Trekking notturno sulla Dorsale dei Peloritani nella notte della luna del Cervo 30 luglio 2026. Appuntamento alle 20,00 all’Immacolata. Presenti i soci: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Ciccio Briguglio, Filippo Cavallaro, Carmelo Geraci, Stefania Davì, Alberto Arena, Maurizio Inglese, Teresa Freni, Teresa Vadalà, Milena Zaffino, Giuseppe Finanze, Carmelo Sigillo, Giovanni Barbaro, Alberto Borgia e i non soci Santino Greco, Luisa Scaiola,Nunzio Calabrò, Anna ???,Gabri Guarino,Nino Mantineo, Francesco Rubino, Loredana Rubino e altri quattro. Formazione degli equipaggi e partenza. Arrivo all’inizio della Dorsale dei Peloritani alle 20,45. Qui ci siamo incontrati con Maurizio Giardina, Elena Serban, Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Santino Cannavò, Chiara Cannavò, Franco Mastroeni, Angela Mangano Alle 21,00 circa il gruppo , dopo qualche sollecitazione, si è incamminato lentamente in ordine sparso sulla sterrata in leggera discesa. La serata è piacevolissima, la temperatura, molto inferiore a quella della città, dà una gradevole sensazione di frescura che consiglia di indossare una felpa. La vista da quassù è eccezionale, si vede sotto di noi lo splendido Stretto illuminato, Capo Peloro , con il Pilone , la città intera con la Falce del porto, le montagne della Calabria fino a capo dell’Arme con i paesi della costa e la meravigliosa luna che sta sorgendo sul mare. Dopo qualche centinaio di metri ci siamo fermati e Filippo ha parlato della Luna del Cervo , nome tradizionale attribuito alla luna piena di Luglio (che è stata ieri notte) che deriva dalle antiche tradizioni dei nativi americani (in particolare delle tribù Algonchine), che legavano i nomi dei pleniluni ai cicli della natura e degli animali. In questo periodo estivo, ai cervi maschi iniziano a spuntare e riformarsi le corna (chiamate palchi) dopo averle perse durante l’inverno. La crescita di queste grandi strutture ossee simboleggia la massima vitalità e vigore della fauna selvatica nei mesi caldi e rappresenta la capacità umana di superare le difficoltà, rigenerarsi e maturare. Filippo ha invitato tutti a riempire di acqua un contenitore di vetro da esporre durante la marcia alla luce dei raggi della luna in modo da assorbirne l’energia e berla successivamente al momento della cena per lasciare andare il passato, accogliere i nuovi inizi e trovare determinazione verso il cambiamento personale. Alla ripresa del cammino Santino ha contato ben trentasei partecipanti, una dozzina in più rispetto a quelli che si erano segnati sul sondaggio. Inevitabilmente le dimensioni del gruppo limitano, per certi versi, determinate attività e in particolare la velocità della marcia risulta abbastanza bassa. Ma una volta abituati ai ritmi non si può fare altro che apprezzare la bellezza e l’unicità dei posti. Noi probabilmente, anzi sicuramente, non ci rendiamo conto della bellezza dei luoghi che ci circondano in una notte come questa. La luna quasi piena si riflette in mare e con la sua lucentezza illumina la strada tanto che non ci sarebbe neanche bisogno di utilizzare le torce elettriche. Avere la possibilità di bearsi dell’immensità dello stretto, con le luci dai cento colori sulle montagne e sul mare, con le stelle sopra di noi, le ombre che si proiettano sulla strada è emozionante. Come spesso accade chi vede quotidianamente tanta bellezza non riesce a valutarla ed apprezzarla pienamente ,a differenza di chi stanotte è qui per la prima volta e si stupisce della fortuna che abbiamo noi che viviamo in questo territorio. Il lungo serpentone dei camminatori si allunga punteggiato dalle luci frontali. Camminiamo lentamente, ognuno secondo le proprie capacità, scambiandoci impressioni, sensazioni, ricordi , emozioni o semplici esperienze. Come sempre i gruppetti si formano e si disfano con la massima libertà e spontaneità, per il piacere di stare insieme o in base agli argomenti di cui si parla. Ad un certo punto, in lontananza, vediamo un puntino rosso: è l’Etna che ha ripreso la sua attività eruttiva con esplosioni di tipo stromboliano che scaglia in alto la lava come lame di luce che si stagliano nel buio del cielo , offrendo un altro spettacolo affascinante e unico. Da tutte le parti del mondo vengono a fotografare queste spettacolari eruzioni che noi diamo per scontate, senza renderci conto che un vulcano attivo vicino a una città, a due passi dal mare, è una risorsa incomparabile che bisognerebbe apprezzare e valorizzare adeguatamente. Finalmente, dopo un’ultima salita, alle 22,30 siamo arrivati a puntale Bandiera ,distante circa 3,5 chilometri dalle macchine, e abbiamo avuto una amara sorpresa. Abbiamo constatato che sono stati fatti dei discutibili ed incomprensibili lavori, consistenti nella recinzione di tutta l’area con pannelli di lamiera grigliata alti due metri e un cancello, stasera fortunatamente aperto. Il vecchio steccato in legno, che permetteva di appoggiarsi e visionare a 360 gradi il magnifico panorama che va da Capo Milazzo da una parte allo stretto di Messina dall’altro è rimasto all’esterno di questo perimetro. Inoltre all’interno dell’area, dove c’era soltanto la torretta della forestale, hanno fatto una gettata di cemento di una quarantina di metri quadrati di superficie e sopra è stato posizionato un box prefabbricato. Nonostante la.delusione ,abbiamo comunque dedicato qualche minuto per apprezzare la bellezza del panorama. Tornati indietro per un breve tratto, alle 23, 00 circa siamo arrivati al rifugio Case Maressa dove ci siamo fermati per cenare. Durante l’incontro che si era tenuto il 7 novembre dello scorso anno alla chiesa di Santa Maria Alemanna, i dirigenti della Forestale avevano riferito che erano in corso i lavori di recupero e di ripristino del rifugio,ma in effetti non è così e tutto verso una situazione di abbandono. L’unica cosa nuova realizzata è una scala in legno per il superamento della recinzione che permette di accedere allo spiazzo antistante le costruzioni. Al tavolo fisso si sono sedute venticinque persone circa, mentre gli altri hanno preso posto ad un altro tavolo portato fuori da una delle stanze del rifugio. La cena è stata consumata, come sempre, in spirito conviviale, con la condivisione di vino, salamini, caffè etc., tra i commensali. Nel tavolo di Filippo chi aveva esposto la boccia con l’acqua ai raggi della luna, l’ha bevuta. Intorno alle 23,30 abbiamo ripreso la marcia con tutta tranquillità, alle 00,50 siamo arrivati alle macchine e prima di tornare in città abbiamo fatto una foto di gruppo. Alcuni si sono recati, camminando nell’oscurità, al Santuario di Dinnamare , e trovare le porte aperte, sempre pronte a donare conforto e riparo, ha permesso loro di vivere appieno la toccante dimensione spirituale della vetta ed ha dato un senso ancora più profondo al trekking. Percorso complessivo di quasi otto chilometri. Serata da ricordare su un percorso che, anche se fatto tante volte, offre sempre panorami di particolare e ineguagliabile bellezza.

12 Ottobre, 2025/



