Bivacco all’Argimusco del 23 agosto 2025Appuntamento all’Immacolata alle 14,00. Presenti: Sebastiano Occhino, Manuela Scarcella, Carmelo Geraci, Carmen Borgia, Flavia De Carlo, Carlo Panzera, Paolo Bossa, Chiara Calarco, Marcella De Francesco, Antonio Zampaglione, Francesco Pagano, Alberto Borgia in ritardo sono arrivati Giusi Mandraffino e Roberto Raco con la figlia Giorgia.Partenza alle 14,15 , arrivo alle 15,00 a Falcone. Giunti all’entrata dell’Argimusco, con la strada piena di macchine, alle 15,55, Carlo e Paolo hanno parcheggiato la macchina perché Paolo non può camminare e si sono diretti al punto dove avremmo campeggiato, montando le tende e dedicandosi alla fotografia. Tutti gli altri hanno proseguito sulla strada, dal fondo piuttosto irregolare, verso il bosco di Malabotta. Alle 16, 10 abbiamo fatto una breve sosta per raccogliere delle grosse e mature more di siepe e dopo una decina di minuti abbiamo parcheggiato le macchine in contrada in contrada Fradaro , a quota 1232 metri,e alle 16,25 ci siamo incamminati sul Sentiero dei Patriarchi. Camminando senza fretta nel bosco abbiamo raggiunto un’area attrezzata con tavolini e postazioni per il fuoco, dove ci aspettavano Tonino Seminerio e Gino Biundo in giro da stamattina. Qui una volpe abbastanza docile, perché abituata al contatto con gli umani, si è avvicinata forse alla ricerca di cibo.Seguendo il sentiero in direzione contraria a quanto suggerito sulla cartina siamo arrivati alle 17,37 ai ruderi della ex caserma della forestale. a Da notare che la vasca con l’acqua era piena, ma dal tubo non usciva una goccia. Giusi , con l’inseparabile e instancabile Schiumetta e con il gatto Gaspare nella sua sacca a tracolla è rimasta indietro con Alberto , borbottando un poco non ha apprezzato il bellissimo bosco che , secondo lei, è troppo monotono . Comunque alle 18,22 quando siamo arrivati sulla cresta all’innesto del sentiero dei Patriarchi a quota 1290 metri, da dove si gode la spettacolare vista sull’Etna e sulla vallata dell’Alcantara, si è rinfrancata .Visto che si era in ritardo sulla tabella di marcia e la retroguardia procedeva abbastanza lentamente, Alberto ha contattato Sebastiano ed hanno concordato che non ci avrebbero aspettato e , raggiunte le macchine, sarebbero tornati all’Argimusco per montare le tende alla luce del tramonto. Giusi , Roberto ed Alberto rimasti indietro, hanno almeno potuto apprezzare lo splendido panorama che si gode da pizzo Voturi.Alle 19,23 i ritardatari sono arrivati al cartello di Portella Croce Mancina, a quota 1240 metri, e dopo circa venticinque minuti sono saliti in macchina per raggiungere gli altri. Arrivati al cancello per il pianoro stava piovigginando debolmente e c’erano Francesco, Antonio, Chiara, Sebastiano, Manuela e Marcella piuttosto preoccupati per le condizioni meteo, che pensavano di rientrare a Messina. Dopo diversi ed inutili tentativi di contattare qualcuno degli altri per sapere quali fossero le loro intenzioni, Alberto si è mosso a piedi e dopo circa 15 minuti, quando li ha raggiunti, ha visto che tutti avevano già montato le tende sotto uno dei grossi megaliti vicino a quello dell’Orante,intenzionati a bivaccare come programmato, nonostante il tempo incerto, per cui , con la macchina che Carmelo aveva portato fin lì, insieme a Giorgia e a Roberto siamo tornati indietro. Antonio, Francesco e Chiara erano già andati via senza aspettare mentre Sebastiano insieme a Manuela e Marcella erano rimasti ad attendere. Nonostante la pioviggine fosse cessata , non avevano voglia di rischiare ed hanno preso la via del ritorno, mentre Giusi , con la propria macchina e seguendo Carmelo, ha raggiunto il “campo base” dove abbiamo montato le nostre tre tende e cenato. Il cielo si è mantenuto coperto e solo ogni tanto si vedeva qualche stella, ma la temperatura si è mantenuta gradevolmente alta.Dopo che Giusi ha finalmente allestito la tenda per accogliere i suoi inseparabili compagni ci siamo ” ricettati” alla spicciolata e alle 23, 00 eravamo tutti in