UNA NOTTE DA TRAPPERAppuntamento all’Immacolata con Chiara Calarco alle 19,30 . All’arrivo all’Oasi San Francesco c’era Carlo e , fuori dal cancello, Massimo Colica ed Enza Voccio. Subito dopo sono arrivati anche Caterina Trovatello e Sebastiano Occhino. Abbiamo montato le tende sul prato, dove l’erba è stata tagliata recentemente, e acceso il fuoco nel barbecue per preparare la brace per cuocere la salsiccia e le braciole portate da Sebastiano. La serata è splendida, la temperatura mite, non soffia un alito di vento , non c’è umidità e la visibilità è ottima, con la luna quasi piena.Carlo, appena arrivato, aveva preparato la catasta per il fuoco ” da campo” prendendo la legna conservata dietro la casa.Nell’attesa abbiamo “spizzuliato” i pistacchi di Bronte insieme al salame e alla provola portati da Chiara, brindando con il corposo vino rosso offerto da Massimo.Dopo aver arrostito la carne sulla griglia, Sebastiano, nella attrezzata cucina della casa, ha preparato degli squisiti spaghetti con la crema di parmigiano. Sistemata la tovaglia accanto al fuoco, che nel trattempo avevamo acceso,ci siamo disposti a semicerchio sulle sedie, per consumare l’ottima cena, apprezzando le pietanze , chiacchierando amenamente e gustando la magica atmosfera creata dalla fiamma crepitante. Chi da ragazzo è stato scout ed ha vissuto l’esperienza della vita all’aperto, ha ricordato i tempi dei primi campi estivi, con tutto quello che hanno significato nella loro formazione e crescita. La legna che arde e si consuma lentamente continua ad affascinarci, stare insieme a persone che vivono le stesse sensazioni nel silenzio del bosco riempie ancora il cuore, come mezzo secolo fa. Enza, alla sua prima notte in tenda, ha espresso magistralmente il suo stato d’animo, riportato in Appendice, insieme a quello di Massimo. Dopo cena Carlo è dovuto tornare a casa mentre gli altri, per digerire, hanno fatto quattro passi fino al vicino centro Polifunzionale , camminando lentamente sulla strada illuminata dalla luminosissima luna.Fatta una breve sosta, siamo tornati al campo e intorno alle 01,00 ci siamo ritirati nelle tende, dove ci ha colto il sonno dei giusti.Verso le 5,30 il chiarore della luce dell’alba e il canto degli uccelli ci hanno svegliato. Sebastiano e Caterina hanno smontato subito la loro tenda e lui è andato via perché alle 7,00 aveva appuntamento a casa con un operaio e poco per volta anche gli altri hanno fatto capolino dai loro sacchi a pelo.Abbiamo smontato le tende e fatto colazione senza fretta, apprezzando la pace del luogo, la splendida alba e le chiacchiere che ricordavano il modo di vivere lo scoutismo di una volta, non più ipotizzabile in questa era di smartphone e intelligenza artificiale. Dopo aver riordinato le stanze e pulito dentro e fuori, alle 8,00, abbiamo lasciato l’Oasi e siamo andati con le macchine al parcheggio di forte Ferraro. Il forte era aperto perché oggi è giorno di lavoro, e , ottenuto il permesso da parte del caposquadra, lo abbiamo visitato in tutte le sue parti. All’interno dell’area recintata ci sono due daini che si sono fatti fotografare senza problemi.Il Forte è stato una scoperta molto apprezzata da tutti e in particolare da quelli che non lo conoscevano, sia per le ottime condizioni di conservazione che per lo splendido panorama, oggi un poco offuscato dalla foschia, con vista sui due mari ,sullo Stretto e sulla Calabria, Alle 9,10 siamo tornati al parcheggio e abbiamo iniziato una breve escursione ad anello nel bellissimo bosco misto, approfittando dell’ombra e della frescura che hanno reso sopportabile il caldo di questa giornata estiva. Siamo arrivati fino ai ruderi di case Sant’Anna percorrendo l’ultimo tratto sullo stretto sentiero costeggiato da una decina di maestosi pini sopravvissuti a incendi e cicloni. Gli edifici del complesso, posti al di sotto del sentiero, sono quasi completamente sommersi da felci e rovi e non sono raggiungibili.Al ritorno abbiamo risalito la collina e, dopo avere superato una bella fontana con fresca acqua di sorgente, siamo sbucati sulla sterrata Musolino- Forte Campone, a poche centinaia di metri dall’area attrezzata. Lungo il percorso siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla presenza di diverse squadre di operai della Forestale al lavoro per ripulire e disboscare ai lati della strada.Alle 11,30 siamo arrivati alle macchine e siamo tornati in città. Percorso complessivo di circa 8 chilometri. Esperienza senz’altro piacevole e positiva, da riproporre, eventualmente solo ad alcuni, visto il disinteresse dimostrato da quasi tutti i soci, inclusi quelli dai quali era partita la richiesta di passare una notte in tenda. Appendice ENZALa mia prima notte in tenda: se ascolti bene, puoi sentire il rumore delle stelle. Non è mai troppo tardi per regalarsi la meraviglia.A soli dieci minuti dal caos della città, ci siamo ritrovati immersi nei colli, davanti a un panorama da togliere il fiato. Intorno a noi solo il silenzio profondo del bosco e, se tendevi l’orecchio, sembrava quasi di poter sentire il rumore delle stelle. Sopra di noi regnava una luna piena, splendente, fiera, affiancata da Venere e Giove che brillavano come diamanti a bella vista. Da quassù, la città sembrava ancora più bella.Mi sono sentita improvvisamente emozionata come una bambina, ad osservare con tanta curiosità il montaggio delle tende.I miei compagni d’avventura, viaggiatori esperti si muovevano con disinvoltura rassicurante. In pochi minuti hanno acceso un fuoco che aveva del magico: le fiamme danzavano illuminando le fronde degli alberi, che sotto quella luce viva sembravano quasi dipinti, finti nella loro perfezione. Poi, il profumo della brace ha iniziato a diffondersi nell’aria, un richiamo irresistibile di salsiccia e braciole, mentre nell’attesa degustavamo dell’ottimo formaggio accompagnato da un vinello genuino . E per coronare il tutto? Ci siamo seduti attorno al fuoco per goderci un’ottima spaghettata (ed era persino al dente, un vero miracolo da campo!).Siamo rimasti lì: quattro chiacchiere, e poi quei momenti di silenzio così gradevoli,colorati soltanto dallo scoppiettio ipnotico della legna che bruciava. Dopo cena, una passeggiata con i miei “veterani”, guidati e illuminati solo dal chiarore argenteo della luna.Quando è arrivato il momento di andare a dormire, lo confesso, un pensiero mi ha sfiorato: “Stanotte la farò in bianco!”. E invece la
Trekking a Monte Poverello del 26 aprile 2026
