Diario di bordo

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Escursione al fiume Manghisi

5 maggio splendida giornata di sole
Escursione al Fiume Manghisi insieme ad Architrekking del 5 maggio 2024.
Appuntamento alle ore 7,00 all’Immacolata
Presenti : Marcello Aricò, Carlo Panzera, Carmelo Geraci, Franco Mastroeni, Mario Sibilla, Flavia De Carlo, Maria De Carlo, Saro Spadaro, Marcella De Francesco, Manuela Scarcella, Stefania Daví, Serena Policastro, Giuseppe Spanó, Francesco Pagano, Santinella Rotondo, Maria Luisa Inferrera, Sebastiano Occhino, Danila Castiglione, Daniela De Domenico, Gaetano Messina, Roberto Raco, Rosalba Fera, Marcella Fucile, Franco Privitera, Alberto Borgia, Maria Scandinaro  +   26 associati ad Architrekking.
Partenza alle ore 7,20 con il pullman di Giuntabus, arrivo al casello di Catania alle 8,15.
Alle 8,40 sosta alla stazione di servizio di Lentini, prevista partenza alle 9,00, effettiva 9,15.
Alle 9,40 uscita dall’autostrada allo svincolo per Canicattini Bagni e imboccata la mare monti. Arrivo al chilometro 16,5 della SS 289 Palazzolo – Noto alle 10,10 e alle 10,15 ci siamo messi in marcia in direzione Masseria degli ulivi. La presenza di tanti partecipanti faceva pensare sin dall’inizio ad una velocità di marcia sicuramente inferiore a quella prevista.
Alberto è andato in testa alla colonna e Marcello chiudeva la fila. Superate le prime cave di pietra ancora attive di Serra Porcari, abbiamo imboccato la sterrata a sinistra passando davanti ad una bella casa isolata. Proseguendo siamo arrivati, alle 10,55, ad una pirera  che al posto di uno desolante spettacolo di una cava abbandonata offre un panorama piacevole e inatteso: una sorta di enorme stagno sommerge per parecchi metri il fondo della cava, mentre grosse macchie di vegetazione si specchiano sulla sua superficie verde bottiglia.

