Escursione a Montagna Grande del 31 agosto 2025 per il posizionamento della targa del
Progetto Gliottomille. Appuntamento alle 7,15 al Boccetta.Presenti: Giuseppe Spanò, Marcella De Francesco, Antonio Zampaglione, Alberto Borgia, Tonino Seminerio,Anna Costalunga e la sua cagnolina Eia. Tonino è uscito a Villafranca ed ha preso a bordo Gino Biundo. Arrivo a Barcellona alle 7,55 e in carovana presa la
strada per Rodì Milici .
Costeggiando il vasto alveo del torrente Patrì ci siamo inoltrati nella bellissima vallata coperta di rigogliosa vegetazione, con sullo sfondo le montagne che si stagliano contro il cielo azzurro.
Alle 8,35 circa siamo arrivati a Fondachelli Fantina e, passando sul ponte sul torrente ( che nel tratto immediatamente precedente si chiamava Ruzzolino e che qui prende il nome di Fiumara Madridi) abbiamo parcheggiato
nel rione Chiesa.
Fondachelli-Fantina (Funnaghellu in galloitalico di Sicilia; Fundagghedu in siciliano) è un comune italiano sparso di 1 168 abitanti. La sede del Comune si trova nella frazione Rubino, il territorio comunale è compreso tra le catene dei monti Peloritani e dei Nebrodi.
Altitudine 604 m s.l.m. Superficie 42,21km² Abitanti 1 168, Densità27,67 ab.km² .Frazioni: Carnale, Chiesa, Evangelisti, Fantina, Figheri, Frascianida, Giarra, Marcazzo, Pietragrossa, Raccui, Rubino, Ruzzolino, San Martino, Sant’Antonio. Comuni confinanti Antillo, Francavilla di Sicilia, Novara di Sicilia, Rodì Milici.
Prima dell’autonomia, raggiunta nel 1950, il territorio costituiva le frazioni Fondachelli e Fantina del comune di Novara di Sicilia. Attualmente non esiste un centro chiamato Fondachelli, essendo presenti i tre distinti abitati limitrofi di Rubino, Evangelisti e Chiesa, oltre ai più distanti Figheri, Marcazzo, Pietragrossa e San Martino. Limitrofe alla frazione Fantina sono invece Carnale, Giarra e Ruzzolino. I vari centri sono abbarbicati, immersi nella natura, sulle pendici dei monti Peloritani che formano una conca circolare attorno all’alveo del torrente Patrì collegato da numerose gole alle sue sorgenti. Nella valle si affacciano le tre vette più alte dei Peloritani: la Montagna Grande, la Rocca di Salvatesta e la Montagna di Vernà e l’altopiano di Pizzo Vento dove si possono osservare gli equinozi.
Alle 8,50 ci siamo incamminati lentamente sulla strada asfaltata che costeggia il torrente diretti verso l’ altro piccolo rione di Marcazzo.
Sul lato sinistro , in un terreno privato, un albero di fichi bianchi sporgeva i suoi invitanti rami carichi di frutti oltre la recinzione e noi ne abbiamo approfittato subito raccogliendoli e gustandoli.
Inoltrandoci nelle viuzze su cui si affacciano molte case abbandonate e semidistrutte e superato un lavatoio abbiamo seguito la traccia svoltando a destra in via Marconi dove ci siamo attardati per raccogliere le nocciole che ricoprivano la strada. Percorsi una cinquantina di metri, alle 9,18 siamo arrivati ad un cancello con catena e lucchetto che chiudeva una curata proprietà privata e impediva di proseguire sulla traccia segnata sulla app.
Dopo un breve consulto, verificando le varie tracce riportate sulle diverse app che stavamo seguendo e mentre Anna andava in esplorazione per trovare percorsi alternativi avevamo pensato di tornare alle macchine e arrivare a Figheri da dove parte una trazzera che si innesta sul sentiero che avremmo percorso.
Arrivati all’inizio della via Marconi, a destra c’è una ripida sterrata dal fondo sconnesso che sale decisamente sul fianco della collina per cui Anna e Alberto, lasciati gli zaini , l’hanno imboccata e dopo un centinaio di metri si sono ritrovati sulla corretta via avendo bypassato a destra il tratto di sentiero che si trova sul terreno privato.
Richiamati tutti gli altri, con Tonino che portava in spalla lo zaino di Alberto, ci siamo ricompattati e abbiamo ripreso con slancio il cammino.