Trekking a Monte Poverello del 26 aprile 2026.Appuntamento all’Immacolata alle 7,45.Presenti : Filippo Cavallaro, Alberto Arena, Francesco Pagano, Alberto Borgia, Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Stefania Davì, Serena Policastro.Formazione degli equipaggi e partenza alle 7,50. Breve sosta alla sala Ausilia e prosecuzione verso Fiumedinisi e contrada La Santissima. Parcheggiate le macchine alle 9,25 su uno spiazzo di fronte ad una sorgente ci siamo accorti che la ruota anteriore sinistra della macchina di Sebastiano era scoppia.Dopo dieci minuti ci siamo messi in cammino e dopo poche centinaia di metri siamo arrivati ai cartelli che indicano, a sinistra la Valle degli Eremiti e a destra il sentiero Santissima/Piano Margi e il sentiero Italia. Per un breve tratto ci siamo tenuti sulla strada a sinistra del torrente, ma ci siamo presto resi conto di avere sbagliato e, tornati indietro e guadato il torrente, abbiamo seguito la strada a destra superando le due costruzioni in muratura che permettono l’accesso alle gallerie dell’acquedotto della Santissima e dove, all’altezza della seconda, ad una curva a destra, alle 10,03 abbiamo superato i cartelli che indicano, a destra, la direzione per Piano Margi, Casa degli Alpini e Sentiero Italia.Abbiamo proseguito sulla sterrata di sinistra, che costeggia l’alveo del torrente, in questo tratto asciutto, abbandonandola dopo una quindicina di minuti, per seguire il sentiero che si inerpica sul fianco a destra tra gli alberi e permette di risparmiare un lungo tratto di strada e ,superata la sorgente Lameri 2, nascosta tra le felci , alle 10,30 siamo arrivati al pianoro di Piano Margi. Il luogo è sempre di una bellezza incomparabile, e nonostante siano passati più di cinquanta anni dalla sua scoperta, è sempre affascinante. Oggi il tempo è splendido, il massiccio di Monte Scuderi, ricoperto dal verde della abbondante vegetazione primaverile si staglia maestoso contro il cielo azzurro e sembra che si possa toccare alla fine dell’altipiano coperto dalle giovani felci di un verde chiaro e dalle nuove foglie degli alberi con diverse sfumature di verde . Dopo alcuni minuti, inoltrandoci a sinistra tra le felci, abbiamo raggiunto la Casa degli Alpini, a quota 859 metri a circa due chilometri dalla partenza.Siamo sul Sentiero Italia (101) e i cartelli del CAI indicano, a sinistra, Monte Poverello raggiungibile in 1 ora e 20 minuti, Pizzo Acqua bianca, in 3 ore e 50 minuti, Posto Leone in 4 ore e 50 minuti e, a destra, l’imbocco del sentiero 140 per Fiumedinisi a 10 minuti, P. Cimmario a 1 ora e 20 minuti e il sentiero 136 per Itala a 3 ore e 30 minuti.Il vecchio edificio, ridotto quasi a un rudere, è oggetto di consistenti lavori di ristrutturazione, e si sta operando anche al “Recupero e riqualificazione del Sentiero Italia (Strada provinciale agricola 11 115) nel tratto da Piano Margi a Portella Acqua Menta…OMISSIS… finalizzati al miglioramento della fruibilità della riserva naturale orientata Fiumedinisi e Monte Scuderi” per un importo contrattuale di 14.280.840,31 euro .I lavori, iniziati il 18/11/2024 , sarebbero dovuti finire alla fine dello scorso anno, ma procedono molto a rilento e, rispetto a quanto abbiamo visto a fine novembre, di nuovo c’è solo una struttura in cemento armato che potrebbe essere realizzata in una settimana.È stato completamente stravolto il vecchio sentiero che portava a Monte Poverello e a Portella Acqua Menta, l’unico tratto della dorsale che fino a due anni orsono non era carrozzabile, con lo sbancamento del fianco della montagna e la realizzazione di una sterrata carrabile.Quando il gruppo si è ricompattato abbiamo ripreso il cammino ammirando l’Etna innevato e alle 10,53 siamo arrivati alla sorgente Acqua Latte dove si trova un cartello che, erroneamente, la indica a quota 1076 metri. Si prosegue lungo la comoda strada, con pendenze per brevi tratti intorno al 16% senza particolari difficoltà, ammirando il panorama circostante.In alcune zone sbancate sono stati realizzati muri a secco in gabbie metalliche e opere di contenimento del terreno con paletti di legno infissi nel terreno e graticci intrecciati.Il fondo è abbastanza compatto, ma ,viste le pendenze e l’insufficiente canalizzazione delle acque piovane si può presumere che tra qualche anno, in assenza di adeguata manutenzione, ci saranni diversi tratti danneggiati.Alle 11,18 ,dopo aver superato un tratto in cui il costone è franato sulla sterrata, ostruendola completamente, siamo arrivati al bivio che, a sinistra conduce al pizzo degli Eremiti, al vallone Scodella e alla Santissima. Da qui in avanti le pendenze della strada sono accentuate e raggiungono valori intorno al 25 % . Si vedono la cima di Monte Poverello e, verso sud, la parte sommitale dell’Etna completamente bianca. Alberto Arena, che , già da tempo, aveva accusato una certa stanchezza, era rimasto indietro e avanzava faticosamente in compagnia di Sebastiano e Filippo.Alle 11,49 abbiamo raggiunto la sella di Portella Femmina Morta, a quota 1076 metri. Da qui lo sguardo spazia sul versante tirrenico, su Capo Milazzo e le Isole Eolie e su tutta la catena dei Peloritani fino a Dinnammare. I cartelli del CAI indicano, sul Sentiero Italia, Pizzo Croce a 1,5 ore, Pizzo Acqua Bianca a 2,5 ore e Posto Leone a 3,5 ore e, nella direzione di provenienza, la Casa degli Alpini a 0,35, il sentiero 140 per Fiumedinisi a 0,45 e il sentiero 136 per Itala a 1,05 ore.Un altro cartello indica la direzione per Pizzo Prinzi (altezza 1209 m) a 0,30 ore, Pizzo Sale (altezza 1074 metri) a 1,10 ore e Rifugio Margiotta a 1,35 ore.La strada diventa sempre più impegnativa e le pendenze, in certi tratti , raggiungono il 30%.Dopo alcune centinaia di metri abbiamo incrociato un masso con le strisce bianco e rosso del CAI, il primo visto fino ad ora, ed alle 12,13 il cartello triangolare, debitamente colpito da una rosa di pallini di piombo, che indica la zona A della riserva Fiumedinisi/Monte Scuderi. Alle 12,15 Stefania, Caterina, Serena, Alberto B. e poco dopo anche Francesco, si sono fermati su un rilievo sul lato sinistro della strada ad aspettare l’arrivo di Alberto A., Filippo e Sebastiano distaccati di una ventina di minuti. Alle 12,45 tutti, tranne Alberto A. siamo arrivati alla base del monte Poverello e
Trekking notturno del 10 aprile 2026
