Convegno pubblico – 07 novembre 2025 I Monti Peloritani sono un patrimonio ambientale, storico, culturale e identitario. Un comprensorio tutelato e antropizzato, ai margini di Messina costellato sui versanti Jonico e Tirrenico da paesi, frazioni e borghi. Quale sarà il loro futuro? La Re Colapesce invita tutti i cittadini, Venerdì 7 Novembre dalle ore 17:00 alle ore 20:00 presso Santa Maria Alemanna per parlarne insieme ad amministratori, dirigenti regionali, escursionisti e associazioni qui Evento FACEBOOK
Attività del 28 settembre 2025
Escursine alla cascata di San Filippo e visita del Museo del grano del 28 settembre 2025.All’appuntamento delle ore 8:00 alla chiesa dell’Immacolata erano presenti: Francesco Pagano, che festeggiava il suo sessantesimo compleanno, con i suoi figli Davide e Riccardo, con gli ospiti peruviani, la nuora Camila e il loro consuocero Gherardo, Luisa Inferrera con la sua amica Maria Grazia Gemelli. . Antonella Rotondo con Sonia, la madre di Camila, ha raggiunto il gruppo verso le 11,00 nel borgo di San Filippo superiore.Tutti gli altri partecipanti :Carmelo Geraci, Santino Cannavò, Maria Cadili, Franco Privitera, Giusi Quartaronello, Flavia De Carlo, Tonino Seminerio, Lucia Orlando, Saverio Tignino, Rosalba Fera, Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, e Lucia Orlando hanno raggiunto il borgo di San Filippo superiore con i propri mezzi.Il gruppo verso le ore 9:00, una volta riunitosi, si è incamminato verso la cascata, seguendo inizialmente non più il sentiero a mezza costa, ma un nuovo tracciato, che risale un tratto dell’alveo della fiumara per poi ricongiungersi con il vecchio camminamento che fiancheggia il torrente.Il nuovo percorso si è reso necessario per motivi di sicurezza, al fine di evitare un tratto da tempo deteriorato e a rischio cedimento, richiedendo, come aspetto negativo, una maggiore prudenza nell’avventurarsi nella gola in condizioni di tempo instabile e piovoso.Il sentiero, caratterizzato da una lieve pendenza, nell’insieme è stato comunque abbastanza semplice da percorrere, data la portata non eccessiva di acqua, che permetteva di destreggiarsi tra roccette e piccoli guadi. Verso le 9:45 siamo arrivati alla cascata. Scattate le foto di rito siamo tornati indietro. Percorrendo a ritroso il sentiero dalla cascata si arriva nello spiazzale dove è possibile continuare a scendere per la stessa via fino al punto di partenza, oppure imboccare il sentiero a destra, che permette di risalire la vallata in direzione di Dinnammare, lungo il quale si trovano ancora altri ruderi di mulini; un gruppo è andato in esplorazione per valutare le condizioni del sentiero, che dopo un centinaio di metri è però apparso ormai impraticabile. Non ci è rimasto altro da fare che tornare verso San Filippo superiore. Verso le 11:00, al borgo ci ha raggiunto Marcello Aricò con i suoi figli Emanuele e Gabriele. La seconda parte della mattinata è stata dedicata alla visita del “Museo del Grano di San Filippo Superiore” voluto e realizzato nel 2017 dalla famiglia Bebba-Cardile e da un ristretto gruppo di appassionati che ne curano la gestione. Il Museo ospita, al suo interno, un ricco patrimonio di testimonianze della cultura orale e materiale, della civiltà contadina ed agropastorale.Un pluri-decennale lavoro di ricerca, operato dai fondatori del Museo con la collaborazione di esperti, docenti universitari, o semplici appassionati, ha permesso al Museo di realizzare diverse mostre tematiche (Etno-Musicologia, Bachicoltura, Etno-Botanica, Iconografia, etc). Il Museo è attivo anche nella realizzazione di attività didattiche per le scuole ed ha una ricchissima raccolta di libri, frutto di varie donazioni, destinata alla realizzazione di una futura biblioteca di quartiere. Di recente si è impegnato nella produzione di video documentaristici con i quali sono state rievocate tradizioni contadine ormai dimenticate, come il video sulla “Calata dei cofanari”, che ci è stato mostrato in anteprima, con il commento dell’etnomusicologo Marco Freni, guida d’eccellenza all’interno del Museo, che ne ha curato la realizzazione.I partecipanti hanno ammirato l’eccezionale raccolta di strumenti antichi per l’agricoltura presenti nel museo del grano. Interessante anche la visita di un locale attiguo dedicato alla dimostrazione della produzione del miele con le spiegazioni fornite da Sebastiano OcchinoÈ stato particolarmente gradito anche dagli stranieri il video documentario sulla vendemmia. Al termine Francesco ha offerto bignè alla crema e spumante per festeggiare il suo compleanno. Poi ci siamo attardati a fare i complimenti alla guida Marco Freni al quale abbiamo dato qualche consiglio su come rinnovare il sito che raccoglie questi straordinari documentari.Questo diario di bordo è stato redatto da Carmelo e da Sebastiano
