Re Colapesce

Escursione del 20 settembre 2026

ESCURSIONE CON AMICI DI ARCHITREKKING DEL 20 SETTEMBRE 2026

Appuntamento alle 7:30 all’Immacolata. Presenti della ASD Recolapesce: Alberto Arena, Filippo Cavallaro, Jo Alibrandi, Teresa Freni, Paolo Bossa, Alberto Borgia.

Di Architrekking: Michele Palamara, Piero Marino, Maurizio Giacoppo, Alberto Bartolomeo, Maria Scandinaro, Pippo Finanze, Antonella Cardia, Francesco Barone, Francesca Schepis, Zahra Hosseinzadeh, Roberto Raco.

Formazione degli equipaggi e partenza. Arrivo alla chiesa di Mili San Marco e parcheggio delle auto.
Prima di partire Michele e Alberto Bartolomeo hanno fornito qualche informazione relativa alla chiesa, progettata dall’architetto neoclassico Giuseppe Mallandrino Brigandì, uno dei maggiori del tempo, che aveva ricostruito anche il teatro La Munizione di Messina. L’architetto peloritano si ispirò al Pantheon romano e alla basilica di San Francesco di Paola di Napoli con la caratteristica pianta circolare. La chiesa fu costruita su una preesistente tra il 1859 ed il 1864, la facciata è caratterizzata da un imponente pronao delimitato anteriormente da quattro colonne con capitelli che sorreggono frontone e timpano. Ai lati si ergono le due torri campanarie quadrangolari, con l’orologio funzionante solo su quella di destra.

Alle 8:35 ci siamo messi in marcia passando davanti all’ingresso del piccolo cimitero di Mili San Marco, pulito e ben tenuto con all’interno una lunga scalinata che raggiunge la parte alta tra gli alberi e i cipressi.

Costeggiando il muro di recinzione si imbocca, a destra, una rampetta piuttosto ripida con il fondo in cemento, lunga qualche centinaio di metri e con pendenza intorno al 18%.

Alla fine della rampa inizia una breve discesa che continua su un sentiero in buone condizioni tra campi coltivati, canneti e piante di fichi d’india fino a intersecare una carrozzabile che, a sinistra, conduce a Galati Sant’Anna.

Intanto il sole ha riscaldato l’aria e cominciamo a togliere gli indumenti più pesanti.

Prendendo a destra, dopo una ventina di metri, in corrispondenza di una strana edicola votiva montata su un palo, abbiamo  svoltato a destra e ,proseguendo  per un centinaio di metri siamo  arrivati ad un punto panoramico da cui si domina la costa e il mare e la chiesa di San Marco.

Da qui si vedono le montagne e Dinnammare che si staglia contro il cielo azzurro con qualche nuvoletta bianca.

Michele ha indicato più in basso, sul fianco della collina, i ruderi della chiesa di San Nicola che i due Alberto B. hanno tentato di raggiungere, ma il sentiero era piuttosto impervio e l’erba bagnata molto scivolosa per cui non ci sono arrivati.
Accanto a questi ruderi c’è una croce in ferro abbastanza grande, visibile anche dal basso. Tornando indietro dalla stessa strada abbiamo superato una villetta di colore rosa chiusa con un cancello, passando tra alberi di olivo sulle rasole molto ben curate.

Arrivati all’edicola abbiamo preso la strada a destra, che passa tra i campi coltivati e che per un tratto è quasi in piano e percorribile in macchina.
Dopo una salita costante di alcune centinaia di metri, siamo arrivati all’altezza di un palo della luce e abbiamo imboccato la strada a sinistra, sempre con il fondo in cemento, costeggiando una serie di serbatoi dell’acqua realizzati artigianalmente e un cassone frigorifero.

Poi la stradella si immette in una strada più larga con il fondo in asfalto da cui la vista spazia sulle colline vicine e sul massiccio di Monte Scuderi su cui cominciano ad incombere grossi nuvoloni bianchi.

