percorre vicini al carro di santa Rosalia il tratto che porta alla cattedrale. Anche qui uno spettacolo proiettato sulla facciata che già parla dell’intervento di santa Rosalia per sconfiggere la peste. Il Vescovo sale sul carro e con un lungo discorso parla contro i femminicidi e legge una lettera dei genitori di Sara Campanella come vittima – esempio. Nella tappa/fermata successiva a quella del Vescovo doveva esserci il saluto del sindaco La Galla, che, salito sul carro della Santa, è stato accolto da fischi rumorosi ed insistenti ed ha potuto solo recitare la formula di rito di protezione di Santa Rosalia alla città senza potere aggiungere altro. Si cammina molto lentamente pressati da una calca dovuta anche agli innumerevoli imbuti dettati dalle transenne in attesa di raggiungere piazza Bologna dove da Palazzo Riso ci dovrebbe essere un intervento in presenza. Purtroppo questa scena viene cominciata e conclusa al passaggio del carro degli artisti senza rispettare il ruolo della Santa sul suo carro. Stessa cosa avviene ai 4 canti dove la Santa arriva a proiezioni concluse sui 4 palazzi ad angolo smusso. Un po’ strapazzati ci fermiamo a Piazza Pretoria dove ci raggiugono due amici di Flavia e per andare a prendere qualcosa al bar prima di raggiungere Porta Felice.Giuseppe Spanò è l’unico che ha potuto mantenere la posizione ad immediato contatto con i poliziotti del servizio attorno al carro della Santa ed anzi passa anche avanti in posizione mediana fra il primo carro rappresentante Palermo e la peste e quello con la Santa già da dopo la fermata alla Cattedrale/Vescovo per cui vede qualcosa in più in tutte le tappe successive. È riuscito ad assistere allo spettacolo restando avanti senza farsi risucchiare indietro dalla folla. Alla fine del corso del Cassero, dovendo aspettare che lo raggiungessero, è entrato in un panificio ed ha comprato dei biscotti variamente fatti con pistacchi e/o mandorle e/o pinoli che ha mangiucchiato in loro attesa, salvo darne due a Filippo al momento del ricongiungimento.Dieci minuti dopo la mezzanotte all’arrivo sul Foro italico cominciano i fuochi d’artificio che sono durati 50 minuti ma con effetti noti e ripetitivi che sono stati movimentati e velocizzati solo negli ultimi minuti. Giuseppe, dopo qualche minuto dal ricongiungimento, si è ridistaccato dal resto del gruppo per andare (percorrendo altri duecento metri lentamente e faticosamente fra la folla) sotto il carro della Santa (vedi video postati in Recolacaffè). Più che vedere i fuochi da vicino ha sentito in maniera “possente” la musica di accompagnamento ai fuochi.Alla fine dello spettacolo pirotecnico ci siamo salutati con gli amici palermitani e siamo andati al porticciolo per sederci sul molo a riposare fino alle 3. Torniamo sul Cassaro per andare al chioschetto h24, dietro il Papireto, a prendere il cornetto caldo. Raggiungiamo la stazione ferroviaria ed alle 5.07 puntuale il regionale veloce ci accoglie per un meritato riposino fino a Messina dove alle 8.03 ci salutiamo per andare ognuno a casa.Giirnata splendida e interessante, ricca di cultura, attraverso i racconti di Filippo e di tradizione folcloristica e religiosa.Diario di bordo redatto da Filippo, con
Trekking a Pantalica del 13 luglio 2025
Trekking a Pantalica del 13 luglio 2025.Appuntamento alle 7,30 alla farmacia Brancato con Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello e Marcella De Francesco. Partenza immediata, sosta a Tremestieri per mettere l’additivo. Arrivo alle 9,10 allo svincolo di Sortino e a Sortino alle 9,22.Attraversato il paese fino alla stazione dei Vigili del Fuoco e proseguito sulla strada provinciale Sortino -Ficazzi e successivamente sulla SP Cassaro-Ferla -Buccheri.Sulle colline a destra in fondo si innalza, maestoso, il vulcano , ma una selva di pale del parco eolico Carlentini deturpa il paesaggio. A destra un muro a secco, realizzato a regola d’arte, si sviluppa per un paio di chilometri delimitando il