La strada sterrata era piuttosto ripida e per qualche centinaio di metri con una pendenza iniziale di circa il 24% e per il successivo chilometro del 18%.
Fortunatamente, nonostante il sole, la temperatura era gradevole e si avanzava tra gli alberi e tra cespugli di rovi pieni di squisite more di cui abbiamo fatto una scorpacciata.
Superata la parte più impegnativa , che ha messo alla prova la resistenza di qualcuno di noi, la strada, per alcuni chilometri, si è mantenuta con pendenze intorno al 10%.
Alle 10,40 siamo arrivati alla località Tre Fontane, a circa 3 chilometri dalla partenza e il gruppo si è ricompattato.
Qui abbiamo sostato per una ventina di minuti e chi aveva già svuotato la borraccia ha potuto riempirla.
Ripreso il cammino si arriva, dopo qualche minuto, ad un cancello dove si trova un tabellone del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che informa che li è stato effettuato un intervento di valorizzazione delle superfici boschive in località Guadagnino.
Percorsi altri 400 metri circa , alle 11,00 siamo arrivati sulla Dorsale dei Peloritani.
In prossimità dell’incrocio dove si trova il rudere di una costruzione c’è un’area recintata, con un cancelletto di accesso e una tabella che dice che l’area delimitata è curata dell’associazione ALL TOGETHER e da volontari di Fondachelli Fantina.
Nello spiazzo interno, in una piccola cappella con la volta a botte, c’è una edicola votiva dedicata agli Angeli Custodi, patroni di Fondachelli, che si festeggiano il 2 ottobre..
La costruzione, in caso di maltempo, può costituire un utile riparo dalla pioggia.
Sulla Dorsale ci si trova sotto una serie di alte torri delle pale eoliche, viste e sentite già da alcuni chilometri, che deturpano un panorama altrimenti splendido, con l’Etna da una parte, la Rocca Salvatesta, il mare Ionio con la Calabria fino a capo Spartivento, Monte Scuderi etc.
In alto svetta la cima di Pizzo Pinto ( che erroneamente avevamo scambiato per Montagna Grande ) prossimo nostro punto di passaggio.
Proseguendo sulla larga strada sterrata si arriva, dopo poche centinaia di metri, in un punto in cui la traccia sulla app indica l’esistenza di un sentiero in cresta, che costeggia una recinzione, per raggiungere il Pizzo.
Gino ha cercato invano l’inizio dello stesso per cui siamo tornati indietro e, imboccata la strada di servizio dell’impianto, siamo arrivati all’ultima delle pale eoliche verso l’Etna.
Da qui, inerpicandoci su una traccia confusa tra le alte felci, siamo arrivati in cresta sul sentiero e, superata una rampa di circa trecento metri, con pendenza del 25%, abbiamo raggiunto Pizzo Pinto a quota 1320 metri.
Qui , vedendo la successiva montagna, ci siamo resi conto dell’errore perché la nostra mera distava ancora più di un chilometro da percorrere tutto in salita.
Antonio, che già aveva forti dolori ai piedi ed alle gambe, ha avuto un momento di sgomento e la tentazione di fermarsi temendo di non farcela a continuare, ma la forza di volontà lo ha spinto a proseguire.
Alle 12,25, dopo aver superato la rete di recinzione abbattuta, siamo giunti sul pianoro di Montagna Grande, ma non sul punto più alto, distante ancora circa 600 metri.
Seguendo una indefinita traccia da capre in cresta ci siamo ritrovati su delle rocce a strapiombo su entrambi i lati che sembravano insuperabili.
Per un momento avevamo pensato di fermarci e collocare la targa, ma Gino e Alberto hanno proseguito e, superando un tratto piuttosto impervio e pericoloso, hanno raggiunto un sentierino più in basso, trovato anche da Anna che era tornata indietro che finalmente, alle 12, 50, a circa 7,4 chilometri dalla partenza, con una ascesa totale di 740 metri, ci ha portati sotto l’orribile traliccio del ripetitore che ha devastato la Montagna.
La cima insiste nel territorio di Motta Camastra. Dalla vetta si scorge a nord la catena dei Monti Peloritani, il mar Tirreno, le Isole Eolie, lo stretto di Messina, la punta della Calabria e l’Aspromonte (1.956 m s.l.m.), ad est il mar Ionio, a sud l’Etna (3.357 m s.l.m.) e ad ovest la Rocca di Novara (1.340 m s.l.m.) e i Monti Nebrodi.
Ad esclusione dell’Etna, Montagna Grande è la cima più alta del versante ionico siciliano.
