Trekking del 15 marzo 2026
Appuntamento all’Immacolata alle 8,00
Presenti Francesco Pagano, Carmelo Geraci, Carlo Panzera, Rosalba Fera, Santino Cannavò, Giusi Saccà,Alberto Borgia.
Formazione degli equipaggi e partenza per Dinnammare.
Subito dopo le 4 strade incrociamo un numeroso gregge di capre condotte da quattro persone, tra cui la pastora di Gimello.
Arriviamo ai ripetitori di Dinnammare alle 8,40, soffia un forte vento, il cielo è coperto, ci sono nuvole basse , la visibilità è molto limitata ( non si vede praticamente niente) e le previsioni promettono pioggia dopo le 14,00. Decidiamo quindi di cambiare programma e non arrivare a Portella Vento ma di fare una escursione di mezza giornata sul versante tirrenico partendo da Musolino.
Tornati indietro già a Pizzo Chiarino è spuntato un raggio di sole,la visibilità è migliorata e si vedono Stromboli e la costa fino a Milazzo.
Parcheggiamo le auto all’area attrezzata di Musolino, dove già c’è qualcuno che ha acceso i fuochi per la grigliata, e qui ci raggiunge Bruno Porcari.
Alle 9,12 ci mettiamo in marcia sul sentiero 130 in direzione forte Campone.
Dopo circa 500 metri lasciamo la strada principale e imbocchiamo la sterrata a destra.
Con la luce del giorno sono evidenti i danni causati al bosco dai forti venti del mese scorso, che hanno abbattuto centinaia di alberi e innumerevoli rami.
Da qui, per circa due chilometri, scendiamo di quota, con pendenze variabili tra il 7 e il 14% passando da 640 a 450 mslm.
Raggiungiamo alle 9,34, a un chilometro dalla partenza, un quadrivio, su un cipresso c’è un cartello con una freccia che, a destra, indica il “Cammino Pier Giorgio Frassati” dedicato a un giovane, vissuto nei primi decenni dello scorso secolo e santificato nel mese di settembre del 2025 da papa Leone XIV.
Dopo una ventina di minuti la strada passa sotto Serra della Morte, esce dal bosco e lo sguardo spazia sul mare Tirreno, sulle colline circostanti e sul paese di Gesso.
Proseguendo arriviamo a due imponenti cipressi su una curva.
Poco più avanti la strada si riduce ad uno stretto sentiero costeggiato da alti e vetusti pini.
Si scorgono a sinistra, a un livello più in basso, quasi completamente sommersi dai rovi , felci e altra vegetazione spontanea, i ruderi di diverse costruzioni, identificate come case Sant’Anna.
Qualcuna sembra relativamente nuova, ma non abbiamo informazioni relative al loro utilizzo.
La strada più avanti diventa impraticabile perché è invasa da rovi e cespugli per cui alle 10,10 torniamo indietro seguendo una strada diversa da quella presa per arrivare qui e dopo circa 1,4 chilometri di salita, alle 10,38, a quasi 4 chilometri dalla partenza, raggiungiamo un altro quadrivio.
La strada a destra, in discesa ( sentiero 129), conduce a Serro e a Calvaruso, ma, come indicano i cartelli apposti più di due anni orsono, è interrotta per frana.
Quella che va dritta conduce, dopo circa 500 metri, al resort Borgo Musolino, (ex villa Rodriquez), ma l’accesso alla proprietà è impedito da un cancello per cui prendiamo quella a sinistra in salita (129).
Dopo una quindicina di minuti sentiamo uno scampanellio, provocato dai sonagli che portano al collo tre cani di piccola taglia, presumibilmente in fase di addestramento per la caccia al cinghiale, a cura di due persone vicine.
Alle 11,00 , dopo circa 800 metri dal quadrivio, raggiungiamo una fontana in pietra con un bel “cannolo” di acqua fresca e, dopo un breve tratto pianeggiante fiancheggiato da muri a secco, alle 11,10 imbocchiamo il Cammino Pier Giorgio Frassati.
Qui ci supera un pick up Toyota con sopra i cani visti precedentemente e alle 11,22 incrociamo la stele dell’Ecce Homo dove un pannello in legno ricorda un atto vandalico non meglio identificato .
Poco dopo arriviamo ai piedi di forte Ferraro, dove soffia un impetuoso vento di scirocco , e quindi ai ruderi della colonia montana Principe di Piemonte, costruita nel 1932 e distrutta da un incendio una cinquantina di anni orsono.
La struttura è stata vandalizzata e versa in uno stato di vergognoso degrado, a testimonianza della insipienza di tutte le amministrazioni pubbliche che dopo mezzo secolo, al di là di dichiarazioni di buona volontà, non hanno fatto nulla per restituirla alla fruizione della cittadinanza.