terreno demaniale. A sinistra si supera una postazione della Forestale con i mezzi di intervento. Proseguendo, a sinistra si incontrano estesi boschi di querce con vista sulla vallata e un altro cancello di ingresso all’area demaniale.Alle 9,42, lasciata la strada verso Buccheri, presa a sinistra quella per Ferla dove siamo arrivati alle 9,47 e abbiamo fatto una sosta caffè al bar Dolce Gusto fino alle 10,10.Ripresa la strada regionale Ferla -Pantalica – Sortino in direzione Pantalica, alle 10,16 abbiamo superato la estesa coltivazione di melograni MeloBio e dopo cinque minuti siamo arrivati al cancello sulla strada in contrada Cugnarelli. Abbiamo fatto la registrazione al nuovo casotto in legno in attesa della navetta, presa alle 10,35 e dopo cinque minuti, alle 10,40, siamo arrivati al vecchio posteggio alla fine della strada e abbiamo iniziato la discesa verso il Calcinara.Dopo cento metri si trova , a sinistra scendendo,la Chiesa del Crocifisso, uno degli oratori di uno dei tre villaggi bizantini della zona. Ha pianta irregolare composta da due ambienti contigui e il nome richiama il ritrovamento, nell’abside, di alcuni resti di una Crocifissione e di una figura femminile che sembra proprio la Vergine. Don Andrea Gurciullo, chierico e studioso della seconda metà del 1700, pare sia riuscito a tradurre un’iscrizione greca lungo il braccio destro della Croce che recitava: ‘Cristo Salvami’. Qui fu anche trovato un affresco in buone condizioni che rappresenterebbe Santa Barbara che è staccato e oggi si trova esposto al Museo Paolo Orsi.Arrivati, alle 10,57, in un punto panoramico da cui si vede, sulla parete opposta, la Grotta dei pipistrelli, la più grande cavità naturale di Pantalica, destinata un tempo alla produzione di salnitri e alla raccolta di concime di pipistrelli.L’ingresso, posto ad una altezza di circa 10 metri,è in una grande stanza larga 18 metri, lunga 28 e alta circa 11. All’interno si apre una strettoia che forma una specie di corridoio lungo 12 metri, dal suolo limaccioso e dalle pareti piene di incrostazioni; oltrepassando questo corridoio si entra in un’altra grande stanza, molto buia, lunga 68 metri e alta 30, dove nidificano centinaia di pipistrelli che danno il nome al luogo.Alle 11,00 siamo arrivati sul fondo della cava dove scorre il torrente Calcinara, a circa 800 metri dalla partenza.Diverse comitive di gitanti erano accampate sulle spiaggette accanto alle pozze, per cui abbiamo deciso di non fermarci e proseguire verso la sorgente , distante circa 600 metri.Il sentiero è in parte scavato nella parete di destra ed è immerso in una lussureggiante vegetazione naturale di saliconi e giganteschi oleandri. Qua e la cresce anche il raro platano orientale, simile a quello usato nelle alberature urbane, ma con i lobi delle foglie molto più profondi.La macchia mediterranea è rappresentata da lecci, perastri ed olivastri e il sottobosco da varie essenze. Lungo tutto il percorso si sente l’incessante frinire delle migliaia di cicale che fanno da colonna sonora a luoghi di inimmaginabile bellezza quasi senza tempo e fuori dal mondo.Superati un paio di guadi abbiamo incrociato una numerosa comitiva di escursionisti e poco dopo, alle 11,26, siamo arrivati alla Sorgente in cui l’acqua cristallina fuoriesce dal suolo in una grande pozza.Una freccia posta su un palo indica la direzione del sentiero Giarranauti, ma una tabella dice che non è agibile, come ci aveva già detto un’ora prima l’addetto alla registrazione.Nonostante ciò abbiamo deciso di proseguire in quella direzione, ma dopo meno di 150 metri ci siamo resi conto che la fitta vegetazione lo rende impraticabile, per cui alle 11,40, fatta una foto ricordo, siamo tornati indietro, oltrepassando la Sorgente e fermandoci alle 12,10 ad una profonda pozza da dove stavano risalendo alcuni francesi accompagnati da un ragazzo di San Cataldo che faceva loro da guida.Le acque algide del Calcinara hanno dato refrigerio a Caterina, Marcella