Le increspature di una leggera brezza e le vibrazioni luminescenti prodotte dal sole danno la sensazione che il luogo abbia una vita propria e il volo di decollo di un’anatra conferma questa impressione.
Spostata la rete di delimitazione siamo entrati per affacciarci prudentemente dai suoi pericolosi bordi e fotografare da più vicino questo luogo bellissimo e inquietante.
Per proseguire, poiché il sentiero originario, che si snoda tra muretti a secco é invaso completamente dalla vegetazione ed è impraticabile, abbiamo dovuto costeggiarlo passando in campi di seminativo  tra vaste distese di margherite e pavaveri, la cui vista rallegra il cuore, e dopo una ventina di minuti siamo arrivati ad una chiusa e alla stradella asfaltata proveniente (da sinistra ) dalla frazione di Villa Vela.
Seguendo la strada, che dopo pochi metri diventa sterrata e che per un tratto costeggia il muro a secco di recinzione di una fabbrica di lavorazione della pietra da taglio, dopo una curva a destra la trazzera si incassa in una stretta macchia di arbusti e il fondo, da soffice, diventa irregolare e roccioso fino a quando si giunge ad un bivio. Svoltando a sinistra ci si immette su un’altra sterrata dal fondo piano e regolare, fiancheggiata da alberi e arbusti, tra campi disabitati e fuori dal tempo, fino ad arrivare, alle 11,35, alla strada provinciale 4  per Avola Antica (la stessa che dopo qualche chilometro conduce alla località Belvedere, punto di accesso ai laghetti di Cava Grande del Cassibile).
Oltrepassando la strada, sul lato destro, c’è una edicola votiva con l’immagine su piastrelle di cwramica di una Madonna con il bambino. Si imbocca, dopo avere aperto una chiusa, una piccola trazzera che taglia una campagna non meno solitaria della precedente e altrettanto suggestiva.
Poco oltre, a sinistra, si erge una bellissima masseria restaurata con gusto, oggi chiusa e probabilmente utilizzata prevalentemente nei periodi estivi.
Il sentiero continua, ma, subito dopo un filo spinato teso ad una altezza di circa un metro, diventa  irregolare, stretto, roccioso, cinto da una fitta boscaglia fino a che si sopraggiunge davanti all’orlo di una grande gola, tortuosa e densa di verde.
Da qui si vede la parete opposta su cui spicca la sagoma di una masseria.
Il sentiero che scende si è trasformato in una stretta pista sassosa e irregolare che si incassa nella nuda roccia dei costoni, tra rigogliose macchie di vegetazione di specie diverse che costringe ad avanzare con cautela.
Lentamente giungiamo in prossimità del fondo della cava e prendiamo la pista a destra che costeggia il fiume, non visibile a causa della lussureggiante vegetazione, fino ad arrivare, alle 12,20 ad un guado.
Tolte scarpe e calze si entra nelle fresche acque del fiume e dopo una decina di metri si raggiunge la riva opposta.
Il luogo è particolarmente bello e merita una visita approfondita, (nelle vicinanze c’è anche una chiesa rupestre del periodo bizantino), ma purtroppo il poco tempo a disposizione permette di proseguire tra la fitta vegetazione solo per poche centinaia di metri per raggiungere, superando un brevissimo tratto a strapiombo sul fiume, alle 13,00 circa, un profondo e ampio laghetto, ideale per fare i bagni in estate.
Tornati indietro dalla stessa strada e riattraversato il guado, alle 13,30 riprendiamo il cammino, ma, invece di risalire dal sentiero che arriva all’edicola votiva, abbiamo seguito una trazzera più ampia che gradualmente sale di quota e permette di spaziare lo sguardo sulla ampia cava.
Alle 13,50 raggiunta la strada che, a sinistra si collega alla provinciale n. 4 e alla Casa della Pompa. Presa la strada a destra, che dopo poche decine di metri, attraversata una alta recinzione metallica e un grande cancello entra nella proprietà del santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa.
Un ripida e breve discesa con il fondo in cemento conduce, dopo una quindicina di minuti, sul fondo della cava.

Anche qui gli scenari sono splendidi, il fiume scorre placidamente nel senso contrario da quello a valle perché fa un’ampia ansa intorno a una grande formazione rocciosa. Nella parte in cui si attraversa il fiume sopra una passerella, diverse rocce sono state scolpite ricavando originali mascheroni che contribuiscono a rendere “magico” un luogo unico dove la bellezza della natura dà un senso di pace e serenità.
Purtroppo il luogo è accessibile anche con le auto e quando siamo arrivati c’erano due macchine parcheggiate e un terzo SUV è arrivato poco dopo.
Fatta la sosta per consumare il pranzo sulla riva del fiume e per andare in giro.
Dopo un po’ di riposo, alle 15,10 abbiamo affrontato la ripida salita.
Arrivati all’ingresso della proprietà ci siamo messi in contatto con l’autista (che avevamo allertato in precedenza perché avevamo deciso, visti i tempi e la nostra lentezza, di non fare a piedi tutto il percorso stabilito) che ci stava aspettando all’incrocio tra la SS 289 e la SP. 4.
Caricati gli zaini a bordo il pullman ci ha trasportati al Santuario della Madonna della Scala, dove siamo stati fino alle 16,30.
Alcuni sono scesi fino ai ruderi della chiesetta rupestre da dove, agli inizi del 1700 venne staccata dalla parete l’effige della Madonna della Scala venerata adesso nel Santuario.
Dopo la foto di gruppo sulla scalinata della chiesa, siamo partiti verso casa.
Fatta una sosta alla stazione di servizio di Lentini e dopo un viaggio tranquillo e rilassante siamo arrivati al Palacultura alle 19,15 circa.
Percorso complessivo, secondo la app di Carlo, circa 10 chilometri.
 

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