Trekking notturno del 17 ottobre 2025
Trekking notturno del 17 ottobre 2025 a Ziriò. Appuntamento alle 20,00 all’Immacolata. Presenti: Carlo Panzera, Filippo Cavallaro, Ciccio Briguglio, Santino Cannavò, Chiara Calarco, Carmelo Geraci, Massimo Colica, Vincenza Voccio, Melina Morabito e il figlio, Gloria Saia, Martina Cuffaro, Alberto Borgia. Abbiamo atteso invano che arrivassero Romina Mondello e Cinzia Cavallaro e alle 20,15, dopo la formazione degli equipaggi,siamo partiti. Transito dalle 4 strade alle 20,35 e prosecuzione in carovana. Superata la strada per Musolino abbiamo incontrato nebbia molto fitta che ci ha costretti a procedere a velocità ridotta per cui siamo arrivati a Croce Cumia, dove abbiamo parcheggiato, alle 20,53.Cielo completamente coperto, temperatura piuttosto alta per la stagione.Superato il cancello che delimita l’accesso alla strada per il vivaio Ziriò, dopo un centinaio di metri abbiamo imboccato l’omonimo sentiero , lungo quasi due chilometri e mezzo, che attraversa diversi ambienti forestali. Il manto arboreo di quest’area è pino marittimo e castagno governato a ceduo. Sono presenti altre essenze come il pino d’Aleppo, il pino nero, la douglasia, la robinia, mentre il sottobosco è costituito da piante di sambuco, rovi e felci. A metà percorso il sentiero arriva ad un punto panoramico completo di panche ( un po’ fatiscenti) che si affaccia sulla costa tirrenica e sulla catena dei Peloritani,che, nelle giornate di buona visibilità, offre un panorama che va da Monte Scuderi all’Etna, a Rocca di Novara Sicilia, al golfo di Milazzo e alle isole Eolie. Stanotte non si vede a un palmo di naso, ma l’atmosfera ovattata, con il gocciolio che cade dalle fronde degli alberi mosse dal vento, contribuisce a dare un fascino particolare alla camminata.Breve sosta per permettere a Carlo di posizionare la sua macchina fotografica per le foto di gruppo e poi ripreso il cammino passando accanto alle “fosse per la neve”, o neviere, fosse dove nei secoli scorsi i nivaroli raccoglievano la neve in inverno, ricoprendola con rami di felce e da uno spesso strato di terra per conservarla. In estate, pressata e trasformata in ghiaccio, veniva portata in città per la preparazione di gelati e pasticceria fredda. Santino e Carmelo ricordano che le lastre di ghiaccio erano utilizzate a casa loro prima che la produzione fosse fatta dalla Fabbrica del ghiaccio che c’era a Maregrosso.Alle 22,00 siamo arrivati alla ex caserma della forestale, che per tanti anni è stata utilizzata da gruppi scout per attività estive e invernali e attualmente quasi abbandonata, e ci siamo fermati ai tavoli per consumare la cena, accompagnata da un buon vinello di fornitura Zampaglione, portato da Carmelo. Alle 22, 30 partenza dal vivaio ( ormai ex, dal momento che non vengono più coltivate le piante destinate alla forestazione) imboccata la strada in salita che , costeggiando i ruderi di un edificio utilizzato come polveriera e le grotte scavate durante l’ultimo conflitto mondiale e usate come ricoveri, siamo arrivari alle macchine alle 22,44.Sulla via del ritorno abbiamo fatto una breve sosta a Pizzo Chiarino per ammirare il panorama sulla costa tirrenica e sulle isole Eolie, visibilissime dal momento che la nebbia si era nel frattempo dissolta.Arrivo a Messina alle 23,15.Nonostante il tempo avverso è stata comunque una piacevole uscita, bella nel condividerla con persone che nel modo di vivere la natura sono sulla stessa frequenza, poco lamento e tanto godimento
Trekking al lago Cartolari del 19 ottobre 2025
