Trekking ad anello da Santo Stefano Briga al rifugio Bottino del 20 luglio 2025.
Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata.
Partecipanti Tonino Seminerio, Anna Costalunga e Alberto Borgia.
Raggiunto e superato il paese costeggiato il torrente fino ad arrivare ad una serie di briglie in cemento che si lasciano a sinistra.
Alle 8,30 arrivo a Mandria Salemi dove abbiamo parcheggiato la macchina.
Presa la strada a sinistra e superati i detriti trasportati dalle piene del torrente abbiamo seguito il cartello per il sentiero ” La Nibbiata” imboccandolo a sinistra di un alto muro alla base del quale c’è una costruzione in muratura con dentro le tubazioni dell’acquedotto.
Si procede in salita fino a superare una bassa staccionata e arrivando a un segnale del CAI su una pietra andare verso sinistra all’interno del bosco per alcune centinaia di metri fino ad arrivare ad una serie di costruzioni di servizio dell’acquedotto.
Proseguendo per alcune decine di metri si incontra una costruzione con dentro un tavolo e immediatamente dopo si giunge ad un punto panoramico con una panca da cui si gode un bellissimo panorama sulla vallata e sullo Ionio.
Si apprezzano i terrazzamenti, in gran parte abbandonati , che fino all’introduzione della meccanizzazione in agricoltura , erano coltivati e permettevano una economia di sostentamento locale .
Anna suggerisce di proporre questo percorso per un possibile trekking notturno ed effettivamente si può prendere in esame anche se, come fa notare Tonino, la strada per arrivare al parcheggio potrebbe essere poco agevole al buio.
Dopo una breve sosta, alle 9,20, abbiamo ripreso la comoda strada fino ad entrare e superare , dopo una ventina di minuti, il fitto bosco di castagni di Piano Ulaccu. Una strada in discesa, non segnata sulla mappa conduce verso valle.
Da qui in poi , a circa 2 chilometri dalla partenza, la strada sterrata è completamente scoperta e al sole, ma la temperatura è sopportabile.
Inizialmente il sentiero Nibbiata va verso destra in direzione pizzo Bufarda, poi verso sinistra, sempre in salita, con pendenze variabili tra il 6 e il 13 % in brevi tratti.
Alle 10,17 si supera una chiusa con un cartello di divieto di pascolo e dopo altri 2 chilometri inizia una serie di stretti tornanti.
Da una curva appare prima il massiccio di Monte Scuderi da solo e poi , dopo un quarto d’ora anche con l’Etna.
Alle 10,39, superati i ripetitori e un cancello e un cartello rotto Forestazione urbana, si vede in cima al pizzo Tammurinaro, a quota 1015 metri, una torretta della forestale che raggiungiamo dopo circa 15 minuti facendo una piccola deviazione di circa 200 metri.
La torretta, in elementi di calcestruzzo prefabbricati, non è agibile perché manca la scala di accesso, ma il panorama è comunque spettacolare perché la vista spazia a 360 gradi dallo Stretto con la costa ionica al mare Tirreno e i Peloritani e l’Etna sullo sfondo.
Tornati sulla strada abbiamo proseguito per fino ad arrivare, alle 11,09 all’abbandonata casetta della Forestale di piano San Calogero , distante circa 6,5 chilometri dalla partenza, con un grande spazio antistante per l’atterraggio di un elicottero e una voluminosa vasca piena d’acqua , con dentro numerosi pesciolini rossi, per il rifornimento degli elicotteri in caso di incendio.
Un piccolo rivoletto di acqua fresca ci ha permesso di riempire le borracce ormai vuote dopo la lunga salita e di dare una leggera rinfrescata.
La strada si congiunge qui alla dorsale dei Peloritani che abbiamo seguito per qualche centinaio di metri in direzione nord.
Arrivati intorno alle 11,35 ai ruderi di un ponticello che costeggia, a destra, la carrozzabile che procede verso il rifugio Bottino la abbiamo abbandonata per seguire la traccia indicata sulla mappa che porta a pizzo Sambuco.
La traccia è nascosta da fitti cespugli di erica e Anna ha fatto diversi tentativi prima di trovare la strada che , alle 12,13 ci ha fatto raggiungere la cima a quota 1070 metri.
Da qui si vede la torretta di pizzo Tammurinaro , la penisola di Milazzo e le isole Eolie, con Vulcano, Lipari e, in lontananza a nord est Stromboli, Dinnammare e le montagne della Calabria.
Si sentono non molto distanti i suoni dei campanacci e i belati delle pecore, ma non si vedono perché nascoste tra la fitta vegetazione.
