28 febbraio 2024 Happyrecola. Il respiro del mantice, a cura di Carmelo Geraci. Presenti :Marcello Aricò, Mario Sibilla, Rosario Spadaro, Ileana Rotondo, Salvatore Rotondo, Ciccio Briguglio, Patrizia Olivieri, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Filippo Cavallaro, Rosalba Cucinotta, Gianmichele Sfravara, Alberto Borgia. Carmelo ha fatto una interessante spiegazione del principio di funzionamento degli aerofoni tra cui rientrano gli strumenti a mantice, in particolare fisarmonica e organetto, di cui ha spiegato differenze e particolarità.La serata è stata particolarmente piacevole e originale perché Carmelo, prima ha coinvolto Filippo nella esecuzione di un brano tradizionale e poi ha suonato insieme ai simpatici e virtuosi componenti del gruppo musicale Sicilia e dintorni di cui fa parte. Il portavoce della compagine ha puntualizzato che il loro non è un gruppo folkloristico, ma un insieme di ricercatori che da più di quarant’anni si occupano della ricerca musicale di brani trasmessi oralmente da contadini, pastori, pescatori possibilmente senza nessun tipo di “contaminazioni”. Hanno eseguito con passione e divertendosi una serie di pezzi della nostra tradizione popolare, molto apprezzati dagli astanti.A chiusura della bella serata degustazione di squisiti anelletti alla palermitana, preparati dal nostro poliedrico Presidente, accompagnati da un un buon bicchiere di vino rosso e pane e formaggio.Serata molto piacevole.
Happyrecola, il respiro del mantice
Foto dell’evento
Escursione a Castroreale del 25 febbraio 2024
Escursione a Castroreale del 25 febbraio 2024 Appuntamento all’Immacolata alle 8,15. Presenti :Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Ciccio Briguglio, Stefania Daví, Manuela Scarcella, Mario Sibilla, Luisa Inferrera, Rosario Spadaro, Alberto Borgia. Viste le pessime condizioni meteo e le previsioni abbiamo chiamato l’ing. Faranda che ci ha detto che a Castroreale pioveva e la visibilità era nulla per la nebbia, lasciando a noi la decisione su cosa fare. Dopo un breve consulto abbiamo deciso di andare ugualmente, nonostante otto iscritti, per vari motivi avessero dato disdetta. Telefonata a Pinella e Tuccio che hanno detto che sarebbero venuti direttamente a Castroreale per cui la sola macchina di Francesco non sarebbe stata sufficiente per portare tutti.Luisa ha messo a disposizione la propria macchina e così Luisa, Rosario, Mario e Alberto hanno formato il secondo equipaggio e alle 8,35 sono partiti per raggiungere Francesco al municipio di Barcellona. Pioggia continua e a tratti molto forte sull’autostrada.All’altezza di Milazzo Pinella ha inviato un messaggio con cui comunicava che lei e Tuccio non volevano rischiare di bagnarsi e si sono ritirati. Arrivo a Castroreale,avvolta nella nebbia, alle 9,50. L’ingegnere Paolo Faranda ci aspettava in piazza Duomo , e siamo entrati subito nella chiesa.Il pavimento è del 1600 ed è quasi tutto originale in pietra bianca e nera. Una caratteristica della chiesa è che è stato cambiato l’orientamento, dimostrato dalla presenza di due archi perchè probabilmente era utilizzata dagli ebrei , che prima dell’allontanamento dalla cinta muraria del 1492 voluta da Isabella d’Aragona costituivano il 20% della popolazione e vivevano in questa parte della città. Castroreale era città demaniale grazie a Federico secondo di Aragona (di cui quest’anno ricorrono i festeggiamenti per i 700 anni) ed era capoluogo del distretto numero due ( il numero uno era quello di Messina, con cui confinava) che si estendeva fino a Santa Teresa Riva a nord e a Giardini a sud sullo Ionio e da Milazzo fino a Capo Tindari sul Tirreno controllando una superficie di più di 800 kmq. Il vecchio nome di Castroreale era Artemisia e Crizzina e i primi abitatori stavano sotto Rodì Milici. Dopo una alluvione del torrente un nucleo si spostò nel 1324 in questa zona. La chiesa è costruita sui resti di un tempio greco romano intestato a Vesta e fu successivamente