Trekking a Monte Spagnolo del 25 ottobre 2026 Appuntamento all’Immacolata alle 7,45 Presenti: Francesco Pagano,Carmelo Vadalà, Teresa Freni, Katia Tribulato, Sebastiano Occhino, Alberto Borgia. Formazione degli equipaggi e partenza alle otto. Dopo quaranta minuti siamo usciti a Fiumefreddo, e alle nove siamo arrivati al solito bar nella piazza di Linguaglossa dove abbiamo fatto la sosta caffè. Il cielo è coperto, la temperatura esterna è intorno a 10 gradi e non c’è vento. Da Linguaglossa abbiamo preso la strada in direzione Piano Provenzana e al bivio per Randazzo, alle 9,23, ci siamo immessi a destra sulla provinciale Etna Settentrionale. A 12 chilometri dal bivio l’abbiamo lasciata per seguire la Strada Provinciale “Quota Mille” che sale a sinistra e dopo venti minuti, alle 9,43,abbiamo parcheggiato all’ingresso del demanio Pirao. Quando siamo arrivati ha cominciato a piovigginare e quindi ci siamo attrezzati per marciare sotto la pioggia. Prima di imboccare il sentiero abbiamo fatto una breve deviazione per andare al vicino Rifugio Forestale Case Pirao (1139 mslm) e sistemarci meglio. Il complesso Case Pirao è costituito da due edifici costruiti nel corso del 1800 e adibiti a masseria, poi dalla fine degli anni ’80 a rifugio per escursionisti e deposito. All’interno c’erano due persone, accanto al fuoco acceso nel camino, che ci hanno accolto cordialmente. Quando siamo usciti si sono uniti a noi due escursionisti, padre e figlia , socia di Legambiente , che erano stati “piantati” dal resto del gruppo i cui componenti si erano scoraggiati per il maltempo ed erano tornati indietro. Seguendo i cartelli del CAI abbiamo preso la strada, inizialmente in leggera salita, sul sentiero 717 in direzione Pista Altomontana Est, Rifugio Spagnolo. Poco dopo ha smesso di piovere, le nuvole si sono diradate, scoprendo il cielo dall’intenso azzurro e il sole ha cominciato a scaldarci permettendoci di togliere gli indumenti più pesanti. Abbiamo camminato tra le querce rosse americane, dalle foglie di bellissimi colori e nel fitto bosco di castagni con una grande quantità di ricci a terra. Alle 10,22 siamo arrivati al bivio per Monticelli – Monte Piluso, segnalato con nuovi pannelli in legno con la scritta gialla che hanno sostituito, anche sul resto del percorso, quelli vecchi e scoloriti che avevamo visto ad agosto scorso. Passiamo su un tappeto fittissimo di foglie, giallo-ocra e marroni, tutte bagnate. A sinistra c’è un muretto a secco, realizzato con pietre laviche, coperto di muschio verde brillante. I tronchi di faggi e castagni sono alti e le fronde ancora in parte verdi. Il sottobosco, con cespugli di rosa canina dai frutti rossi, felci e ginestre è in ombra nella luce morbida e diffusa che filtra dall’alto. Tutto è bagnato, l’atmosfera è decisamente autunnale e posso immaginare il profumo di terra e di foglie umide. La pista presenta qualche breve rampa ed è completamente cosparsa di foglie gialle e marroni e soprattutto di ricci di castagne aperti, con tante grosse castagne a terra. C’è silenzio, calma assoluta che invoglia a camminare lentamente, da soli o in coppia, e guardare per terra a raccogliere i frutti più grossi da sbucciare mentre si cammina. Intorno alle 10,40 ha ripreso a piovere, la pioggia non è forte, e non dà nessun problema perché ombrelli e poncho fanno il loro dovere. Alle 10,56 siamo arrivati alla colata lavica del 1981, un impressionante ed inarrestabile fiume di roccia con qualche dagala, formata quando la lava si è divisa in più bracci, circondando pezzi di terreno che sono rimasti con tutta la vegetazione intatta. La lava è ancora completamente priva di vegetazione, solo i licheni grigiastri cominciano a coprirla , e sembra una enorme cicatrice che taglia nettamente i boschi. LA DESCRIZIONE DI QUESTA ERUZIONE, SPESSO DEFINITA COME “L’ERUZIONE DI RANDAZZO ” È RIPORTATA NEL DIARIO DI BORDO DEL 9 AGOSTO 2026 Dopo mezz’ora ha smesso di piovere e ci siamo ritrovati davanti a un panorama da cartolina, in primo piano la colata lavica nera, ruvida, con i licheni grigio verdi e qualche ciuffo d’erba secca rossiccia. Subito sotto inizia la macchia mediterranea e il bosco con il verde scuro degli abeti, quello più chiaro dei pini, il giallo dei castagni e il marrone delle felci. Più in là si apre una vasta pianura con campi coltivati e, sullo sfondo, una vista amplissima dove si distinguono delle grosse macchie scure, forse altre colate laviche nella valle, e due paesini arroccati sulla collina chiara al centro. In lontananza la catena montuosa azzurrina dei Nebrodi che si perde nell’orizzonte, con in alto a destra la cima appuntita isolata della Rocca di Novara e a sinistra i megaliti dell’Argimusco. Il cielo è parzialmente nuvoloso, le nuvole bianche soffici spiccano sull’ azzurro intenso in una luce bella limpida che fa risaltare tutti i colori della valle. Dopo un’ora e venti minuti dalla partenza siamo arrivati ad un bivio: a destra si va verso la casermetta di Monte Spagnolo, distante quaranta minuti, al rifugio di Monte Scavo a tre ore e trenta e a Piano Vetore a sette ore e trenta; a sinistra verso il rifugio Saletti a venti minuti, e Cisternazza a cinquanta minuti. Abbiamo preso la strada a destra, verso la casermetta di Monte Spagnolo e attraversato la colata che da qui offre un colpo d’occhio fantastico. Poco prima di arrivare al bivio ci ha raggiunti e superati di corsa uno dei due uomini che avevamo incontrato a case Pirao, che stava andando nella nostra stessa direzione. Era una specie di ironman, fresco come una rosa, e per lui questa è una semplice passeggiata dal momento che partecipa ogni anno alla Brooks SuperMaratona dell’Etna (nota anche come da 0 a 3000) , una delle vertical marathon e ultramaratone più iconiche e dure d’Europa su un percorso di circa 43 km totali e 3.000 metri di dislivello positivo. La partenza è dalla spiaggia di Marina di Cottone (Fiumefreddo di Sicilia), a 0 metri s.l.m..e l’arrivo vicino alla sommità del vulcano a 3.000 metri di quota (presso Piano delle Concazze / Osservatorio Vulcanologico). Quando attraversiamo la colata , su un costone