Per raggiungere la cima di pizzo Bottino, a 8,8 chilometri dalla partenza , abbiamo impiegato circa 45 minuti seguendo, dopo un tratto in discesa tra gli alberi, un sentiero a saliscendi di cresta e un tratto in salita tra le rocce, percorribile con attenzione solo da chi ha una certa preparazione.
Anche da qui la vista è incomparabile, si vede anche tutto il porto e lo Stretto fino a Capo Peloro e vale la pena fare la strada per raggiungere la cima.
Secondo la traccia sulla mappa da qui dovrebbe esserci un sentiero che , scendendo gradualmente dovrebbe raggiungere facilmente il rifugio Bottino, poco distante.
Anche qui però i fitti cespugli di erica nascondono il sentiero e dopo diversi e infruttuosi tentativi abbiamo deciso di tagliare per arrivare sulla carrozzabile.
Anna ancora una volta ha fatto da apripista in una discesa piuttosto impegnativa , tra le eriche che graffiavano, il terreno cedevole che ha causato qualche scivolata e qualche contorcimento per passare sotto i bassi rami.
Alle 13,45 dopo 45 minuti e un ultimo tratto percorso scivolando seduti , siamo arrivati alla meta, a soli 450 metri di distanza dalla cima.
Tornando verso il piano San Calogero, finalmente alle 14,05, abbiamo raggiunto il rifugio Bottino dove ci siamo fermati per pranzare e fare una sosta più lunga.
Il rifugio è aperto, ma sporco e con il tetto in cattive condizioni.
Come in altre occasioni, facendo il confronto con i rifugi sull’Etna o addirittura con quelli delle regioni del nord, ci si rende conto della miopia delle istituzioni ( Forestale in primis) che dovrebbero valorizzare questi beni e renderli fruibili alla cittadinanza.
Durante la sosta Alberto è andato alla ricerca della traccia che parte da pizzo Bottino (qurlla che non abbiamo trovato ) e ha individuato il tracciato che si inerpica, ma ha proseguito solo per un breve tratto e quindi non ha potuto verificarne le condizioni più a monte.
Alle 14,40 ci siamo messi in movimento e tornando indietro abbiamo imboccato la comoda trazzera Lupo- Pizzo Bottino, verso Santo Stefano.
Il percorso è tutto in discesa, la strada , ad ampi tornanti, è quasi sempre nel bosco, ci sono scorci magnifici sul porto e si procede abbastanza velocemente.
Dopo circa un’ora, a quasi quattro chilometri dal rifugio, alle 15,40, siamo arrivati a puntale Furcu a quota 668 metri, dove c’è un’altra torretta della forestale, non utilizzata, con struttura in acciaio e scala per salire, ma con una pedana che impedisce l’accesso all’interno perché il pavimento è in parte mancante e completamente marcio.
La vista da qui spazia su tutta la vallata e sul torrente oltre che sullo Ionio.
Dopo una breve sosta per qualche foto ci siamo diretti all’area attrezzata Lupo e lunngo la strada abbiamo incrociato una “lapa” con una anziana signora e un ragazzino che accudivano un gregge di capre.
Anna ci ha spiegato come effettivamente vengono preparati, nella maggior parte dei bar e delle gelaterie della città, i gelati venduti come ” artigianali”, ma che tali non sono, facendoci venire la curiosità di provare i suoi prodotti.
All’area Lupo siamo arrivati alle 16,04 e ci siamo fermati per una ventina di minuti
Una fontana con fresca acqua di sorgente ci ha permesso di rinfrescarci e dissetarci .
Anna e Alberto sono arrivati fino allla costruzione sul pendio e alla grande ” gebbia “.
Il posto è pulito e curato , con numerosi terrazzamenti realizzati con muri a secco, c’è l’acqua corrente e diversi punti per fare grigliate e vale la pena verificare la possibilità di averlo per un giorno per fare qualche attività associativa. Elena Serban ha i recapiti telefonici del referente e li farà avere ad Anna.
Dopo circa venti minuti ci siamo messi in marcia e dopo circa due chilometri, alle 16,55 siamo arrivati alla macchina al punto di partenza.
Lunghezza complessiva del percorso, secondo Komoot, 16, 7 chilometri.
Arrivo in città alle 17,35.
Nel periodo in caso di maltempo e/o scarsa visibilità è sconsigliato abbandonare la strada militare e raggiungere Pizzo Sambuco e Pizzo Bottino
Escursione molto piacevole, impegnativa in certi tratti, in bei posti e con ottima compagnia.Sotto il link della traccia del percorso di oggi
Appuntamento alle 8,00 all’Immacolata.