Trekking al lago Cartolari del 19 ottobre 2025Appuntamento macchine.Visto che a Fiumefreddo ci sarebbe stato Giuseppe Fava da solo con la sua auto si è deciso di partire con le macchine di Filippo e Francesco viaggiando un pò stretti fino a Fiumefreddo dove siamo arrivati alle 8,15.Incontro con Giuseppe , che oggi fa da guida, redistribuzione in tre macchine e prosecuzione fino a Maniaci dove , alle 9,30, abbiamo fatto una sosta al bar.Si continua per circa otto chilometri fino all’area attrezzata ” Case Chiusitta” , nel distretto forestale Alto Simeto, una bellissima struttura circondata da prati verdi molto curati dove abbiamo parcheggiato le auto alle 10,05.Dopo cinque minuti iniziato il cammino lungo la strada che conduce al bosco di “Foresta Vecchia ” sotto un cielo azzurro e tra gli alberi ammantati di foglie con i colori autunnali.Superati tre cancelli sugli scavalchi, dopo aver percorso circa 1,8 km, ci siamo trovati di fronte ad un vallone dove il sentiero era del tutto franato. Avendo escluso altre possibilità per passare, ci prepariamo ad affrontare la discesa lungo il pendio della frana per poi risalire con una arrampicata, a mani libere, sull’altra parte del vallone.Si è perso tempo a trovare una zona meno ripida da cui affrontare la discesa. Giuseppe ha fatto diversi tentativi ma la parete era molto ripida ed instabile, oltre che fangosa, per cui bisognava scendere nell’alveo per una profondità di 15 metri circa da un lato per poi risalire dall’altro superando un ultimo balzo dove bisognava farsi aiutare da un compagno per superare un muro di due metri scivolosissimo, Per l’attraversamento di tutto il gruppo impieghiamo circa un’ora per superare un tratto per cui normalmente si impiegano pochi minuti. Percorrendo ancora qualche chilometro ci si trova di fronte ad una nuova sfida: una salita fuori pista per raggiungere l’altopiano Cartolari lungo un pendio di circa 200 m con forte pendenza . Durante la salita (alle ore 12.20 circa) si fa una breve sosta per riposare e fare uno spuntino quindi si continua la scalata arrampicandosi tra le rocce e gli spuntoni fino ad arrivare finalmente sulla cima da dove di può ammirare il panorama mozzafiato sui Nebrodi e sull’Etna.Alle ore 13.00, dopo che il gruppo si è ricompattato, si percorre l’altopiano “Cartolari” che dà il nome all’omonimo laghetto. In questa zona si alternano prati e zone alberate fino a quando dall’alto, alle 13,45, scorgiamo il lago. Alle 14.00 siamo arrivati al rifugio “Casa Cartolari Liperni” , a quota 1411 metri, distante 3,3 ore da Floresta, 6,3 ore da Portella Femmina Morta e 20 minuti da Portella di Testa, sulla Dorsale dei Nebrodi. Ci fermiamo per consumare il pranzo al sacco su un lungo tavolo all’aperto coperto di foglie secche, condividendo quello che ognuno ha messo in tavola e ne approfittiamo per riposare, circondati da numerose mucche che girano attorno.Dopo pranzo Carlo si è accorto che la porta in ferro che chiude il rifugio era aperta e siamo entrati. La stanza all’ingresso è pulita, con il pavimento in mattonelle, ben tenuta e attrezzata con un grande tavolo e panche e dentro c’è un grande camino, con sopra il teschio di una mucca, dove c’erano i resti di un fuoco con la brace ancora fumante così Katia e Caterina ne hanno approfittato per riscaldarsi un po’. Nel rifugio non c’è acqua, ma ci sono diverse stanze, un bagno e una piccola cucina.Alle 14.40 si riprende il cammino per arrivare al lago Cartolari.Pur essendo di origine artificiale,il laghetto si e’ perfettamente inserito nell’ambiente circostante, costituendo un punto di riferimento per gli uccelli migratori.La vegetazione del posto , costituita da pioppi, salici e altre piante tipiche dei luoghi umidi, offre uno splendido scenario, con le foglie degli alberi di varî colori: dalle diverse sfumature di verde al giallo intenso, al rosso e con gli alberi che si specchiavano sulla trasparente e immobile superficie azzurra del lago con lo sfondo del cielo coperto di nuvole. Il terreno è acquitrinoso, ma, avanzando lentamente, riusciamo ad arrivare alla sponda nord dove si sta solo qualche minuto ma non si sosta in vista della lunga strada di ritorno perché già si è fatto molto tardi (ore 15.10) e il percorso è stato modificato rispetto al previsto a causa della frana e prevede il completamento dell’anello attorno al lago Tre Arie, che comporta un allungamento di circa 5 km . Lungo il sentiero intrapreso, poco distante