e Alberto mentre Sebastiano ha preferito non bagnarsi.Dopo qualche minuto di acclimatamento abbiamo iniziato a sguazzare nell’acqua abbastanza profonda sulla quale svolazzavano decine di libellule nere .Ad un certo punto Alberto ha cominciato la risalita in acqua, scavalcando rocce e tronchi fino ad arrivare ad un breve sentiero che conduce ad una grande cavità naturale sotto la parete di sinistra. Tornato alla pozza da valle abbiamo preso gli zaini e ci siamo spostati a pranzare all’ombra in quel luogo che abbiamo raggiunto alle 13,05. Il posto è, in un certo senso, inquietante , un grande cerchio, del diametro di diversi metri, realizzato con pietre sovrapposte, fa venire in mente riti esoterici e pagani.Sulla parete c’è un piccolo locale ipogeo di una decina di metri quadrati di superficie, con una apertura rialzata per l’ingresso e una piccola finestrella, sicuramente utilizzata in passato da pastori che tenevano le greggi in quel riparo naturale, come fa presumere la volta incrostata di nerofumo per i fuochi accesi in migliaia di anni .Marcella, infastidita anche dai cattivi odori presenti, si è spostata sotto gli alberi sulla vicina sponda e tutti l’abbiamo raggiunta per consumare il pranzo al sacco. Alla fine ,fatto un breve consulto abbiamo deciso all’unanimità di modificare il programma della giornata e di non andare all’AnaKtoron, ma di raggiungere in macchina l’Anapo dall’entrata di Fusco. Alle 13,40 abbiamo iniziato sotto il sole a picco la risalita sullo stesso sentiero dell’andata e alle 14,00 abbiamo raggiunto il posteggio. Dopo qualche minuto è arrivata la navetta che alle 14,14 ci ha lasciati al cancello di ingresso. Alle 14,15 siamo partiti per tornare
Notte dell’Afelio del 2 luglio 2005
Notte dell’Afelio a Musolino del 2 luglio 2025.Appuntamento a Musolino alle 18,00 dei soci avrebbero fatto due passi sulla strada verso forte Campone.Presenti : Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello e una coppia di loro cugini, Trovatello G. e Minutoli A.Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Santinella Rotondo, una loro amica, Giuseppe Finanze, Flavia De Carlo, Maria De Carlo, Santino Centorrino e sua moglie, Maria Paola Scarcella, Carmen Borgia,Loredana Azzaro, Alberto Borgia. A passo molto rilassato ci siamo incamminati sulla comoda strada e superato il resort Musolino abbiamo proseguito fino a percorrere circa tre chilometri dalla partenza tornando lentamente indietro. Alle 20,00 eravamo alla base dove c’era l’appuntamento con tutti gli altri partecipanti: Marcello Aricò, Santino Cannavò, Mariella Brancati, Katia Tribulato, Antonella Zangla, Carmelo Geraci, Franco Mastroeni, Angelo Salvo, Filippo Cavallaro, Gabriella Panarello, Giovanni Consoli,Pinella Dini, Tuccio Novella, Patrizia Oliveri, Teresa Freni, Angela Giuffrida, Angela Paratore, Bruno Manfrè, Antonella Ripepi, Sara Niosi, Chiara Calarco, Ciccio Briguglio, Paolo Bossa, Arturo Lucà Trombetta, Manuela Scarcella, Eros Giadina, Loredana Crimaldi , Marcella De Francesco, Simone Cappello, Rosalba Fera, Lucia Orlando, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Antonio Zampaglione, Caterina Iofrida, Luisa Inferrera,Giulio Barone, Stella Barone, Sergio Finanze, Franco La Spina, Renata Ieni,Vittorio Manfrè, Corella, Malescio, Ranieri, Leonardi, Giafranco Anastasio, Emanuele Aricò. Accensione dei fuochi e preparazione dell’ottima salsiccia portata da Giovanni Consoli . Registrazione dei partecipanti e pagamento della quota.Filippo ha fatto la tradizionale cantata dedicata a Gaetano Alessandro ma , probabilmente anche a causa del momento scelto, non ha avuto l’attenzione che meritava da parte di molti dei presenti e questo lo ha, comprensibilmente, indispettito.Gustati i due gustosi panini imbottiti e altre leccornie portate dai soci si è rimasti a chiacchierare ai tavoli in una serata di piacevole convivialità approfittando del fresco notturno. Rientro in città in ordine sparso intorno alle 23,00.
