Preescursione del 1 febbraio 2026
Appuntamento alla chiesa di San Michele. Presenti della Recolapesce Marcella De Francesco, Giovanni Barbaro, Alberto Borgia, di Greenstone Nino Greco, Amedeo De Francisci, Anna Ranno Giuliana Sturniolo .
Sulla macchina di Nino sono saliti Amedeo e Alberto mentre Marcella, Anna e Giuliana hanno formato l’equipaggio di Giovanni.
Usciti a Tremestieri all’On the run abbiamo preso a bordo Carmen?
Viaggio sotto un cielo plumbeo, con nuvole basse e frequenti scrosci di pioggia.
Uscita allo svincolo di Taormina nord e prosecuzione verso Letoianni dove abbiamo imboccato la SP per Mongiuffi Melia.
Appena superata la galleria artificiale di Postoleoni abbiamo parcheggiato le macchine a distanza di un centinaio di metri l’una dall’altra.
La pioggia, che a giudicare dagli abbondanti rivoli d’acqua ancora presenti sulla strada , era da poco cessata, incombeva sulle montagne sopra Mongiuffi.
Breve consultazione tra Nino e Giovanni su quale percorso intraprendere.
Scartata l’ipotesi di imboccare il sentiero a sinistra che arriva,dopo vari saliscendi, a Monte Veneretta per poi proseguire verso Taormina, abbiamo imboccato, alle 10,05, il sentiero 176 a destra che risale lungo il fianco della montagna.
A valle si sente il rumore del fiume ingrossato che scende veloce tra le rocce della profonda gola.
Superata una chiudenda ,dopo una decina di minuti, ha ripreso a piovere.
Ad un certo punto la strada si perde e abbiamo iniziato un tratto fuori pista risalendo sulle rasole fino ad arrivare ad un oliveto con gli alberi potati da poco e il terreno spianato da una grossa macchina cingolata che, evidentemente era arrivata percorrendo un’altra strada che abbiamo raggiunto dopo circa mezz’ora. Continuando, sempre in salita, abbiamo visto, sulla parete opposta, il campo di calcio e, più a monte, il paese di Melia.
Alle 11,02, siamo arrivati in cima alla sella dove ci sono due strade, abbiamo imboccato quella di sinistra ,con il fondo asfaltato, che si mantiene orizzontale per un centinaio e alle 11,08 abbiamo scorto dall’alto le prime case del paesello di Gallodoro, che si dispiega a forma di cavea di teatro, con le abitazionii addossate l’una all’altra, tra scorci suggestivi e molto belli.
Alle 11,15, dopo aver superato un’area recintata con all’interno due grossi serbatoi di GPL, abbiamo intercettato la strada che ,a sinistra, conduce al vicino cimitero e prosegue verso la montagna ( sentiero 177), e attraversatala, siamo entrati in paese scendendo per una scalinata che porta verso il centro , inebriati dall’odore di pane appena sfornato, ma non ancora in vendita.
Dopo meno di dieci minuti, a destra e poco più in alto della sede stradale, ci siamo imbattuti nei resti di un antico palmento rupestre scavato nella roccia arenaria, recentemente restaurato dall’amministrazione comunale.
Palmenti di questo tipo erano utilizzati da diversi nuclei familiari per la pigiatura dell’uva prodotta nei vigneti della zona e nell’antichità si ricavava il Tauromenitanum, il vino degli Dei.
Dopo cinque minuti siamo arrivati al bivio con i cartelli stradali che, a destra, indicano l’uscita dal paese e la direzione per Letoianni sulla SS114 e dritto il ristorante Le pietre.
Sul lato sinistro,addossato al muro di contenimento, un altro cartello indica il punto di decollo con i parapendio.
Nel frattempo anche la debole pioviggine che ci aveva lasciato solo a tratti sembrava cessata e un debole raggio di sole, filtrato dalle nuvole, illuminava il promontorio di capo Taormina facendo luccicare il mare antintante.