dal Cartolari, si incontra, alle 15,53 un altro piccolo e suggestivo laghetto artificiale dalla forma tondeggiante.Proseguendo per un altro tratto in discesa arriviamo, alle ore 16.20, al Lago Tre Arie che costeggiamo lungo la sponda nord est fino al sentiero che conduce all’area attrezzata Tre Arie , raggiunta intorno alle 17.50.L’area, a quota 1300 metri si trova nel demanio delle Caronie, comprende alcuni edifici in muratura, area di sosta per pic nic , giochi per bambini etc. ed è recintata e ben curata. Durante i circa 4 km di discesa, abbiamo incontrato diverse mucche, tori e in lontananza abbiamo visto un cavallo nero al galoppo molto elegante e tre esemplari di suino nero di diversa taglia.Superata l’Area attrezzata, scendiamo ancora verso valle per circa un chilometro. La stanchezza comincia a farsi sentire, alcuni lamentano dolore ai piedi ed alle articolazioni e quindi si procede a velocità ridotta, ma fortunatamente la discesa è su una strada sterrata che arriva fino ud un ponte interrotto. Si decide che gli autisti procedano fino alle macchine per poi tornare a prendere gli altri.Nel frattempo è calato il buio, alle 18.30, Giuseppe, munito di torcia, ritorna a piedi per avvisarci che entrambi i ponti non sono percorribili in auto e bisogna attraversarli camminando. Il primo è solo interrotto per le macchine e si può attraversare a piedi mentre il secondo è proprio crollato nel centro formando un’enorme “V”con due tratti molto ripidi.Ci cimentiamo in quest’ultima sfida mentre Giuseppe ci assiste con la torcia che porta sempre con sé e spesso dobbiamo aiutarci per superare la pendenza.Finalmente, alle 19.30 circa, riusciamo a toglierci le
Festa d’autunno e Assemblea straordinaria del 12 ottobre 2025
FESTA D’AUTUNNO E ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL 12 OTTOBRE 2025 Appuntamento alla sede di Horcynus Orca a capo Peloro. Alle 10,15 è iniziata la registrazione dei partecipanti, arrivati alla spicciolata, e la raccolta delle quote di partecipazione,e, per alcuni, anche quelle del tesseramento. Alla fine della mattinata i presenti registrati sono stati : Marcello Aricò, Katia Tribulato, Bruno Manfrè, Tania Giardina, Ivan Bolignani, Antonella Zangla, Giovanni Barbaro, Angela Trimarchi, Nando Centorrino, Angela Paratore, Vittorio Manfrè, Giusi Quartaronello, Maurizio Inglese, Loredana Crimaldi, Matteo Bolignani, Mario Sibilla, Santino Cannavò, Gabriella Panarello, Milena Zaffino, Maria Adornetto NE, Filippo Cavallaro, Tonino Seminerio, Sergio Bolignani, Rosalba Cucinotta, Antonella Arena, Carlo Panzera, Katia Parisi, Ciccio Briguglio, Caterina Iofrida, Lucia Orlando, Eros Giardina, Carmelo Geraci, Rosalba Fera, Antonello Gemelli, Giusi Mandraffino, Grimaldo Piazza, Giuseppe Fava, Nino Scimone, Francesco Pagano, Giuseppe Spanò, Pinella Dini, Tuccio Novella, Saverio Tignino NE, Antonio Zampaglione, Manuela Scarcella, Massimo Colica NE, Martina Cuffaro NE , Gloria Saia NE, Rossana Gardelli, Cinzia Cavallaro, Matteo Bolignani, Vincenza Voccio NE, Giovanna Fusco NE, Salvatore Peluso NE, Patrizia Olivieri, Vincenzo Milone e Alberto Borgia. Alle 11,00 Giacomo Farina ha presentato la fondazione Horcyinus Orca (il cui nome è tratto dal titolo del romanzo di Stefano D’Arrigo, scritto 50 anni fa), partendo da quando la fondazione di Comunità, ormai quasi trent’anni orsono,invitata dall’Università, si è insediata nel complesso, una volta utilizzato come tiro al picione, poi tiro al piattello, successivamente sede di un circolo abusivo di scommesse e sotto la longa manus della malavita locale. Con un impegno costante e appassionato lo ha recuperato e restaurato trasformandolo in un polo culturale e scientifico, dove si svolgono anche eventi e festival di interesse sovranazionale, che portano lustro alla nostra città. Ha brevemente parlato degli scopi e degli obiettivi della Fondazione e delle attività che svolgono, in particolare per i bambini. Ha parlato anche dello Stretto, dei suoi miti e delle sue caratteristiche , con riferimento agli aspetti idrografici, orografici e geografici che lo rendono unico nel mondo, anticipando qualcosa di quello che di solito viene esposto al momento della visita alla torre degli Inglesi e alla sala immersiva. Intorno alle 11,30, trasferimento