Sulle pendici sono presenti boschi di querce, leccio, roverella, castagno, nonché pini e olmi. La fauna comprende sia diverse specie di uccelli rapaci, come la poiana, il barbagianni, l’aquila del Bonelli e altri falchi, che diverse specie di mammiferi, come il cinghiale, la lepre, il gatto selvatico, la martora, l’istrice e il ghiro.
Il clima sulla vetta è variabile. In estate, è fresco e ventilato e raggiunge temperature massime di 30 gradi. In inverno, le temperature massime superano i 4 gradi e raramente si va sotto lo zero, mentre le temperature più fredde si attestano intorno ai -5 gradi, questo a causa della vicinanza dell’Etna, che ne risente del suo clima appenninico. In inverni rigidi non mancano episodi di forti nevicate che possono durare qualche settimana.
Nel territorio di Montagna Grande molto spesso si hanno anche formazioni di violenti temporali che possono colpire la costa ionica dallo Stretto di Messina al siracusano.
Quando sono arrivati tutti Alberto ha distribuito a chi non le aveva le magliette verdi con il logo Gliottomille e Tonino, alle 13,01, ha scattato una foto ricordo del gruppo.
A questo punto non restava che fissare la targa in acciaio, dopo aver cercato inutilmente una roccia sufficientemente piatta, Alberto, senza consultarsi con gli altri, ha deciso di collocarla su un lato del basamento in cemento del traliccio e usando un trapano a percussione di adeguata potenza con cui fare i fori per i tasselli, aiutato anche da Antonio e Marcella, in meno di mezz’ora ha completato il lavoro.
Tonino,Marcella ed altri hanno espresso le loro comprensibili rimostranze sulla posizione prescelta, sicuramente non adatta per fare un selfie che la inquadri e perché non rende l’idea del posto in cui ci si trova.
Dopo aver consumato il pranzo al sacco e fatto un breve riposo, mentre il cielo si annuvolava , alle 14, 05 ci siamo messi in marcia in ordine sparso sulla stessa traccia dell’andata per tornare alle macchine.
La discesa non ha presentato particolari problemi, alle 14,56 avevamo raggiunto tutti la strada di servizio dell’ultima pala e dopo mezz’ora eravamo sulla dorsale.
Anche in discesa è proseguita la raccolta di more, in particolare da parte di Marcella, che vorrebbe farne martellata, e di Giuseppe.
Alle 16,16 ci siamo fermati per aspettare Antonio ed abbiamo incontrato un gruppetto di cinque ragazzi e una ragazza del luogo che si stavano recando alla cappella dell’Angelo portando una statuetta di un Angelo e un grosso lumino votivo.
Ci siamo fermati a chiacchierare qualche minuto e , vista la loro disponibilità a farci da guide per eventuali future escursioni in zona, ci siamo scambiati i numeri di telefono con uno di loro.
Dopo circa mezz’ora, alle 16,50 la retroguardia è arrivata alla fine della sterrata in via Marconi e nei pressi ci siamo fermati a parlare con una signora che abbiamo scoperto essere la proprietaria del vicino terreno privato e assessore al comune per cui abbiamo suggerito di fare sistemare all’angolo della strada dove inizia la salita un cartello indicatore del percorso da seguire.
Alle 17,10 circa, siamo arrivati alle macchine parcheggiate a Chiesa e mentre Tonino, Gino e Anna partivano per rientrare in città, Giuseppe è andato in macchina a Marcazzo a recuperare Antonio che si era fermato ad una panchina. Il percorso in discesa, secondo Komoot, è stato di 6,66 chilometri.
Il ritorno in macchina non ha presentato nessun problema, al casello di Villafranca siamo passati senza perdere tempo e siamo arrivati a casa alle 18,30 circa.
Il percorso è impegnativo, classificabile come adatto ad escursionisti esperti e sufficientemente allenati. Si sconsiglia di fare l’escursione con brutto tempo perché in caso di pioggia e nebbia con visibilità ridotta potrebbe essere pericoloso percorrere gli ultmi chilometri in cresta. Sconsigliate anche le giornate di sole eccessivamente calde perché la parte finale del percorso non offre nessuna protezione.
L’escursione , l’ultima dell’anno sociale 2024-2025, è stata positiva , innanzitutto grazie alla ottima compagnia, alle condizioni meteo favorevoli, con sole , assenza di vento, temperatura gradevole che ci hanno permesso di raggiungere lo scopo prefissato del posizionamento della targa.