Dopo un centinaio di metri, in contrada Mitta, alle 11,35, abbiamo incontrato un anziano signore,uno dei trecento abitanti del borgo, a cui abbiamo chiesto informazioni su un sentiero, noto a Nino, che, arrampicandosi a sinistra della strada sul fianco della montagna , partendo vicino al fabbricato in cui teneva gli attrezzi agricoli e le galline, ci avrebbe permesso di risparmiare alcuni chilometri di cammino, ma la sua risposta ci ha scoraggiati perché, a suo dire, il sentiero, dopo poche decine di metri non sarebbe stato praticabile a causa dei rovi che lo hanno invaso.
Il simpatico e disponibile indigeno che, per passatempo, stava facendo dei lavori nella sua proprietà dove razzolavano diverse galline guardate a vista da un impettito gallo, ha insistito per regalarci una discreta quantità di mandarini raccolti al momento da un suo albero, parte dei quali abbiamo diviso e consumato procedendo sulla strada.
Dopo una ventina di minuti la pioggia ha ripreso a cadere abbondante, accompagnata da forti raffiche di vento e quando, alle 12,16, siamo arrivati alla fine della strada asfaltata e al punto di decollo intitolato ad Angelo D’Arrigo, si era trasformata in nevischio.
Da questo punto si gode, nelle belle giornate, una vista spettacolare di tutta la costa e del mare,e anche oggi, nonostante il tempo pessimo e la scarsa visibilità, il cuore ti si allarga provando una sensazione di immensità.
Poco più avanti ci siamo riparati per una decina di minuti sotto una sporgenza di un edificio al lato della strada per poi proseguire.
Nonostante il tempo inclemente si apprezzano gli splendidi panorami, con i pendii coltivati, il paesello di Gallodoro, il massiccio monte Kalfa con il santuario della Madonna dell’Aiuto e a est il mare Ionio e la costa a sud di capo Taormina e l’Etna nascosta quasi completamente dalle nuvole.
Continuando , sotto piovaschi e schiarite, dopo circa trenta minuti siamo arrivati all’altezza di Serro Sant’Anna , a destra rispetto alla strada ( sentiero 190), dove si incontrano singolari e imponenti formazioni rocciose monolitiche di arenaria molto belle da vedere.
Alle 13,20, ad una curva all’interno del bosco di querce, siamo arrivati ad un enorme masso pieno di cavità che ricorda molto un teschio umano, con accanto un grande albero che sembra essere piantato nella roccia.
Continuando in discesa si supera, a sinistra, un cancello chiuso, con un cartello di attenti al cane, che delimita una proprietà con dentro una casa ed altri edifici.
Abbiamo proseguito in discesa in contrada Ramulia fino a quando, alle 13,50, Giovanni si è accorto di avere sbagliato direzione perché, andando ancora avanti, ci saremmo trovati sul sentiero 177 che arriva a Gallodoro passando accanto al cimitero del paese.
Tornati indietro per alcune centinaia di metri
,all’altezza del cancello della proprietà sopra detta , abbiamo imboccato la strada a sinistra in discesa.
Dopo pochi minuti, in corrispondenza di una curva a gomito abbiamo visto, arroccato sulla montagna, il paese di Forza d’Agrò, nostra meta odierna.
Da qui parte , a sinistra, un’altra sterrata che dopo lunghi giri , conduce al paese di Scifì.
Procedendo in discesa sulla comoda strada, dopo circa mezz’ora abbiamo incontrato, sul lato sinistro, un originale e ingegnoso abbeveratoio costituito da 14 vecchie vasche da bagno, disposte a coppie lungo il lieve pendio in modo tale che al riempimento della prima tramite un tubo, l’acqua defluisca dal troppo pieno e riempia la coppia sottostante e così via fino alle ultime.
Da poco più avanti in poi, per quasi un chilometro, la strada ,tutta in discesa, ha il fondo coperto da uno spesso strato di fango molto scivoloso che costringe a camminare sul bordo e ha causato un paio di scivolate, fortunatamente senza conseguenze.