nella storica e affascinante struttura antica e visita sotto la guida attenta e competente di Giacomo. Su ogni parete della sala interattiva immersiva sono puntati dei videoproiettori, e grazie all’utilizzo di modelli 3D e alla perfetta sincronia delle proiezioni, è stato creato un unico ambiente, una sala completamente “vestita” come se fosse un solo schermo interattivo che, grazie ad una tecnologia innovativa, rende le pareti sensibili al tocco permettendo di attivare immagini video di grande impatto. All’ingresso della prima sala è conservato in una teca di vetro il ritrovamento scheletrico , perfettamente conservato , di un cucciolo di delfino. Siamo entrati dopo nella sala dove sono esposti dentro delle teche illuminate a fibre ottiche, numerosi esemplari di pesci abissali dello stretto di Messina. Pesci ‘mostruosi’ , con forme inconsuete con con grande bocca e denti aguzzi che fanno ipotizzare sconosciute forme di vita inimmaginabili esistenti nelle profondità dei mari.Successivamente abbiamo visitato la parte espositiva del museo di arte contemporanea MACHO ospitata nei vari ambienti della struttura. Girando le varie sale abbiamo visto una raccolta di opere (dipinti, sculture, istallazioni audio-video) realizzate appositamente per la fondazione e alcune donate da vari artisti provenienti dai paesi mediterranei quali Libano, Egitto, Tunisia, ecc Il museo ospita diverse opere di artisti italiani contemporanei come quelli del cosiddetto periodo ‘freddo’ degli anni 80/90 di cui sono presenti opere astratte dai toni freddi del nero o blu ma da consistenza materica. Suggestiva l’installazione creata dalla fotoreporter che ha immortalato sguardi , mancanze, vuoti , bisogni e vulnerabilità dei pazienti di un manicomio del Cairo , accompagnata da un video percorso a piedi lungo le strade delle città del deserto. Molto suggestiva la sala dedicata all’installazione dei ‘pianoforti’ di Emilio Isgro’ realizzata in occasione del centenario del terremoto di messina del 1908 e dedicata al giovane pianista Casalina che morì quella notte. Il pittore Isgro’, originario di Barcellona P.G, utilizza nelle sue opre la ‘cancellatura’ ovvero vengono cancellati dei dettagli per dare un nuovo significato alle opere che siano testi o musica. In questa istallazione la cancellatura viene realizzata da un percorso di formiche che invadono ìl pianoforte e gli spartiti, creando qualcosa di nuovo… la natura domina e prevale sull’artificio umano! Durante la visita in una delle sale attraverso una passerella posta al di sopra degli scavi, è possibile ossevare gli scaloni dell’antico basamento del faro di epoca romana il più imponente faro monumentale, insieme a quello di Alessandria d’Egitto, del Mediterraneo. Un’altra parte di questa antichissima struttura, dove ci sono anche i resti di alcune cisterne di raccolta d’acqua piovana ed altro materiale è visibile dall’esterno e alcuni di noi, alla fine del percorso, sono andate ad ossevarla passando dalla spiaggia.Sulle pareti ancora un’installazine donata dall’artista barcellonese Isgrò dove le api siciliane come tessitura si intrecciano ai segni tracciati sulle lapidi. Poiché non si sarebbero potuti rispettare i tempi previsti, non è stata effettuata la passeggiata fino al canale degli Inglesi. Alcuni soci ( Mario, Filippo, Antonio , Santino,Eros, Angela P. e Giusi M.), approfittando della bellissima giornata di sole e della gradevole temperatura dell’acqua ,hanno fatto il bagno in mare e hanno salutato Sekeles ed il suo equipaggio che ha attraversato lo stretto davanti a noi mentre rientrava dalla vittoria della regata “Rotta del Cappero” da Capo d’Orlando alle isole Eolie. Sistemati i tavoli e le sedie, Marcello, Carmelo, Giuseppe F. e Alberto, alle 12,20 sono andati al Faro, nel nuovo negozio di gastronomia ” Il Faro del gusto” a ritirare una cinquantina di porzioni di Anelletti al forno alla palermitana e un vassoio di panelle che Marcello aveva ordinato nei giorni scorsi e che sono serviti come primo piatto offerto dalla Associazione , insieme al vino, ai commensali durante il piacevole pranzo conviviale, iniziato alle 13,00 , in cui ognuno ha portato pietanze e specialità di ogni tipo che sono state condivise ed apprezzate da tutti. Dopo le
Trekking sui Nebrodi