tenda, cullati dai canti e dal brusio di quattro giovani ragazze attendate vicino a noi.Alberto si è alzato alle 4,50 ed ha goduto del meraviglioso e inaspettato spettacolo che gli si è presentato: la volta del cielo, completamente libera e stellata e l’Etna con il rosso fiammeggiante della lava , ci hanno riconpensato della decisione di pernottare lì nonostante le condizioni meteo non ottimali lo sconsigliassero.Sveglia e uscita dalla tenda alle 5,50 , come da accordi ho chiamato Carlo e si sono alzati anche Memè, Flavia e Paolo. Insieme abbiamo raggiunto la postazione della Forestale, distante circa un chilometro dalle tende, dove c’era un simpatico addetto , proveniente da Randazzo, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere. Le nuvole sullo Ionio e sul Tirreno non facevano vedere la costa, mentre l’Etna svettava nella chiara luce del mattino. Appena il sole si è levato al di sopra delle nuvole tutto il pianoro è stato illuminato dalla sua calda luce e i megaliti hanno assunto particolari tonalità di colore. Tornati al bivacco tutti gli altri si erano già alzati e stavano cominciando a smontare le tende ed a preparare la colazione, mentre Carmelo e Giusi avevano portato le macchine sulla strada temendo eventuali multe da parte della forestale. Memè, Flavia ed io siamo saliti sul megalite dell’Orante in cima al quale è scavata una vasca rettangolare, usata per momenti di meditazione collettivi e poco dopo ci ha raggiunti Carmelo con cui siamo rimasti una decina di minuti ad apprezzare l’unicità del luogo.Dal punto più alto lo sguardo spazia a 360 gradi su tutto l’altopiano caratterizzato da imponenti e antichissime rocce di arenaria quarzosa modellate dal tempo e dagli agenti atmosferici che sembrano piovute dal cielo. Diverse ricordano forme di animali o di esseri umani e alcuni le interpretano come manufatti o come elementi di un paesaggio sacro. L’Etna incombe maestoso come sempre, si vede la caratteristica Rocca Salvatesta e in basso la vallata con il paese di Montalbano dominato dal suo poderoso castello, mentre le nuvole in lontananza impedivano la vista della costa e delle isole Eolie.Tornati alla base abbiamo approfittato della perfetta organizzazione di Gino e Giusi per fare una abbondante colazione. Smontate le tende e ripulito in qualche modo lo
Monte Scuderi
Culma Caravaggi, Portella Salice, Monte Scuderi Scansione il QR-Code per accedere al tracciato Qui le foto dei partecipanti
Trekking del 5 luglio 2025
Trekking fuori programma del 5 luglio 2025A questo trekking, proposto venerdì sera da Alberto Borgia, ha risposto solo Elena Serban.Appuntamento alle 7,45 alla fermata degli autobus di via Garibaldi, angolo via Portosalvo.Preso l’autobus per Castanea e le Masse delle 7,55 siamo scesi a Portella Castanea alle 8,20.Imboccato il sentiero della Candelara fino ad arrivare al tavolo della forestale su cui abbiamo cenato durante un trekking notturno dei mesi scorsi. A questo punto , invece di proseguire sulla comoda strada, abbiamo seguito la rete di recinzione dove inizialmente corre il sentiero, ma successivamente, per alcune centinaia di metri, rimane solo un tracciato per capre piuttosto ripido (con qualche breve tratto con pendenze del 29% ) che porta a valle. Arrivati in fondo abbiamo seguito il corso del torrente Monaco, poi Tarantonio, in buona parte coperto da rigogliosa vegetazione e con acqua limpida e relativamente abbondante. Sul percorso si incontrano diversi alberi di maestosi pioppi neri, qualcuno abbattuto, ma che per le dimensioni del tronco dà ancora l’impressione di forza e potenza . Si cammina in parte nel greto, anche se la traccia è ovunque visibile e praticabile. L’autostrada incombe sul sentiero, ma è sufficiente non alzare lo sguardo verso gli impalcati dei viadotti e cercare di non sentire i rumori per avere l’impressione di trovarsi in una località sperduta fuori dalla civiltà. Procedendo senza fretta , alle 10,15 abbiamo incrociato una vacca con una giovenca e un torello fermi sulla strada e senza