Partecipanti Tonino Seminerio, Anna Costalunga e Alberto Borgia.
Raggiunto e superato il paese costeggiato il torrente fino ad arrivare ad una serie di briglie in cemento che si lasciano a sinistra.
Alle 8,30 arrivo a Mandria Salemi dove abbiamo parcheggiato la macchina.
Presa la strada a sinistra e superati i detriti trasportati dalle piene del torrente abbiamo seguito il cartello per il sentiero ” La Nibbiata” imboccandolo a sinistra di un alto muro alla base del quale c’è una costruzione in muratura con dentro le tubazioni dell’acquedotto.
Si procede in salita fino a superare una bassa staccionata e arrivando a un segnale del CAI su una pietra andare verso sinistra all’interno del bosco per alcune centinaia di metri fino ad arrivare ad una serie di costruzioni di servizio dell’acquedotto.
Proseguendo per alcune decine di metri si incontra una costruzione con dentro un tavolo e immediatamente dopo si giunge ad un punto panoramico con una panca da cui si gode un bellissimo panorama sulla vallata e sullo Ionio.
Si apprezzano i terrazzamenti, in gran parte abbandonati , che fino all’introduzione della meccanizzazione in agricoltura , erano coltivati e permettevano una economia di sostentamento locale .
Anna suggerisce di proporre questo percorso per un possibile trekking notturno ed effettivamente si può prendere in esame anche se, come fa notare Tonino, la strada per arrivare al parcheggio potrebbe essere poco agevole al buio.
Dopo una breve sosta, alle 9,20, abbiamo ripreso la comoda strada fino ad entrare e superare , dopo una ventina di minuti, il fitto bosco di castagni di Piano Ulaccu. Una strada in discesa, non segnata sulla mappa conduce verso valle.
Da qui in poi , a circa 2 chilometri dalla partenza, la strada sterrata è completamente scoperta e al sole, ma la temperatura è sopportabile.
Inizialmente il sentiero Nibbiata va verso destra in direzione pizzo Bufarda, poi verso sinistra, sempre in salita, con pendenze variabili tra il 6 e il 13 % in brevi tratti.
Alle 10,17 si supera una chiusa con un cartello di divieto di pascolo e dopo altri 2 chilometri inizia una serie di stretti tornanti.
Da una curva appare prima il massiccio di Monte Scuderi da solo e poi , dopo un quarto d’ora anche con l’Etna.
Alle 10,39, superati i ripetitori e un cancello e un cartello rotto Forestazione urbana, si vede in cima al pizzo Tammurinaro, a quota 1015 metri, una torretta della forestale che raggiungiamo dopo circa 15 minuti facendo una piccola deviazione di circa 200 metri.
La torretta, in elementi di calcestruzzo prefabbricati, non è agibile perché manca la scala di accesso, ma il panorama è comunque spettacolare perché la vista spazia a 360 gradi dallo Stretto con la costa ionica al mare Tirreno e i Peloritani e l’Etna sullo sfondo.
Tornati sulla strada abbiamo proseguito per fino ad arrivare, alle 11,09 all’abbandonata casetta della Forestale di piano San Calogero , distante circa 6,5 chilometri dalla partenza, con un grande spazio antistante per l’atterraggio di un elicottero e una voluminosa vasca piena d’acqua , con dentro numerosi pesciolini rossi, per il rifornimento degli elicotteri in caso di incendio.
Un piccolo rivoletto di acqua fresca ci ha permesso di riempire le borracce ormai vuote dopo la lunga salita e di dare una leggera rinfrescata.
La strada si congiunge qui alla dorsale dei Peloritani che abbiamo seguito per qualche centinaio di metri in direzione nord.
Arrivati intorno alle 11,35 ai ruderi di un ponticello che costeggia, a destra, la carrozzabile che procede verso il rifugio Bottino la abbiamo abbandonata per seguire la traccia indicata sulla mappa che porta a pizzo Sambuco.
La traccia è nascosta da fitti cespugli di erica e Anna ha fatto diversi tentativi prima di trovare la strada che , alle 12,13 ci ha fatto raggiungere la cima a quota 1070 metri.
Da qui si vede la torretta di pizzo Tammurinaro , la penisola di Milazzo e le isole Eolie, con Vulcano, Lipari e, in lontananza a nord est Stromboli, Dinnammare e le montagne della Calabria.
Si sentono non molto distanti i suoni dei campanacci e i belati delle pecore, ma non si vedono perché nascoste tra la fitta vegetazione.
