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Tonino Seminero
Tutte Rocca Timogna Colle del Re Montagna Grande
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Progetto OttoMille in fase di completamento
Il progetto otto mille al quale l’associazione sta dedicando tempo e cuore, oggi è in fase di completamento. Grazie all’impegno di molti associati, parte delle otto vette sono state raggiunte e tracciate con diversi percorsi di avvicinamento. nella pagina dedicata potete trovare tutte le info del progetto, incluse documentazione geografia e fotografica
Trekking Pietra Cappa
Escursione nel Geoparco dell’ Aspromonte del 21 settembre 2025 Escursione nel Geoparco dell’ Aspromonte del 21 settembre 2025Appuntamento alla Caronte alle 7,00Presenti: Carmelo Geraci, Stefania Davì, Elena Serban, Anna Costalunga, Maurizio Inglese, Rosalba Fera, Francesco Pagano, Santinella Rotondo, e quattro new entry: Pina Gemellaro, suo marito Salvatore Signorino, Carmelo Vadalà e Maria Adornetto.Presa la nave delle 7,20 ormeggiata a Villa San Giovanni alle 7,50. Qui ci siamo incontrati con Antonio Zampaglione, in Calabria da ieri pomeriggio.Partenza in carovana dalla stazione di Villa in direzione Gioia Tauro.Alle 8,20 siamo arrivati a Rosarno dove ci aspettava Sebastiano Fazio, la nostra guida di oggi, con il suo furgone.Presa la superstrada siamo arrivati alle 9,14 sulla strada statale 106 ionica e abbiamo proseguito in direzione di Bovalino. Lungo il percorso si sono aggiunte le macchine con Giuseppe Spanò e Katia Parisi che si trovavano a Bianco e di altri escursionisti aggregati a Sebastiano.Arrivo nella frazione di Natile Vecchio, nel Comune di Careri (RC) alle 9,50. Parcheggiate alcune auto ed il furgone in un piccolo slargo siamo andati nel deludente bar nella vicina piazza Chiesa Vecchia per un caffè e per i bisogni fisiologi. Ricavato in uno stanzone e col bagno alla turca, aveva una cabina telefonica con il telefono fisso funzionante che tempi di cellulare ed internet,sembra veramente anacronistica.La notte del 18 ottobre 1951 una violenta alluvione colpì il borgo e dieci pastori del luogo, i cui nomi sono incisi su una roccia ubicata nella piazza, persero la vita.Il nuovo borgo di Natile è stato costruito a valle, ma quasi quattrocento abitanti, nonostante la dichiarazione di inagibilità e gli sfratti sono rimasti qui.Alle 10,18, dopo la foto del nostro gruppo, ci siamo messi in marcia in fila indiana dietro Sebastiano, imboccando il vico Fontana.Carmelo, avvicinatosi alla fontana, è scivolato sul “lippo” sbattendo la gamba destra a terra, ma, fortunatamente, senza immediate conseguenze. Attraversati gli stretti vicoli dove si affacciano numerose case abbandonate e fatiscenti,ci inoltriamo lungo un sentiero che quasi immediatamente si inerpica decisamente con una rampa non lunga, ma con pendenza del circa il 25% che mette alla prova i neofiti e alcuni dei meno giovani.Dopo una decina di minuti, adunato il folto gruppo ( complessivamente 31 persone, di cui sedici della Re Colapesce) Sebastiano illustra il programma della giornata.In mattinata andremo a Pietra Tonda, sulle Rocce di San Pietro e all’asceterio e dopo pranzo faremo il giro di Pietra Cappa, tornando in paese da una strada diversa in discesa e con il fondo in buona parte cementato.Invita a non attardarsi a scattare troppe foto lungo la strada per privilegiare quelle che si faranno dai punti più panoramici.Il sentiero in parte lastricato, è segnato, ma non adeguatamente, dalle bandierine bianco-rosso del Cai, tanto che in un punto, quando si deve abbandonare per salire a destra sul fianco della montagna, c’è la possibilità di sbagliare in assenza di una guida che lo conosca.La strada continua in salita tra gli appezzamenti recintati e coltivati prevalentemente ad oliveti .Alle 10,45 raggiungiamo un punto da cui si vede in lontananza il Monte Tre Pizzi e il paese di Gerace .Il monte, noto anche come “Pietra di San Pietro” offre una vista panoramica a 360 gradi che spazia dalla Costa dei Gelsomini, con Capo Spartivento e Punta Stilo, alle vette dell’Aspromonte, alle fiumare che scendono verso il mare e sulla stessa Gerace, con i suoi ruderi e il suo castello che visitammo il 23 settembre di due anni orsono.Sulla montagna si trovano i ruderi di un’antica chiesa bizantina dedicata a San Pietro e Paolo e tracce di un antico convento di eremiti.Dopo altri dieci minuti circa di cammino, arriviamo su una piccola valle panoramica da dove si osservano le tre maestose rocce che caratterizzano la zona.Giovannino, che chiude la fila, comunica via radio che alcuni dei meno giovani hanno qualche difficoltà a proseguire, per cui si decide di andare avanti senza aspettarli .Dopo un tratto in discesa il sentiero si inerpica nuovamente in una specie di canalone nel bosco e alle 11,05 arriva ad una targa del Sentiero dell’Alleanza, un percorso piuttosto impegnativo di ventisei chilometri nel cuore dell’Aspromonte, percorribile, con qualche difficoltà solo da escursionisti esperti, così chiamato perché venne realizzato una quindicina di anni fa dalla FIE (Federazione Italiana Escursionismo) con il finanziamento di Alleanza Assicurazioni per ripristinare antichi sentieri italiani facenti parte del percorso europeo E/1.L’ambiente naturale attraversato è caratterizzato inizialmente da uliveti e seminativi che salendo in quota cedono il passo alla macchia mediterranea con corbezzoli ed eriche, e poi al bosco di leccio e castagno con alcuni esemplari monumentali. Ampi i panorami sulla vallata del Careri, di Platì, sui costoni che precipitano dai piani dello Zillastro e sull’altopiano di Gerace.Proseguiamo in salita fino a raggiungere, alle 11,14, un’area attrezzata con tavolini in legno che indica le “ Rocce di San Pietro” a 15 minuti di distanza.Dopo una foto riprendiamo, alle 11,23 il cammino andando nuovamente verso sinistra e alle 11,27 si raggiunge il cartello che indica le Rocce di San Pietro, a quota 550 m slm sul sentiero 105.Prima di andarci facciamo una breve deviazione di cinque minuti per arrivare sulla cima di Pietra Tonda, un cocuzzolo senza un filo di vegetazione da cui si gode una vista straordinaria.Ammirato il panorama e scattate le doverose foto ricordo, torniamo indietro e, risalendo una ripida scalinata scavata nella roccia, arriviamo sulla vetta delle Rocce San Pietro, una serie di rupi rocciose levigate dall’erosione. Sono veri e propri massi molti dei quali, caduti in terra, hanno lasciato nelle pareti grandi buchi.Un cartello del geoparco racconta la leggenda più nota, di origini cristiane, secondo la quale Gesù, arrivato nella sua predicazione in Aspromonte insieme ai suoi discepoli, chiese loro di raccogliere dei massi in segno di penitenza. Pietro però, a differenza degli altri, raccolse solo un piccolo ciottolo, ma quando Cristo trasformò i massi raccolti dai discepoli in pagnotte, Pietro si rammaricò per il suo comportamento e lasciò lì il sasso come monito per la sua malizia. Poi, sfiorandolo con un dito, lo fece lievitare fino
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