Progetto Gliottomille. Appuntamento alle 7,15 al Boccetta.Presenti: Giuseppe Spanò, Marcella De Francesco, Antonio Zampaglione, Alberto Borgia, Tonino Seminerio,Anna Costalunga e la sua cagnolina Eia. Tonino è uscito a Villafranca ed ha preso a bordo Gino Biundo. Arrivo a Barcellona alle 7,55 e in carovana presa la
strada per Rodì Milici .
Costeggiando il vasto alveo del torrente Patrì ci siamo inoltrati nella bellissima vallata coperta di rigogliosa vegetazione, con sullo sfondo le montagne che si stagliano contro il cielo azzurro.
Alle 8,35 circa siamo arrivati a Fondachelli Fantina e, passando sul ponte sul torrente ( che nel tratto immediatamente precedente si chiamava Ruzzolino e che qui prende il nome di Fiumara Madridi) abbiamo parcheggiato
nel rione Chiesa.
Fondachelli-Fantina (Funnaghellu in galloitalico di Sicilia; Fundagghedu in siciliano) è un comune italiano sparso di 1 168 abitanti. La sede del Comune si trova nella frazione Rubino, il territorio comunale è compreso tra le catene dei monti Peloritani e dei Nebrodi.
Altitudine 604 m s.l.m. Superficie 42,21km² Abitanti 1 168, Densità27,67 ab.km² .Frazioni: Carnale, Chiesa, Evangelisti, Fantina, Figheri, Frascianida, Giarra, Marcazzo, Pietragrossa, Raccui, Rubino, Ruzzolino, San Martino, Sant’Antonio. Comuni confinanti Antillo, Francavilla di Sicilia, Novara di Sicilia, Rodì Milici.
Prima dell’autonomia, raggiunta nel 1950, il territorio costituiva le frazioni Fondachelli e Fantina del comune di Novara di Sicilia. Attualmente non esiste un centro chiamato Fondachelli, essendo presenti i tre distinti abitati limitrofi di Rubino, Evangelisti e Chiesa, oltre ai più distanti Figheri, Marcazzo, Pietragrossa e San Martino. Limitrofe alla frazione Fantina sono invece Carnale, Giarra e Ruzzolino. I vari centri sono abbarbicati, immersi nella natura, sulle pendici dei monti Peloritani che formano una conca circolare attorno all’alveo del torrente Patrì collegato da numerose gole alle sue sorgenti. Nella valle si affacciano le tre vette più alte dei Peloritani: la Montagna Grande, la Rocca di Salvatesta e la Montagna di Vernà e l’altopiano di Pizzo Vento dove si possono osservare gli equinozi.
Alle 8,50 ci siamo incamminati lentamente sulla strada asfaltata che costeggia il torrente diretti verso l’ altro piccolo rione di Marcazzo.
Sul lato sinistro , in un terreno privato, un albero di fichi bianchi sporgeva i suoi invitanti rami carichi di frutti oltre la recinzione e noi ne abbiamo approfittato subito raccogliendoli e gustandoli.
Inoltrandoci nelle viuzze su cui si affacciano molte case abbandonate e semidistrutte e superato un lavatoio abbiamo seguito la traccia svoltando a destra in via Marconi dove ci siamo attardati per raccogliere le nocciole che ricoprivano la strada. Percorsi una cinquantina di metri, alle 9,18 siamo arrivati ad un cancello con catena e lucchetto che chiudeva una curata proprietà privata e impediva di proseguire sulla traccia segnata sulla app.
Dopo un breve consulto, verificando le varie tracce riportate sulle diverse app che stavamo seguendo e mentre Anna andava in esplorazione per trovare percorsi alternativi avevamo pensato di tornare alle macchine e arrivare a Figheri da dove parte una trazzera che si innesta sul sentiero che avremmo percorso.
Arrivati all’inizio della via Marconi, a destra c’è una ripida sterrata dal fondo sconnesso che sale decisamente sul fianco della collina per cui Anna e Alberto, lasciati gli zaini , l’hanno imboccata e dopo un centinaio di metri si sono ritrovati sulla corretta via avendo bypassato a destra il tratto di sentiero che si trova sul terreno privato.
Richiamati tutti gli altri, con Tonino che portava in spalla lo zaino di Alberto, ci siamo ricompattati e abbiamo ripreso con slancio il cammino.
La strada sterrata era piuttosto ripida e per qualche centinaio di metri con una pendenza iniziale di circa il 24% e per il successivo chilometro del 18%.
