Trekking sub urbano con la formula Bus & Trek del 15 febbraio 2026.
Appuntamento alle 8,00 al parcheggio Cavallotti.
Presenti Marcello Aricò, Nando Centorrino, Angela Trimarchi, Katia Tribulato, Teresa Freni,Ivan Bolignani, Ciccio Briguglio, Alberto Borgia.
Preso l’autobus n. 4/5 partito, con ritardo alle 8,40, alle 9,10 siamo scesi alla fermata dopo l’incrocio per Mili dove abbiamo incontrato Tonino Seminerio e Giusi Quartaronello ,che ci aspettavano, e abbiamo iniziato la salita.
arrivando, dopo circa 500 metri, al piccolo borgo di Mili San Marco. Abbiamo fatto una veloce entrata nella chiesa,ma siamo usciti immediatamente perché era in corso la celebrazione della messa.
La Chiesa fu progettata dall’architetto neoclassico Giuseppe Mallandrino Brigandì, uno dei maggiori del tempo che aveva realizzato anche il teatro La Munizione di Messina. L’architetto peloritano si ispirò alla basilica di San Francesco di Paolo di Napoli con la caratteristica pianta centrale. Al suo interno si conservano importanti opere come la gaginesca statua in marmo del titolare e la grande tela della Madonna del Rosario realizzata a fine ottocento da Placido Luca Trombetta.
Alle 9,38 abbiamo lasciato la strada provinciale 38 di Mili San Pietro e imboccato la sterrata che sale a destra a fianco di un piccolo affluente del torrente Mili inoltrandoci, dopo circa cento metri, in una strada privata ,delimitata da due pilastri in cemento con un cartello di divieto di transito per frane.
La strada è in costante salita, ma con una pendenza non eccessiva, e via via che si procede si comincia ad apprezzare il panorama circostante, tipico delle pendici dei Peloritani, con terreni abbandonati e appezzamenti di terreno ancora coltivati.
Il cielo,inizialmente nuvoloso, si apre , lasciando una densa muraglia di nuvoloni sullo stradone militare e il sole appare riscaldando l’atmosfera e costringendoci a spogliarci degli indumenti più pesanti.
Chiacchierando di vari argomenti, tra cui quelli di politica locale e nazionale, alle 10,20 arriviamo ad un bivio e prendiamo la strada a sinistra.
A destra la strerrata scende verso Mili San Pietro, costeggiando il colle Serra Janca sul quale troneggia un maestoso cavallo baio che ci guarda altezzosamente.
Proseguendo per 150 metri arriviamo all’altezza di puntale Maccio, un punto panoramico da cui si vede tutta la città, il costruendo porto di Tremestieri, la costa siciliana fino a capo Peloro e la costa calabrese.
La strada si apre sulla vallata e si vede già la struttura del forte. Dopo una curva si presenta ,sul lato sinistro della strada, una discarica di rifiuti in fase di messa in sicurezza e bonifica, con enormi rotoli di teloni da sistemare sulle pareti, grandi pezzi dei quali trasportati dal violento vento dei
giorni sull’altro versante.
Un gregge di capre, scortato da due cani bianchi ci attraversa la strada seguito dal pastore, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere, un simpatico signore dalla faccia espressiva, con un bel paio di baffi, una caratteristica coppola e incongrui stivaloni bianchi.
Alle 10,35 siamo arrivati alla strada provinciale 39, diramazione per Forte Cavalli in prossimità del cancello di una casa con sopra un cartello in legno con la scritta “Don Nino Puglisi” ed il disegno di una coppola , probabilmente l’abitazione del pastore .
Poco dopo, alle 10,40, a 3,5 chilometri dalla partenza, abbiamo raggiunto lo spiazzo antistante il cancello di ingresso al forte con il ponte levatoio.
Il Forte Cavalli, inizialmente chiamato Batteria Monte Gallo, in quanto costruito sulla cima dell’omonima montagna,è stato successivamente dedicato al generale piemontese Giovanni Cavalli.
Si trova a circa 1.375 metri dalla costa , a un’altitudine di 345 metri sul livello del mare e a …chilometri dalla partenza.
