Cu c’è c’è per il Festino di Santa Rosalia del 14 luglio 2025.Partecipanti: Filippo Cavallaro, Giuseppe Spanò, Manuela Scarcella, Flavia De Carlo, Mario Sibilla, Ciccio Briguglio, Antonella Zangla, Patrizia Oliveri, Sebastiano Occhino. All’appuntamento al binario per prendere il treno delle 12,27 per Palermo arriviamo tutti puntuali. Un piccolo disagio relativo al sistema di prevendita dei biglietti non permetterebbe di acquistare il biglietto perché al sistema risulta già al completo. Il tabaccaio all’interno della stazione, dove abbiamo acquistato i biglietti ci rassicura che purché sia vidimato potremo salire sul vagone in quanto nei treni regionali non esiste il sistema di prenotazione.Sul treno Filippo descrive le attività che caratterizzeranno la serata del festino.Si arriva puntuali a Palermo e si comincia con il mini trekking urbano sulle tracce di Viciuzza – Palummedda Sicca del romanzo scritto da Giuseppina Torregrossa per il 400mo anniversario del ritrovamento dei resti di santa Rosalia. Dalla stazione arriviamo a via Schioppettieri dove viene collocata la abitazione di Viciuzza e da dove parte il nostro cammino. Da qui andiamo alla Moschita dove era la sinagoga nel 1600 e si va verso la chiesa della Madonna lagnusa, come viene denominata la Maria dormiente che verrà assunta in cielo. Si supera via Maqueda e passando per il mercato di Ballarò si va a San Giovanni all’Origlione, il Battista sul roccione, per una immagine che era anticamente custodita nel convento, sede che accoglie dopo una iniziale separazione Viciuzza e la figlia Liuzza. Infine per il Cassaro si arriva alla Vucciria presentando la conclusione del romanzo che vedrà Viciuzza e la figlia accolte in casa della pittrice Sofonisba, mentre Palermo sta superando la peste grazie alla presenza e l’aiuto di una giovane di nome Rosalia, che a tanti palermitani, compresa Viciuzza, è stata di conforto e guida.Dalla Vucciaria passiamo dalla piazza del Genio e raggiungiamo alle ore 17.05 l’antica gelateria Patricola dove consumiamo il gelato scorzanero e cannella, per molti una scoperta di gusto e di valore rinfrescante di questo pezzo duro bianco e rosa.Dopo un breve riposo, approfittando dell’ombra e del bagno della gelateria, ci spostiamo verso Porta Nuova percorrendo tutto corso Vittorio Emanuele ed all’altezza del carro di santa Rosalia a Porta Nuova incontriamo Filippa Piazzese, l’amica palermitana che anche altre volte ha fatto con Filippo Cavallaro il festino.Raggiungiamo Piazza Indipendenza dove da Testagrossa u vastiddaru consumiamo la cena a base di panelle, crocchè, meusa e birra.Finito di mangiare si ricordano le tappe del festino e si sceglie che per la dimensione delle proiezioni sulla facciata di Palazzo dei Normanni conviene essere abbastanza distanti per cui passando per via del Bastione ci posizioniamo a piazza del Parlamento a ridosso della scalinata che porterebbe a Piano Palazzo.Qui ci raggiungono Giuseppe Scala, Rosaria Piazza e Rosario Fiolo che approvano la scelta. Alle 21.30 comincia lo spettacolo con voce recitante della peste a Palermo. un carro di ballerini acrobati scende da Piano Palazzo e si pone davanti al carro di santa Rosalia. Noi si percorre vicini al carro di santa Rosalia il tratto che porta alla cattedrale. Anche qui uno spettacolo proiettato sulla facciata che già parla dell’intervento di santa Rosalia per sconfiggere la peste. Il Vescovo sale sul carro e con un lungo discorso parla contro i femminicidi e legge una lettera dei genitori di Sara Campanella come vittima – esempio. Nella tappa/fermata successiva a quella del Vescovo doveva esserci il saluto del sindaco La Galla, che, salito sul carro della Santa, è stato accolto da fischi rumorosi ed insistenti ed ha potuto solo recitare la formula di rito di protezione di Santa Rosalia alla città senza potere aggiungere altro. Si cammina molto lentamente pressati da una calca dovuta anche agli innumerevoli imbuti dettati dalle transenne in attesa di raggiungere piazza Bologna dove da Palazzo Riso ci dovrebbe essere un intervento in presenza. Purtroppo questa scena viene cominciata e conclusa al passaggio del carro degli artisti senza rispettare il ruolo della Santa sul suo carro. Stessa cosa avviene ai 4 canti dove la Santa arriva a proiezioni