sinagoga, Infatti, sulla controfacciata è incastonata l’arcata absidale a sesto acuto dell’edificio quattrocentesco originariamente orientato in senso inverso rispetto alla costruzione seicentesca. Dedicata a Santa Maria Assunta, fu ricostruita tra la fine del XVII e l’inizio XVIII secolo su modello della cattedrale di Messina. L’impianto è a croce latina con ampia navata centrale e copertura a capriate. L’aula è articolata in tre navate divise da sedici colonne culminanti con variegati capitelli corinzi sui quali poggiano e si aprono sette grandi archi a tutto sesto su ogni lato, lungo le pareti di ciascuna navata minore sono disposti sei altari e un ingresso laterale. Peculiarità dell’impianto è la presenza di un cornicione in pietra locale sulle pareti laterali interne, manufatto sorretto da pilastri paraste scanalati con capitelli corinzi atto a formare delle navatelle ad arco poco profonde, dove sono incassati gli altari minori. Entrambe le composizioni sono finemente e riccamente decorate con fregi floreali, antropomorfi e geometrici in rilievo; sui contrafforti sono presenti numerosi vasi ornamentali e stemmi di casate nobiliari o famiglie illustri.In prossimità delle ultime arcate a ridosso del grande arco del transetto, sul lato destro è possibile ammirare un pregevole pergamo marmoreo del 1646, commissionato dai Giurati di Castroreale sul modello cinquecentesco di Andrea Calamech realizzato nel duomo di Messina.Nel dopoguerra il monumento è stato utilizzato come modello per ricostruire quello del duomo di Messina distrutto dai bombardamenti degli alleati del 1943.La cantoria dove si trova un bellissimo volume manoscritto , il prospetto dell’antico organo e il coro in legno di noce a doppio ordine di stalli occupano i tre lati del vano absidale.Intagli e statuette della cantoria sono stati parzialmente reintegrati e ricollocati dopo il terremoto del 1908, tra essi spicca la figura centrale dell’Onnipotente benedicente nell’atto di reggere in mano le sorti del Mondo e dell’Universo. Tutti e tre gli elementi cantoria, coro, organo concorrono oltre ad arredare l’abside, a creare l’insieme della complessa scenografia che costituisce l’intero altare maggiore.L’ organo a canne ha subito i danni delle varie calamità naturali , ricostruito sul modello dell’antica cassa lignea risalente al 1612 è stato distrutto nel terremoto del 1908, ad eccezione del prospetto anteriore. Fino al 1998 il monumentale manufatto era addossato alla controfacciata occultando l’arco della costruzione medievale.L’organo, recentemente restaurato a Palermo e perfettamente funzionante, è utilizzato per l’esecuzione di concerti di musica secentesca . Il mercoledì di Pasqua viene introdotto in chiesa il Cristo lungo , conservato nella chiesa di S.Agata ,e il venerdì è portato in processione insieme alle barette. É alto circa 15 metri e pesa 800 chili ed è portato a spalla da sedici persone, quasi tutti contadini e muratori, mentre le forcelle che servono a sollevarlo e a tenerlo in equilibrio sono sorrette da artigiani. La festa risale al 1600. Il 25 agosto del 1854 , durante una epidemia di colera , il Cristo lungo passò sotto la finestra di una casa in cui c’era una donna in coma che si riprese al passaggio e per questo si gridò al miracolo. In ricordo di questo avvenimento la festa si svolge ogni anno il 25 agosto ed è veramente spettacolare e unica. L’autore della “macchina “ è lo stesso della vara di Messina.L’ ing Faranda ci ha poi spiegato con dovizia di particolari il funzionamento della meridiana a camera oscura presente nella chiesa, realizzata nel 1854 dal professore di lettere classiche Nicola Perroni Basquez.La linea meridiana parte dalla seconda colonna della navata sinistra entrando dall’ingresso principale e corre trasversalmente lungo il pavimento fino a interessare la mezzeria della navata centrale, indicando la direzione Sud – Nord del meridiano terrestre di Castroreale. La luce del sole entra da un forellino di 6 mm praticato sul tetto della navata laterale sinistra ad una altezza di circa 10