Fortunatamente, nonostante il sole, la temperatura era gradevole e si avanzava tra gli alberi e tra cespugli di rovi pieni di squisite more di cui abbiamo fatto una scorpacciata.
Superata la parte più impegnativa , che ha messo alla prova la resistenza di qualcuno di noi, la strada, per alcuni chilometri, si è mantenuta con pendenze intorno al 10%.
Alle 10,40 siamo arrivati alla località Tre Fontane, a circa 3 chilometri dalla partenza e il gruppo si è ricompattato.
Qui abbiamo sostato per una ventina di minuti e chi aveva già svuotato la borraccia ha potuto riempirla.
Ripreso il cammino si arriva, dopo qualche minuto, ad un cancello dove si trova un tabellone del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che informa che li è stato effettuato un intervento di valorizzazione delle superfici boschive in località Guadagnino.
Percorsi altri 400 metri circa , alle 11,00 siamo arrivati sulla Dorsale dei Peloritani.
In prossimità dell’incrocio dove si trova il rudere di una costruzione c’è un’area recintata, con un cancelletto di accesso e una tabella che dice che l’area delimitata è curata dell’associazione ALL TOGETHER e da volontari di Fondachelli Fantina.
Nello spiazzo interno, in una piccola cappella con la volta a botte, c’è una edicola votiva dedicata agli Angeli Custodi, patroni di Fondachelli, che si festeggiano il 2 ottobre..
La costruzione, in caso di maltempo, può costituire un utile riparo dalla pioggia.
Sulla Dorsale ci si trova sotto una serie di alte torri delle pale eoliche, viste e sentite già da alcuni chilometri, che deturpano un panorama altrimenti splendido, con l’Etna da una parte, la Rocca Salvatesta, il mare Ionio con la Calabria fino a capo Spartivento, Monte Scuderi etc.
In alto svetta la cima di Pizzo Pinto ( che erroneamente avevamo scambiato per Montagna Grande ) prossimo nostro punto di passaggio.
Proseguendo sulla larga strada sterrata si arriva, dopo poche centinaia di metri, in un punto in cui la traccia sulla app indica l’esistenza di un sentiero in cresta, che costeggia una recinzione, per raggiungere il Pizzo.
Gino ha cercato invano l’inizio dello stesso per cui siamo tornati indietro e, imboccata la strada di servizio dell’impianto, siamo arrivati all’ultima delle pale eoliche verso l’Etna.
Da qui, inerpicandoci su una traccia confusa tra le alte felci, siamo arrivati in cresta sul sentiero e, superata una rampa di circa trecento metri, con pendenza del 25%, abbiamo raggiunto Pizzo Pinto a quota 1320 metri.
Qui , vedendo la successiva montagna, ci siamo resi conto dell’errore perché la nostra mera distava ancora più di un chilometro da percorrere tutto in salita.
Antonio, che già aveva forti dolori ai piedi ed alle gambe, ha avuto un momento di sgomento e la tentazione di fermarsi temendo di non farcela a continuare, ma la forza di volontà lo ha spinto a proseguire.
Alle 12,25, dopo aver superato la rete di recinzione abbattuta, siamo giunti sul pianoro di Montagna Grande, ma non sul punto più alto, distante ancora circa 600 metri.
Seguendo una indefinita traccia da capre in cresta ci siamo ritrovati su delle rocce a strapiombo su entrambi i lati che sembravano insuperabili.
Per un momento avevamo pensato di fermarci e collocare la targa, ma Gino e Alberto hanno proseguito e, superando un tratto piuttosto impervio e pericoloso, hanno raggiunto un sentierino più in basso, trovato anche da Anna che era tornata indietro che finalmente, alle 12, 50, a circa 7,4 chilometri dalla partenza, con una ascesa totale di 740 metri, ci ha portati sotto l’orribile traliccio del ripetitore che ha devastato la Montagna.
La cima insiste nel territorio di Motta Camastra. Dalla vetta si scorge a nord la catena dei Monti Peloritani, il mar Tirreno, le Isole Eolie, lo stretto di Messina, la punta della Calabria e l’Aspromonte (1.956 m s.l.m.), ad est il mar Ionio, a sud l’Etna (3.357 m s.l.m.) e ad ovest la Rocca di Novara (1.340 m s.l.m.) e i Monti Nebrodi.
Ad esclusione dell’Etna, Montagna Grande è la cima più alta del versante ionico siciliano.