Trekking notturno del 10 aprile 2026. Presenti all’appuntamento alle 20,00 all’ Immacolata: Filippo Cavallaro, Ciccio Briguglio,Alberto Borgia e Carmelo Sigillo. Con la macchina di Carmelo siamo andati alle Quattro Strade dove ci aspettavano Carlo Panzera e Santino Cannavò. Poco dopo ci hanno raggiunti Francesco Pagano, Antonella Rotondo, Sebastiano Occhino e Carmelo Geraci. Abbiamo proseguito fino al forte Ferraro dove abbiamo parcheggiato le macchine e alle 20,50 ci siamo messi in marcia e abbiamo imboccato la sterrata di sinistra che si addentra nel bosco. Dopo una decina di minuti, in una pozza nella strada, abbiamo incrociato una grossa “buffa” non particolarmente infastidita dalla nostra presenza.Il percorso è in discesa per circa un chilometro, fino ad un bivio che a destra conduce alle case Sant’Anna e poi inizia una leggera salita di circa 900 metri che porta alla strada Musolino -Forte Campone. La serata è bellissima, il cielo terso e stellato, con assenza completa di vento e temperatura mite e asciutta. Ai margini della strada si incontra una grande quantità di rifiuti sparpagliati dagli animali che creano un vero tappeto di spazzatura.Alle 21,40 siamo arrivati all’area attrezzata dove lo spettacolo è desolante: sacchi di rifiuti ovunque, sui tavoli, a terra ,accanto agli alberi e tantissime stoviglie di plastica, bottiglie e residui di cibo lasciati dai gitanti di Pasquetta. I cassonetti sulla strada sono vuoti e due non sono utilizzabili perché sono stati capovolti e viene da pensare che ci sia la precisa volontà di lasciare questo immondezzaio.Poco dopo siamo arrivati alla ex colonia e alla adiacente Oasi di San Francesco di cui oggi Santino ha le chiavi di accesso. Alle 22,05 siamo entrati ed abbiamo cenato nella stanza con il camino dove si trova un grande tavolo e diverse sedie.L’edificio è composto da due stanze, una cucina e il bagno ,le condizioni sono discrete, anche se nel tetto della stanza con il camino ci sono due larghe macchie di umidità. Al momento non è disponibile l’acqua corrente, che la Forestale dovrebbe portare in tempi brevi, ma l’Alta squadriglia del reparto Messina 10 ha pernottato la notte di venerdì Santo. La cucina è bene attrezzata con pentolame, stoviglie e un grande frigorifero.Una seconda stanza è occupata da materiali e suppellettili accatastate in ordine sparso, con diversi ripiani di tavolati, in attesa di essere allestiti per le attività culturali, ludiche e conviviali di Legambiente, che gestisce la struttura e delle varie associazioni Uisp, Recolapesce, scout, Camminare i Peloritani, Valli Basiliane ed altri potenziali fruitori.Durante la cena abbiamo chiacchierato su come sia difficile per le persone anziane raggiungere i negozi del Viale San Martino, di attività sostenibili e di come in passato era diversa la condivisione degli ambienti familiari. Per adeguare la struttura alle nostre esigenze è necessario agire nei prossimi mesi con le dovute cautele , senza compiere azioni avventate, fino a quando la Legambiente si renderà conto che il nostro operato mira solo al miglioramento del luogo. Alle 23,05, dopo la foto di gruppo, abbiamo spento le luci , chiuso la porta e siamo tornati alle macchine ,rientrando in città intorno alle 23,40. Percorso complessivo di circa 3,5 chilometri. ———— Messaggio inoltrato ———— DA: amcba@libero.it A: amcba@libero.it, DATA: 21 Aprile 2026 07:10:14 UTC OGGETTO: 20260410_230228.jpg
Trekking a Pizzo Vernà del 29 marzo 2026
Trekking a Pizzo Vernà del 29 marzo 2026Appuntamento all’Immacolata alle 8,00.Presenti: Marcello Aricò, Francesco Pagano, Gloria Saia, Alberto Borgia, Tonino Seminerio, Filippo Cavallaro, Stefania Davì. Formazione degli equipaggi e partenza alle 8,10.Uscita a Roccalumera e prosecuzione per S. Teresa Riva da dove si imbocca la S.P n. 23 per Rimiti, frazione di Casalvecchio Siculo distante circa 14 Km. Lungo il percorso si costeggia in parte il torrente Savoca con grandi alberi di noce e si attraversano le frazioni di Misserio Misitano, arrivando a Rimiti, tramite una strada a mezza costa molto suggestiva.Da Rimiti si prosegue lungo la strada comunale per Antillo e dopo circa 1 Km ci si immette nella strada a destra che conduce al Demanio Forestale Savoca. A circa 2 Km. dal predetto bivio, attraversando un bellissimo bosco a castagno, noci e diverse specie quercine si arriva all’area attrezzata Dominisia Cavagna, ubicata a mezza costa sul versante sud-est del torrente Misitano. Dopo una curva a gomito si incontrano panche e tavoli realizzati in legno, un grande sedile in pietra viva ed una fontanella con acqua sorgiva chiamata fontana del Forestale per il profilo del mascherone da cui fuoriesce l’acqua. Qui, nel giugno dello scorso anno, avevamo parcheggiato le macchine per il trekking guidato da Giuseppe Fava. Proseguiamo per un paio di chilometri, arrivando, alle 9,25, alla fine della strada asfaltata sotto pizzo Santo Zafferia e parcheggiamo le macchine in uno slargo dove, a sinistra, inizia la pista forestale di servizio che porta ai piani di Vernà .Alle 9,30 ci mettiamo in marcia andando sulla sterrata. Il tempo, dopo diversi giorni di maltempo, è abbastanza bello, il cielo è coperto, ma la temperatura non è molto bassa e c’è poco vento. Dopo qualche centinaio di metri percorsi nel bosco, incrociamo sulla destra la sterrata che conduce al rifugio e all’area attrezzata di Pietre Rosse.Poco più avanti , alle 9,43, raggiungiamo la dorsale dei Peloritani proveniente da Posto Leoni e pizzo Mualio e, andando a sinistra verso Portella Mandrazzi, la seguiamo per poco meno di dieci minuti. Alle 10,02, superata una recinzione in legno sul lato destro della strada, apriamo un cancello e abbandoniamo la dorsale che prosegue in discesa e prendiamo la traccia a sinistra, 164A.Dopo due minuti incontriamo un cartello in legno che indica pizzo Vernà e seguiamo l’indicazione. Inizialmente il sentiero, in leggera salita, è largo e comodo,si vedono tutte le montagne circostanti tra cui spicca rocca Salvatesta, parzialmente nascosta dalle nuvole. Poco dopo il sentiero finisce e seguiamo una debole traccia che si perde tra le rocce. Tonino, che nel mese di ottobre 2025 ,ha fatto parte del gruppo che ha posizionato la targa del Progetto GliOttoMille in cima a Pizzo Vernà, fa strada seguendo la rete di recinzione che corre lungo la cresta .Il percorso comincia a presentare le prime difficoltà, si avanza arrampicandosi sulle rocce e facendosi largo tra fastidiosi cespugli di erica che invadono il sentiero ( se così si può chiamare ) che costeggia la recinzione rendendo insidioso il cammino e creando, insieme alla rete di recinzione una trappola in cui, alle 10,57, è incappato il presidente che ha avuto bisogno dell’aiuto di Stefania e Filippo per districarsi.Procedendo ci si rende conto del pericolo che stiamo correndo camminando sulla cresta tra rocce a strapiombo su profondi precipizi, ma avanziamo ugualmente cercando in continuazione il percorso meno complicato. Passiamo da una parte all’altra della rete superandola nei punti in cui è parzialmente abbattuta o utilizzando gli sgangherati passi d’uomo esistenti. Alle 11,21 facciamo una breve sosta in uno slargo per ricompattare il gruppo e ammirare le montagne dei due versanti sui mari tirrenico