Come gli altri forti umbertini è stato realizzato impiegando roccia sedimentaria, calcestruzzo, mattoni pieni in terracotta, roccia vulcanica.
Dopo essere stata dismessa dalla Marina Militare nel 1954, la fortificazione fu abbandonata, cadendo in uno stato di degrado e per un certo periodo fu utilizzata come rifugio per maiali e capre.
Riconosciuto come bene di interesse storico e artistico, il forte è stato restaurato e reso accessibile al pubblico grazie all’impegno dell’Associazione “Comunità Zancle” – ONLUS, che ne ha ottenuto la concessione demaniale nel 2000. Al suo interno ospita il Museo delle Fortificazioni dello Stretto.
Dopo una sosta di una decina di minuti in cui abbiamo scattato foto del panorama e selfie del gruppo, distribuito le spillette e fatto un piccolo snack, alle 10,58 ci siamo messi sulla via del ritorno.
Abbandonando la strada ci siamo diretti ,su uno stretto sentiero, sul fondo di una discarica di inerti dove i materiali, frantumati da una grossa macchina sono ridotti alle dimensioni di ciottoli distribuiti sul pendio che ricordano i ghiaioni dolomitici.
Il sentiero, inizialmente abbastanza definito e agibile ,anche se in più punti ingombro di rami ed alberi caduti, arriva ad una sella con un pianoro su cui stavano pascolando una decina di pecore.
Il punto di passaggio successivo è stato un traliccio della corrente ,raggiunto alle 11,50 in prossimità del quale, secondo quanto ricordava Marcello, avremmo dovuto intercettare il sentiero che in pochi minuti ci avrebbe portati sulla strada asfaltata a valle.
Purtroppo però, da qui in avanti, la debole traccia si perdeva quasi completamente per decine di metri per cui siamo stati costretti ad avanzare ” a sensazione” cercando la via apparentemente più semplice tra fitti cespugli di erica, rovi, piante di disa e rami o alberi caduti che rendevano difficile il cammino.
A questo punto ci si è divisi a piccoli gruppi e ognuno camminava per i fatti propri.
Nando ,Angela ed Alberto sono rimasti indietro,ma comunque, comu vosi Diu, tra scivoloni, graffi,discese “di culo”, stiramenti e imprecazioni, alle 13,17 siamo arrivati tutti salvi alla meta.
Per compiere il tragitto di poco più di un chilometro ( dalla discarica di inerti alla strada asfaltata che costeggia il torrente Larderia), superando un dislivello di circa 170 metri, l’ultimo gruppo ha impiegato quasi due ore.
Tutto sommato è andata bene perché c’è stato solo uno scivolone di una decina di metri di Marcello, con temporaneo smarrimento del cellulare, e la perdita degli occhiali da vista di Alberto.
Tonino, Giusi e Katia si erano già mossi verso valle ,gli altri si sono ricompattati e
continuando sulla strada sono arrivati sulla SS114 in prossimità dell’On the run e ,alle 13,45, alla fermata del n.1 di fronte al centro commerciale Euronics.
L’autobus è passato alle 14,05 e lungo la strada ha caricato diverse famiglie di srilankesi dirette alla festa al mercato del Muricello.
Teresa e Ciccio sono scesi in via La Farina e gli altri a piazza Stazione da dove hanno raggiunto le macchine.
Percorso complessivo registrato su Komoot da Alberto circa 6,5 chilometri ( incluse deviazioni, ricerca della strada, ritorno sui propri passi).
L’escursione di oggi deve farci riflettere su almeno due aspetti importanti da ricordare in futuro:
1) Per ogni percorso è necessario fare una preescursione completa per informare per tempo che anche una “passeggiata domenicale” può presentare difficoltà di fuori pista alla Indiana Jones.
2) Nei tratti più “scabrosi” il gruppo deve restare il più compatto possibile per prestare assistenza in caso di necessità.
L’escursione è andata bene anche perché , nonostante le previsioni, non è piovuto ed è stata senz’altro piacevole.
Chiudo con una citazione fatta da Angela che oggi è stata capace di affrontare con coraggio tutte le difficoltà.
“La sfida non è non aver paura, solo i temerari non ne hanno, ma avere la forza d’animo di superarla.
