Torrentismo

Il torrentismo e il torrentista

Annoverato a torto tra gli “sport estremi”, il torrentismo è in realtà un’affascinante attività esplorativa. Pur richiedendo una specifica preparazione fisica e tecnica,  indispensabile  per affrontarne in sicurezza le difficoltà, non è riservata a pochi spericolati come si è propensi a credere.

  
Introduzione al mondo delle forre: cenni su storia e tecnica del torrentismo.
Da “Giochi d’acqua verticali” dispensa di torrentismo a cura di Angelo Segatta e Roberto Pedroni edita dalla UISP (Unione Italiana Sport per Tutti) – Lega Montagna di Trento.
 
Le gole presentano, per loro natura, una morfologia articolata e complessa, a volte sono difficilmente raggiungibili. Per questi motivi, l’Uomo, pur conoscendone l’esistenza, si è ben guardato dall’addentrarsi in questi “orridi” troppo spesso, nell’immaginario popolare, frequentati da esseri mostruosi.
 
Percorrere una gola è un’attività appassionante, molto impegnativa, poiché richiede un notevole sforzo psicofisico e una permanenza prolungata in un ambiente con caratteristiche particolari.
 
E’ frequente durante una “gita” dover camminare su impervi sentieri, affrontare tratti scivolosissimi, superare frane o cercare la strada migliore tra ammassi labirintici di rocce enormi, passare attraverso grovigli di tronchi caduti e ammassati dalla corrente, arrampicare, saltare di sasso in sasso oppure in pozze profonde, nuotare anche in acque turbolente, scivolare lungo tratti di roccia (toboga), strisciare in stretti meandri.
 
Si devono eseguire manovre di corde, anche complesse e portarsi tutto il materiale necessario.
Tutto questo si affronta in un ambiente che ti toglie molte energie per la presenza d’acque gelide o, secondo le zone, di gole torride. Per prevenire incidenti sono necessarie una costante concentrazione e un attenzione reciproca fra compagni.
 
Chi si avvicina a quest’attività deve essere un buon escursionista, in grado di leggere e interpretare bene una cartina o la relazione di un avvicinamento all’ingresso della forra.
 
Poiché può succedere di dover superare dei tratti arrampicando, è consigliabile, o meglio auspicabile, che chi scende una forra sappia superare con sufficiente disinvoltura difficoltà alpinistiche di 3 o 4 grado.
Deve possedere una padronanza assoluta delle tecniche di discesa in corda doppia, di quelle di risalita, sia in grado di piantare spit e di attrezzare un armo.
 
Dovrebbe conoscere le tecniche di recupero del compagno su corda singola, essere in grado di armare delle teleferiche (talvolta necessarie per non finire sotto una cascata), sapersi organizzare un “sacco punta” (una specie di zaino usato dagli speleologi e dai torrentisti).
 
E’ indispensabile saper nuotare molto bene, perché non va assolutamente dimenticato che il torrentismo è uno sport acquatico e che ci si può trovare nella condizione di dover soccorrere un eventuale compagno infortunato in acqua.
 
Riassumendo Il torrentista dovrebbe racchiudere in se competenze escursionistiche, alpinistiche, speleologiche e di nuoto. In più non deve mai dimenticare a casa una grossa dose di buon senso, visto l’ambiente in cui si trova ad operare che spesso lo porta a valutazioni diverse sul da farsi, secondo il momento e le condizioni di percorrenza.
 
Può capitare di attraversare forre trasformate in discariche. Ciò nasce soprattutto dall’insana mentalità per cui una cosa che non si vede non è un problema, perciò se le immondizie sono nascoste in un posto inaccessibile queste non ci sono.
 
Basti pensare alla forra del Rio Novella in Val di Non (Trentino), bellissima ma non percorribile a causa di frequenti scarichi, e del letto che in alcuni punti è intasato da carcasse d’immondizie di vario tipo.
Noi torrentisti possiamo cominciare usando il buon senso, portando fuori delle forre le nostre immondizie (carte, barattoli, cordini vecchi) al fine di lasciare questi ambienti stupendi il più incontaminati possibile per quelli che avranno la fortuna di percorrerli dopo di noi.