e ionico.Più avanti comincia a salire la nebbia dal versante tirrenico, ma non è un ostacolo, anzi, per certi versi è apprezzata perché nasconde parzialmente alla vista i burroni sul lato destro.Finalmente alle 12,15, a poco più di un chilometro da quando abbiamo lasciato la dorsale, raggiungiamo la nostra meta: la vetta con la targhetta in acciaio accanto alla quale ognuno si deve fotografare. La montagna di Vernà, chiamata anche Pizzo di Vernà, Pizzo Polo o Muntagna i Po, sorge nella parte occidentale dei Monti Peloritani e si adagia sui territori di Antillo, Casalvecchio Siculo e Fondachelli Fantina e, con i suoi 1287 metri di altezza, è la terza cima dei Peloritani, dopo Montagna Grande e Rocca Salvatesta. Da qui la vista spazia a 360 gradi, nonostante il cielo coperto e un poco di foschia, dalla sua cima si gode un bellissimo panorama che comprende la costa ionica, la costa tirrenica, l’Etna e la Rocca Salvatesta. Alle 12,30, dopo il video commemorativo, riprendiamo la stessa strada per ritornare alla base perché Tonino, che alcuni mesi orsono era già stato in questi luoghi, dice che non è possibile fare diversamente in quanto procedendo in cresta si incontra un tratto franato che costituisce un ostacolo insormontabile. La discesa è forse più impegnativa della salita e in certi tratti particolarmente ripidi si è costretti ad avanzare “di culo”.Alle 12,56 si deve passare sotto la rete e Filippo tiene il filo spinato sollevato per consentire il passaggio. Marcello ha qualche problema di ipoglicemia dovuto alla stanchezza, per cui resta indietro insieme ad Alberto. Alle 13,20 i due raggiungono il resto del gruppo che si era fermato su un tratto pianeggiante coperto di tenera erbetta per consumare il pranzo al sacco e ripartono insieme restando presto nuovamente indietro. Sempre prestando la massima attenzione a dove mettere i piedi avanzano lentamente e alle 14,49 raggiungono Filippo, Francesco e Tonino che li aspettavano alla fine del tratto fuori pista. Stefania e Gloria, che erano andate avanti, preoccupate perché non ci vedevano arrivare, hanno chiamato chiedendo dove ci trovassimo e Alberto, seguendo il suggerimento di Francesco, ha risposto che eravamo alle macchine e che Marcello era già andato via; dopo un attimo di sconcerto Stefania ha capito lo scherzo e ha mandato tutti a Fan….L’ultimo tratto in discesa lo abbiamo percorso senza problemi e alle 15,15 abbiamo raggiunto le macchine. Il percorso complessivo è stato di circa
Trekking a Piano Milioso del 14 dicembre 2025
Trekking a Piano Milioso del 14 dicembre 2025.Appuntamento alle 7,30 all’Immacolata. Presenti: Marcello Aricò, Giuseppe Fava, Flavia De Carlo, Franco Privitera, Melina Morabito. Formazione degli equipaggi e partenza con le macchine di Giuseppe e di Franco. Presa la direzione per Barcellona, superato ponte Longano e poi risalito il torrente per una decina di chilometri, superata la contrada Miliardo proseguito verso San Nicola dove abbiamo parcheggiato le macchine e ci siamo incontrati con Giancarlo De Pasquale e la sua amica Elena, provenienti da San Pier Niceto. Alle 9,00 ci siamo messi in marcia su una larga e comoda sterrata in leggera salita.La copertura boscata di questa zona si compone di pini, castagni ed a tratti anche eucalipti ed acacie in composizione multicolore di particolare bellezza e suggestione. Interessante è anche la flora del sottobosco ricca, tra l’altro, in primavera anche di violette.Dopo un paio di chilometri, abbiamo raggiunto l’area attrezzata di rifugio Foleo.La ricettività è data da diversi tavoli e panche in legno, un punto cottura, una fontanella, e vicino al punto cottura anche da un forno.Annessa all’area c’è anche un rifugio forestale utilizzato come magazzino-ricovero degli attrezzi di lavoro e nelle pertinenze è stata costruita una cappella dedicata a S. Giovanni Gualberto.Annualmente, prima dell’estate, qui si celebra una sorta di giornata di ringraziamento da parte del personale forestale.Intorno alle 9,10 abbiamo lasciato l’area seguendo la freccia in direzione Nipotelle/Piano Margi.Proseguendo lungo la comoda strada bianca all’interno del Demanio, alle 9,45, siamo arrivati in un punto dove lo sguardo spazia su capo Tindari e, dopo una quindicina di minuti , abbiamo incrociato un originale ed elaborato cartello indicatore in legno intarsiato, piantato tra alti e colonnari castagni e roverelle, che indica Milioso a una distanza di 4 Km.Imboccata la strada a destra si continua in leggera salita superando prima alti alberi di eucalipto con la corteccia dalle strane forme e poi caratteristici boschetti di pino molto fitti alternati a castagni e roverelle fino a raggiungere la cresta spartiacque dei Monti Peloritani Centrali, dove passa la linea del metanodotto.Continuando lungo la strada che si snoda a sinistra, quasi su una stessa curva di livello, sempre in area demaniale, alle 11,45 siamo arrivati al cancello dell’area attrezzata di Milioso, ubicata in un piano in posizione panoramica sotto pini mediterranei altissimi di vecchio impianto. Le strutture ricettive esistenti sono composte da numerosi tavoli in legno con panche , focolai, fontanella ed una originale costruzione rustica “tipo pagliaio” di forma circolare molto suggestivo.La copertura con frascame locale e l’ampiezza del “pagliaio” consente di ospitare una trentina di persone per pernottare. La strada di accesso, ben tenuta e percorribile in macchina senza problemi, permette di arrivare comodamente e si puó pensare di utilizzare l’area come luogo per un pic-nic associativo nella prossima stagione primaverile. Dopo una breve sosta, intorno alle 12,00, ci siamo inoltrati in un bosco con alberi contorti e con il terreno completamente ricoperto di foglie secche e dopo una decina di minuti, superata una chiudenda, abbiamo attraversato un campo pieno degli alti steli di cardi del lanaio, uno pseudo cardo così chiamato perché in passato le infiorescenze venivano utilizzare per la cardatura della lana.La meta intermedia era una quercia gigante che conosceva Giuseppe.Il percorso presentava qualche difficoltà, tra cui un sentiero invaso dai rovi che Giuseppe ha dovuto tagliare per avanzare.Vista la difficoltà Franco e Marcello hanno deciso di tornare indietro per la stessa strada e intorno alle 13,50 sono arrivati all’area attrezzata di Milioso, dove hanno consumato il pranzo e alle 15,00 hanno raggiunto le macchine, percorrendo complessivamente circa 15 chilometri.Giuseppe con gli altri hanno proseguito alla ricerca della quercia gigante .Abbiamo scavalcato la recinzione e seguito il sentiero, poco visibile poiché coperto dai rovi, che superiamo facendoci largo con le braccia e i bastoncini. Più avanti il sentiero era libero ed abbiamo iniziato una discesa, in alcuni punti anche un po’ ripida.Purtroppo non abbiamo potuto raggiungere la quercia, poiché dopo circa 30 minuti di cammino abbiamo deciso di tornare indietro, per poter arrivare alle macchine prima che facesse buio.DIARIO DI BORDO REDATTO DA MARCELLO ARICO’ E FLAVIA DE CARLO