(Platone)
Appuntamento alle 8,00 al parcheggio Cavallotti.
Presenti Marcello Aricò, Nando Centorrino, Angela Trimarchi, Katia Tribulato, Teresa Freni,Ivan Bolignani, Ciccio Briguglio, Alberto Borgia.
Preso l’autobus n. 4/5 partito, con ritardo alle 8,40, alle 9,10 siamo scesi alla fermata dopo l’incrocio per Mili dove abbiamo incontrato Tonino Seminerio e Giusi Quartaronello ,che ci aspettavano, e abbiamo iniziato la salita.
arrivando, dopo circa 500 metri, al piccolo borgo di Mili San Marco. Abbiamo fatto una veloce entrata nella chiesa,ma siamo usciti immediatamente perché era in corso la celebrazione della messa.
La Chiesa fu progettata dall’architetto neoclassico Giuseppe Mallandrino Brigandì, uno dei maggiori del tempo che aveva realizzato anche il teatro La Munizione di Messina. L’architetto peloritano si ispirò alla basilica di San Francesco di Paolo di Napoli con la caratteristica pianta centrale. Al suo interno si conservano importanti opere come la gaginesca statua in marmo del titolare e la grande tela della Madonna del Rosario realizzata a fine ottocento da Placido Luca Trombetta.
Alle 9,38 abbiamo lasciato la strada provinciale 38 di Mili San Pietro e imboccato la sterrata che sale a destra a fianco di un piccolo affluente del torrente Mili inoltrandoci, dopo circa cento metri, in una strada privata ,delimitata da due pilastri in cemento con un cartello di divieto di transito per frane.
La strada è in costante salita, ma con una pendenza non eccessiva, e via via che si procede si comincia ad apprezzare il panorama circostante, tipico delle pendici dei Peloritani, con terreni abbandonati e appezzamenti di terreno ancora coltivati.
Il cielo,inizialmente nuvoloso, si apre , lasciando una densa muraglia di nuvoloni sullo stradone militare e il sole appare riscaldando l’atmosfera e costringendoci a spogliarci degli indumenti più pesanti.
Chiacchierando di vari argomenti, tra cui quelli di politica locale e nazionale, alle 10,20 arriviamo ad un bivio e prendiamo la strada a sinistra.
A destra la strerrata scende verso Mili San Pietro, costeggiando il colle Serra Janca sul quale troneggia un maestoso cavallo baio che ci guarda altezzosamente.
Proseguendo per 150 metri arriviamo all’altezza di puntale Maccio, un punto panoramico da cui si vede tutta la città, il costruendo porto di Tremestieri, la costa siciliana fino a capo Peloro e la costa calabrese.
La strada si apre sulla vallata e si vede già la struttura del forte. Dopo una curva si presenta ,sul lato sinistro della strada, una discarica di rifiuti in fase di messa in sicurezza e bonifica, con enormi rotoli di teloni da sistemare sulle pareti, grandi pezzi dei quali trasportati dal violento vento dei
giorni sull’altro versante.
Un gregge di capre, scortato da due cani bianchi ci attraversa la strada seguito dal pastore, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere, un simpatico signore dalla faccia espressiva, con un bel paio di baffi, una caratteristica coppola e incongrui stivaloni bianchi.
Alle 10,35 siamo arrivati alla strada provinciale 39, diramazione per Forte Cavalli in prossimità del cancello di una casa con sopra un cartello in legno con la scritta “Don Nino Puglisi” ed il disegno di una coppola , probabilmente l’abitazione del pastore .
Poco dopo, alle 10,40, a 3,5 chilometri dalla partenza, abbiamo raggiunto lo spiazzo antistante il cancello di ingresso al forte con il ponte levatoio.
Il Forte Cavalli, inizialmente chiamato Batteria Monte Gallo, in quanto costruito sulla cima dell’omonima montagna,è stato successivamente dedicato al generale piemontese Giovanni Cavalli.
Si trova a circa 1.375 metri dalla costa , a un’altitudine di 345 metri sul livello del mare e a …chilometri dalla partenza.
Come gli altri forti umbertini è stato realizzato impiegando roccia sedimentaria, calcestruzzo, mattoni pieni in terracotta, roccia vulcanica.