A questo punto abbiamo fatto una breve deviazione e siamo entrati nella proprietà in cui sorge il piccolo edificio dell’Oasi di San Francesco, gestita da Legambiente dei Peloritani.
Anche qui il vento forte ha causato danni facendo crollare grossi alberi sulla linea elettrica e sollevando alcuni pannelli di copertura della tettoia che c’è dietro la casa.
Recentemente la UISP ha sottoscritto un accordo con il gestore per poterla utilizzare durante l’anno.
Abbiamo fatto un giro nella tenuta, danneggiata negli incendi dell’estate 2023, e ci siamo resi conto delle potenzialità che offre per le attività della Recolapesce.
Santino suggerisce di proporci e impegnarci per eseguire qualche lavoro alla nostra portata in modo da dimostrare concretamente il nostro interesse.
Alle 11,47, dopo la foto di gruppo sulle panchine in un belvedere panoramico, ci siamo diretti al centro Polifunzionale che abbiamo raggiunto dopo una ventina di minuti.
A questo punto,seguendo la segnaletica, imbocchiamo a destra il Sentiero Italia 101, che si inerpica nel bosco per circa 300 metri fino al punto in cui confluisce sul sentiero a mezza costa. A sinistra si sale verso Portella Armacera e Pizzo Chiarino, noi andiamo a destra e dopo un centinaio di metri arriviamo alla meta.
Sono quasi le 12,30, una folla di gitanti della domenica ha occupato i tavoli dell’area attrezzata e tutte le postazioni “pi rrustiri” sono in funzione per cui i può ragionevolmente temere che, vista la cultura e la sensibilità ambientale del buddace medio, altre decine di chili di monnezza verranno abbandonate anche oggi per contribuire a rendere questo bel luogo una porcilaia.
Il percorso complessivo registrato è stato di circa 8,5 chilometri, i sentieri seguiti sono tutti di facile accessibilità (purtroppo anche a numerosi gruppi di pericolosi motociclisti) e si prestano a innumerevoli varianti.
Ancora una volta abbiamo avuto l’occasione di apprezzare questi nostri spesso bistrattati “colli” che, a due passi dalla città, permettono di passare qualche ora in una atmosfera fuori dal tempo.
Appuntamento all’Immacolata alle 8,00
Presenti Francesco Pagano, Carmelo Geraci, Carlo Panzera, Rosalba Fera, Santino Cannavò, Giusi Saccà,Alberto Borgia.
Formazione degli equipaggi e partenza per Dinnammare.
Subito dopo le 4 strade incrociamo un numeroso gregge di capre condotte da quattro persone, tra cui la pastora di Gimello.
Arriviamo ai ripetitori di Dinnammare alle 8,40, soffia un forte vento, il cielo è coperto, ci sono nuvole basse , la visibilità è molto limitata ( non si vede praticamente niente) e le previsioni promettono pioggia dopo le 14,00. Decidiamo quindi di cambiare programma e non arrivare a Portella Vento ma di fare una escursione di mezza giornata sul versante tirrenico partendo da Musolino.
Tornati indietro già a Pizzo Chiarino è spuntato un raggio di sole,la visibilità è migliorata e si vedono Stromboli e la costa fino a Milazzo.
Parcheggiamo le auto all’area attrezzata di Musolino, dove già c’è qualcuno che ha acceso i fuochi per la grigliata, e qui ci raggiunge Bruno Porcari.
Alle 9,12 ci mettiamo in marcia sul sentiero 130 in direzione forte Campone.
Dopo circa 500 metri lasciamo la strada principale e imbocchiamo la sterrata a destra.
Con la luce del giorno sono evidenti i danni causati al bosco dai forti venti del mese scorso, che hanno abbattuto centinaia di alberi e innumerevoli rami.
Da qui, per circa due chilometri, scendiamo di quota, con pendenze variabili tra il 7 e il 14% passando da 640 a 450 mslm.
Raggiungiamo alle 9,34, a un chilometro dalla partenza, un quadrivio, su un cipresso c’è un cartello con una freccia che, a destra, indica il “Cammino Pier Giorgio Frassati” dedicato a un giovane, vissuto nei primi decenni dello scorso secolo e santificato nel mese di settembre del 2025 da papa Leone XIV.
Dopo una ventina di minuti la strada passa sotto Serra della Morte, esce dal bosco e lo sguardo spazia sul mare Tirreno, sulle colline circostanti e sul paese di Gesso.
Proseguendo arriviamo a due imponenti cipressi su una curva.