Trekking nella vallata del Ghiodaro del 29 giugno 2025
Trekking nella vallata del Ghiodaro del 29 giugno 2025Appuntamento alle 7,50 all’Immacolata. Presenti: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Francesco Pagano, Flavia De Carlo, Carlo Panzera e Santino Centorrino, un amico che vive al nord e che si trova a Messina in vacanza. Usciti allo svincolo di Roccalumera alle 8,30 abbiamo incontrato Giuseppe Fava.Arrivo al santuario della Madonna della Catena a Mongiuffi Melia, dove abbiamo parcheggiato , alle 9,40 e partenza. Poiché la strada è interrotta da una frana abbiamo cercato un percorso alternativo, quindi ritornati al parcheggio siamo passati dal lato destro del fiume, fino alla passerella che ci permette di attraversare il fiume e riprendere il percorso.Seguiamo subito la pista a destra e dopo pochi metri, al primo bivio, imbocchiamo a destra il sentiero CAI 182B che più avanti confluisce nel 182 Madonna della Catena -Monte Kalfa che dopo circa 6 chilometri arriva in cima.Superata una casa isolata prendiamo il sentiero a destra fino ad arrivare ad una passerella in cemento da dove inizia la risalita del torrente camminando in acqua, in alcuni punti di 70/80 cm di profondità.Dopo circa 1/2 ora siamo arrivati ad una seconda passerella carrabile in cemento dove incontriamo una piccola famiglia di bovini che al nostro arrivo si allontanano, superiamo la passerella in cemento e proseguiamo la risalita facile in mezzo a una vegetazione rigogliosa e lussureggiante.Dopo il tratto di qualche centinaio di metri in acqua, abbiamo preso un breve sentiero sulla destra che ci ha condotto alle 10,50 ai resti del ponte dell’antico acquedotto romano che alimentava Taormina , disseppellito alcuni anni fa, con tanto di QR code dei Lyons che fornisce le notizie relative al manufatto.Dopo un breve pausa imbocchiamo il ben visibile sentiero in salita, fino a una chiudenda dopo la quale si intercetta la pista sterrata che seguiamo verso valle, superato il secondo cancello ci riportiamo alle 11,30 al parcheggio .Proseguiamo la discesa lungo la strada, inizialmente asfaltata poi, a sinistra, prendiamo inizialmente la sterrata e poi proseguiamo nell’alveo del fiume.Dopo circa 15 minuti prendiamo un sentiero visibile a sinistra che si individua subito dopo un tratto di muro in cemento sulla destra.Siamo in contrada Uttara e il torrente, in questo tratto, si chiama Bottara.Intorno alle 12,00, camminando nell’alveo tra alte piante di equiseto che conferiscono al luogo un’aria di ambiente preistorico, arriviamo ad una bellissima cascata dove tutti facciamo una rinfrescante doccia e ci fermiamo anche per mangiare. L’alta cascata convoglia le acque cristalline del torrente nella “Quarara del Drago” , una ampia conca scavata nella roccia , così denominata perchè in passato gli abitanti del luogo credevano che fosse la dimora di una bestia feroce che uccideva chiunque si avvicinasse.Particolare da notare sono alcune rocce di colore rossastro che secondo la tradizione popolare erano macchiate di sangue, ma presumibilmente la colorazione è data solo da licheni. Dopo il paninazzo riprendiamo il cammino, parte in acqua e parte sulla costa del torrente, fino a una seconda vasca con cascata raggiunta alle 13,10 dopo soli 10′, su un percorso abbastanza semplice se fatto con attenzione.Continuando l’esplorazione andiamo ancora avanti su un difficile sentiero esposto e ripido in alcuni tratti per vedere un altro tratto del fiume e ci fermiamo, intorno alle 13,30, in un punto molto interessante sopra un notevole strapiombo. Giuseppe ha