Trekking del 15 marzo 2026
Trekking del 15 marzo 2026Appuntamento all’Immacolata alle 8,00 Presenti Francesco Pagano, Carmelo Geraci, Carlo Panzera, Rosalba Fera, Santino Cannavò, Giusi Saccà,Alberto Borgia. Formazione degli equipaggi e partenza per Dinnammare. Subito dopo le 4 strade incrociamo un numeroso gregge di capre condotte da quattro persone, tra cui la pastora di Gimello. Arriviamo ai ripetitori di Dinnammare alle 8,40, soffia un forte vento, il cielo è coperto, ci sono nuvole basse , la visibilità è molto limitata ( non si vede praticamente niente) e le previsioni promettono pioggia dopo le 14,00. Decidiamo quindi di cambiare programma e non arrivare a Portella Vento ma di fare una escursione di mezza giornata sul versante tirrenico partendo da Musolino. Tornati indietro già a Pizzo Chiarino è spuntato un raggio di sole,la visibilità è migliorata e si vedono Stromboli e la costa fino a Milazzo. Parcheggiamo le auto all’area attrezzata di Musolino, dove già c’è qualcuno che ha acceso i fuochi per la grigliata, e qui ci raggiunge Bruno Porcari.Alle 9,12 ci mettiamo in marcia sul sentiero 130 in direzione forte Campone.Dopo circa 500 metri lasciamo la strada principale e imbocchiamo la sterrata a destra.Con la luce del giorno sono evidenti i danni causati al bosco dai forti venti del mese scorso, che hanno abbattuto centinaia di alberi e innumerevoli rami.Da qui, per circa due chilometri, scendiamo di quota, con pendenze variabili tra il 7 e il 14% passando da 640 a 450 mslm.Raggiungiamo alle 9,34, a un chilometro dalla partenza, un quadrivio, su un cipresso c’è un cartello con una freccia che, a destra, indica il “Cammino Pier Giorgio Frassati” dedicato a un giovane, vissuto nei primi decenni dello scorso secolo e santificato nel mese di settembre del 2025 da papa Leone XIV.Dopo una ventina di minuti la strada passa sotto Serra della Morte, esce dal bosco e lo sguardo spazia sul mare Tirreno, sulle colline circostanti e sul paese di Gesso. Proseguendo arriviamo a due imponenti cipressi su una curva.Poco più avanti la strada si riduce ad uno stretto sentiero costeggiato da alti e vetusti pini. Si scorgono a sinistra, a un livello più in basso, quasi completamente sommersi dai rovi , felci e altra vegetazione spontanea, i ruderi di diverse costruzioni, identificate come case Sant’Anna. Qualcuna sembra relativamente nuova, ma non abbiamo informazioni relative al loro utilizzo.La strada più avanti diventa impraticabile perché è invasa da rovi e cespugli per cui alle 10,10 torniamo indietro seguendo una strada diversa da quella presa per arrivare qui e dopo circa 1,4 chilometri di salita, alle 10,38, a quasi 4 chilometri dalla partenza, raggiungiamo un altro quadrivio.La strada a destra, in discesa ( sentiero 129), conduce a Serro e a Calvaruso, ma, come indicano i cartelli apposti più di due anni orsono, è interrotta per frana.Quella che va dritta conduce, dopo circa 500 metri, al resort Borgo Musolino, (ex villa Rodriquez), ma l’accesso alla proprietà è impedito da un cancello per cui prendiamo quella a sinistra in salita (129).Dopo una quindicina di minuti sentiamo uno scampanellio, provocato dai sonagli che portano al collo tre cani di piccola taglia, presumibilmente in fase di addestramento per la caccia al cinghiale, a cura di due persone vicine.Alle 11,00 , dopo circa 800 metri dal quadrivio, raggiungiamo una fontana in pietra con un bel “cannolo” di acqua fresca e, dopo un breve tratto pianeggiante fiancheggiato da muri a secco, alle 11,10 imbocchiamo il Cammino Pier Giorgio Frassati.Qui ci supera un pick up Toyota con sopra i cani visti precedentemente e alle 11,22 incrociamo la stele dell’Ecce Homo dove un pannello in legno ricorda un atto vandalico non meglio identificato .Poco dopo arriviamo ai piedi di forte Ferraro, dove soffia un impetuoso vento di scirocco , e quindi ai ruderi della colonia montana Principe di Piemonte, costruita nel 1932 e distrutta da un incendio una cinquantina di anni orsono.La struttura è stata vandalizzata e versa in uno stato di vergognoso degrado, a testimonianza della insipienza di tutte le amministrazioni pubbliche che dopo mezzo secolo, al di là di dichiarazioni di buona volontà, non hanno fatto nulla per restituirla alla fruizione della cittadinanza. A questo punto abbiamo fatto una breve deviazione e siamo entrati nella proprietà in cui sorge il piccolo edificio dell’Oasi di San Francesco, gestita da Legambiente dei Peloritani.Anche qui il vento forte ha causato danni facendo crollare grossi alberi sulla linea elettrica e sollevando alcuni pannelli di copertura della tettoia che c’è dietro la casa.Recentemente la UISP ha sottoscritto un accordo con il gestore per poterla utilizzare durante l’anno. Abbiamo fatto un giro nella tenuta, danneggiata negli incendi dell’estate 2023, e ci siamo resi conto delle potenzialità che offre per le attività della Recolapesce. Santino suggerisce di proporci e impegnarci per eseguire qualche lavoro alla nostra portata in modo da dimostrare concretamente il nostro interesse.Alle 11,47, dopo la foto di gruppo sulle panchine in un belvedere panoramico, ci siamo diretti al centro Polifunzionale che abbiamo raggiunto dopo una ventina di minuti.A questo punto,seguendo la segnaletica, imbocchiamo a destra il Sentiero Italia 101, che si inerpica nel bosco per circa 300 metri fino al punto in cui confluisce sul sentiero a mezza costa. A sinistra si sale verso Portella Armacera e Pizzo Chiarino, noi andiamo a destra e dopo un centinaio di metri arriviamo alla meta. Sono quasi le 12,30, una folla di gitanti della domenica ha occupato i tavoli dell’area attrezzata e tutte le postazioni “pi rrustiri” sono in funzione per cui i può ragionevolmente temere che, vista la cultura e la sensibilità ambientale del buddace medio, altre decine di chili di monnezza verranno abbandonate anche oggi per contribuire a rendere questo bel luogo una porcilaia.Il percorso complessivo registrato è stato di circa 8,5 chilometri, i sentieri seguiti sono tutti di facile accessibilità (purtroppo anche a numerosi gruppi di pericolosi motociclisti) e si prestano a innumerevoli varianti. Ancora una volta abbiamo avuto l’occasione di apprezzare questi nostri spesso bistrattati “colli” che, a due passi dalla città, permettono di passare qualche ora in una atmosfera fuori dal tempo.