alcuna intenzione di spostarsi per cui prudentemente non abbiamo voluto correre rischi e per una decina di metri siamo andati fuori pista superandoli per arrivare fino alla vicina chiudenda.Dopo dieci minuti , sul lato sinistro della strada, c’è un serbatoio di polietilene da mille litri aperto che serve come vasca di raccolta della fresca acqua di sorgente convogliata con un tubo di plastica di cui ha approfittato Alberto per bere e rinfrescarsi un poco.Lungo il percorso Elena ha fatto abbondante raccolta di more di siepe già mature fermandosi presso i numerosi cespugli che fiancheggiano la strada.Alle 10,35 siamo arrivati in un punto da cui, alzando lo sguardo, si vede troneggiare in alto la massiccia mole di Forte Monte dei Centri , il più piccolo dei forti umbertini sulla costa siciliana, che prende il nome dell’omonimo monte.Ad un certo punto, tratti in inganno dal raglio di un asino che Alberto pensava che appartenesse a Gabriella Rapisarda, la cantante del gruppo in cui suona Carmelo Geraci e che possiede un terreno a Tarantonio, abbiamo oltrepassato un cancello e seguito la traccia di sinistra sbagliando strada.Ci siamo trovati all’interno di un vivaio in cui la strada si interrompe ad una recinzione con un cancello, all’interno della quale c’era un asino a cui Elena ha dato da mangiare le noci che aveva raccolto poco prima.Tornando indietro abbiamo ” rubato”alcuni pomodori maturi e qualche frutto della passione (che Alberto non conosceva) che cresceva in abbondanza sulla recinzione che costeggia l’alveo del torrente, ormai asciutto. Imboccata la strada sull’altra sponda che costeggia l’alveo e un muro di recinzione dei vivai Bonaccorso dove siamo passati alle 11,25.Fatta una breve sosta all’ombra dopo una decina di minuti e alle 11,50 dopo aver superato un’area per il rimessaggio di imbarcazioni, siamo arrivati alla foce del torrente Tarantonio, a 9, 6 chilometri dalla partenza. Nel frattempo avevamo sentito al telefono Marcello che oggi era a Rodia per ritirare i mobili che gli hanno consegnato e ci siamo incamminati lungo la battigia verso casa sua.Sperimentato con successo l’impiego dell’ombrello da trekking che ha fornito copertura sufficiente per due persone.Superato il lido di Marmora beach e altri tratti di spiaggia libera affollati da bagnanti, incuriositi dall’ombrello e dal nostro abbigliamento, alle 12,20, a 11, 4 chilometri dalla partenza, ci siamo fermati all’ombra di una grossa imbarcazione e ci siamo tuffati in mare per un bagno rigenerante.Intorno alle 13,10 ci hanno raggiunti Marcello , che era andato a Milazzo, ed Emanuele ed hanno fatto un tuffo anche loro. Visto che l’autobus sarebbe passato solo alle 14,40, dopo una doccia in spiaggia ci siamo spostati al vicino bar ed abbiamo preso un pitone e una focaccina per integrare quello che avevamo spizzuliato precedentemente. Poco prima delle 14,00 ci siamo diretti alla strada statale superando una recinzione coperta da una pianta dai fiori molto particolari l’Aristolochia, un rampicante conosciuto nella medicina omeopatica europea ma soprattutto nella farmacologica cinese anche se negli anni novanta è stato scoperto che l’Aristolochia è tossica e velenosa, perché i suoi principi attivi potrebbero causare irritabilità, insufficienza venosa, dolori intestinali, gravi malattie renali e carcinomi.Arrivati in anticipo alla fermata abbiamo deciso di provare a fare l’autostop e abbiamo cominciato a chiedere un passaggio. Per un pezzo i tentativi sono stati inutili e, solo grazie al fascino di Elena, ad un certo punto, si è fermata una macchina che ci ha lasciati dopo il torrente Papardo. Dopo qualche minuto è passato lo shuttle che ci ha condotti in città dove siamo arrivati intorno alle 15,15 risparmiando più di mezz’ora rispetto all’orario dell’autobus. L’estemporaneo trekking non è stato nè faticoso per la lunghezza del percorso nè fastidioso per il caldo e ci ha pienamente soddisfatto. Sotto il link del percorso registrato su Komoot https://www.komoot.it/tour/2378604638?ref=aso