preparato un imbrago con la fune che porta sempre nello zaino, quindi prima Santino e poi Carlo, con il suo notevole aiuto si sono calati nella ampia e profonda conca dove hanno fatto il terzo bagno della giornata.Dopo questa parentesi torrentistica siamo tornati alle macchine, passando questa volta su un sentiero e una sterrata sul lato sinistro dell’alveo, e le abbiamo raggiunte alle 14,20 , avendo percorso complessivamente circa cinque chilometri . L’ attività si è conclusa con una granita al bar La Pergola di Mongiuffi , famoso per gli ottimi arancini, prima di rientrare in città dove siamo arrivati alle 15,00 circa in due gruppi, uno formato da Sebastiano, Caterina e Flavia, rientrati da Taormina e uno da Carlo, Giuseppe e Santino che hanno preso lo svincolo di Roccalumera dopo aver lasciato Giuseppe. Questo diario è stato redatto sulla base della bozza scritta da Sebastiano.
Trekking del 22 giugno 2025 alle cascate di Silimò
Trekking alle cascate di Silimò del 22 giugno 2025Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Presenti:Marcello Aricò, Carlo Panzera, Giuseppe Spanò, Giuseppe Finanze, Carmelo Geraci, Alberto Borgia e due amici Franco La Spina e Renata Ieni.Formazione degli equipaggi e partenza. Arrivo a Rometta alle 8,25 dove ci siamo incontrati con Francesco Pagano, Marcella De Francesco e Giuseppe Fava. Presa la strada per Rometta e Gimello. Superato il borgo, alle 9,00 siamo arrivati all’incrocio tra via Gimello Monaci e via Piano Gimello dove abbiamo parcheggiato le auto. Imboccata subito la strada in salita su via Gimello Monaci e dopo pochi minuti abbiamo incontrato la simpatica e cordiale pastora che Marcello ed Alberto hanno conosciuto martedì scorso nella preescursione sul torrente Bagheria. Ci siamo fermati a scambiare due chiacchiere ed abbiamo scoperto che anche Giuseppe Fava conosce la signora Saija ed ha il suo numero di telefono perché, dietro prenotazione, cucina per gruppi di commensali non solo nei giorni festivi preparando piatti di buona qualità. Dopo una ventina di minuti abbiamo superato la sua “fattoria” dove c’è una scultura in ferro che rappresenta un cavallo e parlando tra noi abbiamo scoperto che anche Carmelo, una trentina di anni fa, aveva avuto da fare con la loro famiglia quando aveva fatto una ricerca sui collari di legno intagliati dai pastori usati per i campanacci delle mucche ed aveva conosciuto Benedetto, il marito della pastora. Inoltre la famiglia è quella che fornisce a Filippo gli ottimi formaggi che ci ha fatto gustare in diverse occasioni .A circa 900 metri dalla partenza finisce la lieve salita e dalla strada , costeggiata da alte piante fiorite di verbasco , si vede a destra la maestosa mole di Monte Scuderi. Alle 9,33 abbiamo superato un numeroso gruppo di macchine parcheggiate ai lati della strada e poco dopo , a un chilometro e settecento metri dalla partenza, abbiamo incrociato, in corrispondenza di una curva, la strada che, a sinistra, dopo meno di un chilometro arriva alla grotta e al Santuario di San Leone.Alle 9:40 si lascia a destra, in basso rispetto al livello stradale, un’area attrezzata recintata con tavoli, chiusa con un cancello.A 2,4 km dalla partenza si incrocia una strada e si procede su quella che scende a destra.Alle 10,05 , a poco più di tre chilometri siamo arrivati in fondo dove scorre il torrente a valle del ramo proveniente dal vallone Cuppi.A questo punto si segue il torrente che scorre a destra mentre se si attraversa si imbocca la strada che va in direzione di Piano Solimo.Il torrente, per alcune centinaia di metri , scorre