Ore 8:00, appuntamento all’Immacolata con i soci di Amici di Architrekking Michele Palamara, Antonella Cardia, Alberto Bartolomeo, Maurizio???.
Formazione degli equipaggi e partenza. Uscita dall’autostrada a Rometta. Arrivati a San Pier Niceto, si sono uniti a noi Maria Picciotto e Piero Marino.
Alle 8:50 siamo usciti dal paese passando da contrada San Marco, sulla SP61 quater e, proseguendo, abbiamo preso la deviazione a sinistra per contrada Oliva. Il fondo stradale è piuttosto malmesso, ma in uno dei tratti peggiori sono in corso lavori di sistemazione.
Dopo circa sette chilometri abbiamo parcheggiato su un lato del torrente Niceto, a valle della confluenza con il torrente Malroveto, e alle 9:25 abbiamo iniziato a risalire il torrente dentro l’alveo, in un tratto largo e completamente in secca, tipico di fine agosto.
Il letto del torrente è costituito da ghiaia, grosse pietre e ciottoli chiari, con qualche piantina di oleandro selvatico che sta ricrescendo.
Sullo sfondo la stretta della valle con le colline boscose dei Peloritani, qualche albero con le foglie già ingiallite dalla calura e, sulla destra, i terrazzamenti abbandonati con le canne.
Il sole è forte, ma la giornata non è particolarmente calda, quindi si procede abbastanza tranquillamente. Sul lato sinistro si vedono spezzoni di tubazione di grosso diametro e grossi tratti di muro d’argine divelti dalla furia delle acque delle piene invernali.
Superata una costruzione rurale sulla destra, leggermente sopraelevata, dopo una ventina di minuti abbiamo incrociato un fuoristrada con due passeggeri e, a una nostra domanda, ci hanno risposto che più a monte avremmo trovato l’acqua, anche se al momento non se ne vedeva traccia.
Dopo alcune centinaia di metri sotto il sole, nell’alveo scoperto, abbiamo visto una pozza da cui defluisce una piccola vena d’acqua che si infiltra tra i ciottoli dopo una decina di metri. Risalendo, la portata cresce e il torrente scorre tra pioppi, platani, oleandri e altre essenze che forniscono una certa ombra che attutisce il calore.
Alle 10:25, dopo un’ora di cammino, siamo arrivati in un tratto del torrente più largo. Sulla sinistra c’è una recinzione con all’interno una piccola costruzione chiusa e i resti di un rudere fatto con mattoni forati. Addossata alla rete c’è la carcassa di un’auto bianca, che fa sorgere spontanea la domanda di come sia arrivata fin lì, e fa presumere che negli anni passati ci fosse una strada che costeggiava il torrente.
Si prosegue sul torrente, a volte al sole altre in tratti ombrosi, con l’acqua limpida che scorre tra i ciottoli chiari e i massi levigati. Le sponde sono a volte rocciose ed erose da un lato e ghiaiose dall’altro.
Michele e Alberto indossano le scarpe da fiume e avanzano nell’acqua fresca facendo attenzione a non scivolare sulle pietre coperte di “lippo”. Chi si inoltra sulle rive deve guadare più volte il torrente, magari con l’aiuto di un bastone improvvisato, e trova una vegetazione fitta e verde, con diversi alberi e rami caduti da scavalcare. Si apprezza la frescura e la fatica leggera dell’escursione estiva.
Alle 11:10, a circa tre chilometri dalla partenza, siamo arrivati all’incrocio con il torrente che scorre nel Vallone Lauro, a destra. Qui spira una gradevolissima brezza, proveniente da tre direzioni, e Michele ne trae ispirazione per battezzare l’escursione odierna “Delle tre sciangazze”.
Proviamo intensamente la sensazione di immersione nella natura: vegetazione rigogliosa, rumore di acqua che scorre, argini impervi, il leggero frusciare delle foglie, le farfalle e ,soprattutto, niente, a vista d’occhio, di costruito dall’uomo, solo natura!
Proseguendo a sinistra sul torrente principale per circa cinquanta metri, si cominciano a trovare delle conche con delle bellissime cascatelle dove ci siamo immersi per un bagno ristoratore.
Da qui in avanti è sempre più difficile avanzare. Antonella e Alberto si sono spinti un po’ più a monte, ma bisogna scavalcare enormi massi perché non è possibile camminare in acqua. Da questo punto, per arrivare all’area attrezzata di Ghiuppo, che , dalla traccia su Komoot , sembra distare circa due chilometri, bisognerebbe affrontare una serie di passaggi difficili. Sarebbe opportuna una pre-escursione, da fare in poche persone, partendo da monte e scendendo fino a qui.
Qualcuno accusa un po’ di stanchezza e l’ora è abbastanza avanzata per proseguire, per cui alle 11:55 abbiamo ripreso la via del ritorno e, dopo poco più di mezz’ora, alle 12:30 siamo arrivati nuovamente allo spiazzo recintato. La discesa è stata più semplice e veloce perché abbiamo potuto scegliere i percorsi più comodi.
Arrivati al torrente Liaruso, lo abbiamo risalito per un centinaio di metri fino a raggiungere una sorgente, poco più a valle dell’area attrezzata distrutta da una piena, dove abbiamo riempito le borracce.
Alle 13:40 siamo arrivati alle macchine e da qui, per tornare verso la costa, abbiamo seguito lo sterrato che costeggia il torrente.
Lunghezza complessiva del percorso: 6,4 chilometri.
Piacevole escursione in ottima compagnia, affrontata con ottimismo nonostante le previsioni contrarie sulla possibilità di trovare acqua