19 ottobre 2025
Parco dei Nebrodi in autunno
Trekking notturno Ziriò
17 ottobre 2025
Otto Mille – Preescursione Monte Poverello
Trekking nel territorio del torrente Niceto del 5 ottobre 2025
Trekking nel territorio del torrente Niceto del 5 ottobre 2025.Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Presenti:Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Davide Pagano, Rosalba Fera, Lucia Orlando, Stefania Davì, Caterina Trovatello, Giuseppe Fava, Alberto Borgia. Partenza e uscita allo svincolo di Rometta alle 8,20.Alle 8,35 presa la deviazione per San Pier Niceto e all’inizio della strada ci siamo incontrati con la nostra guida, Pippo Carauddo, cugino di Francesco, e abbiamo seguito l’indicazione per l’area attrezzata di Liarusa , distante 10 chilometri. Costeggiato per alcuni chilometri il torrente Niceto fino a quando la strada asfaltata fiisce e diventa sterrata per alcune centinaia di metri,poi si riprende l’asfalto lasciando il torrente sulla destra e si procede seguendo le indicazioni per Appennino tour bike .Anche il fondo della strada asfaltata è in pessime condizioni, con buche profonde che richiedono molta attenzione. La strada corre nella verde vallata e ad un certo punto, a destra del torrente c’è una alta parete rocciosa buona come palestra per arrampicata. L’alveo del torrente è ingombro di detriti e alberi trasportati dalle piene devastanti che hanno distrutto gli argini in diversi punti. Sui terreni dell’intera vallata e delle zone confinanti ci sono le coltivazioni delle “Sbergie”, una cultivar di pesca nettarina (o pesca noce) uunica nel suo genere. Conosciuta anche come smergia o pesca merendella, è un frutto raro e pregiato, apprezzato per la polpa bianca, dolce e profumata con un vago sentore di miele e agrumi.Si dice che le sbergie siano state introdotte in Sicilia dagli arabi intorno al 965, attraverso sperimentazioni di innesti e il nome deriverebbe dall’arabo “al-berchiga”, passato poi al francese “alberges” e infine all’italiano attuale. Alle 9,00 abbiamo incrociato una edicola votiva e, presa a destra la sterrata quasi nel greto l’abbiamo percorsa per un centinaio di metri fino a quando, superato il guado , abbiamo parcheggiato , alle 9,03 , in uno slargo in località Bonerba a 180 m di quota.Alle 9,05 ci siamo messi in cammino prendendo la strada a destra.La sterrata è in salita con pendenza moderata e buon fondo. Dopo un quarto d’ora si arriva ad una grande gebbia a pianta quadrata con all’interno un pilastro con la statua di un leone.La giornata è bella, il cielo limpido di un bellissimo colore azzurro intenso che si abbina perfettamente alle diverse sfumature di verde della abbondante vegetazione. Si procede sulla pista forestale di servizio in buone condizioni e con qualche breve rampa.Alle 9:40 si comincia a vedere il mare Tirreno e, in senso orario , il paese di Roccavaldina , il cocuzzolo con il castello di Monforte Sangiorgio, poi l’altopiano del Palostrago con la sagoma della costruzione (da queste parti indicata come ” il mausoleo”) in cima e alla sua destra le case di Rometta montagna.Il monte Palostrago deriva il suo nome dal greco Paleo Kastron, ovvero antico castello ad indicare la presenza di strutture difensive, muri e torri in zona occidentale e nord, erette in età bizantina in concomitanza con le prime incursioni musulmane. La rocca si erge con fianchi molto scoscesi a occidente e forniva un sicuro contrafforte alla difesa della città nelle complesse vicende che seguirono l’invasione islamica. Nel pianoro sulla cima sorge una piccola chiesetta circolare con cupola, dedicata alla Madonna del Palostrago, contenente la statua della madonna che, nel corso di una prolungata siccità nel XVIII secolo aveva fatto miracolosamente piovere.Dalla fine dell’ottocento la chiesa fu utilizzata come ricovero per animali.