Re Colapesce

Preescursione a Rocca Timogna del 9 maggio 2026

Preescursione a Rocca Timogna del 9 maggio 2026
Appuntamento con Tonino Seminerio alle 7,50 
Imboccata l’autostrada siamo usciti a Villafranca alle 8,10 per prendere Gino Biundo e poi abbiamo  proseguito per Milazzo dove ci siamo incontrati con Giovanni Barbaro, Marcella De Francesco , Anna Ranno e Giuliana Sturniolo di Greenstone.
Risalita del torrente Mela   per una quindicina  di chilometri (dopo aver  sbagliato strada ).
Alle 10,00 abbiamo parcheggiate le macchine in un piccolo  slargo prima di un guado e alle 10,05 ci siamo  messi  in cammino.
Nella prima  parte si deve  attraversare più  volte  il torrente superando cinque guadi abbastanza  profondi che rallentano  notevolmente  l’avanzamento. Alle 11,17 abbiamo superato la sbarra verde sul lato destro  del torrente e abbiamo imboccato la pista forestale  di servizio nel bacino montano del Mela, agro di Santa  Lucia  del Mela.
Dopo  cinque minuti siamo arrivati alla fontana  Pomara, edificata nel mese di settembre  dello scorso anno e alle 11,48 abbiamo raggiunto il Rifugio Pomara.
Il luogo è pulito  e ben  tenuto , oltre all’edificio in muratura ( chiuso) c’è un pagliaio, una fontana  artistica, una fontanella per riempire  le borracce e dei bagni utilizzabili.
Ci sono anche alcune tettoie dove si può  trovare  copertura in caso  di pioggia. Ai    tavoli sotto una di queste stava pranzando un numeroso gruppo di operai della Forestale, al lavoro perché oggi non è giorno festivo.
Abbiamo  chiesto  a chi  si dovrebbe chiedere il permesso  per utilizzare il rifugio ed hanno  risposto  che il referente è Dell’Acqua.
Qui abbiamo  incontrato  due ragazzi in bici diretti  anche  loro a rocca Timogna.
Dopo  una  decina di minuti abbiamo  ripreso  il cammino,  la strada, che si snoda nel bosco, sale a tornanti con pendenza  costante e dopo  circa  mezz’ora,  alle 12,36, siamo arrivati ad un quadrivio dove ci siamo  fermati in attesa di ricompattare il gruppo.
La strada a destra conduce  a Pizzo  Babaschi, quella al centro si interrompe nel bosco e quella a sinistra, in salita e che abbiamo  seguito,  arriva a Rocca Timogna.
Alle 13,04, tra gli alberi, si giunge in un punto dal quale si vede il mare e, dopo qualche minuto, appare  il caratteristico monolite della Rocca.
Proseguendo senza difficoltà, alle 13,29, siamo arrivati ad una fontana,  in prossimità  di un tubo che riempie due vasche da bagno. Anche  qui ci siamo fermati qualche minuto per  aspettare chi era  rimasto  indietro e alle 13,35 ad una curva,  abbiamo  superato  una stazione della rete metereologica regionale.
Con un ultimo sforzo, alle13,43 siamo arrivati sulla
cima di Rocca Timogna (1.127 m).
Il monolite è costituito da arenarie e conglomerati del Flysch di Capo d’Orlando e assume la suggestiva fisionomia di un gorilla/scimpanzè.
Il toponimo “Timogna”  secondo alcuni studiosi deriverebbe dal greco “Themonia o Thimonia”, che significa “cumulo” (o “mucchio”, “gran quantità”, “massa”), etimologia che si adatta alla geomorfologia dei luoghi; secondo  altri potrebbe risalire al termine greco “Témenos o Témeneos”, che significa “tempio, santuario, bosco o luogo sacro”, significati associabili a una possibile frequentazione del sito in epoca antica.
Gino,arrivato per primo, ha avuto la sgradita sorpresa di non trovare  la targa del Progetto GliOttoMille che lui, insieme  a Tonino e a Giovanni, aveva posizionato a fine estate  dello scorso anno.
Anche  qui, come a Monte  Poverello, hanno tolto  la targa senza forzature, infatti si vede che la testa di due viti è stata fresata e le altre due sono state svitate e poi nuovamente avvitate. Resta la domanda su chi possa avere tolto le due targhe e ,soprattutto,  per quale motivo.
Dopo esserci fotografati indicando la posizione in cui c’era la targhetta, in modo  da permettere  a Francesco Pagano  di fare  un fotomontaggio,  ci siamo  fermati  per circa 45 minuti per consumare il pranzo e riposare.
Spostandosi dalla base della rocca per qualche centinaio di metri si arriva  ad un punto  panoramico che permette  di vedere  il mare, Colle del Re e tutte le splendide  montagne circostanti.
Alle 14,25 ci siamo incamminati sulla strada di ritorno, arrivati ad un bivio, invece di proseguire  ed arrivare al quadrivio dove c’è la pista che conduce  a Pizzo Babaschi, abbiamo preso la strada a sinistra in direzione  di monte Finocchio.
Tonino, che  conduceva la marcia, ha seguito una traccia riportata sul libro Camminare i Peloritani che Pasquale D’Andrea aveva registrato qualche anno orsono.
Nel primo tratto abbiamo camminato agevolmente,  ma dopo  qualche chilometro  la strada  diventa  un sentiero che si perde  tra la rigogliosa  vegetazione  spontanea.
Invece di tornare al bivio abbiamo  fatto diversi tentativi per trovare  una traccia che portasse verso il fondo valle e, con qualche difficoltà, alla fine, Giovanni ha imboccato quella giusta.
Poco dopo le 17,00 abbiamo incrociato una testuggine e qualche minuto dopo siamo  arrivati a un’altra strada che conduce a Pizzo Babaschi.
Superata una fontana dal’abbondante getto che si trova subito dopo un piccolo guado, abbiamo ripreso  a salire su un tratto piuttosto  ripido per quasi mezz’ora fino ad arrivare  ad una strada  a mezza costa che va verso sinistra e che abbiamo  seguito. Alle 17,50 abbiamo  superato una recinzione e poco dopo abbiamo  scollinato imboccando una ripida discesa  a tornanti che abbiamo percorso in circa quarantacinque minuti per arrivare sul torrente.
Lungo la strada, alle 18,18 un corrispondenza di una curva,abbiamo incontrato  una trappola  con dentro  una martora e Gino l’ha meritoriamente aperta permettendo alla bestiola di fuggire.
Superato un ultimo guado, alle  18,50 siamo arrivati alle macchine e abbiamo fatto  ritorno in città.
Percorso complessivo registrato di circa 16 chilometri.

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