Preescursione con Amici di Architrekking del 1 novembre 2026 nella zona di Cannistrà-Torrente Idria. Appuntamento alle 7,45 all’Immacolata. Presenti: Michele Palamara, Danila Sorrentino, Francesca Niosi, Genni Lello, Alberto Borgia, Alberto Bartolomeo, Piero Marino, Maurizio Giacoppo, Antonio Ciancio, Domenik Giliberto. Formazione degli equipaggi e partenza alle 8,05. A Messina cielo coperto, pioviggine sull’autostrada, previsioni di pioggia nella zona di Barcellona e sul percorso programmato a partire dalle 13,00. Dopo Milazzo la pioggia è cessata, il cielo si è aperto ed è uscito il sole. Alle 8,33 siamo arrivati a Barcellona e, dopo aver fatto il giro del berrettone perché una strada era interdetta al traffico e le indicazioni della Polizia municipale erano piuttosto lacunose, alle 8,56 siamo arrivati a Cannistrà dove aveva smesso di piovere da poco e ci siamo incontrati con Carmelo Ceraolo, che oggi ci fa da guida. Il percorso che faremo è diverso da quello previsto nella traccia postata da Michele sulla chat perché non parte da Gala, ma da Cannistrà e si sviluppa nel senso di marcia inverso. Alle 9,00 ci siamo messi in cammino imboccando la via Adelaide, coincidente per un breve tratto con la Via Francigena Normanna . Le facciate di molti edifici e muri sono impreziositi da murales, composizioni floreali ed altri addobbi che rendono il piccolo borgo curato e accogliente. È il risultato dell’azione di una associazione culturale del luogo, attenta al bene comune, che da più di dieci anni sta operando per salvare dal degrado e dall’oblio questo territorio trasformandolo in una specie di museo all’aperto. All’inizio abbiamo perso un pò di tempo, dopo circa trecento metri, seguendo la direzione indicata su un cartello bianco e rosso affisso su un palo decorato, abbiamo svoltato a destra sulla ripida via Stretto I Cannistrà che passa tra i terreni coltivati ad uliveto e agrumi e abbiamo raggiunto il greto del torrente Idria. Dopo averlo risalito per circa 1,2 chilometri abbiamo fatto una breve deviazione a sinistra e alle 9,30 siamo arrivati a una costruzione moderna che ingloba una cuba bizantina: la ex chiesa di Santa Maria di Lando. Una volta tornati indietro abbiamo ripreso il cammino in costante salita, con pendenza intorno al 5%, camminando dentro il letto pietroso senza particolari difficoltà. Il torrente prende il nome dall’antica Chiesa di Santa Maria dell’Idria (Madonna dell’Idria), una figura della tradizione bizantina radicata in Sicilia (la Odigitria, ovvero “Colei che indica la via”), associata popolarmente a fonti d’acqua purificatrice. Si tratta di un corso d’acqua con un proprio bacino idrografico indipendente che si sviluppa parallelamente tra il torrente Mela a est e il Longano a ovest e sfocia autonomamente in mare senza confluire in altri corsi d’acqua. Nasce dalle prime pendici collinari e dai contrafforti dei Monti Peloritani che sovrastano l’entroterra di Barcellona Pozzo di Gotto, ed è alimentato da piccoli complessi sorgentizi della zona collinare meridionale. È una fiumara tipica del messinese, ed ha un corso breve di circa 6 chilometri dalle sorgenti alla foce. Nel 2011 una piena di portata eccezionale ne ha stravolto l’alveo causando anche la distruzione di una gran parte delle strade che lo costeggiano. Nel largo greto ci sono grossi tubi di irrigazione in polietilene . Avanzando la gola si restringe, a sinistra la parete è rocciosa e abbastanza ripida , a destra il fianco della collina è coperto dalla vegetazione e in fondo si vedono i Peloritani coperti dalle nuvole. Lungo la salita si incontrano briglie di contenimento in cemento e brevi tratti di muri d’argine in mattoni e pietra ancora integri. A meno di due chilometri dalla partenza, sul lato sinistro, quasi completamente interrato, si intercetta uno spezzone di tubo in terracotta di circa 200 millimetri di diametro della conduttura dell’antico acquedotto che