È certamente affermabile che l’edificio, in attesa di indagini archeologiche precise, sia frutto di diverse stratificazioni con modifiche, fra cui la recente imbiancata generale, che fanno somigliare la chiesetta a costruzioni militari rinascimentali, ma anche ai ben più recenti “bunker” della seconda guerra mondiale , mentre per alcuni questo tipo di costruzione a pianta centrale sarebbe da far risalire alla costruzione funeraria di epoca araba chiamata “marabutto” o “qubba”.Proseguendo, la visuale sulla vallata si estende anche alle montagne quasi interamente coperte di alberi, tranne che nella parte alta in prossimità delle cime dove si vedono i segni di grandi frane sui fianchi non coperti dalla vegetazione. Alle 9,52 , in corrispondenza di una curva, si vede Rocca Pioppo che impedisce la visita di Monte Rossimanno, meta, nei mesi scorsi, di un trekking di Giuseppe, Caterina e Sebastiano. Dopo un’ora e dieci minuti dalla partenza si arriva su un tratto di strada in cresta da cui si vedono le due vallate e una parte della catena con pizzo Moda e, verso nord lo Stromboli e due navi cisterna in rada. Dopo una cinquantina di metri si gira a sinistra e, in discesa, si passa sull’altra vallata. In lontananza si sente il rumore di moto fuoristrada. Si risale passando tra un boschetto di eucalipti ,lecci e pini. Lucia ha qualche problema con la gamba, ma procede senza arrendersi.Alle 11:13 si arriva in un punto da cui si vede a sinistra Monte Papa con in cima la caratteristica vedetta della Forestale e ,poco dopo, a 4 km e 200 m dalla partenza, si arriva ad un bivio.Proseguiamo sulla strada a sinistra , mentre la strada a destra, dove c’è un rudere in muratura, arriva all’Ipantano (?) e successivamente a San Pier Niceto.Poco più avanti si supera il Vallone della Morte in un tratto relarivamente pianeggiante sempre tra gli alberi. Alle essenze di prima si aggiungono anche numerosi castagni carichi di ricci e cominciamo a raccoglierli.Poco dopo si incontra un altro bivio e si prende la strada in discesa a sinistra tra gli impressionanti scavi fatti dai cinghiali alla ricerca di tuberi e cibo. Antonella, Alberto e qualche altro si dedicano alla raccolta di castagne , rallentando un poco la marcia.Alle 11,32 siamo arrivati alla fontana di Acqua Bianca, sul lato destro della strada, sotto un grande noce, a circa 5 chilometri dalla partenza.Proseguendo nel bosco di castagni dopo mezz’ora siamo arrivati a Portella Zii da dove si gode una bellissima vista su monte Cavo ( ?) e su Dinnammare. Si continua in salita costeggiando la recinzione a destra apprezzando tutte le montagne coperte di alberi.Il cielo, da un azzurro smagliante si è tutto coperto di
Escursione del 28 settembre 2025
Escursione del 28 settembre 2025 a Monte Cavallo per il posizionamento della targa del Progetto Gli Ottomille. Appuntamento con Elena Serban alle 7,25 alla chiesa di San Luca. Cielo coperto dopo un acquazzone mattutino.Partenza da Messina e arrivo a Roccalumera alle 7,50. Qui c’era Giuseppe Fava che ci aspettava e siamo andati ad un vicino bar per fare colazione. Posteggiata la macchina di Elena sul lungomare siamo saliti su quella di Giuseppe che, con molta disponibilità, oggi ci fa da guida su un percorso diverso da quelli generalmente indicati per raggiungere Monte Cavallo partendo da Mandanici oppure dalla Santissima. Da Roccalumera abbiamo imboccato la via Torrente Sciglio e poi la SP 25/b di Sciglio che abbiamo abbandonato ad una curva alcune centinaia di metri prima di arrivare nel borgo per immetterci su una strada con le indicazioni Contrisa e Cammino valle del Dinarini. Dopo circa venti minuti su una strada che si inerpica tra i terreni coltivati, con fondo a volte sconnesso, tanto che in un punto abbiamo sgombrato le pietre rotolate dal soprastante pendio abbiamo superato un nucleo di vecchie abitazioni di contadini e di nuove ville con telecamere di sorveglianza e cancelli automatici , alle 8,35, a quasi cinque chilometri dalla deviazione, abbiamo parcheggiato la macchina in contrada Contrisa, vicino ad un cancello con un cartello con scritto ” Attenti al cane feroce”.Il cielo è coperto e c’è minaccia di pioggia, e alle 8,37 ci incamminiamo sulla comoda strada in salita tra le ultime case del piccolo nucleo di case .La pendenza è accettabile, andando avanti si vedono dei bellissimi panorami : verso sud Capo Sant’Alessio con il castello, monte Veneretta e Monte Kalfa e dall’altra parte il castello di Fiumedinisi .A un certo punto abbiamo incontrato un signore in macchina insieme alla moglie che stavano trasportando dei bidoni di mosto prodotti nella sua vigna poco distante e Giuseppe gli ha chiesto informazioni sullo stato del sentiero Scillizzo