Alle 15,06, a un centinaio di metri da un piccolo rudere costruito sopra un grosso masso, la strada arriva ad un ponte che passa sopra il torrente Caliero, che a valle prende il nome di torrente Fondaco del Parrino le cui acque impetuose rugliano tra le rocce.
Superato il ponte la strada, da qui in poi con il fondo in buona parte asfaltato, sale verso il paese passando sotto una imponente parete di roccia sedimentaria, completamente diversa da quelle incontrare stamattina , dalle quali si sono staccati massi di diverse dimensioni caduti sulla strada.
Alle 15,19 siamo arrivati in un punto in cui, a sinistra c’è una sterrata, indicata da una freccia azzurra pitturata sulla parete e parzialmente coperta da un cespuglio di euforbia, che si congiunge a quella che esce dal paese e porta a Monte Recavallo.
Poco dopo abbiamo incontrato sulla strada una capretta che belava disperatamente alla ricerca della madre e, quando l’ha vista in alto su una cengia, l’ha raggiunta con una spettacolare scalata.
Cento metri dopo,a destra, ci sono i cartelli di divieto di accesso alle aree di cantiere a valle dove si stanno facendo i lavori della linea ferroviaria che quasi certamente hanno sconvolto il tracciato del sentiero che porta verso il mare.
Alle 15,40 abbiamo fatto una breve sosta per mangiare un panino e alle 16,00 siamo entrati in paese.
Qui qualche casa è stata restaurata ed utilizzata come casa vacanze,ma molte, forse la maggior parte, sono abbandonate e ridotte a ruderi abbarbicati sui lati delle ripide stradine.
Ci sono diversi cartelli con la scritta “vendesi” e c’è da auspicarsi che tra qualche lustro, una volta restaurate, il borgo si possa ripopolare ,almeno nei mesi estivi.
Su un tratto in discesa con il lastricato coperto dal “lippo”, Marcella è scivolata e si è fatta male alla mano destra rompendo anche lo schermo del telefonino che teneva in mano.
Arrivati alla cattedrale del XV secolo intitolata a Maria S. Annunziata e Assunta abbiamo fatto una foto di gruppo e poi siamo andati alla ricerca di un bar, ma quello nella prima piazza era chiuso.
Abbiamo proseguito fino al sagrato della chiesa della Santissima Trinità, con annesso il convento Agostiniano.
Gli edifici sono eretti su una altura, da cui si godono splendidi panorami, raggiungibile salendo una scenografica scalinata in pietra arenaria che passa sotto il caratteristico arco durazzesco, in stile gotico catalano, anch’esso del XV secolo.
Dopo aver fatto un video che ci ritraeva singolarmente all’uscita di uno strettissimo vicolo, ci siamo diretti all’uscita dal paese e qualcuno ha approfittato di un ristorante aperto per prendere un caffè .
Il percorso complessivo registrato è stato di quasi 18 chilometri.
A questo punto, dopo che Nino aveva telefonato a sua moglie Anna affinché venisse a recuperare gli autisti delle due macchine parcheggiate a Postoleone, siamo usciti dal paese e ci siamo incamminati sulla panoramica strada provinciale 16 di Forza d’Agrò che arriva alla SS.114 all’altezza del castello di capo Sant’Alessio.
Quando è arrivata Anna in macchina hanno preso posto Nino,Giovanni,Marcella e Giuliana ,mentre il resto della compagnia ha continuato a procedere a piedi arrivando alle 17,50 alla SS114 e dopo cinque minuti all’entrata di Sant’Alessio dove li ha presi a bordo Nino.
Abbiamo perso tempo per entrare in autostrada allo svincolo di Roccalumera per le deviazioni dovute ai danni del ciclone Harry del 21 gennaio scorso.
Arrivo a San Michele alle 18,45 contemporaneamente all’ equipaggio sulla macchina di Giovanni.
Escursione molto piacevole in buona compagnia.
