Trekking fuori programma del 5 luglio 2025
A questo trekking, proposto venerdì sera da Alberto Borgia, ha risposto solo Elena Serban.
Appuntamento alle 7,45 alla fermata degli autobus di via Garibaldi, angolo via Portosalvo.
Preso l’autobus per Castanea e le Masse delle 7,55 siamo scesi a Portella Castanea alle 8,20.
Imboccato il sentiero della Candelara fino ad arrivare al tavolo della forestale su cui abbiamo cenato durante un trekking notturno dei mesi scorsi.
A questo punto , invece di proseguire sulla comoda strada, abbiamo seguito la rete di recinzione dove inizialmente corre il sentiero, ma successivamente, per alcune centinaia di metri, rimane solo un tracciato per capre piuttosto ripido (con qualche breve tratto con pendenze del 29% ) che porta a valle.
Arrivati in fondo abbiamo seguito il corso del torrente Monaco, poi Tarantonio, in buona parte coperto da rigogliosa vegetazione e con acqua limpida e relativamente abbondante.
Sul percorso si incontrano diversi alberi di maestosi pioppi neri, qualcuno abbattuto, ma che per le dimensioni del tronco dà ancora l’impressione di forza e potenza .
Si cammina in parte nel greto, anche se la traccia è ovunque visibile e praticabile.
L’autostrada incombe sul sentiero, ma è sufficiente non alzare lo sguardo verso gli impalcati dei viadotti e cercare di non sentire i rumori per avere l’impressione di trovarsi in una località sperduta fuori dalla civiltà.
Procedendo senza fretta , alle 10,15 abbiamo incrociato una vacca con una giovenca e un torello fermi sulla strada e senza alcuna intenzione di spostarsi per cui prudentemente non abbiamo voluto correre rischi e per una decina di metri siamo andati fuori pista superandoli per arrivare fino alla vicina chiudenda.
Dopo dieci minuti , sul lato sinistro della strada, c’è un serbatoio di polietilene da mille litri aperto che serve come vasca di raccolta della fresca acqua di sorgente convogliata con un tubo di plastica di cui ha approfittato Alberto per bere e rinfrescarsi un poco.
Lungo il percorso Elena ha fatto abbondante raccolta di more di siepe già mature fermandosi presso i numerosi cespugli che fiancheggiano la strada.
Alle 10,35 siamo arrivati in un punto da cui, alzando lo sguardo, si vede troneggiare in alto la massiccia mole di Forte Monte dei Centri , il più piccolo dei forti umbertini sulla costa siciliana, che prende il nome dell’omonimo monte.
Ad un certo punto, tratti in inganno dal raglio di un asino che Alberto pensava che appartenesse a Gabriella Rapisarda, la cantante del gruppo in cui suona Carmelo Geraci e che possiede un terreno a Tarantonio, abbiamo oltrepassato un cancello e seguito la traccia di sinistra sbagliando strada.
Ci siamo trovati all’interno di un vivaio in cui la strada si interrompe ad una recinzione con un cancello, all’interno della quale c’era un asino a cui Elena ha dato da mangiare le noci che aveva raccolto poco prima.
Tornando indietro abbiamo ” rubato”alcuni pomodori maturi e qualche frutto della passione (che Alberto non conosceva) che cresceva in abbondanza sulla recinzione che costeggia l’alveo del torrente, ormai asciutto.
Imboccata la strada sull’altra sponda che costeggia l’alveo e un muro di recinzione dei vivai Bonaccorso dove siamo passati alle 11,25.
Fatta una breve sosta all’ombra dopo una decina di minuti e alle 11,50 dopo aver superato un’area per il rimessaggio di imbarcazioni, siamo arrivati alla foce del torrente Tarantonio, a 9, 6 chilometri dalla partenza.
Nel frattempo avevamo sentito al telefono Marcello che oggi era a Rodia per ritirare i mobili che gli hanno consegnato e ci siamo incamminati lungo la battigia verso casa sua.