Trekking notturno del 13 marzo 2026
Trekking notturno del 13 marzo 2026 con fagiolataAppuntamento all’Immacolata alle 20,00. Presenti: Marcello Aricò, Filippo Cavallaro, Matteo Lorefice, Francesco Pagano, Sebastiano Occhino, Carmelo Geraci, Carmelo Sigillo, Ciccio Briguglio, Chiara Calarco, Bruno Porcari( new entry), Alberto Borgia. Chiamata Angela Giuffrida che si era iscritta e non è riuscita a venire. Formazione degli equipaggi e partenza alle 20,10.Arrivati a Musolino alle 20,40 ci siamo incontrati con Maria De Carlo e Giuseppe Finanze.Marcello e Carmelo G. si sono fermati sull’area attrezzata per accendere il fuoco e riscaldare i fagioli e il vin brulè, gli altri, alle 21,00 circa si sono messi in cammino in direzione forte Campone. La serata è bella, non fa freddo, l’aria è ferma e tra i fitti alberi del bosco si intravedono brillare le stelle nella notte senza luna.Dopo una decina di minuti si cominciano a vedere i tronchi di numerosi alberi tagliati in grossi pezzi e spostati ai lati della strada per sgomberarla e renderla percorribile.Sono quelli che sono stati scalzati dalle radici o spezzati nel corso della tempesta di vento dello scorso mese.Continuando in leggera discesa, accompagnati dal verso delle cucche , alle 21,20, abbiamo superato i resti di un rudere sul lato sinistro della strada e alle 21,27 siamo arrivati al cancello di accesso del resort di Musolino dove ci siamo ricompattati e abbiamo ripreso la via del ritorno.Il cielo era terso e la comitiva aveva gambe forti e cuore grande.Filippo ci ha dettagliatamente parlato di Saro Cucinotta, personaggio praticamente sconosciuto , oggetto del trekking urbano di martedì scorso. Nacque a Messina nel 1831, a dieci anni fu mandato a bottega in una tipografia dove si accorsero della sua particolare abilità nel disegnare e grazie alla protezione di una nobildonna entrò giovanissimo all’università a frequentare i corsi tenuti da Tommaso Aloisio Juvara.In gioventù partecipò alla Primavera dei popoli del 1848 e si innamorò, non corrisposto, di Concetta Aspa una ragazza messinese figlia del maestro di musica Mario Aspa, e lei stessa musicista.Il sentimento amoroso, durato per tutta la vita e non corrisposto trovò sfogo artistico in versi romantici pubblicati postumi.Dopo i falliti moti del 1848, partecipò agli scontri che portarono alla conquista del forte Real Basso e poi fu feritonell’assalto al porto franco.Intorno al 1850 si trasferì a Napoli e divenne assistente del suo maestro, direttore della scuola napoletana di incisione.Cucinotta, con l’enigmatico pseudonimo di Ciarusarvangadàrsana, esordì come critico d’arte tenendo la rubrica “Passeggiate artistiche” in una rivista napoletana di politica, letteratura, scienze, arti e commercio. Verso la fine del 1866 si trasferì a Parigi dove continuò il suo lavoro di incisore. Durante la Comune di Parigi fu fucilato il 21 maggio 1871. Non si sa se partecipò attivamente alla rivolta o se fu un soccorritore della nascente Croce Rossa francese in cui aveva lavorato. Alle 22,10, sollecitati anche da un messaggio di Marcello, che ci informava che la zuppa era pronta, siamo arrivati ai tavoli dell’area attrezzata che Marcello e Carmelo G. avevano apparecchiato. Nella solita atmosfera conviviale abbiamo fatto onore alla squisita zuppa di fagioli, con le tenerissime cotiche di maiale,già pronta nei piatti e gustata insieme ai crostini.Filippo ha distribuito ottimi pezzetti di tuma aromatizzata con olio al tartufo che però non sono stati apprezzati da qualcuno. Il vin brulè, preparato da Antonella Arena, ha accompagnato la piacevole cena.Percorso complessivo di poco più di quattro chilometri. Rientro a casa intorno alle 23,40.
Trekking Marmora-Salice-Tarantonio del 8 marzo 2026
Trekking Marmora-Salice-Tarantonio del 8 marzo 2026Appuntamento alle ore 8:00 presso la Chiesa dell’Immacolata, dove sono presenti: Filippo Cavallaro, Carmelo Geraci, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Francesco Pagano, Angelo Salvo, Anna Scannapieco, Antonella Zangla, Katia Tribulato, Giuseppe Spanò, Teresa Freni, Carmelo Sigillo,Ciccio Briguglio, Chiara Calarco, Francesca Gregorio, Stefania Davì e Serena Policastro.Si parte con quattro equipaggi in direzione Ortoliuzzo, dove, nei pressi del torrente Tarantonio, ci incontriamo con Marcello Aricò,Tuccio Novella, Pinella Dini e la loro cagnolina Nana. Marcello lascia lì la sua auto e insieme raggiungiamo il vicino torrente Marmora, dove parcheggiamo le altre vetture.Alle 8:35 iniziamo a risalire il torrente camminando dentro il greto. La giornata è particolarmente calda: la calma di scirocco si avverte fin dall’inizio del cammino. Non c’è vento e l’atmosfera ricorda quella di una primavera inoltrata. Nel torrente, che presenta sia briglie sia argini in muratura, scorre una discreta quantità d’acqua. L’alveo, nella parte iniziale, è ampio e agevole, e lo percorriamo senza particolari difficoltà; ben presto però il tracciato diventa più articolato e siamo costretti a guadare il torrente più volte, saltando sui sassi e cercando, per quanto possibile, di non bagnarci. Inevitabilmente qualcuno finisce con i piedi in acqua, anche perché in un punto siamo costretti a scegliere tra passare nell’acqua o attraversare uno stretto varco tra spine e fango.Il gruppo, come spesso accade, tende ad allungarsi e qualcuno rimane un po’ indietro, ma alle 9:20, dopo aver percorso circa 2 km, ci riuniamo. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Nel frattempo la morfologia del torrente cambia: l’alveo si restringe e gli argini si trasformano in pareti rocciose piuttosto ripide, delineando una sorta di canyon. Anche la vegetazione ripariale si fa più fitta, con essenze tipiche degli ambienti umidi. Oltre agli arbusti si notano salici, pioppi e olmi; tra la vegetazione minore riconosciamo tamerici, lentisco, rosa selvatica, corbezzolo, ginestra, euforbia e ricino. Nel greto del torrente le alghe filamentose lasciano il posto alle briofite.Verso la fine della salita passiamo sotto il tubo dell’acquedotto, in parte sostenuto da un alto muro. Alle 10:25, dopo aver percorso circa 4 km, il gruppo si ricompatta e proseguiamo sull’ultimo tratto, ormai antropizzato, che conduce al villaggio di Salice, situato a circa 240 metri di altitudine. Attraversando le strade del paese notiamo la colonna crocifera cinquecentesca e una bella fontana del 1716. Alle 11:10 ci dirigiamo al Bar Spartà per una breve sosta caffè, bagno e merenda. Tuttavia Marcello ci richiama presto all’ordine e alle 11:25 siamo nuovamente in cammino.Riprendiamo il percorso risalendo la strada militare che segue la dorsale collinare sopra la valle del torrente Marmora. Dopo circa 2 km, alle 12:00, arriviamo all’ingresso del sito dove si trova il Forte Monte dei Centri (circa 330 m s.l.m.). Il cancello è chiuso, ma riusciamo a entrare passando sotto una recinzione metallica laterale, in parte sollevata. Percorriamo così il suggestivo viale d’ingresso, ampio, pianeggiante e immerso nel verde. Lungo il viale si notano i rustici di alcuni edifici, probabilmente casermette o locali di servizio; in particolare si distingue il rudere di un grande edificio a pianta rettangolare con tetto spiovente, del quale rimangono le belle mura perimetrali in mattoncini e gli archi.Dopo qualche minuto scorgiamo il