portava l’acqua a Barcellona. Alle 10,05, dopo aver superato una briglia, caratterizzata dalla presenza di due grossi massi in precario equilibrio sul ciglio, abbiamo raggiunto quanto resta della regia trazzera dal fondo lastricato, ma, invece di andare avanti come proposto da Carmelo, abbiamo deciso di seguire la traccia di Komoot che indicava la presenza di un sentiero a destra in prossimità della sterrata che, a sinistra sul versante opposto, sale a tornanti verso pizzo Lando. Abbiamo superato una recinzione con reticolato e ci siamo inerpicati su una traccia da capre piuttosto impervia, tra rovi e piante di ginestra spinosa, ma dopo una salita di un centinaio di metri, Carmelo, in avanscoperta, si è reso conto che non esisteva nessuna possibilità di avanzare e abbiamo deciso di tornare indietro. Tra scivoloni e graffi siamo arrivati, dopo trentacinque minuti, alla recinzione e poi al greto dove abbiamo fatto una breve sosta per riposarci per la fatica affrontata per percorrere questo tratto fuori pista, lungo poco meno di 400 metri. Quando ci siamo fermati Alberto Bartolomeo ha tirato fuori dallo zaino delle ottime caramelle di cioccolato con il ripieno di caffè che ha distribuito a tutti mentre Piero ed Antonio si sono esibiti in un breve e simpatico siparietto per fare gli auguri di buon onomastico alle Santine del gruppo. Ripresa la strada sul greto del torrente, nella vallata sempre più stretta, alle 11,00 siamo arrivati ad uno sbarramento realizzato con paletti e filo spinato con sopra due teschi di mucche calcinati dal sole. A sinistra la parete è rocciosa e quasi verticale, a destra, in basso, scorre un rigagnolo d’acqua per una ventina di metri prima di sparire. Dopo una decina di minuti abbiamo incrociato e seguito la freccia rossa, pitturata su un masso, che indica la stradella a destra che Carmelo conosce. Questa sterrata passa tra alberi di castagno e querce e intorno alle 11,30 siamo arrivati in una specie di pianoro invaso dalla vegetazione che ha coperto i rifiuti della vecchia discarica di Barcellona che qui sorgeva. Dal punto in cui ci troviamo, secondo quanto riportato su Komoot, la strada dista circa 200 metri, ma nonostante vari tentativi, non è stato possibile trovare la” via della rughetta” ( come la chiama Piero sfotticchiando amabilmente Michele) e dopo un paio di giri a vuoto siamo usciti dall’ intricato sottobosco che nasconde la discarica (dove tra l’altro qualcuno ha visto un piccolo cinghialetto) e siamo tornati indietro fino al bivio incrociato precedentemente Alle 12,00 abbiamo imboccato la sterrata a sinistra che si sviluppa in quota, parallelamente al greto del torrente, una ottantina di metri sotto di noi. La strada, probabilmente la continuazione di un tracciato per gare di motocross, sale sul fianco della montagna ed è relativamente curata, visto che un grosso tronco di pino crollato che la sbarrava è stato tagliato da poco. Superato un piccolo prato e alcuni grossi alberi di castagno dove abbiamo raccolto qualche frutto, alle 12,25 siamo arrivati ad una sella da dove la vista spazia sulla vallata, sul mare in fondo coperto da grosse nuvole bianche, e sulla cima di Pizzo Lando, sulla destra. Da qui inizia un breve tratto di stradina asfaltata che sale abbastanza ripidamente fino ad arrivare a un bivio in cui seguiamo la strada a sinistra, nuovamente sterrata. Più avanti siamo arrivati ad una discarica abusiva, in corrispondenza di una curva, dove sono stati abbandonati materiali inerti, elettrodomestici, plastica, mobili e immondizie varie. Proseguendo abbiamo superato, a destra ,un muro di contenimento realizzato con pietrame a secco dentro gabbioni metallici, e abbiamo visto, di fronte, un alto traliccio dell’Enel, in fondo alcune case e a sinistra la valle piena di alberi, in maggior parte querce, ma inframmezzate da pini, castagni e altre essenze. La strada si mantiene in piano o in leggera salita