10 Marzo 24 – Trekking della Grotta Serracozzo
L’escursione al Belvedere della “Valle del Bove” e alla “Grotta di Serracozzo” è uno delle escursione più belle per visitare sia la bellissima grotta di Serracozzo, che affacciarsi sulla maestosa Valle del Bove. Il percorso parte dal rifugio Citelli, a quota 1750 metri di altitudine. La prima parte del percorso si snoda tra faggi, betulle, castagni e pini. Dopo circa 2 km, si giunge al cratere formatosi nel 1971 al cui interno si trova la grotta. Dopo aver visitato una delle grotte più belle dell’Etna, si continua superando alcuni canaloni lavici, per arrivare a “Serra delle Concazze” da dove ammirare la Valle del Bove a quota 1910. Da lì si può ammirare l’interra struttura vulcanica e i crateri sommitali. Si continua a risalire sul ciglio della Valle del Bove fino ad arrivare a quota 2100 metri, per poi prendere il sentiero in discesa che lungo un canale sabbioso in poco tempo ci riporta al punto di partenza. Tipologia di trekking Attrezzatura obbligatoria Attrezzatura consigliata qui il percorso GPS scaricabile
3 marzo – Trekking Rocca Timogna e cascata Laddara
…… Il trekking di domenica 3 marzo ci porterà ai piedi di Rocca Timogna. Prima di arrivare in vetta, risaliremo un breve tratto del fiume Mela, faremo una piccola deviazione nel vallone a ovest per ammirare la piccola ma affascinante e selvaggia cascata Laddara. Il tracciato di massima è quello che vedete più sotto.Con le auto, lasciato il paese di Santa Lucia del Mela, ci immetteremo nello sterrato che risale il fiume. Lo percorreremo in auto per c.a. 6 km per raggiungere il punto di partenza del trekking.Si incomincerà a risalire il Mela e dopo 2 km, nascosta in una piccola insenatura, troveremo la cascata Laddara. Continueremo la pista battuta che inizia a salire in modo importante verso le cima di pizzo Babaschi. Infatti passeremo dai 400 mt slm della cascata Laddara agli 800 mt slm del Babaschi.Da questo punto supereremo la vallata che ci separa dal costone dove si trovano pizzo Finocchio (950 mt slm) e successivamente rocca Timogna 1128 mt slm. Il tratto tra i pizzi Babaschi e Finocchio è un vero fuori pista e dunque terrà ben impegnati mente e corpo.Raggiunto Timogna, chiuderemo l’anello con altri 6 km di trekking per raggiungere il punto di partenza.Il trekking risulta fisicamente impegnativo e presenta difficoltà di percorso intermedie, affronta salite con punte anche del 25%. Tutto l’anello non dovrebbe superare i 15 km c.a Questa è la traccia che potete trovare anche sul portale koomot di recoplasce, qui questa l’altimetria LOGISTICA Per chi fosse interessato a partecipare ma non è inserito nella chat ufficiale dell’associazione, può contattare direttamente Marcello via whatapp al 320 276 4292 Per tutte le altre info tecniche e logistiche, i referenti per questa attività sono Carlo Panzera e Tonino Seminerio. I numeri li trovate nella chat ufficiale di whatsapp
Trekking notturno a Musolino del 23 febbraio 2024
Trekking notturno del 23 febbraio 2024 Appuntamento all’Immacolata alle 20,00 Presenti: Marcello Aricò, Nino Scimone, Tonino Seminerio, Stefania Daví, Angelo Salvo, Katia Tribulato, Rosario Spadaro, Francesco Pagano, Sebastiano Occhino, Filippo Cavallaro, Gianmichele Sfravara, Alberto Borgia. Formati gli equipaggi siamo andati a Musolino dove ci aspettavano Carlo Panzera, Antonella Arena, Paolo Bossa, Arturo Lucà Trombetta e Ciccio Briguglio. Il programma, che prevedeva una camminata in cresta a Pizzo Chiarino, è stato modificato perché Carlo ha verificato che la nebbia eccessiva non permetteva di camminare in sicurezza, per cui abbiamo deciso di lasciare le macchina all’area attrezzata di Musolino e fare quattro passi nel bosco fino a Borgo Musolino. Nel frattempo Marcello, Antonella e Nino hanno acceso il fuoco e hanno riscaldato la zuppa di fagioli che aveva preparato Marcello e hanno preparato il vin brulé. Non