Appuntamento alla chiesa di San Michele. Presenti della Recolapesce Marcella De Francesco, Giovanni Barbaro, Alberto Borgia, di Greenstone Nino Greco, Amedeo De Francisci, Anna Ranno Giuliana Sturniolo .
Sulla macchina di Nino sono saliti Amedeo e Alberto mentre Marcella, Anna e Giuliana hanno formato l’equipaggio di Giovanni.
Usciti a Tremestieri all’On the run abbiamo preso a bordo Carmen?
Viaggio sotto un cielo plumbeo, con nuvole basse e frequenti scrosci di pioggia.
Uscita allo svincolo di Taormina nord e prosecuzione verso Letoianni dove abbiamo imboccato la SP per Mongiuffi Melia.
Appena superata la galleria artificiale di Postoleoni abbiamo parcheggiato le macchine a distanza di un centinaio di metri l’una dall’altra.
La pioggia, che a giudicare dagli abbondanti rivoli d’acqua ancora presenti sulla strada , era da poco cessata, incombeva sulle montagne sopra Mongiuffi.
Breve consultazione tra Nino e Giovanni su quale percorso intraprendere.
Scartata l’ipotesi di imboccare il sentiero a sinistra che arriva,dopo vari saliscendi, a Monte Veneretta per poi proseguire verso Taormina, abbiamo imboccato, alle 10,05, il sentiero 176 a destra che risale lungo il fianco della montagna.
A valle si sente il rumore del fiume ingrossato che scende veloce tra le rocce della profonda gola.
Superata una chiudenda ,dopo una decina di minuti, ha ripreso a piovere.
Ad un certo punto la strada si perde e abbiamo iniziato un tratto fuori pista risalendo sulle rasole fino ad arrivare ad un oliveto con gli alberi potati da poco e il terreno spianato da una grossa macchina cingolata che, evidentemente era arrivata percorrendo un’altra strada che abbiamo raggiunto dopo circa mezz’ora. Continuando, sempre in salita, abbiamo visto, sulla parete opposta, il campo di calcio e, più a monte, il paese di Melia.
Alle 11,02, siamo arrivati in cima alla sella dove ci sono due strade, abbiamo imboccato quella di sinistra ,con il fondo asfaltato, che si mantiene orizzontale per un centinaio e alle 11,08 abbiamo scorto dall’alto le prime case del paesello di Gallodoro, che si dispiega a forma di cavea di teatro, con le abitazionii addossate l’una all’altra, tra scorci suggestivi e molto belli.
Alle 11,15, dopo aver superato un’area recintata con all’interno due grossi serbatoi di GPL, abbiamo intercettato la strada che ,a sinistra, conduce al vicino cimitero e prosegue verso la montagna ( sentiero 177), e attraversatala, siamo entrati in paese scendendo per una scalinata che porta verso il centro , inebriati dall’odore di pane appena sfornato, ma non ancora in vendita.
Dopo meno di dieci minuti, a destra e poco più in alto della sede stradale, ci siamo imbattuti nei resti di un antico palmento rupestre scavato nella roccia arenaria, recentemente restaurato dall’amministrazione comunale.
Palmenti di questo tipo erano utilizzati da diversi nuclei familiari per la pigiatura dell’uva prodotta nei vigneti della zona e nell’antichità si ricavava il Tauromenitanum, il vino degli Dei.
Dopo cinque minuti siamo arrivati al bivio con i cartelli stradali che, a destra, indicano l’uscita dal paese e la direzione per Letoianni sulla SS114 e dritto il ristorante Le pietre.
Sul lato sinistro,addossato al muro di contenimento, un altro cartello indica il punto di decollo con i parapendio.
Nel frattempo anche la debole pioviggine che ci aveva lasciato solo a tratti sembrava cessata e un debole raggio di sole, filtrato dalle nuvole, illuminava il promontorio di capo Taormina facendo luccicare il mare antintante.