Sulle pendici sono presenti boschi di querce, leccio, roverella, castagno, nonché pini e olmi. La fauna comprende sia diverse specie di uccelli rapaci, come la poiana, il barbagianni, l’aquila del Bonelli e altri falchi, che diverse specie di mammiferi, come il cinghiale, la lepre, il gatto selvatico, la martora, l’istrice e il ghiro.
Il clima sulla vetta è variabile. In estate, è fresco e ventilato e raggiunge temperature massime di 30 gradi. In inverno, le temperature massime superano i 4 gradi e raramente si va sotto lo zero, mentre le temperature più fredde si attestano intorno ai -5 gradi, questo a causa della vicinanza dell’Etna, che ne risente del suo clima appenninico. In inverni rigidi non mancano episodi di forti nevicate che possono durare qualche settimana.
Nel territorio di Montagna Grande molto spesso si hanno anche formazioni di violenti temporali che possono colpire la costa ionica dallo Stretto di Messina al siracusano.
Quando sono arrivati tutti Alberto ha distribuito a chi non le aveva le magliette verdi con il logo Gliottomille e Tonino, alle 13,01, ha scattato una foto ricordo del gruppo.
A questo punto non restava che fissare la targa in acciaio, dopo aver cercato inutilmente una roccia sufficientemente piatta, Alberto, senza consultarsi con gli altri, ha deciso di collocarla su un lato del basamento in cemento del traliccio e usando un trapano a percussione di adeguata potenza con cui fare i fori per i tasselli, aiutato anche da Antonio e Marcella, in meno di mezz’ora ha completato il lavoro.
Tonino,Marcella ed altri hanno espresso le loro comprensibili rimostranze sulla posizione prescelta, sicuramente non adatta per fare un selfie che la inquadri e perché non rende l’idea del posto in cui ci si trova.
Dopo aver consumato il pranzo al sacco e fatto un breve riposo, mentre il cielo si annuvolava , alle 14, 05 ci siamo messi in marcia in ordine sparso sulla stessa traccia dell’andata per tornare alle macchine.
La discesa non ha presentato particolari problemi, alle 14,56 avevamo raggiunto tutti la strada di servizio dell’ultima pala e dopo mezz’ora eravamo sulla dorsale.
Anche in discesa è proseguita la raccolta di more, in particolare da parte di Marcella, che vorrebbe farne martellata, e di Giuseppe.
Alle 16,16 ci siamo fermati per aspettare Antonio ed abbiamo incontrato un gruppetto di cinque ragazzi e una ragazza del luogo che si stavano recando alla cappella dell’Angelo portando una statuetta di un Angelo e un grosso lumino votivo.
Ci siamo fermati a chiacchierare qualche minuto e , vista la loro disponibilità a farci da guide per eventuali future escursioni in zona, ci siamo scambiati i numeri di telefono con uno di loro.
Dopo circa mezz’ora, alle 16,50 la retroguardia è arrivata alla fine della sterrata in via Marconi e nei pressi ci siamo fermati a parlare con una signora che abbiamo scoperto essere la proprietaria del vicino terreno privato e assessore al comune per cui abbiamo suggerito di fare sistemare all’angolo della strada dove inizia la salita un cartello indicatore del percorso da seguire.
Alle 17,10 circa, siamo arrivati alle macchine parcheggiate a Chiesa e mentre Tonino, Gino e Anna partivano per rientrare in città, Giuseppe è andato in macchina a Marcazzo a recuperare Antonio che si era fermato ad una panchina. Il percorso in discesa, secondo Komoot, è stato di 6,66 chilometri.
Il ritorno in macchina non ha presentato nessun problema, al casello di Villafranca siamo passati senza perdere tempo e siamo arrivati a casa alle 18,30 circa.
Il percorso è impegnativo, classificabile come adatto ad escursionisti esperti e sufficientemente allenati. Si sconsiglia di fare l’escursione con brutto tempo perché in caso di pioggia e nebbia con visibilità ridotta potrebbe essere pericoloso percorrere gli ultmi chilometri in cresta. Sconsigliate anche le giornate di sole eccessivamente calde perché la parte finale del percorso non offre nessuna protezione.
L’escursione , l’ultima dell’anno sociale 2024-2025, è stata positiva , innanzitutto grazie alla ottima compagnia, alle condizioni meteo favorevoli, con sole , assenza di vento, temperatura gradevole che ci hanno permesso di raggiungere lo scopo prefissato del posizionamento della targa.