è stato fatto il fuoco di bivacco previsto perché il vento molto forte non lo permetteva. Piacevole passeggiata tra gli alti alberi, temperatura gradevole, purtroppo le nuvole non facevano vedere la luna quasi piena , ma c’era ugualmente un chiarore sufficiente per camminare con le torce spente. Arrivati all’entrata di Borgo Musolino alle 21,20. Filippo, sempre piacevolmente imprevedibile, ci ha fatto gustare un bicchierino di ottimo cocktail Manhattan, a base di whiskey e vermut con una goccia di amaro che è servito da aperitivo e come aiuto per il ritorno. Alle 21,30,dopo le foto di rito, abbiamo ripreso il cammino e alle 22,10 circa abbiamo preso posto al tavolo e abbiamo cenato in piacevole compagnia con una ottima zuppa di fagioli e crostini, pane e salame, vino e, per digestivo, uno squisito vin brulé con cui abbiamo brindato alla salute di tutti noi. Anche questa volta il tempo è stato clemente nonostante tutte le previsioni negative. Il clima che si sta creando tra noi soci è sempre più piacevole e le prossime attività lo rafforzeranno senz’altro. Ritorno a casa intorno alle 23,30. Qui la gallery fotografica
Gallery fotografica trekking notturno Musolino
Escursione a Novara di Sicilia del 11 febbraio 2024
Escursione a Novara di Sicilia11 febbraio 2024, sole a MessinaAppuntamento alle 8,00 all’Immacolata. Presenti Marcello Aricò, Stefania Daví, Luisa Inferrera, Franca Esposito,Nino Paratore, Alma Raniolo, Saro Spadaro, Roberto Raco,Antonio Zanghí, Valeria Bilardo, Tuccio Novella, Pinella Dini, Ivan Bolignani, Alberto Borgia, Antonella De Gregorio (new entry)Partenza alle 8,30 dall’Immacolata, a Barcellona sosta per il caffè. Lungo la strada il tempo è peggiorato, tutte le montagne erano coperte da nuvole scure ed ha cominciato a piovere. Arrivati in piazza alle 9,45 e, per intercessione di S. Ugo, appena abbiamo parcheggiato ha smesso di piovere e il panorama con la vista delle isole si è manifestato in tutta la sua bellezza.La dottoressa Maria Rossello, amica del Presidente, ci ha accompagnati alla piazza principale. Lungo il tragitto ci ha mostrato uno spazio di aggregazione, “La piazzetta di Roberto” , così chiamato in memoria di suo fratello, fotografo, morto in un incidente stradale alcuni anni fa. La famiglia, per ricordarlo , ha fatto realizzare, acquistando due vecchie case danneggiate dalle bombe sganciate dagli alleati nell’agosto del 1943 e utilizzandone i materiali in modo originale e gradevole, una piazzetta frequentata dai ragazzi del paese.Arrivati nella piazza principale siamo stati accolti dal vicesindaco Salvatore Buemi, novarese di adozione, che ci ha raccontatodella sua scelta di andare a vivere a Novara, piccolo borgo di circa 1200 abitanti, definito borgo di pietra (secondo lui tra i più belli al mondo), dove la qualità della vita si apprezza in ogni momento, dove il tempo si è fermato e si vive con ritmi naturali lontani da quelli frenetici dei centri urbani. Ha parlato brevemente della storia, partendo dell’Età preistorica, riferendosi ai ritrovamenti in contrada Casalini e alle rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga, che documentano l’esistenza di un complesso mesolitico.Il primo insediamento dei cistercensi avvenne verso il 1200 a Badia Vecchia, ad alcuni chilometri dal paese.A Badia Vecchia visse e operò S. Ugo, frate miracoloso ed imprenditore che dava lavoro a 500 braccianti.Successivamente siamo stati allo stand dove era in corso la preparazione della ricotta e del maiorchino da parte di due personeche possiedono un piccolo caseificio a conduzione familiare dove producono il maiorchino con il latte munto dai loro animali. Il casaro giovane, Salvo, ci ha spiegato come si prepara il formaggio, a pasta dura cruda, fatto con latte di pecora (70%) mescolato con latte di capra (30%) . Particolarità della lavorazione è rappresentata dalla foratura della pasta, con una sottile asta di ferro detta “minaccino”, che favorisce la fuoriuscita del liquido. Le forme