Dopo un centinaio di metri, in contrada Mitta, alle 11,35, abbiamo incontrato un anziano signore,uno dei trecento abitanti del borgo, a cui abbiamo chiesto informazioni su un sentiero, noto a Nino, che, arrampicandosi a sinistra della strada sul fianco della montagna , partendo vicino al fabbricato in cui teneva gli attrezzi agricoli e le galline, ci avrebbe permesso di risparmiare alcuni chilometri di cammino, ma la sua risposta ci ha scoraggiati perché, a suo dire, il sentiero, dopo poche decine di metri non sarebbe stato praticabile a causa dei rovi che lo hanno invaso.
Il simpatico e disponibile indigeno che, per passatempo, stava facendo dei lavori nella sua proprietà dove razzolavano diverse galline guardate a vista da un impettito gallo, ha insistito per regalarci una discreta quantità di mandarini raccolti al momento da un suo albero, parte dei quali abbiamo diviso e consumato procedendo sulla strada.
Dopo una ventina di minuti la pioggia ha ripreso a cadere abbondante, accompagnata da forti raffiche di vento e quando, alle 12,16, siamo arrivati alla fine della strada asfaltata e al punto di decollo intitolato ad Angelo D’Arrigo, si era trasformata in nevischio.
Da questo punto si gode, nelle belle giornate, una vista spettacolare di tutta la costa e del mare,e anche oggi, nonostante il tempo pessimo e la scarsa visibilità, il cuore ti si allarga provando una sensazione di immensità.
Poco più avanti ci siamo riparati per una decina di minuti sotto una sporgenza di un edificio al lato della strada per poi proseguire.
Nonostante il tempo inclemente si apprezzano gli splendidi panorami, con i pendii coltivati, il paesello di Gallodoro, il massiccio monte Kalfa con il santuario della Madonna dell’Aiuto e a est il mare Ionio e la costa a sud di capo Taormina e l’Etna nascosta quasi completamente dalle nuvole.
Continuando , sotto piovaschi e schiarite, dopo circa trenta minuti siamo arrivati all’altezza di Serro Sant’Anna , a destra rispetto alla strada ( sentiero 190), dove si incontrano singolari e imponenti formazioni rocciose monolitiche di arenaria molto belle da vedere.
Alle 13,20, ad una curva all’interno del bosco di querce, siamo arrivati ad un enorme masso pieno di cavità che ricorda molto un teschio umano, con accanto un grande albero che sembra essere piantato nella roccia.
Continuando in discesa si supera, a sinistra, un cancello chiuso, con un cartello di attenti al cane, che delimita una proprietà con dentro una casa ed altri edifici.
Abbiamo proseguito in discesa in contrada Ramulia fino a quando, alle 13,50, Giovanni si è accorto di avere sbagliato direzione perché, andando ancora avanti, ci saremmo trovati sul sentiero 177 che arriva a Gallodoro passando accanto al cimitero del paese.
Tornati indietro per alcune centinaia di metri
,all’altezza del cancello della proprietà sopra detta , abbiamo imboccato la strada a sinistra in discesa.
Dopo pochi minuti, in corrispondenza di una curva a gomito abbiamo visto, arroccato sulla montagna, il paese di Forza d’Agrò, nostra meta odierna.
Da qui parte , a sinistra, un’altra sterrata che dopo lunghi giri , conduce al paese di Scifì.
Procedendo in discesa sulla comoda strada, dopo circa mezz’ora abbiamo incontrato, sul lato sinistro, un originale e ingegnoso abbeveratoio costituito da 14 vecchie vasche da bagno, disposte a coppie lungo il lieve pendio in modo tale che al riempimento della prima tramite un tubo, l’acqua defluisca dal troppo pieno e riempia la coppia sottostante e così via fino alle ultime.
Da poco più avanti in poi, per quasi un chilometro, la strada ,tutta in discesa, ha il fondo coperto da uno spesso strato di fango molto scivoloso che costringe a camminare sul bordo e ha causato un paio di scivolate, fortunatamente senza conseguenze.