concluse sui 4 palazzi ad angolo smusso. Un po’ strapazzati ci fermiamo a Piazza Pretoria dove ci raggiugono due amici di Flavia e per andare a prendere qualcosa al bar prima di raggiungere Porta Felice.Giuseppe Spanò è l’unico che ha potuto mantenere la posizione ad immediato contatto con i poliziotti del servizio attorno al carro della Santa ed anzi passa anche avanti in posizione mediana fra il primo carro rappresentante Palermo e la peste e quello con la Santa già da dopo la fermata alla Cattedrale/Vescovo per cui vede qualcosa in più in tutte le tappe successive. È riuscito ad assistere allo spettacolo restando avanti senza farsi risucchiare indietro dalla folla. Alla fine del corso del Cassero, dovendo aspettare che lo raggiungessero, è entrato in un panificio ed ha comprato dei biscotti variamente fatti con pistacchi e/o mandorle e/o pinoli che ha mangiucchiato in loro attesa, salvo darne due a Filippo al momento del ricongiungimento.Dieci minuti dopo la mezzanotte all’arrivo sul Foro italico cominciano i fuochi d’artificio che sono durati 50 minuti ma con effetti noti e ripetitivi che sono stati movimentati e velocizzati solo negli ultimi minuti. Giuseppe, dopo qualche minuto dal ricongiungimento, si è ridistaccato dal resto del gruppo per andare (percorrendo altri duecento metri lentamente e faticosamente fra la folla) sotto il carro della Santa (vedi video postati in Recolacaffè). Più che vedere i fuochi da vicino ha sentito in maniera “possente” la musica di accompagnamento ai fuochi.Alla fine dello spettacolo pirotecnico ci siamo salutati con gli amici palermitani e siamo andati al porticciolo per sederci sul molo a riposare fino alle 3. Torniamo sul Cassaro per andare al chioschetto h24, dietro il Papireto, a prendere il cornetto caldo. Raggiungiamo la stazione ferroviaria ed alle 5.07 puntuale il regionale veloce ci accoglie per un meritato riposino fino a Messina dove alle 8.03 ci salutiamo per andare ognuno a casa.Giirnata splendida e interessante, ricca di cultura, attraverso i racconti di Filippo e di tradizione folcloristica e religiosa.Diario di bordo redatto da Filippo, con
Trekking a Pantalica del 13 luglio 2025
Trekking a Pantalica del 13 luglio 2025.Appuntamento alle 7,30 alla farmacia Brancato con Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello e Marcella De Francesco. Partenza immediata, sosta a Tremestieri per mettere l’additivo. Arrivo alle 9,10 allo svincolo di Sortino e a Sortino alle 9,22.Attraversato il paese fino alla stazione dei Vigili del Fuoco e proseguito sulla strada provinciale Sortino -Ficazzi e successivamente sulla SP Cassaro-Ferla -Buccheri.Sulle colline a destra in fondo si innalza, maestoso, il vulcano , ma una selva di pale del parco eolico Carlentini deturpa il paesaggio. A destra un muro a secco, realizzato a regola d’arte, si sviluppa per un paio di chilometri delimitando il terreno demaniale. A sinistra si supera una postazione della Forestale con i mezzi di intervento. Proseguendo, a sinistra si incontrano estesi boschi di querce con vista sulla vallata e un altro cancello di ingresso all’area demaniale.Alle 9,42, lasciata la strada verso Buccheri, presa a sinistra quella per Ferla dove siamo arrivati alle 9,47 e abbiamo fatto una sosta caffè al bar Dolce Gusto fino alle 10,10.Ripresa la strada regionale Ferla -Pantalica – Sortino in direzione Pantalica, alle 10,16 abbiamo superato la estesa coltivazione di melograni MeloBio e dopo cinque minuti siamo arrivati al cancello sulla strada in contrada Cugnarelli. Abbiamo fatto la registrazione al nuovo casotto in legno in attesa della navetta, presa alle 10,35 e dopo cinque minuti, alle 10,40, siamo arrivati al vecchio posteggio alla fine della strada e abbiamo iniziato la discesa verso il Calcinara.Dopo cento metri si trova , a sinistra scendendo,la Chiesa del Crocifisso, uno degli oratori di uno dei tre villaggi bizantini della zona. Ha pianta irregolare composta da due ambienti contigui e il nome richiama il ritrovamento, nell’abside, di alcuni resti di una Crocifissione e di una figura femminile che sembra proprio la Vergine. Don Andrea Gurciullo, chierico e studioso della seconda metà del 1700, pare sia riuscito a tradurre un’iscrizione greca lungo il braccio destro della Croce che recitava: ‘Cristo Salvami’. Qui fu anche trovato un affresco in buone condizioni che rappresenterebbe Santa Barbara che è staccato e oggi si trova esposto al Museo Paolo Orsi.Arrivati, alle 10,57, in un punto panoramico da cui si vede, sulla parete opposta, la Grotta dei pipistrelli, la più grande cavità naturale di Pantalica, destinata un tempo alla produzione di salnitri e alla raccolta di concime di pipistrelli.L’ingresso, posto ad una altezza di circa 10 metri,è in una grande stanza larga 18 metri, lunga 28 e alta circa 11. All’interno si apre una strettoia che forma una specie di corridoio lungo 12 metri, dal suolo limaccioso e dalle pareti piene di incrostazioni; oltrepassando questo corridoio si entra in un’altra grande stanza, molto buia, lunga 68 metri e alta 30, dove nidificano centinaia di pipistrelli che danno il nome al luogo.Alle 11,00 siamo arrivati sul fondo della cava dove scorre il torrente Calcinara, a circa 800 metri dalla partenza.Diverse comitive di gitanti erano accampate sulle spiaggette accanto alle pozze, per cui abbiamo deciso di non fermarci e proseguire verso la sorgente , distante circa 600 metri.Il sentiero è in parte scavato nella parete di destra ed è immerso in una lussureggiante vegetazione naturale di saliconi e giganteschi oleandri. Qua e la cresce anche il raro platano orientale, simile a quello usato nelle alberature urbane, ma con i lobi delle foglie molto più profondi.La macchia mediterranea è rappresentata da lecci, perastri ed olivastri e il sottobosco da varie essenze. Lungo tutto il percorso si sente l’incessante frinire delle migliaia di cicale che fanno da colonna sonora a luoghi di inimmaginabile bellezza quasi senza tempo e fuori dal mondo.Superati un paio di guadi abbiamo incrociato una numerosa comitiva di escursionisti e poco dopo, alle 11,26, siamo arrivati alla Sorgente in cui l’acqua cristallina fuoriesce dal suolo in una grande pozza.Una freccia posta su un palo indica la direzione del sentiero Giarranauti, ma una tabella dice che non è agibile, come ci aveva già detto un’ora prima l’addetto alla registrazione.Nonostante ciò abbiamo deciso di proseguire in quella direzione, ma dopo meno di 150 metri ci siamo resi conto che la fitta vegetazione lo rende impraticabile, per cui alle 11,40, fatta una foto ricordo, siamo tornati indietro, oltrepassando la Sorgente e fermandoci alle 12,10 ad una profonda pozza da dove stavano risalendo alcuni francesi accompagnati da un ragazzo di San Cataldo che faceva loro da guida.Le acque algide del Calcinara hanno dato refrigerio a Caterina, Marcella e Alberto mentre Sebastiano ha preferito non bagnarsi.Dopo qualche minuto di acclimatamento abbiamo iniziato a sguazzare nell’acqua abbastanza profonda sulla quale svolazzavano decine di libellule nere .Ad un certo punto Alberto ha cominciato la risalita in acqua, scavalcando rocce e tronchi fino ad arrivare ad un breve sentiero che conduce ad una grande cavità naturale sotto la parete di sinistra. Tornato alla pozza da valle abbiamo preso gli zaini e ci siamo spostati a pranzare all’ombra in quel luogo che abbiamo raggiunto alle 13,05. Il posto è, in un certo senso, inquietante , un grande cerchio, del diametro di diversi metri, realizzato con pietre sovrapposte, fa venire in mente riti esoterici e pagani.Sulla parete c’è un piccolo locale ipogeo di una decina di metri quadrati di superficie, con una apertura rialzata per l’ingresso e una piccola finestrella, sicuramente utilizzata in passato da pastori che tenevano le greggi in quel riparo naturale, come fa presumere la volta incrostata di nerofumo per i fuochi accesi in migliaia di anni .Marcella, infastidita anche dai cattivi odori presenti, si è spostata sotto gli alberi sulla vicina sponda e tutti l’abbiamo raggiunta per consumare il pranzo al sacco. Alla fine ,fatto un breve consulto abbiamo deciso all’unanimità di modificare il programma della giornata e di non andare all’AnaKtoron, ma di raggiungere in macchina l’Anapo dall’entrata di Fusco. Alle 13,40 abbiamo iniziato sotto il sole a picco la risalita sullo stesso sentiero dell’andata e alle 14,00 abbiamo raggiunto il posteggio. Dopo qualche minuto è arrivata la navetta che alle 14,14 ci ha lasciati al cancello di ingresso. Alle 14,15 siamo partiti per tornare