forte, circondato dal fossato. L’ingresso principale è chiuso da un cancello; per entrare percorriamo il lato nord del muro perimetrale che conduce alla sommità della collina. Da qui possiamo ammirare un bellissimo scorcio con vista sul Golfo di Milazzo e sulle isole Eolie. Nonostante una leggera foschia, il panorama è gradevole: il mare, calmo e immobile, sembra quasi dello stesso colore del cielo. Scendiamo quindi da uno dei terrapieni all’interno delle mura. Il forte in sé è piccolo ma ben tenuto; fa parte delle fortificazioni umbertine di fine Ottocento, che avevano la funzione di difendere lo Stretto di Messina, punto strategico per il controllo del traffico marittimo.Dopo alcune foto di gruppo, alle 12:20 riprendiamo il cammino per iniziare la discesa verso la costa lungo un sentiero di circa 5 km che, nella parte finale, arriva al torrente Tarantonio. Il sentiero è largo, alberato e agevole; tra la vegetazione spontanea si notano anche alcune campagne coltivate. Nell’ultimo tratto la strada diventa più ripida e asfaltata, ma la percorriamo rapidamente fino a raggiungere, alle 13:30 circa, la strada statale 113, dove è parcheggiata l’auto di Marcello, che consente agli autisti di recuperare le altre vetture. Nel giro di pochi minuti tutti gli equipaggi si ricompongono e facciamo ritorno in città, arrivando a Messina in perfetto orario.Il percorso, in totale 12 km, è stato molto vario e piacevole. Per alcuni di noi, viste le tempistiche un po’ strette, sarebbe stato bello fermarsi più a lungo nel paese di Salice, magari per visitare le chiese, pranzare nei pressi del forte e scendere con maggiore calma verso la costa.Diario di bordo redatto da Katia Tribulato
Trekking a Bosco Caliero del 1 marzo 2026
Trekking a Bosco Caliero del 1 marzo 2026Appuntamento all’Immacolata alle 7,30.Presenti Angelo Salvo, Franco Mastroeni, Francesco Pagano, Elena Serban, Caterina Trovatello, Sebastiano Occhino, Jo Alibrandi, Alberto Borgia. Formazione degli equipaggi e partenza. Arrivo allo svincolo di Roccalumera alle 8,05. Giuseppe Fava, viste le condizioni del cielo, con una cappa uniforme di nuvole che non avrebbero fatto apprezzare il panorama sopra Mandanici, propone di cambiare itinerario e fare l’escursione a Bosco Caliero rimandata già per due volte per avverse condizioni meteo. Arrivo di Flavia De Carlo con Franco Privitera, Gian Privitera, Nando Centorrino e Angela Trimarchi venuti con la loro storica Fiat 600 che parcheggiano a Furci, dove ci raggiungono Pina Gemellaro con il marito Salvo Signorino.Proseguiamo per Forza D’ Agro e parcheggiamo le macchine alla periferia del paese, in prossimità del deposito delle immondizie, alle 8,48.Ci mettiamo in marcia alle 9,05 sulla strada che scende verso il fondo valle passando sotto una imponente parete di roccia sedimentaria, con numerose cavità, macchie di piante di fichi d’india e capre arrampicate che, insieme alle piogge delle scorse settimane, hanno causato la caduta di massi di diverse dimensioni.Dopo circa 900 metri arriviamo all’intersezione con una strada a destra, in salita, indicata dalla freccia azzurra pitturata sulla parete e parzialmente coperta da un cespuglio di euforbia, che conduce al monte Recavallo ( dove arriveremo questo pomeriggio per completare il percorso ad anello odierno).Dall’alto si vede a tratti il torrente che scorre nella stretta vallata formando piccole cascatelle tra le rocce. Raggiungiamo alle 9,42, a 2,5 chilometri dalla partenza, il ponte in muratura che supera il torrente Caliero, (che a valle prende il nome di torrente Fondaco Parrino), le cui acque impetuose rugliano tra le rocce.Su un cancello in ferro è apposto un cartello multilingue, sforacchiato dai pallini di una fucilata, che invita a lasciarlo chiuso, ma evidentemente nessuno parla una delle lingue utilizzate perché è completamente spalancato.Superato il ponte passiamo sul versante opposto della montagna; la strada, che nel primo tratto era parzialmente asfaltata, diventa sterrata e sale costantemente per quasi tre chilometri, con pendenze variabili tra il 9% e il 18%, con punte del 24% su brevi rampe.Dopo quasi dieci minuti, ad una curva, imbocchiamo un sentiero che entra nel bosco, che preannuncia quello che incontreremo più avanti.Giuseppe ci fa notare i terrazzamenti sui quali, fino agli anni sessanta del secolo scorso, era coltivato il grano che veniva poi macinato in un mulino posto sulle rive del torrente. L’atmosfera è particolare, il verde domina su tutto, ci sono grossi massi di pietra arenaria ricoperti di uno spesso strato di muschio verde brillante e gli alberi spogli conferiscono una nota di magia nella soffusa luce mattutina.Alle 10,10, su un tratto quasi pianeggiante dove si vedono le tracce di un’aia, un rudere parzialmente coperto dai rovi e un albero con un teschio di mucca su una biforcazione, ritroviamo la sterrata.La presenza dei resti di tante piccole costruzioni testimonia che in passato queste contrade fossero piuttosto popolate.Un pallido sole, che a tratti fa capolino tra le nuvole riscalda l’aria, permette ad alcuni di alleggerirsi ulteriormente e restare a braccia scoperte. Alle 10,18, su un terrazzo a destra della strada, ci imbattiamo in una costruzione in lamiera azzurra, c’è anche una macchina parcheggiata e poco più avanti incontriamo, sul lato destro un originale e ingegnoso abbeveratoio costituito da 13 vecchie vasche da bagno in ghisa, disposte a coppie lungo il lieve pendio in modo tale che al riempimento della prima tramite un tubo, l’acqua defluisca dal troppo pieno e riempia la coppia sottostante e così via fino all’ ultima.Superata una galleria di captazione delle acque e una vicina sorgente, vediamo altre vasche da bagno vuote e in lontananza, il paese di Forza d’Agrò con l’alta gru, che da diversi anni fa parte dello skyline del borgo. Nando dice che sono due,ma noi ne vediamo soltanto una.Quella che si vede e un’altra furono erette per realizzare i lavori di riqualificazione del paese con la ristrutturazione di vecchie case da destinare ad albergo diffuso, ma la ditta incaricata fallì lasciandole a imperituro ricordo.Alle 10,40, a 4,250 chilometri dalla partenza, lasciamo nuovamente la comoda sterrata e ci addentriamo nel bellissimo bosco misto di castagni e roverelle.Dopo un poco il sentiero scompare e avanziamo in ordine sparso seguendo, per quanto possibile, Giuseppe che fa da guida e sa in quale direzione procedere per arrivare ad una recinzione che dobbiamo superare.Il sottobosco in certi tratti è abbastanza fitto, ma si va avanti scegliendo il percorso più agevole che sale sui terrazzamenti tra gli alberi. Superato un rudere di un certo pregio, costruito con conci di pietra squadrati e un arco all’entrata, che doveva avere due piani, visti i resti delle travi del solaio, il percorso diventa più accidentato, dobbiamo superare grossi massi tra cespugli e alberelli, con il costante pericolo di cadute.Dopo quasi un’ora scavalchiamo la rete di recinzione e ci insinuiamo in una stretta fenditura sotto un grande masso dove la salsapariglia ed altri rampicanti ostacolano e rallentano l’avanzamento tanto che Giuseppe ha dovuto lavorare di cesoia per aprire un varco.Alle 11,48, in prossimità di un palmento rupestre scavato nella roccia arenaria, sempre all’interno del bosco, troviamo il pianale di un camion, ruote e altri pezzi di macchina. Alberto va alla ricerca della strada che ha dovuto seguire per arrivare qui.Giuseppe, seguendo una traccia che ha già percorso, ci guida ai ruderi di una porcilaia in vicinanza dei quali ci fermiamo per una breve sosta e per aspettare gli ultimi del gruppo.Durante tutta la salita Gian, Pina, Salvo, Flavia, Franco e qualcun altro raccolgono discrete quantità di asparagi e delle cime più tenere dei cespugli di pungitopo, da utilizzare per preparare un risotto o una frittatina ( anche se durante il cammino non resistono alla tentazione di assaporarne qualcuna.Quando sono arrivati i ritardatari li abbiamo fatti riposare, perchè Franco era stanco e aveva qualche problema alle gambe. Finalmente, dopo altri trecento metri di salita, alle 12,22, a 5,32 chilometri dalla partenza, raggiungiamo un prato paludoso e, scavalcata un’altra recinzione, ci
