Re Colapesce

Trekking a Montagna Grande del 31 agosto 2025

Escursione a Montagna Grande del 31 agosto 2025 per il posizionamento  della targa del
Progetto Gliottomille. Appuntamento alle 7,15 al Boccetta.Presenti: Giuseppe Spanò, Marcella De Francesco, Antonio Zampaglione, Alberto Borgia, Tonino Seminerio,Anna Costalunga e la sua cagnolina Eia. Tonino è uscito a Villafranca ed ha preso a bordo Gino Biundo. Arrivo a Barcellona alle 7,55 e in carovana presa la
strada per Rodì Milici .
Costeggiando il vasto alveo del torrente Patrì ci siamo inoltrati nella bellissima vallata coperta di rigogliosa vegetazione,  con sullo sfondo le montagne che si stagliano contro il cielo azzurro.
Alle 8,35 circa siamo arrivati a Fondachelli Fantina e, passando sul ponte sul torrente ( che nel tratto  immediatamente precedente si chiamava Ruzzolino e  che qui prende il nome di Fiumara Madridi) abbiamo parcheggiato
nel rione Chiesa.
Fondachelli-Fantina (Funnaghellu in galloitalico di Sicilia; Fundagghedu in siciliano) è un comune italiano sparso di 1 168 abitanti. La sede del Comune  si trova nella frazione Rubino, il territorio comunale è compreso tra le catene dei monti Peloritani e dei Nebrodi.
Altitudine 604 m s.l.m. Superficie 42,21km² Abitanti 1 168,  Densità27,67 ab.km² .Frazioni: Carnale, Chiesa, Evangelisti, Fantina, Figheri, Frascianida, Giarra, Marcazzo, Pietragrossa, Raccui, Rubino, Ruzzolino, San Martino, Sant’Antonio. Comuni confinanti Antillo, Francavilla di Sicilia, Novara di Sicilia, Rodì Milici.
Prima dell’autonomia, raggiunta nel 1950, il territorio costituiva le frazioni Fondachelli e Fantina del comune di Novara di Sicilia. Attualmente non esiste un centro chiamato Fondachelli, essendo presenti i tre distinti abitati limitrofi di Rubino, Evangelisti e Chiesa, oltre ai più distanti Figheri, Marcazzo, Pietragrossa e San Martino. Limitrofe alla frazione Fantina sono invece Carnale, Giarra e Ruzzolino. I vari centri sono abbarbicati, immersi nella natura, sulle pendici dei monti Peloritani che formano una conca circolare attorno all’alveo del torrente Patrì collegato da numerose gole alle sue sorgenti. Nella valle si affacciano le tre vette più alte dei Peloritani: la Montagna Grande, la Rocca di Salvatesta e la Montagna di Vernà e l’altopiano di Pizzo Vento dove si possono osservare gli equinozi.
Alle 8,50 ci siamo incamminati lentamente sulla strada  asfaltata che  costeggia il torrente diretti verso l’ altro piccolo rione di Marcazzo.
Sul lato  sinistro , in un terreno privato,  un albero  di fichi bianchi sporgeva i suoi invitanti rami carichi di  frutti oltre la recinzione e noi ne abbiamo approfittato  subito  raccogliendoli e gustandoli.
Inoltrandoci nelle viuzze su cui si affacciano molte case abbandonate e semidistrutte e superato un lavatoio abbiamo seguito la traccia svoltando a destra in via Marconi  dove ci siamo  attardati per raccogliere le nocciole che ricoprivano la strada. Percorsi una cinquantina di metri, alle 9,18 siamo arrivati ad un  cancello con catena  e lucchetto che chiudeva una curata proprietà  privata e impediva di proseguire  sulla traccia segnata sulla app.
Dopo un breve consulto, verificando le varie  tracce riportate sulle diverse  app che stavamo  seguendo e mentre  Anna  andava  in esplorazione per trovare percorsi alternativi avevamo pensato  di tornare alle macchine e arrivare a Figheri da dove parte  una trazzera  che si innesta sul sentiero  che avremmo percorso.
Arrivati all’inizio della via Marconi, a destra c’è una ripida sterrata dal  fondo sconnesso che  sale decisamente sul fianco della collina  per cui Anna e Alberto, lasciati gli zaini , l’hanno imboccata e dopo un centinaio  di metri si sono ritrovati sulla corretta via  avendo bypassato  a destra  il tratto di sentiero che si trova  sul terreno  privato.
Richiamati tutti gli altri, con Tonino che portava  in spalla lo zaino  di Alberto, ci siamo ricompattati e abbiamo ripreso con slancio il cammino.