dopo due mesi di salatura vengono fatte stagionare inambiente umido per almeno sei mesi, mentre la stagionatura delle forme utilizzate per la gara è più lunga e può durare anche 15 mesi.Gli animali che danno il latte sono nutriti con un tipo di frumento che cresce nel territorio di Novara, intorno a 600 m. s. l. m. che si chiama “Maiorca”.In attesa che la ricotta lavorata dal casaro anziano fosse pronta per il consumo, l’enciclopedica Angela, una simpatica e preparata collaboratrice a cui ci ha affidati il vicesindaco, ci ha condotti in giro per il borgo.Prima tappa la chiesa di S. Francesco, risalente al 1237, edificata in un luogo dove allora non c’era niente perché solo quasi quattro secoli dopo, nel 1600, sono arrivati i cistercensi.La chiesa, che abbiamo visto solo da fuori, mantiene la struttura gotica ma sono state apportate diverse modifiche.In un palazzo vicino si dice che ci sia un fantasma donna che appare sul balcone a mezzanotte.Angela ci ha detto che un suo amico afferma di avere visto una donna sorridente .Seconda tappa alla chiesa di S. Ugo, chiusa al culto perché da diversi anni la Sovrintendenza sta facendo lavori che non finiscono mai. La chiesa è chiamata la chiesa dell’abbazia di S.Ugo, ma il nome vero è Santa Maria la novella Noara.Nel 1626 una alluvione fece crollare il convento annesso alla vecchia abbazia, la prima in Sicilia , eretta canonicamente nel 1171 e chiamata Santa Maria la Noara, che si trovava fuori dal paese , e i monaci cistercensi, invece di ricostruirlo reputarono più conveniente trasferirsi a Novara, che nel frattempo era cresciuta di dimensioni, e vennero in questo quartiere periferico che allora era fuori le mura. A Badia vecchia è rimasto molto poco, ma vale la pena visitarla perchè si trova in un luogo molto bello che si chiama Vallebona , proprio per l’amenità dei luoghi. Quando i cistercensi costruirono questa abbazia, completata nel 1656,e la struttura struttura adiacente che un tempo era il vecchio convento trasferirono qui tutto quello che c’era nella vecchia abbazia. Ruggero II, spinto da interessi di natura politica, chiese all’abate di Chiaravalle di inviare nel regno di Sicilia i suoi monaci. Dopo un primo rifiuto Bernardo inviò nel 1137 S. Ugo, che, proveniente dalla Spagna, passò da Roma dove il papa Innocenzo II gli donò 130 reliquie.Queste reliquie furono conservate prima a badia vecchia e successivamente trasferite (in parte) in questa chiesa e conservate in un pregevole reliquiario settecentesco in legno realizzato da artigiani novaresi che si trova sulla parete di sinistra della chiesa.In seguito al terremoto del 1783, che provocò gravi danni alla struttura, nel 1784 i cistercensi si sono trasferiti a Messina, a Roccamadore dove c’era una badia “figlia” di quella novarese. L’abbazia allora fu venduta con tutti gli arredi e venne riacquistata nel 1903 quando monsignor Abbadessa da la chiesa alla parrocchia e dona il convento a padre Annibale di Francia a cui è intestata la piazza. Sui resti convento venne costruito un orfanotrofio femminile gestito dalle Figlie del Divino Zelo e adesso è una casa di riposo per anziani. Quando la chiesa venne riacquistata tutte le reliquie ritrovate, inclusa la giara miracolosa di S. Ugo di cui c’è una copia in chiesa mentre l’originale di pregevole fattura, forse araba, é conservata al duomo.La tradizione vuole che quando c’era siccità il popolo si rivolgesse al santo , portato in processione, al grido “acqua S. Ugo”.In corrispondenza del giorno della morte di S. Ugo, il 17 novembre, la giara viene riempita e
Cresta Pizzo Chiarino
Piccolo anello tra portella Armacera e Pizzo Charino La traccia presenta una sensibile salita (12%) per c.a 800 mt. per poi chiudersi a Pizzo Chiarino e ridiscendere dalla provinciale per chiudere l’anello. La forestale ha chiuso l’area di Pizzo Chiarino ma si può agirare costeggianto il reticolato. Se fatto in notturna è consigliabile tagliare all’inizio del perimetro di Pizzo Chiarino.