e se fosse percorribile o meno, ma non lo sapeva perché non andava da diversi anni.Alle 9,15 abbiamo incontrato un gruppo di cacciatori con due fuoristrada e i cani che si apprestavano ad una battuta di caccia ai cinghiali negli impervi valloni al di sotto della strada. Prendendo spunto da questa pratica abbiamo parlato delle nostre esperienze personali relative ai pericoli che si possono correre durante le escursioni per sgradevoli incontri con cani, maiali, bovini ed altre specie e dei comportamenti da seguire per evitare problemi. Dopo circa due chilometri e 200 metri dalla partenza,alle 9,20, in corrispondenza di una curva a sinistra , all’altezza di un albero con una strana incavatura, siamo arrivati ad un bivio dove a destra la strada scende nel vallone da cui provenivano i latrati dei cani e le voci di altri cacciatori. La strada prosegue in salita verso Pizzo Speria e poi verso Pizzo Scillizzo . La morfologia dei luoghi circostanti è caratterizzata da una successione di picchi, crinali e burroni. Dalla linea di cresta, stretta e sinuosa, che corre ad un’altitudine media di 800-1000 m. precipitano a valle, entro gole profonde, innumerevoli corsi d’acqua che nel tratto medio-inferiore si aprono in ampie fiumare piene di detriti.Le rocce più diffuse, di antichissima datazione, sono in parte di origine magmatica ed in parte metamorfica con stratificazioni di scisti , quarzo, granito etc.. il suolo è spesso in arenaria facilmente disgregabile ed asportabile dall’impeto delle acque.Giuseppe lungo la strada ci ha indicato i rilievi più importanti visibili su entrambi i versanti con il caratteristico Pizzo Faleco alla nostra destra, raggiungibile con un sentiero non particolarmente agevole e con la parte sommitale franata negli scorsi anni nel vallone sopra Fiumedinisi. Le frane, di dimensioni anche imponenti, sono visibili sui fianchi delle montagne circostanti completamente prive di vegetazione , distrutta da innumerevoli incendi.La strada a volte si riduce a una traccia che corre tra alti cespugli di salvione e di euforbie, ma non ci sono particolari problemi a parte qualche breve rampa .Alle 10,15 la strada passa in un boschetto molto fitto di vecchi castagni carichi di ricci non ancora maturi, con i muretti a secco dei terrazzamenti in ottime condizioni e con una casa con i muri perimetrali ancora integri.Si avanza in uno scenario completamente diverso rispetto a quello desolato incontrato poco prima e alle 10,29 si incontra un altro rudere completamente incendiato di cui restano solo i muri, le travi carbonizzate del tetto e qualche elemento di arredo, oltre a una incongrua finestratura in alluminio anodizzato. Per un lungo tratto, tra le pietre del sentiero, abbiamo incontrato migliaia di scarabei stercorari impegnati a realizzare le palline di sterco ovino, abbondanti ovunque, lavorando da soli o in gruppo. Dopo circa mezz’ora, alle 11,03, a sei chilometri dalla partenza, si arriva ad una strada con un cancello in ferro che dà su una vallata praticamente a strapiombo. Qui si cominciano a vedere i cartelli triangolari, completamente sbiaditi, che delimitano la zona della riserva Fiumedinisi/Monte Scuderi. Da destra arriva la strada che parte dalla Santissima, costeggia il torrente Capitanello e attraversa la contrada Brunno.Dopo 700 metri, in parte avvolto nelle nuvole, appare il massiccio del Monte Cavallo e alla sua destra punta Murtareddu.Si prosegue sulla strada sterrata e dopo un’ampia curva a sinistra, a sette chilometri dalla partenza , si incontra una strada che va a sinistra ma che non si deve prendere.Poche centinaia di metri dopo, sulla destra, si imbocca una traccia che porta in cresta in un tratto quasi fuori pista che passa da Portella Palumba.Sono le il cielo si è completamente annuvolato, il vento soffia a raffiche e comincia a cadere qualche goccia di pioggia che fa temere il peggio, ma noi non demordiamo e iniziamo decisi la risalita sul sentiero , poco più di una traccia, piuttosto confuso tra pietre e con strapiombi da entrambi i lati puntando verso punta Murtareddu.La rampa, di quasi 900 metri , è piuttosto impegnativa con pendenza media del 18%.Nel tratto finale costeggia una recinzione , in parte abbattuta perché gli incendi hanno bruciato i paletti di