Dopo essere stata dismessa dalla Marina Militare nel 1954, la fortificazione fu abbandonata, cadendo in uno stato di degrado e per un certo periodo fu utilizzata come rifugio per maiali e capre.
Riconosciuto come bene di interesse storico e artistico, il forte è stato restaurato e reso accessibile al pubblico grazie all’impegno dell’Associazione “Comunità Zancle” – ONLUS, che ne ha ottenuto la concessione demaniale nel 2000. Al suo interno ospita il Museo delle Fortificazioni dello Stretto.
Dopo una sosta di una decina di minuti in cui abbiamo scattato foto del panorama e selfie del gruppo, distribuito le spillette e fatto un piccolo snack, alle 10,58 ci siamo messi sulla via del ritorno.
Abbandonando la strada ci siamo diretti ,su uno stretto sentiero, sul fondo di una discarica di inerti dove i materiali, frantumati da una grossa macchina sono ridotti alle dimensioni di ciottoli distribuiti sul pendio che ricordano i ghiaioni dolomitici.
Il sentiero, inizialmente abbastanza definito e agibile ,anche se in più punti ingombro di rami ed alberi caduti, arriva ad una sella con un pianoro su cui stavano pascolando una decina di pecore.
Il punto di passaggio successivo è stato un traliccio della corrente ,raggiunto alle 11,50 in prossimità del quale, secondo quanto ricordava Marcello, avremmo dovuto intercettare il sentiero che in pochi minuti ci avrebbe portati sulla strada asfaltata a valle.
Purtroppo però, da qui in avanti, la debole traccia si perdeva quasi completamente per decine di metri per cui siamo stati costretti ad avanzare ” a sensazione” cercando la via apparentemente più semplice tra fitti cespugli di erica, rovi, piante di disa e rami o alberi caduti che rendevano difficile il cammino.
A questo punto ci si è divisi a piccoli gruppi e ognuno camminava per i fatti propri.
Nando ,Angela ed Alberto sono rimasti indietro,ma comunque, comu vosi Diu, tra scivoloni, graffi,discese “di culo”, stiramenti e imprecazioni, alle 13,17 siamo arrivati tutti salvi alla meta.
Per compiere il tragitto di poco più di un chilometro ( dalla discarica di inerti alla strada asfaltata che costeggia il torrente Larderia), superando un dislivello di circa 170 metri, l’ultimo gruppo ha impiegato quasi due ore.
Tutto sommato è andata bene perché c’è stato solo uno scivolone di una decina di metri di Marcello, con temporaneo smarrimento del cellulare, e la perdita degli occhiali da vista di Alberto.
Tonino, Giusi e Katia si erano già mossi verso valle ,gli altri si sono ricompattati e
continuando sulla strada sono arrivati sulla SS114 in prossimità dell’On the run e ,alle 13,45, alla fermata del n.1 di fronte al centro commerciale Euronics.
L’autobus è passato alle 14,05 e lungo la strada ha caricato diverse famiglie di srilankesi dirette alla festa al mercato del Muricello.
Teresa e Ciccio sono scesi in via La Farina e gli altri a piazza Stazione da dove hanno raggiunto le macchine.
Percorso complessivo registrato su Komoot da Alberto circa 6,5 chilometri ( incluse deviazioni, ricerca della strada, ritorno sui propri passi).
L’escursione di oggi deve farci riflettere su almeno due aspetti importanti da ricordare in futuro:
1) Per ogni percorso è necessario fare una preescursione completa per informare per tempo che anche una “passeggiata domenicale” può presentare difficoltà di fuori pista alla Indiana Jones.
2) Nei tratti più “scabrosi” il gruppo deve restare il più compatto possibile per prestare assistenza in caso di necessità.
L’escursione è andata bene anche perché , nonostante le previsioni, non è piovuto ed è stata senz’altro piacevole.
Chiudo con una citazione fatta da Angela che oggi è stata capace di affrontare con coraggio tutte le difficoltà.
“La sfida non è non aver paura, solo i temerari non ne hanno, ma avere la forza d’animo di superarla.
(Platone)