La strada sterrata era piuttosto ripida e per qualche centinaio  di metri con una pendenza iniziale  di circa  il 24% e per il successivo  chilometro  del 18%.
Fortunatamente, nonostante  il sole, la temperatura era gradevole  e si avanzava tra gli alberi e tra cespugli di rovi pieni di squisite more di cui abbiamo  fatto  una scorpacciata.
Superata la parte più impegnativa , che ha messo  alla prova la resistenza di  qualcuno di noi, la strada, per alcuni  chilometri,  si è mantenuta con pendenze intorno  al 10%.
Alle 10,40 siamo  arrivati alla località  Tre Fontane, a circa 3 chilometri  dalla partenza e il gruppo  si è  ricompattato.
Qui abbiamo  sostato  per una ventina di minuti e chi aveva  già svuotato  la borraccia ha potuto riempirla.
Ripreso il cammino si arriva, dopo qualche minuto,  ad un cancello dove si trova un tabellone del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale che informa che li è stato effettuato un intervento  di valorizzazione delle superfici boschive in località  Guadagnino. 
Percorsi altri  400 metri circa , alle 11,00 siamo arrivati sulla Dorsale dei Peloritani.
In prossimità  dell’incrocio dove si trova il rudere di una costruzione  c’è  un’area recintata,  con un cancelletto di accesso   e una tabella che dice che l’area delimitata è  curata dell’associazione ALL TOGETHER e da volontari di Fondachelli  Fantina.
Nello spiazzo interno, in una piccola  cappella  con la volta  a botte,  c’è    una edicola votiva dedicata agli Angeli  Custodi, patroni di Fondachelli, che si festeggiano il 2 ottobre..
La costruzione, in caso di maltempo, può costituire un utile riparo dalla pioggia.
Sulla Dorsale ci si trova sotto una serie di alte torri delle pale eoliche, viste e sentite  già  da alcuni chilometri, che deturpano un panorama altrimenti  splendido, con l’Etna da una parte, la Rocca Salvatesta, il mare Ionio con la Calabria fino a capo Spartivento,  Monte  Scuderi etc.
In alto svetta  la cima di Pizzo Pinto (  che erroneamente  avevamo  scambiato  per Montagna Grande ) prossimo nostro  punto di passaggio.
Proseguendo sulla larga  strada sterrata si arriva,  dopo poche centinaia  di metri,  in un punto  in cui la traccia sulla app indica l’esistenza di un sentiero in cresta, che costeggia una  recinzione, per raggiungere il Pizzo.
Gino ha cercato invano l’inizio dello stesso per cui siamo tornati  indietro e, imboccata la strada di servizio dell’impianto, siamo  arrivati  all’ultima delle pale eoliche verso l’Etna.
Da qui, inerpicandoci su una traccia confusa  tra le alte felci, siamo arrivati in cresta sul sentiero e, superata una rampa di circa trecento metri, con pendenza del 25%, abbiamo raggiunto Pizzo Pinto a quota 1320 metri.
Qui , vedendo la successiva montagna, ci siamo  resi conto  dell’errore perché  la nostra  mera  distava ancora più di un chilometro da percorrere  tutto in salita.
Antonio, che già  aveva forti dolori  ai piedi  ed alle  gambe, ha avuto  un momento  di sgomento e la tentazione di fermarsi temendo di non farcela a continuare, ma la  forza di volontà lo ha spinto  a proseguire.
Alle 12,25, dopo aver superato la rete di recinzione abbattuta, siamo  giunti sul pianoro di Montagna Grande, ma non sul punto  più  alto,  distante ancora circa 600 metri.
Seguendo una indefinita traccia da capre in cresta ci siamo  ritrovati su delle rocce  a strapiombo su entrambi  i lati che sembravano insuperabili.
Per un momento  avevamo  pensato  di fermarci e collocare la targa, ma Gino e Alberto hanno  proseguito e, superando un tratto piuttosto impervio e pericoloso, hanno  raggiunto un sentierino più  in basso, trovato anche da Anna che era tornata  indietro che finalmente, alle  12, 50, a circa 7,4 chilometri dalla partenza, con una ascesa totale  di 740 metri, ci ha portati sotto l’orribile traliccio del ripetitore che ha devastato la Montagna.
La cima insiste nel territorio di Motta Camastra. Dalla vetta si scorge a nord la catena dei Monti Peloritani, il mar Tirreno, le Isole Eolie, lo stretto di Messina, la punta della Calabria e l’Aspromonte (1.956 m s.l.m.), ad est il mar Ionio, a sud l’Etna (3.357 m s.l.m.) e ad ovest la Rocca di Novara (1.340 m s.l.m.) e i Monti Nebrodi.
Ad esclusione dell’Etna, Montagna Grande è la cima più alta del versante ionico siciliano.