Trekking del Tracciolino del 22 febbraio 2026
Trekking del Tracciolino del 22 febbraio 2026Appuntamento alle 7,30 all’inizio del serpentone sul viale della Libertà. Presenti: 1. Maria De Carlo, Flavia De Carlo, Franca Esposito, Maria Adornetto 2.Antonio Zampaglione, Giuseppe Spano’, Lucia Orlando, Katia Tribulato, Jo Alibrandi 3.Marcello Aricò, Alberto Borgia, Filippo Cavallaro, Carmelo Geraci, Gloria Saia 4.Carmelo Vadalà’, Rossana Gardelli, Manuela Scarcella, Sebastiano Occhino 5.Pina Gemellaro , Salvo Signorino , Gianmichele Sfravara, Antonietta Coiro 6.Mimmo Delia, Anna Scannapieco, Carmelo Sigillo, Chiara Calarco 7.Massimo Colica , Enza Voccio, Franco Mastroeni Formazione degli equipaggiPresa la nave delle 8,00 ,attraccata a Villa alle 8,25Appuntamento all’uscita di Bagnara, dove siamo arrivati alle 8,43, proseguimento fino a Barritteri dove Antonio, al ristorante Rifugio Steakhouse, ha parcheggiato la propria macchina e trasbordato l’equipaggio sulle altre con cui siamo arrivati, alle 9,00 circa, al parcheggio adiacente il punto panoramico con le tre croci di Monte Sant’Elia. Qui ci aspettavano Sebastiano Fazio con il suo gruppo di una quindicina di persone.La giornata è splendida, dopo settimane di pioggia e venti violenti, il cielo è ancora parzialmente coperto di nuvole bianche che vanno diradandosi contro il cielo di un azzurro intenso. Dal belvedere si gode un panorama stupendo, a nord lo sguardo spazia verso capo Vaticano e oltre , sui monti La Montea e Monte La Caccia, all’altezza di Cetraro e Belvedere Marittimo. Si vede la piana di Gioia Tauro con l’enorme bacino portuale, Palmi e la costa Viola, che parte dallo scoglio dell’Ulivo, e la spiaggia distrutta dalle mareggiate della scorsa settimana. A ovest, tra la foschia si vedono le isole Eolie , con Stromboli, Panarea, lo scoglio di Basiluzzo, Salina, Lipari e Vulcano, capo Milazzo e la costa siciliana fino a capo Peloro e lo Stretto di Messina, con le cime dei Peloritani coperte dalle nuvole che impediscono la vista dell’Etna, Il mare, dopo la terribile mareggiata dei giorni scorsi, ci delizia con sfumature di colore blu intenso nonché con vaste zone color senape causate dal fango e dai numerosi detriti trasportati dalle piene delle fiumare e che disperse, si direbbe con maestria, dalle correnti, creano effetti di contrasti di colore meravigliosi. Prima di metterci in marcia Sebastiano ci fornisce alcune informazioni sul percorso che seguiremo e raccomandazioni su come procedere in sicurezza. Il sentiero del Tracciolino è un antico percorso che collega Palmi con Bagnara e serviva ai contadini dei paesi della costiera come via di comunicazione e per raggiungere i terrazzamenti coltivati sui fianchi della collina.Sul tracciato insiste anche un acquedotto che porta l’acqua dalla sorgente dell’Olmo fino a Palmi.Per arrivare al Tracciolino si deve seguire un sentiero, lungo poco più di un chilometro, che si snoda quasi interamente in un bosco di castagni, che porta da quota 582 m a quota 350 m.Siamo partiti tutti insieme alle 9,15Per percorrere il tratto iniziale, sempre in discesa, si è impiegata circa un’ora e 20 minuti. È stato necessario procedere con molta cautela ed attenzione, a causa del fondo coperto da foglie e fango e, in più punti, intralciato anche dalla presenza di rami e alberi abbattuti dal vento dei giorni precedenti, e che per di più, in certi tratti, raggiungeva la pendenza di circa il 35%. Manca qualunque tipo di protezione, al lato del sentiero si vedono i resti di ringhiere in legno ,ormai marce, e la manutenzione è praticamente inesistente e affidata solo a gruppi di escursionisti che ogni tanto liberano la strada dalla vegetazione spontanea che tende ad invadere il tracciato. La marcia è stata rallentata anche dalla presenza di un simpatico ragazzino, che oggi compie 12 anni, alla sua prima escursione. Oltre alla mancanza di esperienza influivano nell’avanzamento le inadeguate scarpe da ginnastica , che gli hanno causato diversi scivoloni che lo hanno talmente impaurito da restare bloccato e non volere più andare avanti.Poco per volta, grazie all’aiuto della propria Madre, di Rocco e di Gianluca, chiamati con i walkie talkie da Sebastiano, si è calmato, e, a piccoli passi e qualche ulteriore scivolata con il sedere, ha raggiunto il resto del gruppo riuscendo anche alla fine ad essere autoironico ( il fifone cade nel burrone…e muore)Alle 10,38 siamo arrivati tutti sul sentiero proveniente da Palmi, all’altezza di una costruzione in cemento con dentro le tubazioni dell’acquedotto. Dopo poche centinaia di metri abbiamo incrociato un palo con i cartelli del CAI che indicano, verso nord la direzione della Fontana del Tracciolino a 1,5 chilometri di distanza e 15 minuti di tempo di percorrenza e , verso sud, rispettivamente Cala Leone 2,4 km, 35 minuti, Cala Janculla 3,6 km, 1 ora e 50 minuti, Sorgente Olmo 4 km 2 ore e 45 minuti. Anche da qui lo spettacolo è di una bellezza incomparabile, siamo quasi all’altezza dell’anfiteatro della Marinella di Palmi e sotto l’alta rupe il mare, ancora un poco agitato dopo le mareggiate dei giorni passati, irrompe contro le rocce. Poco più avanti qualche incivile imbecille ha lasciato uno specchio rotto che deturpa il luogo e viene da chiedersi quale spinta irrefrenabile lo abbia portato fin qui a compiere questa azione inspiegabile.La strada prosegue per circa un chilometro quasi in piano sotto le alte rocce, protetta dalla caduta di massi da una serie di reti paramassi.Sul lato sinistro si vede un tratto di canaletta costituita da tubi in terracotta con dentro acqua corrente. Poco dopo inizia una salita costante di circa 400 metri, con pendenza media del 19%, che, attraverso un sentiero pittoresco, raggiunge la località nota come Acqua dei Cacciatori, un precipizio vertiginoso alle falde del Monte Sant’Elia. Da questo luogo magico, il Sentiero del Tracciolino continua a regalare visioni mozzafiato sulla Costa Viola, sul mare e sulla imboccatura dello Stretto di Messina. Le nuvole sono quasi scomparse, non c’è un alito di vento, la temperatura al sole è gradevolissima e si continua a camminare lentamente in fila indiana sulla stretta traccia dal fondo in parte lastricato, facendo attenzione a dove mettere i piedi perché a destra ci sono profondi precipizi che arrivano a strapiombo sul mare dove si vedono, in basso, i gabbiani a caccia di pesci librarsi sulle onde










