Preescursione del 5 luglio 2026
Partenza alle 7:40 con Francesco Pagano e Caterina Trovatello.
Alle 8:10 siamo arrivati a Roccalumera e, come da accordi, ci siamo spostati sul lungomare di Santa Teresa dove ci siamo incontrati con Giuseppe Fava.
Saliti sulla sua macchina ci siamo diretti verso Limina.
Arrivati a Scifì abbiamo fatto una breve sosta per un caffè e poi abbiamo proseguito sulla provinciale 12 per Roccafiorita.
Superato il bivio per Antillo e le Gole dell’Aranciara siamo entrati a Limina e, una volta fuori dal paese, abbiamo imboccato una strada asfaltata sulla destra in direzione rocca Crimi che arriva fino ad Antillo .
Dopo alcuni chilometri, dove la strada asfaltata finisce e comincia lo sterrato, abbiamo parcheggiato la macchina e alle 9:15 ci siamo messi in marcia.
Percorse poche centinaia di metri abbiamo abbandonato la strada principale, che prosegue verso il torrente Mattoli, e abbiamo preso una discesa a destra che, a tornanti, scende gradualmente, attraversando un bosco di castagni.
In una radura a sinistra ci sono una ventina di arnie e Caterina ci ha raccontato qualche episodio della sua esperienza di apicultrice.
La giornata è particolarmente bella: il cielo è terso, di un azzurro intenso e i colori della vegetazione spiccano in maniera netta dopo i violenti acquazzoni degli ultimi due giorni.
I fiori dei castagni coprono la strada emanando il loro caratteristico aroma.
Chiacchierando amenamente, dopo quasi tre chilometri e un’ora di marcia siamo arrivati sul fondo della valle dove già a una cinquantina di metri si sentiva lo scroscio del torrente anche se le acque erano nascoste dalla vegetazione.
In questo punto si incontra, proveniente da sinistra, il torrente Mattoli che si unisce al torrente Serra che successivamente prende il nome di torrente Trapani e pochi chilometri dopo si riversa nel fiume di Antillo, dove si trovano le Gole dell’Aranciara (inizialmente meta della escursione odierna, scartata perché quasi tutto il percorso è esposto al sole).
Abbiamo iniziato a risalire il torrente, addentrandoci nel bosco che offre una piacevolissima ombra. Giuseppe ci ha messo in guardia per le punture di una specie di mosca che inocula una sostanza anestetica che non fa sentire nulla ma quando si stacca lascia una goccia di sangue e causa fastidiosi gonfiori .
Avanziamo in parte in acqua, sulle rive e spesso superando grossi massi , cercando di non disturbare le tante trote presenti.
Le piene dei mesi scorsi hanno causato la caduta di numerosi alberi che ostacolano il percorso.
L’atmosfera è bellissima. Non fa caldo e tenere i piedi in acqua dà un piacevole refrigerio. Anche se sembra di inoltrarsi in territori quasi selvaggi, si capisce che nelle vicinanze ci sono insediamenti umani perché si notano segni di civiltà: un tubo di polietilene da 2 pollici divelto in diversi punti, un
muro d’argine da un lato e un muretto a secco di sostegno di una saia per irrigazione dall’altro.
Alle 12,30 , dopo circa 1.5 km di risalita nel torrente, siamo arrivati sotto un ponte in calcestruzzo, lo abbiamo superato e risalito il tratto che prende il nome di Torrente Fonderia ( per la presenza di miniere di ferro nella parte alta) ancora per 400m.
Trovata una pozza abbastanza profonda abbiamo fatto un bagno integrale rinvigorente.
Poco prima Giuseppe ha fotografato una bellissima biscia dal collare lasciata tranquilla nel suo habitat.
Dopo aver consumato il pranzo, alle 13,30 siamo tornati indietro lungo la stessa via e ci siamo fermati di nuovo poco prima del ponte per un’altra immersione, prima di immetterci sulla sovrastante strada sterrata.
Dopo il ponte Alberto ha seguito la strada a sinistra per cercare una masseria di cui parlava Giuseppe. Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, ha capito che quella strada porta a Pizzo Monaco, alla Campana della Pace ed è tornato indietro raggiungendo gli altri
sulla strada a destra dopo aver trovato il cancello della masseria abbandonata e un albero di gelsi neri pieno di succosi frutti di cui ha fatto una scorpacciata.
Da lì la strada sale per circa 2 chilometri , senza ombra ma fattibile.
Alle 15,35 siamo arrivati al bivio con i cartelli per Agriturismo Pilato e Antillo – 16km, sulla stessa strada percorsa il 21 dicembre scorso sotto la pioggia.
Ad un certo punto Giuseppe si è accorto di aver perso il bastone acquistato a Mejugorie ed è tornato indietro per recuperarlo.
Caterina,Francesco ed Alberto hanno proseguito, riempito le borracce ad una fontana sul lato destro della strada e, superato il ponte sul Torrente Mattoli si sono fermati all’ombra di un albero per aspettarlo, ma visto che non si avevano notizie ,stavano per tornare indietro a cercarlo quando è riapparso.
Per trovare il bastone Giuseppe aveva percorso più di quattro chilometri tra andata e ritorno per cui il ritardo era più che motivato.
Da qui in poi abbiamo proseguito tranquillamente, considerando come lo stesso luogo cambi completamente al variare delle condizioni metereologiche. Superata un’altra fontana sul lato destro della strada,
siamo arrivati alla macchina alle 17,45. Percorso complessivo registrato su Komoot 14,3 chilometri.
Al ritorno abbiamo fatto una breve sosta al bar di Scifì per gustare una granita e un gelato e poi a Santa Teresa ci siamo salutati.