Sulle pendici sono presenti boschi di querce, leccio, roverella, castagno, nonché pini e olmi. La fauna comprende sia diverse specie di uccelli rapaci, come la poiana, il barbagianni, l’aquila del Bonelli e altri falchi, che diverse specie di mammiferi, come il cinghiale, la lepre, il gatto selvatico, la martora, l’istrice e il ghiro.
Il clima sulla vetta è variabile. In estate, è fresco e ventilato e raggiunge temperature massime di 30 gradi. In inverno, le temperature massime superano i 4 gradi e raramente si va sotto lo zero, mentre le temperature più fredde si attestano intorno ai -5 gradi, questo a causa della vicinanza dell’Etna, che ne risente del suo clima appenninico. In inverni rigidi non mancano episodi di forti nevicate che possono durare qualche settimana.
Nel territorio di Montagna Grande molto spesso si hanno anche formazioni di violenti temporali che possono colpire la costa ionica dallo Stretto di Messina al siracusano.
Quando sono arrivati  tutti Alberto ha distribuito a chi non le aveva le magliette  verdi con il logo Gliottomille e Tonino, alle 13,01, ha  scattato una foto ricordo del gruppo.
A questo punto non restava che fissare la targa in acciaio, dopo aver cercato inutilmente una roccia sufficientemente piatta, Alberto, senza consultarsi con gli altri, ha deciso di collocarla su un lato del basamento  in cemento del traliccio e usando un  trapano  a percussione di adeguata potenza con cui fare i fori per i tasselli,  aiutato  anche  da Antonio e  Marcella,  in meno di mezz’ora ha completato il lavoro.
Tonino,Marcella ed altri hanno espresso le loro comprensibili rimostranze sulla posizione prescelta, sicuramente non adatta per fare un selfie che la inquadri e perché non rende  l’idea  del posto  in cui  ci si trova.
Dopo aver consumato il pranzo  al sacco e fatto un breve riposo, mentre il cielo si annuvolava ,  alle 14, 05 ci siamo  messi  in marcia in ordine sparso sulla stessa traccia dell’andata per tornare alle macchine.
La discesa non ha presentato  particolari problemi, alle 14,56 avevamo raggiunto tutti la strada di servizio  dell’ultima pala e dopo mezz’ora eravamo sulla dorsale.
Anche  in discesa  è proseguita la raccolta di more, in particolare da parte di Marcella, che vorrebbe farne martellata, e di Giuseppe.
Alle 16,16 ci siamo  fermati  per aspettare  Antonio ed abbiamo  incontrato un gruppetto  di cinque ragazzi e una ragazza del luogo che si  stavano recando alla cappella  dell’Angelo portando una statuetta di un Angelo e un grosso lumino votivo.
Ci siamo  fermati  a chiacchierare  qualche minuto e , vista la loro  disponibilità  a farci da guide per eventuali future escursioni in zona, ci siamo  scambiati i numeri di telefono con uno di loro.
Dopo  circa mezz’ora, alle 16,50 la retroguardia è arrivata alla fine della  sterrata  in via Marconi  e nei pressi ci siamo  fermati  a parlare con una signora  che abbiamo  scoperto essere  la proprietaria  del vicino terreno privato e assessore al comune per cui abbiamo  suggerito  di fare sistemare all’angolo della strada dove inizia  la salita un cartello  indicatore del percorso da seguire.
Alle 17,10 circa,  siamo arrivati alle macchine parcheggiate a Chiesa e mentre Tonino, Gino e Anna partivano per rientrare in città, Giuseppe  è andato in macchina a Marcazzo a recuperare  Antonio  che si era fermato  ad una panchina. Il percorso  in discesa, secondo  Komoot, è  stato  di 6,66 chilometri.
Il ritorno in macchina non ha presentato nessun problema, al casello di Villafranca siamo  passati senza perdere  tempo  e siamo  arrivati a casa  alle 18,30 circa.
Il percorso è impegnativo, classificabile come adatto ad escursionisti esperti e sufficientemente allenati. Si sconsiglia di fare l’escursione con brutto tempo perché in caso di pioggia e nebbia con visibilità ridotta potrebbe essere pericoloso percorrere gli ultmi chilometri in cresta. Sconsigliate anche le giornate di sole eccessivamente calde perché la parte finale del percorso non offre nessuna protezione.
L’escursione , l’ultima dell’anno sociale 2024-2025, è stata  positiva , innanzitutto grazie alla ottima compagnia, alle condizioni meteo favorevoli, con sole , assenza di vento, temperatura gradevole che ci hanno  permesso  di raggiungere lo scopo prefissato del posizionamento della targa.

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