Tour dei santi Salvatore e Marco del 16 novembre 2025.Appuntamento all’Immacolata alle 8,15. Presenti: Marcello Aricò, Filippo Cavallaro, Tonino Seminerio, Carmelo Vadalà, Giulio Barone, Giovanna Mangano, Gabriella Panarello, Antonella Zangla, Manuela Scarcella, Eros Giardina, Giuseppe Spanò, Katia Parisi, Antonio Zampaglione, Caterina Iofrida, Anna Scannapieco, Domenico Delia, Alberto Borgia, Mariella Brancati, Maria Adornetto, Teresa Oliveri, Loredana Crimaldi, Alma Raniolo, Rossana Gardelli e, per la prima volta,Dino Calderone,Domenico Calapai,Doriana Misuri, ,Roberto La Rocca,Maria Grazia Giorgianni, Gaetano Citto. Alle 8,20 è arrivato il pullman di Ferro ( da 39 posti) con a bordo Nando Centorrino e Angela Trimarchi. Telefonata a Silvia Polito, che risultava iscritta (ma che ha detto di non averlo fatto) e partenza alle 8,30 , arrivo a Brolo alle 9,30 veloce passaggio al bar per un caffè e spostamento al castello alle 9,55, accoglienza del tamburino in costume e della guida, avvocato Germanà. Il Castello di Brolo, la cui costruzione risale al X secolo d.C., è situato su un incantevole promontorio a picco sul mare e domina il borgo sottostante con la sua magnifica torre in pietra arenaria realizzata nel 1094, un anno prima di quella di Caccamo. L’edificio, in epoca normanna, era conosciuto con il nome Voab, che significa “Rocca marina“, in virtù della sua posizione geografica e strategica. Del complesso originario del Castello resta solo la cortina muraria, i due portali di accesso ed una corte sistemata a giardino con un pozzo esagonale, il tutto sormontato dalla mole della torre medioevale, che si eleva per quattro livelli culminando in una terrazza merlata.Il castello fu ambita sede di nobili, oltre che residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie dell’Imperatore Federico II e madre di Manfredi Re di Sicilia.Originariamente le torri erano intonacate e pitturate di bianco e la loro funzione principale era quella di avvistamento e difesa dalle incursioni barbaresche .I primi tre piani della torre sono caratterizzati da ambienti unici, con il piano seminterrato ed il primo piano con la volta a botte.Al secondo piano vi è una bellissima sala di rappresentanza, che presenta, contrariamente alle altre, una volta a crociera che si chiude con lo stemma dei Lancia di Brolo. Questo è l’unico piano a possedere aperture su ogni lato, oltre ad avere, sul lato esposto a est, una porta che immette su un monumentale balcone panoramico.Nella sala seminterrata si trova il Museo della pena e della tortura che rappresenta un agghiacciante viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale e di tortura ed è una testimonianza di quanto l’uomo sia capace di escogitare per infliggere dolore e sofferenza ai propri simili e si prefigge lo scopo di fare riflettere su uno degli aspetti peggiori della natura umana. La tortura, ancora esistente in varie parti del mondo, ampiamente presente fin dall’antichità e presso tutte le culture, è un metodo di coercizione fisica o psicologica, inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni.L’associazione che gestisce la struttura è impegnata con Amnesty International nelle campagne contro la tortura e la pena di morte. La nostra guida ci ha parlato della Inquisizione , nata in Spagna, dove c’era il Grande Inquisitore Torquemada, e portata a Palermo dove operò dal 1487 al 1782, principalmente nel Tribunale di Palazzo Chiaramonte-Steri.L’obiettivo primario era monitorare gli ebrei convertiti al cristianesimo (“marranos”) e i musulmani convertiti (i “moriscos”) per assicurarsi che non praticassero segretamente le loro vecchie fedi.Successivamente la funzione del tribunale, che aveva un proprio codice di procedura molto dettagliato, si estese a perseguire altri reati considerati contro la fede cattolica, come stregoneria, bestemmia, blasfemia, bigamia e protestantesimo.La confisca dei beni era una punizione comune per reati come l’eresia, il giudaismo, la stregoneria e la bestemmia e una volta emessa una sentenza di condanna, il tribunale poteva disporre la confisca dei beni dell’imputato, che per sfuggire alle torture spesso ammetteva la propria colpa, e quindi i suoi beni venivano poi acquisiti dal patrimonio dell’Inquisizione o dello Stato.Palazzo Steri ospitò le prigioni dell’Inquisizione a Palermo dove venivano detenuti, torturati e condannati prigionieri come eretici, bestemmiatori e presunte streghe.Le celle sono coperte di graffiti e disegni realizzati dai prigionieri, un’inestimabile testimonianza del loro dolore e della loro creatività.L’Inquisizione in Sicilia fu abolita nel 1782 , dopo quasi 300 anni , dal viceré Domenico Caracciolo.Gli strumenti di tortura, morte e scherno raccolti nella sala provengono da diversi luoghi o sono stati ricostruiti fedelmente partendo da descrizione e disegni e sono suddivisi per epoche storiche, per tipologia d’uso e di costruzione.E’ possibile osservare la Gogna o berlina, considerata una pena lieve, che costituiva un ammonimento per l’interessato ed un esempio per gli altri. Era riservata ai mentitori, ai ladri, agli ubriaconi e alle donne litigiose.La Garrota,usata fino al 1975 nella Spagna del Generale Franco per l’esecuzione di uno studente universitario, lo Schiacciatesta, la Sedia Inquisitoria, con la seduta e i braccioli irti di chiodi su cui il condannato veniva legato accendendo sotto un braciere , la Forcella dell’eretico costituita da due piccole forche che venivano fatte penetrare sotto il mento e sopra il petto, l’inginocchiatoio per i preti, il pendolo e la scala di stiramento, la gogna doppia , chiamata Violone delle Comari, usata per le comari linguacciute,la Cicogna della storpiatura, oggetto che immobilizzava con dei cerchi il collo tenuto stretto ai polsi e alle caviglie, la Culla di Giuda strumento di crudeltà sofisticata che infliggeva sofferenze indicibili al condannato che veniva interrogato in presenza di un medico e di un notaio. Il primo aveva la funzione di fare interrompere la tortura se c’era rischio di morte e il secondo di verbalizzare le dichiarazioni del malcapitato fino alla confessione del reato. Il Museo espone nella sua collezione le Maschere di schernimento, dispositivi che oltre che rendere ridicoli con la loro forma, occludevano naso e bocca. Anche nella sala al primo piano, dedicata alle fortificazioni costiere, ci sono altri strumenti di tortura, quali il Piffero del baccanaro, la Botte dell’ubriacone, il Cavallo spagnolo e di scherno, quale l’asinello su cui veniva fatto sedere l’alunno discolo.Qui vivevano i tre o quattro soldati che formavano la guarnigione. Il numero così limitato era dovuto all’alto costo di mantenimento.La loro funzione era quella di avvistare e segnalare l’arrivo dei pirati, mentre la difesa del