Sperimentato con successo l’impiego dell’ombrello da trekking che ha fornito copertura sufficiente per due persone.
Superato il lido di Marmora beach e altri tratti di spiaggia libera affollati da bagnanti, incuriositi dall’ombrello e dal nostro abbigliamento, alle 12,20, a 11, 4 chilometri dalla partenza, ci siamo fermati all’ombra di una grossa imbarcazione e ci siamo tuffati in mare per un bagno rigenerante.
Intorno alle 13,10 ci hanno raggiunti Marcello , che era andato a Milazzo, ed Emanuele ed hanno fatto un tuffo anche loro.
Visto che l’autobus sarebbe passato solo alle 14,40, dopo una doccia in spiaggia ci siamo spostati al vicino bar ed abbiamo preso un pitone e una focaccina per integrare quello che avevamo spizzuliato precedentemente.
Poco prima delle 14,00 ci siamo diretti alla strada statale superando una recinzione coperta da una pianta dai fiori molto particolari l’Aristolochia, un rampicante conosciuto nella medicina omeopatica europea ma soprattutto nella farmacologica cinese anche se negli anni novanta è stato scoperto che l’Aristolochia è tossica e velenosa, perché i suoi principi attivi potrebbero causare irritabilità, insufficienza venosa, dolori intestinali, gravi malattie renali e carcinomi.
Arrivati in anticipo alla fermata abbiamo deciso di provare a fare l’autostop e abbiamo cominciato a chiedere un passaggio. Per un pezzo i tentativi sono stati inutili e, solo grazie al fascino di Elena, ad un certo punto, si è fermata una macchina che ci ha lasciati dopo il torrente Papardo.
Dopo qualche minuto è passato lo shuttle che ci ha condotti in città dove siamo arrivati intorno alle 15,15 risparmiando più di mezz’ora
rispetto all’orario dell’autobus.
L’estemporaneo trekking non è stato nè faticoso per la lunghezza del percorso nè fastidioso per il caldo e ci ha pienamente soddisfatto.
A questo trekking, proposto venerdì sera da Alberto Borgia, ha risposto solo Elena Serban.
Appuntamento alle 7,45 alla fermata degli autobus di via Garibaldi, angolo via Portosalvo.
Preso l’autobus per Castanea e le Masse delle 7,55 siamo scesi a Portella Castanea alle 8,20.
Imboccato il sentiero della Candelara fino ad arrivare al tavolo della forestale su cui abbiamo cenato durante un trekking notturno dei mesi scorsi.
A questo punto , invece di proseguire sulla comoda strada, abbiamo seguito la rete di recinzione dove inizialmente corre il sentiero, ma successivamente, per alcune centinaia di metri, rimane solo un tracciato per capre piuttosto ripido (con qualche breve tratto con pendenze del 29% ) che porta a valle.
Arrivati in fondo abbiamo seguito il corso del torrente Monaco, poi Tarantonio, in buona parte coperto da rigogliosa vegetazione e con acqua limpida e relativamente abbondante.
Sul percorso si incontrano diversi alberi di maestosi pioppi neri, qualcuno abbattuto, ma che per le dimensioni del tronco dà ancora l’impressione di forza e potenza .
Si cammina in parte nel greto, anche se la traccia è ovunque visibile e praticabile.
L’autostrada incombe sul sentiero, ma è sufficiente non alzare lo sguardo verso gli impalcati dei viadotti e cercare di non sentire i rumori per avere l’impressione di trovarsi in una località sperduta fuori dalla civiltà.
Procedendo senza fretta , alle 10,15 abbiamo incrociato una vacca con una giovenca e un torello fermi sulla strada e senza alcuna intenzione di spostarsi per cui prudentemente non abbiamo voluto correre rischi e per una decina di metri siamo andati fuori pista superandoli per arrivare fino alla vicina chiudenda.
Dopo dieci minuti , sul lato sinistro della strada, c’è un serbatoio di polietilene da mille litri aperto che serve come vasca di raccolta della fresca acqua di sorgente convogliata con un tubo di plastica di cui ha approfittato Alberto per bere e rinfrescarsi un poco.