Alle 15,06, a un centinaio di metri da un piccolo rudere costruito sopra un grosso masso, la strada arriva ad un ponte che passa sopra il torrente Caliero, che a valle prende il nome di torrente Fondaco del Parrino le cui acque impetuose rugliano tra le rocce.
Superato il ponte la strada, da qui in poi con il fondo in buona parte asfaltato, sale verso il paese passando sotto una imponente parete di roccia sedimentaria, completamente diversa da quelle incontrare stamattina , dalle quali si sono staccati massi di diverse dimensioni caduti sulla strada.
Alle 15,19 siamo arrivati in un punto in cui, a sinistra c’è una sterrata, indicata da una freccia azzurra pitturata sulla parete e parzialmente coperta da un cespuglio di euforbia, che si congiunge a quella che esce dal paese e porta a Monte Recavallo.
Poco dopo abbiamo incontrato sulla strada una capretta che belava disperatamente alla ricerca della madre e, quando l’ha vista in alto su una cengia, l’ha raggiunta con una spettacolare scalata.
Cento metri dopo,a destra, ci sono i cartelli di divieto di accesso alle aree di cantiere a valle dove si stanno facendo i lavori della linea ferroviaria che quasi certamente hanno sconvolto il tracciato del sentiero che porta verso il mare.
Alle 15,40 abbiamo fatto una breve sosta per mangiare un panino e alle 16,00 siamo entrati in paese.
Qui qualche casa è stata restaurata ed utilizzata come casa vacanze,ma molte, forse la maggior parte, sono abbandonate e ridotte a ruderi abbarbicati sui lati delle ripide stradine.
Ci sono diversi cartelli con la scritta “vendesi” e c’è da auspicarsi che tra qualche lustro, una volta restaurate, il borgo si possa ripopolare ,almeno nei mesi estivi.
Su un tratto in discesa con il lastricato coperto dal “lippo”, Marcella è scivolata e si è fatta male alla mano destra rompendo anche lo schermo del telefonino che teneva in mano.
Arrivati alla cattedrale del XV secolo intitolata a Maria S. Annunziata e Assunta abbiamo fatto una foto di gruppo e poi siamo andati alla ricerca di un bar, ma quello nella prima piazza era chiuso.
Abbiamo proseguito fino al sagrato della chiesa della Santissima Trinità, con annesso il convento Agostiniano.
Gli edifici sono eretti su una altura, da cui si godono splendidi panorami, raggiungibile salendo una scenografica scalinata in pietra arenaria che passa sotto il caratteristico arco durazzesco, in stile gotico catalano, anch’esso del XV secolo.
Dopo aver fatto un video che ci ritraeva singolarmente all’uscita di uno strettissimo vicolo, ci siamo diretti all’uscita dal paese e qualcuno ha approfittato di un ristorante aperto per prendere un caffè .
Il percorso complessivo registrato è stato di quasi 18 chilometri.
A questo punto, dopo che Nino aveva telefonato a sua moglie Anna affinché venisse a recuperare gli autisti delle due macchine parcheggiate a Postoleone, siamo usciti dal paese e ci siamo incamminati sulla panoramica strada provinciale 16 di Forza d’Agrò che arriva alla SS.114 all’altezza del castello di capo Sant’Alessio.
Quando è arrivata Anna in macchina hanno preso posto Nino,Giovanni,Marcella e Giuliana ,mentre il resto della compagnia ha continuato a procedere a piedi arrivando alle 17,50 alla SS114 e dopo cinque minuti all’entrata di Sant’Alessio dove li ha presi a bordo Nino.
Abbiamo perso tempo per entrare in autostrada allo svincolo di Roccalumera per le deviazioni dovute ai danni del ciclone Harry del 21 gennaio scorso.
Arrivo a San Michele alle 18,45 contemporaneamente all’ equipaggio sulla macchina di Giovanni.
Escursione molto piacevole in buona compagnia.