Si supera, lasciandola a sinistra, una gebbia piena d’acqua a servizio dei campi ben curati e coltivati

Lungo la strada abbiamo incrociato un furgone bianco il cui autista era un conoscente di Paolo e di Pippo e titolare di un banco di vendita di frutta al Vascone, la cui gestione ha lasciato alla moglie e al figlio mentre lui si occupa esclusivamente della campagna.

Intorno alle 9,45 abbiamo superato un cancello sulla destra e seguito la strada che continua, in costante leggera salita.
Ad alcune  centinaia di metri si vede una grande villa a due piani con il tetto verde. A sinistra si superano una serie di serre in costruzione con accanto una tettoia con sopra pannelli fotovoltaici e , sul lato opposto della valle si vedono grandi pareti rocciose quasi verticali.

Dopo una decina di minuti, in corrispondenza del cancello di accesso alla villa, abbiamo preso una stradella che sale a destra e, superata una piccola costruzione, siamo arrivati ad un pianoro da cui si ammira dall’alto il complesso dei fabbricati con la splendida chiesa arabo-normanna di Santa Maria di Mili, edificata intorno al 1090 dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia.

La chiesa sorge sul lato sinistro del torrente Mili, probabilmente sul luogo di un precedente cenobio di epoca bizantina.

La parte più notevole della chiesa è quella absidale, in cui spiccano le tre cupole emisferiche, la maggiore e le due minori, di chiara matrice islamica e l’abside centrale, l’unica emergente all’esterno, in stile romanico. La chiesa fu ingrandita nella prima metà del XVI secolo, subendo un allungamento longitudinale che determinò la realizzazione di una nuova facciata e l’innalzamento del livello della copertura. È stata restaurata nel 2004, ma è normalmente chiusa al pubblico.

Da qui si vedono tra gli alberi anche i ruderi di un’altra chiesetta dedicata a San Nicola ,che abbiamo raggiunto tornando indietro fino al cancello e seguendo un sentierino in parte invaso da piante spinose di salsapariglia tra una decina di alti pini.

All’interno si vede un’abside malmessa e le pareti perimetrali che presentano nella parte alta un decoro di una quarantina di centimetri di pittura ocra.

Alle 10:25 siamo usciti dal rudere percorrendo il sentiero che costeggia, a destra, un muro di contenimento in mattoni e pietra e poi scende verso valle tra i terrazzamenti e gli alberi.

A un certo punto il fondo del sentiero diventa abbastanza sconnesso e la pendenza raggiunge il 19% con rischio di qualche scivolone, ma comunque, dopo una discesa di circa 350 metri, alle 10:55 siamo arrivati tutti alla strada in corrispondenza di una piccola costruzione dove, sotto un grande noce, c’è un’altalena e vicino una fontanella dove ci siamo rinfrescati.

Dopo una breve sosta ci siamo incamminati sulla strada lastricata che, a sinistra, porta in paese mentre a destra conduce alla chiesa.

Ricompattato il gruppo abbiamo deciso di proseguire sul percorso proposto da Michele e ci siamo inoltrati nelle viuzze fino a raggiungere una fontana da cui esce un abbondante “cannolo” di acqua fresca con cui abbiamo riempito le borracce.

Da qui inizia  un tratto di circa ottocento metri, tutto in salita, che passa in parte all’interno di piccole stradine a scalini con pendenza massima del 25% e arriva a un sentiero che si inoltra tra piccoli orticelli ben curati,  alla stessa altezza  della villa con il tetto verde sulla collina opposta da cui si domina il sottostante  paesello.

Dopo la ripida scalinata Alberto A. aveva la frequenza molto elevata (161 battiti al minuto) e qualche difficoltà perché era molto affaticato, ma ciononostante non si è voluto fermare fino a quando abbiamo raggiunto il resto del gruppo.

Alle undici e mezzo il cielo si è completamente coperto ed ha cominciato a tuonare minacciosamente.