Per raggiungere la cima di pizzo Bottino, a 8,8 chilometri dalla partenza , abbiamo impiegato circa 45 minuti seguendo, dopo un tratto in discesa tra gli alberi, un sentiero a saliscendi di cresta e un tratto in salita tra le rocce, percorribile con attenzione solo da chi ha una certa preparazione.
Anche da qui la vista è incomparabile, si vede anche tutto il porto e lo Stretto fino a Capo Peloro e vale la pena fare la strada per raggiungere la cima.
Secondo la traccia sulla mappa da qui dovrebbe esserci un sentiero che , scendendo gradualmente dovrebbe raggiungere facilmente il rifugio Bottino, poco distante.
Anche qui però i fitti cespugli di erica nascondono il sentiero e dopo diversi e infruttuosi tentativi abbiamo deciso di tagliare per arrivare sulla carrozzabile.
Anna ancora una volta ha fatto da apripista in una discesa piuttosto impegnativa , tra le eriche che graffiavano, il terreno cedevole che ha causato qualche scivolata e qualche contorcimento per passare sotto i bassi rami.
Alle 13,45 dopo 45 minuti e un ultimo tratto percorso scivolando seduti , siamo arrivati alla meta, a soli 450 metri di distanza dalla cima.
Tornando verso il piano San Calogero, finalmente alle 14,05, abbiamo raggiunto il rifugio Bottino dove ci siamo fermati per pranzare e fare una sosta più lunga.
Il rifugio è aperto, ma sporco e con il tetto in cattive condizioni.
Come in altre occasioni, facendo il confronto con i rifugi sull’Etna o addirittura con quelli delle regioni del nord, ci si rende conto della miopia delle istituzioni ( Forestale in primis) che dovrebbero valorizzare questi beni e renderli fruibili alla cittadinanza.
Durante la sosta Alberto è andato alla ricerca della traccia che parte da pizzo Bottino (qurlla che non abbiamo trovato ) e ha individuato il tracciato che si inerpica, ma ha proseguito solo per un breve tratto e quindi non ha potuto verificarne le condizioni più a monte.
Alle 14,40 ci siamo messi in movimento e tornando indietro abbiamo imboccato la comoda trazzera Lupo- Pizzo Bottino, verso Santo Stefano.
Il percorso è tutto in discesa, la strada , ad ampi tornanti, è quasi sempre nel bosco, ci sono scorci magnifici sul porto e si procede abbastanza velocemente.
Dopo circa un’ora, a quasi quattro chilometri dal rifugio, alle 15,40, siamo arrivati a puntale Furcu a quota 668 metri, dove c’è un’altra torretta della forestale, non utilizzata, con struttura in acciaio e scala per salire, ma con una pedana che impedisce l’accesso all’interno perché il pavimento è in parte mancante e completamente marcio.
La vista da qui spazia su tutta la vallata e sul torrente oltre che sullo Ionio.
Dopo una breve sosta per qualche foto ci siamo diretti all’area attrezzata Lupo e lunngo la strada abbiamo incrociato una “lapa” con una anziana signora e un ragazzino che accudivano un gregge di capre.
Anna ci ha spiegato come effettivamente vengono preparati, nella maggior parte dei bar e delle gelaterie della città, i gelati venduti come ” artigianali”, ma che tali non sono, facendoci venire la curiosità di provare i suoi prodotti.
All’area Lupo siamo arrivati alle 16,04 e ci siamo fermati per una ventina di minuti
Una fontana con fresca acqua di sorgente ci ha permesso di rinfrescarci e dissetarci .
Anna e Alberto sono arrivati fino allla costruzione sul pendio e alla grande ” gebbia “.
Il posto è pulito e curato , con numerosi terrazzamenti realizzati con muri a secco, c’è l’acqua corrente e diversi punti per fare grigliate e vale la pena verificare la possibilità di averlo per un giorno per fare qualche attività associativa. Elena Serban ha i recapiti telefonici del referente e li farà avere ad Anna.
Dopo circa venti minuti ci siamo messi in marcia e dopo circa due chilometri, alle 16,55 siamo arrivati alla macchina al punto di partenza.
Lunghezza complessiva del percorso, secondo Komoot, 16, 7 chilometri.
Arrivo in città alle 17,35.
Nel periodo in caso di maltempo e/o scarsa visibilità è sconsigliato abbandonare la strada militare e raggiungere Pizzo Sambuco e Pizzo Bottino
Escursione molto piacevole, impegnativa in certi tratti, in bei posti e con ottima compagnia.Sotto il link della traccia del percorso di oggi