Partenza alle 7:40 con Francesco Pagano e Caterina Trovatello.
Alle 8:10 siamo arrivati a Roccalumera e, come da accordi, ci siamo spostati sul lungomare di Santa Teresa dove ci siamo incontrati con Giuseppe Fava.
Saliti sulla sua macchina ci siamo diretti verso Limina.
Arrivati a Scifì abbiamo fatto una breve sosta per un caffè e poi abbiamo proseguito sulla provinciale 12 per Roccafiorita.
Superato il bivio per Antillo e le Gole dell’Aranciara siamo entrati a Limina e, una volta fuori dal paese, abbiamo imboccato una strada asfaltata sulla destra in direzione rocca Crimi che arriva fino ad Antillo .
Dopo alcuni chilometri, dove la strada asfaltata finisce e comincia lo sterrato, abbiamo parcheggiato la macchina e alle 9:15 ci siamo messi in marcia.
Percorse poche centinaia di metri abbiamo abbandonato la strada principale, che prosegue verso il torrente Mattoli, e abbiamo preso una discesa a destra che, a tornanti, scende gradualmente, attraversando un bosco di castagni.
In una radura a sinistra ci sono una ventina di arnie e Caterina ci ha raccontato qualche episodio della sua esperienza di apicultrice.
La giornata è particolarmente bella: il cielo è terso, di un azzurro intenso e i colori della vegetazione spiccano in maniera netta dopo i violenti acquazzoni degli ultimi due giorni.
I fiori dei castagni coprono la strada emanando il loro caratteristico aroma.
Chiacchierando amenamente, dopo quasi tre chilometri e un’ora di marcia siamo arrivati sul fondo della valle dove già a una cinquantina di metri si sentiva lo scroscio del torrente anche se le acque erano nascoste dalla vegetazione.
In questo punto si incontra, proveniente da sinistra, il torrente Mattoli che si unisce al torrente Serra che successivamente prende il nome di torrente Trapani e pochi chilometri dopo si riversa nel fiume di Antillo, dove si trovano le Gole dell’Aranciara (inizialmente meta della escursione odierna, scartata perché quasi tutto il percorso è esposto al sole).
Abbiamo iniziato a risalire il torrente, addentrandoci nel bosco che offre una piacevolissima ombra. Giuseppe ci ha messo in guardia per le punture di una specie di mosca che inocula una sostanza anestetica che non fa sentire nulla ma quando si stacca lascia una goccia di sangue e causa fastidiosi gonfiori .
Avanziamo in parte in acqua, sulle rive e spesso superando grossi massi , cercando di non disturbare le tante trote presenti.
Le piene dei mesi scorsi hanno causato la caduta di numerosi alberi che ostacolano il percorso.
L’atmosfera è bellissima. Non fa caldo e tenere i piedi in acqua dà un piacevole refrigerio. Anche se sembra di inoltrarsi in territori quasi selvaggi, si capisce che nelle vicinanze ci sono insediamenti umani perché si notano segni di civiltà: un tubo di polietilene da 2 pollici divelto in diversi punti, un
muro d’argine da un lato e un muretto a secco di sostegno di una saia per irrigazione dall’altro.
Alle 12,30 , dopo circa 1.5 km di risalita nel torrente, siamo arrivati sotto un ponte in calcestruzzo, lo abbiamo superato e risalito il tratto che prende il nome di Torrente Fonderia ( per la presenza di miniere di ferro nella parte alta) ancora per 400m.
Trovata una pozza abbastanza profonda abbiamo fatto un bagno integrale rinvigorente.
Poco prima Giuseppe ha fotografato una bellissima biscia dal collare lasciata tranquilla nel suo habitat.
Dopo aver consumato il pranzo, alle 13,30 siamo tornati indietro lungo la stessa via e ci siamo fermati di nuovo poco prima del ponte per un’altra immersione, prima di immetterci sulla sovrastante strada sterrata.
Dopo il ponte Alberto ha seguito la strada a sinistra per cercare una masseria di cui parlava Giuseppe. Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, ha capito che quella strada porta a Pizzo Monaco, alla Campana della Pace ed è tornato indietro raggiungendo gli altri
sulla strada a destra dopo aver trovato il cancello della masseria abbandonata e un albero di gelsi neri pieno di succosi frutti di cui ha fatto una scorpacciata.
Da lì la strada sale per circa 2 chilometri , senza ombra ma fattibile.
Alle 15,35 siamo arrivati al bivio con i cartelli per Agriturismo Pilato e Antillo – 16km, sulla stessa strada percorsa il 21 dicembre scorso sotto la pioggia.
Ad un certo punto Giuseppe si è accorto di aver perso il bastone acquistato a Mejugorie ed è tornato indietro per recuperarlo.
Caterina,Francesco ed Alberto hanno proseguito, riempito le borracce ad una fontana sul lato destro della strada e, superato il ponte sul Torrente Mattoli si sono fermati all’ombra di un albero per aspettarlo, ma visto che non si avevano notizie ,stavano per tornare indietro a cercarlo quando è riapparso.
Per trovare il bastone Giuseppe aveva percorso più di quattro chilometri tra andata e ritorno per cui il ritardo era più che motivato.
Da qui in poi abbiamo proseguito tranquillamente, considerando come lo stesso luogo cambi completamente al variare delle condizioni metereologiche. Superata un’altra fontana sul lato destro della strada,
siamo arrivati alla macchina alle 17,45. Percorso complessivo registrato su Komoot 14,3 chilometri.
Al ritorno abbiamo fatto una breve sosta al bar di Scifì per gustare una granita e un gelato e poi a Santa Teresa ci siamo salutati.