Abbiamo sostato quasi sotto  un’alta parete di roccia friabile che incombe  sui terrazzamenti ben curati dove sono piantati alberi di olivo carichi di frutti.

Alle dodici circa, quando Alberto A., adeguatamente “sventoliato” da Teresa con un flabello improvvisato, si è riposato, abbiamo ripreso a salire e, percorsi un’ottantina di metri, siamo arrivati in cima a una sella dove abbiamo seguito la strada a sinistra perché quella a destra si perde a mezza costa. La strada è prima in discesa e poi in leggera salita e sul lato sinistro si vede una casa.

Sul bordo della  strada, a destra, abbiamo incrociato due alberi con pere abbastanza mature e ci siamo fermati a raccoglierle, poi,  superate sulla destra una serie di arnie, siamo arrivati ad una strada asfaltata e a un punto panoramico da cui lo sguardo spazia su tutto lo Stretto.

Poco più avanti, prima di una chiudenda, abbiamo incontrato due persone, padre e figlio che stavano scavando una trincea per deviare l’acqua, che ci hanno detto che andando avanti saremmo arrivati a Forte Cavalli.

Proseguendo abbiamo raggiunto un pianoro alberato molto bello , con vista a 360 gradi su tutte le colline da una parte e dall’altra il mare con la Punta del Faro.
Più avanti, alle 12,20 , appare Forte Cavalli e poco dopo, superato con qualche acrobazia un cancello chiuso di una proprietà privata, siamo arrivati alla provinciale SP 39 diramazione per Forte Cavalli proveniente da Zafferia e qui ha cominciato a piovigginare.
Proseguendo Michele ha indicato, seminascosto tra la vegetazione, il rudere della chiesetta di San Giorgio, sulle pendici di Monte Gallo.
A destra abbiamo superato un pozzo e un cippo celebrativo del periodo fascista in stato di abbandono, con il fascio littorio in verticale, la scritta in numeri romani ANNO XIV e un fiore con al centro il foro  di una fontana.

In prossimità si incrocia, a destra, la stradella che conduce alla sede della onlus Overland, un’associazione di volontariato e promozione sociale che si occupa di inclusione, sostegno alle fragilità e recupero giovanile che gestisce il rifugio Santa Eustochia e il cui presidente è un amico di Michele.

Abbiamo proseguito in leggera salita fino ad arrivare alla fine della provinciale e
alle 12:45, a 6 chilometri dalla partenza, abbiamo imboccato la strada a destra, tutta in discesa, che costeggia la discarica di vallone Guidara, dove si stanno completando i lavori “urgenti” di messa in sicurezza, con un ritardo di soli vent’anni, dal momento che erano stati oggetto del decreto n. 990 del 15 novembre 2005.

Si scende tranquillamente fino ad arrivare, all’altezza di puntale Maccio,ad  un punto panoramico da cui si vede tutta la città, il costruendo porto di Tremestieri, la costa siciliana fino a Capo Peloro e la costa calabrese.

Più avanti siamo arrivati ad un bivio, con la sterrata di sinistra che va  verso Mili San Marco costeggiando il colle Serra Janca.

Abbiamo preso la strada a destra che, per circa 800 metri ha una forte pendenza, tra il 15 e il 18%. Ci siamo fermati qualche minuto per fotografare alcuni cavalli che pascolavano in un terreno recintato e riprendendo il cammino alle 13:30 siamo arrivati sulla strada provinciale 38 di Mili San Pietro.

Dopo la doverosa foto di gruppo abbiamo percorso gli ultimi seicento metri in discesa sulla strada asfaltata e alle 13:40 abbiamo raggiunto le macchine.

Percorso complessivo registrato di circa 8,6 chilometri tra le colline vicine alla città in un territorio ricco di storia in una tipica giornata di fine estate con un tempo gradevole,  nonostante  le previsioni  di pioggia.

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