Lungo il percorso Elena ha fatto abbondante raccolta di more di siepe già mature fermandosi presso i numerosi cespugli che fiancheggiano la strada.
Alle 10,35 siamo arrivati in un punto da cui, alzando lo sguardo, si vede troneggiare in alto la massiccia mole di Forte Monte dei Centri , il più piccolo dei forti umbertini sulla costa siciliana, che prende il nome dell’omonimo monte.
Ad un certo punto, tratti in inganno dal raglio di un asino che Alberto pensava che appartenesse a Gabriella Rapisarda, la cantante del gruppo in cui suona Carmelo Geraci e che possiede un terreno a Tarantonio, abbiamo oltrepassato un cancello e seguito la traccia di sinistra sbagliando strada.
Ci siamo trovati all’interno di un vivaio in cui la strada si interrompe ad una recinzione con un cancello, all’interno della quale c’era un asino a cui Elena ha dato da mangiare le noci che aveva raccolto poco prima.
Tornando indietro abbiamo ” rubato”alcuni pomodori maturi e qualche frutto della passione (che Alberto non conosceva) che cresceva in abbondanza sulla recinzione che costeggia l’alveo del torrente, ormai asciutto.
Imboccata la strada sull’altra sponda che costeggia l’alveo e un muro di recinzione dei vivai Bonaccorso dove siamo passati alle 11,25.
Fatta una breve sosta all’ombra dopo una decina di minuti e alle 11,50 dopo aver superato un’area per il rimessaggio di imbarcazioni, siamo arrivati alla foce del torrente Tarantonio, a 9, 6 chilometri dalla partenza.
Nel frattempo avevamo sentito al telefono Marcello che oggi era a Rodia per ritirare i mobili che gli hanno consegnato e ci siamo incamminati lungo la battigia verso casa sua.
Sperimentato con successo l’impiego dell’ombrello da trekking che ha fornito copertura sufficiente per due persone.
Superato il lido di Marmora beach e altri tratti di spiaggia libera affollati da bagnanti, incuriositi dall’ombrello e dal nostro abbigliamento, alle 12,20, a 11, 4 chilometri dalla partenza, ci siamo fermati all’ombra di una grossa imbarcazione e ci siamo tuffati in mare per un bagno rigenerante.
Intorno alle 13,10 ci hanno raggiunti Marcello , che era andato a Milazzo, ed Emanuele ed hanno fatto un tuffo anche loro.
Visto che l’autobus sarebbe passato solo alle 14,40, dopo una doccia in spiaggia ci siamo spostati al vicino bar ed abbiamo preso un pitone e una focaccina per integrare quello che avevamo spizzuliato precedentemente.
Poco prima delle 14,00 ci siamo diretti alla strada statale superando una recinzione coperta da una pianta dai fiori molto particolari l’Aristolochia, un rampicante conosciuto nella medicina omeopatica europea ma soprattutto nella farmacologica cinese anche se negli anni novanta è stato scoperto che l’Aristolochia è tossica e velenosa, perché i suoi principi attivi potrebbero causare irritabilità, insufficienza venosa, dolori intestinali, gravi malattie renali e carcinomi.
Arrivati in anticipo alla fermata abbiamo deciso di provare a fare l’autostop e abbiamo cominciato a chiedere un passaggio. Per un pezzo i tentativi sono stati inutili e, solo grazie al fascino di Elena, ad un certo punto, si è fermata una macchina che ci ha lasciati dopo il torrente Papardo.
Dopo qualche minuto è passato lo shuttle che ci ha condotti in città dove siamo arrivati intorno alle 15,15 risparmiando più di mezz’ora
rispetto all’orario dell’autobus.
L’estemporaneo trekking non è stato nè faticoso per la lunghezza del percorso nè fastidioso per il caldo e ci ha pienamente soddisfatto.
Sotto il link del percorso registrato su Komoot