Poco più avanti la strada si riduce ad uno stretto sentiero costeggiato da alti e vetusti pini.
Si scorgono a sinistra, a un livello più in basso, quasi completamente sommersi dai rovi , felci e altra vegetazione spontanea, i ruderi di diverse costruzioni, identificate come case Sant’Anna.
Qualcuna sembra relativamente nuova, ma non abbiamo informazioni relative al loro utilizzo.
La strada più avanti diventa impraticabile perché è invasa da rovi e cespugli per cui alle 10,10 torniamo indietro seguendo una strada diversa da quella presa per arrivare qui e dopo circa 1,4 chilometri di salita, alle 10,38, a quasi 4 chilometri dalla partenza, raggiungiamo un altro quadrivio.
La strada a destra, in discesa ( sentiero 129), conduce a Serro e a Calvaruso, ma, come indicano i cartelli apposti più di due anni orsono, è interrotta per frana.
Quella che va dritta conduce, dopo circa 500 metri, al resort Borgo Musolino, (ex villa Rodriquez), ma l’accesso alla proprietà è impedito da un cancello per cui prendiamo quella a sinistra in salita (129).
Dopo una quindicina di minuti sentiamo uno scampanellio, provocato dai sonagli che portano al collo tre cani di piccola taglia, presumibilmente in fase di addestramento per la caccia al cinghiale, a cura di due persone vicine.
Alle 11,00 , dopo circa 800 metri dal quadrivio, raggiungiamo una fontana in pietra con un bel “cannolo” di acqua fresca e, dopo un breve tratto pianeggiante fiancheggiato da muri a secco, alle 11,10 imbocchiamo il Cammino Pier Giorgio Frassati.
Qui ci supera un pick up Toyota con sopra i cani visti precedentemente e alle 11,22 incrociamo la stele dell’Ecce Homo dove un pannello in legno ricorda un atto vandalico non meglio identificato .
Poco dopo arriviamo ai piedi di forte Ferraro, dove soffia un impetuoso vento di scirocco , e quindi ai ruderi della colonia montana Principe di Piemonte, costruita nel 1932 e distrutta da un incendio una cinquantina di anni orsono.
La struttura è stata vandalizzata e versa in uno stato di vergognoso degrado, a testimonianza della insipienza di tutte le amministrazioni pubbliche che dopo mezzo secolo, al di là di dichiarazioni di buona volontà, non hanno fatto nulla per restituirla alla fruizione della cittadinanza.
A questo punto abbiamo fatto una breve deviazione e siamo entrati nella proprietà in cui sorge il piccolo edificio dell’Oasi di San Francesco, gestita da Legambiente dei Peloritani.
Anche qui il vento forte ha causato danni facendo crollare grossi alberi sulla linea elettrica e sollevando alcuni pannelli di copertura della tettoia che c’è dietro la casa.
Recentemente la UISP ha sottoscritto un accordo con il gestore per poterla utilizzare durante l’anno.
Abbiamo fatto un giro nella tenuta, danneggiata negli incendi dell’estate 2023, e ci siamo resi conto delle potenzialità che offre per le attività della Recolapesce.
Santino suggerisce di proporci e impegnarci per eseguire qualche lavoro alla nostra portata in modo da dimostrare concretamente il nostro interesse.
Alle 11,47, dopo la foto di gruppo sulle panchine in un belvedere panoramico, ci siamo diretti al centro Polifunzionale che abbiamo raggiunto dopo una ventina di minuti.
A questo punto,seguendo la segnaletica, imbocchiamo a destra il Sentiero Italia 101, che si inerpica nel bosco per circa 300 metri fino al punto in cui confluisce sul sentiero a mezza costa. A sinistra si sale verso Portella Armacera e Pizzo Chiarino, noi andiamo a destra e dopo un centinaio di metri arriviamo alla meta.
Sono quasi le 12,30, una folla di gitanti della domenica ha occupato i tavoli dell’area attrezzata e tutte le postazioni “pi rrustiri” sono in funzione per cui i può ragionevolmente temere che, vista la cultura e la sensibilità ambientale del buddace medio, altre decine di chili di monnezza verranno abbandonate anche oggi per contribuire a rendere questo bel luogo una porcilaia.
Il percorso complessivo registrato è stato di circa 8,5 chilometri, i sentieri seguiti sono tutti di facile accessibilità (purtroppo anche a numerosi gruppi di pericolosi motociclisti) e si prestano a innumerevoli varianti.
Ancora una volta abbiamo avuto l’occasione di apprezzare questi nostri spesso bistrattati “colli” che, a due passi dalla città, permettono di passare qualche ora in una atmosfera fuori dal tempo.