e costeggia, a sinistra dei piccoli oliveti ben tenuti, mentre sulla destra incombe l’alta parete e la cima di Monte Migliardo ( 651 mslm). Dopo qualche minuto la sterrata confluisce nuovamente in una strada asfaltata che, a sinistra scende verso il torrente. Noi abbiamo seguito la strada a destra in salita e ,dopo aver superato un rudere sulla destra, alle dodici e cinquanta siamo arrivati all’altezza di alcune case abitate e qualche minuto dopo ci siamo immessi sulla SP 80 Gala Migliardo dirigendoci a destra in direzione Gala. Domenick, che era in testa , quando è arrivato ad una curva alla fine della salita si è fermato per mangiare. È il punto più alto della escursione odierna, distante circa 7 chilometri dalla partenza ( incluse le deviazioni) a quota 540 metri s.l.m. Da qui in avanti, per circa sei chilometri la strada è tutta asfaltata e in discesa. Dopo aver salutato Carmelo, atteso a pranzo, abbiamo cercato insieme a Michele un luogo più discosto dalla strada e alle 13,00 abbiamo scavalcato una recinzione e ci siamo fermati per pranzare sotto gli alberi all’inizio della sterrata che conduce ai piedi di Monte Santa Croce ( 647 mslm) Ognuno ha consumato quanto aveva portato da casa, e poi sono stati condivisi scardellini, uva, crostata con la marmellata e, dulcis in fundo, un bicchierino tonificante di ottimo Zibibbo offerto da Alberto Bartolomeo. Dopo circa mezz’ora ci siamo rimessi in marcia e alle tredici e quarantacinque siamo arrivati a un punto da dove si vede, sotto una cappa di nuvole grigie, a destra, la penisola di Milazzo in tutta la sua estensione e a sinistra Capo Tindari, Capo Calavà e Castroreale. La strada, percorsa solo da qualche sporadica macchina, scende a tornanti con pendenze comprese tra – 5 e – 11 % e abbiamo potuto camminare tranquillamente in ordine sparso. Fino ad ora, anche se il cielo è completamente coperto, non è piovuto e addirittura a un certo punto il sole è sbucato dalle nuvole ed ha illuminato tutta la piana di Barcellona fino a Milazzo, il promontorio di Tindari con la lingua di sabbia dei laghetti di Marinello e Capo Calavà, il paese di Castroreale e , in alto a destra, la pineta sul fianco di monte Migliardo che abbiamo aggirato. Più avanti, oltre al panorama aperto verso il mare, abbiamo potuto vedere, dall’alto, il centro abitato della piccola frazione di Gala con la Torre Mollica, il Santuario di Santa Maria di Gala e la Torre Cappa. Raggiunti e superati Domenick, Genni e Antonio, che si erano messi in marcia subito dopo pranzo, abbiamo camminato a gruppetti e andando verso valle abbiamo raccolto mandarini, arance, mele cotogne e limoni dai rami degli alberi che sporgevano oltre le recinzioni dei giardini privati ai margini della strada. Alle 15,15 il primo gruppetto, formato da Piero, Maurizio, Domenick, Francesca e Alberto Borgia è arrivato al punto di partenza ed ha aspettato il resto della compagnia, preso in macchina da Michele e Piero, sul sagrato della chiesa di San Giobbe. Dopo una sosta defaticante di circa mezz’ora , durante la quale le donne hanno usufruito dei servizi di una abitazione privata, in passato adibita a bar e B&B e appreso da una anziana signora del luogo la ricetta per la preparazione della cotognata, ci siamo diretti all’azienda Anasita di Milazzo dove siamo arrivati alle 16,15 e dove ci siamo fermati per gustare le loro specialità prima di rientrare in città. La lunghezza del percorso del trekking odierno, in buona parte diverso da quello previsto, è stata di circa 13,5 chilometri con un dislivello positivo di 440 metri. Anche se non si può considerare tra le escursioni memorabili, è stato un trekking senz’altro positivo perché ha permesso ad ognuno di misurare le proprie capacità facendo superare imprevisti e difficoltà senza particolari problemi e poi non è piovuto, nonostante tutte le previsioni, confermando il detto “Audentes fortuna iuvat”.

12 Ottobre, 2025/