tra gli alberi e si può costeggiare facilmente. Arrivati alla confluenza con un affluente proveniente da sinistra dal vallone Ficarazzi si entra in una vallata stretta e scoperta e per procedere bisogna quasi subito entrare in acqua perché diventa difficile e pericoloso guadare sulle pietre arrampicandosi sui massi.A quattro chilometri dalla partenza, alle 10,45 circa, siamo arrivati alle cascate di piano Solimo ( o di Silimò) dove il torrente fa un salto di qualche metro e sotto il quale tutti abbiamo goduto di una abbondante doccia rinfrescante. Procedendo verso valle sui massi per circa 200 metri, dopo una decina di minuti , intorno alle 11,05, abbiamo incontrato, su una piccola spiaggetta o sui massi una trentina di escursionisti della associazione Camminare i Peloritani, tra cui Tonino Seminerio e Giovanni Barbaro, che stavano facendo una sosta e uno spuntino. Avanzando con attenzione sui massi per evitare scivoloni , come quello che ha fatto Marcella, facendosi male alla coscia e al polso, e cercando le vie meno pericolose, alle 11,40 , a 4,3 chilometri dalla partenza si raggiunge un affluente proveniente da destra dal vallone Bafi con una cascatella alta circa cinque metri. Alle 12,20, a quasi cinque chilometri dalla partenza, siamo arrivati ad una pozza dove il livello delll’acqua era di circa un metro e che Marcello e Carlo ricordavano più profonda di una ventina di centimetri. A questo punto una parte dei presenti avrebbe voluto fare la sosta per il pranzo mentre altri proponevano di proseguire e arrivare più a valle dove non sarebbe stato più necessario camminare nell’alveo del torrente. Si è arrivati ad un compromesso e abbiamo ripreso il cammino con l’intenzione di raggiungere un posto sufficientemente ombroso dove fermarci.A 5,1 chilometri dalla partenza, alle 12,40 siamo arrivati ad una briglia dove il torrente fa un salto di un paio di metri e dopo una ulteriore doccia ci siamo fermati su una spiaggetta all’ombra per pranzare e riposare. Alle 13,30 ci siamo messi nuovamente in marcia e alle 14,10 , avanzando a fianco o sui terrazzamenti pieni di alberi ancora con squisite arance , dopo un centinaio di metri siamo arrivati alla Polveriera.Si tratta di una serie di edifici di varie dimensioni , ridotti a ruderi, che ospitavano una fabbrica di fuochi artificiali abbandonata dopo una esplosione.Le case sono su diversi livelli collegati da scalinate e non è facile immaginare la vita che animava quei luoghi in un passato non troppo lontano. L’opera dell’uomo si vede anche nei terrazzamenti realizzati intorno al nucleo abitativo , nel muraglione di contenimento e nelle opere idrauliche ancora presenti. Dopo una breve sosta per indossare nuovamente gli scarponi, alle 14,15 abbiamo iniziato la risalita, lunga circa 1 chilometro e duecento metri per chiudere l’anello.La strada in certi tratti è piuttosto impegnativa, con rampe con pendenze intorno al 18%, in parte esposta al sole e in parte alberata.In ordine sparso,ognuno con il proprio passo, fermandosi per riposare o per raccogliere delle squisite more di gelso nero, a partire dalle 14,45 abbiano raggiunto le macchine dopo avere intercettato il tratto finale della strada di Piano Gimello. Il percorso complessivo del bellissimo anello , registrato su Komoot, è stato di 7 km e 100 metri.Via via che si arrivava stiamo andati alla fontana, distante alcune decine di metri dalle macchine, a rinfrescarci e a riempire le borracce con la fresca acqua di sorgente.Intorno alle 15,45 ci siamo messi in macchina per tornare a casa , ma prima ci siamo fermati nella