Trekking fuori programma nell’alta valle d’Agrò del 21 dicembre 2025, solstizio d’inverno.
Appuntamento di Alberto Borgia con Francesco Pagano alla farmacia Brancato alle 7,45 e poi con Marcello Aricò in via Fratelli Bandiera. Partenza con una macchina e uscita allo svincolo di Roccalumera.
Raggiunto Giuseppe Fava a Santa Teresa al bar California dove abbiamo fatto colazione. Con la sua macchina ci siamo diretti verso Limina e poi, uscendo dal paese,abbiamo lasciato la strada che prosegue per Roccafiorita prendendo quella a destra, verso Antillo.
Dopo circa 2,5 chilometri, quando finisce l’asfalto, abbiamo parcheggiato la macchina sotto una grande quercia e ci siamo messi in cammino intorno alle 8,50.
Il cielo era plumbeo ,completamente coperto di nuvole basse che minacciavano pioggia, ma non pioveva.
La comoda e larga strada si snoda a mezza costa sul fianco della collina, lasciando a destra la bella vallata alberata in cui scorre il torrente.
Alle 10,07 intercettato un tubo in polietilene da cui esce acqua.
Dopo circa tre chilometri dalla partenza abbiamo superato il ponte che scavalca il Vallone Girasia in cui scorre l’omonimo torrente, che qui si unisce al torrente Mattoli ( che a valle cambia nome in Serra, quindi Sperone) che confluisce dopo qualche chilometro nel Fiume di Antillo che a valle forma le gole dell’Aranciara.
La strada si arrampica con lieve pendenza sul versante opposto dove comincia a snodarsi tra alti alberi di varie essenze.
Alle 10,18 siamo arrivati ad un cartello che indica l’agriturismo Pilato, e da qui in avanti la pioggia è cominciata a cadere costantemente.
Giuseppe non conosce la struttura, ma le recensioni che si trovano in rete lo consigliano per vari motivi, non ultimi la tranquillità del sito e la qualità dei cibi.
Dopo una quarantina di minuti siamo arrivati ad un bivio, la strada in discesa a destra conduce verso Antillo, distante 16 chilometri, mentre quella a sinistra, che abbiamo preso ,in leggera salita ,va verso l’agriturismo Pilato.
Giuseppe conosceva un posto riparato dove poterci fermare per pranzo e così alle 12,10, a quasi sette chilometri dalla partenza, ci siamo sistemati sotto una tettoia in lamiera addossata ad una piccola costruzione in muratura chiusa da una porta in ferro .
Mentre mangiavamo sono passati una quindicina di motociclisti completamente inzuppati di pioggia e un fuoristrada che ci aveva superato all’andata.
Vista l’ora relativamente avanzata e la mancanza di segni di miglioramento delle condizioni meteo, abbiamo deciso di non proseguire per raggiungere pizzo Monaco (meta suggerita da Giuseppe) ,distante ancora circa cinque chilometri da qui.
Sullo spiazzo è collocata, in una splendida posizione panoramica che domina l’intera vallata, una grande campana, benedetta nel 1993 da papa Giovanni Paolo II, che ricorda i dispersi di tutte le guerre
Alle 12,50, sempre sotto la pioggia costante, ma leggermente più lieve, ci siamo messi sulla via del ritornoo.
Una volta abituati c’è un certo fascino a camminare immersi nella particolare atmosfera conferita dalla pioggia che uniforma per certi versi i paesaggi e i colori, senza peraltro togliere la bellezza di certi scorci.
Procedendo lentamente in discesa, attenti ad evitare l’acqua che ruscellava sulla strada e chiacchierando dei programmi americani dei Gabriele Aricò, abbiamo raggiunto il fondo valle dove, superato il ponte, la pioggia è quasi cessata.
Fatto un selfie sul posto abbiamo iniziato la lenta risalita mentre la nebbia avanzava e invadeva l’intera vallata.
Alle 15,05, in lontananza, abbiamo scorto la vasta cima di pizzo Monaco dove si intravedeva, con un poco di immaginazione , la struttura di sostegno della campana.
Dopo aver incrociato sulla strada un pastore che badava ai suoi animali che si sentivano in basso e superata una gebbia, alle 15,12 siamo arrivati alla macchina e, fatto il cambio dei vestiti inzuppati, siamo tornati a Santa Teresa e quindi a Messina dove siamo arrivati intorno alle 16,45.
Percorso complessivo di circa 14 chilometri, strada comoda e non impegnativa, da rifare in una giornata di sole, ma comunque trekking piacevole in buona compagnia.
Appuntamento di Alberto Borgia con Francesco Pagano alla farmacia Brancato alle 7,45 e poi con Marcello Aricò in via Fratelli Bandiera. Partenza con una macchina e uscita allo svincolo di Roccalumera.
Raggiunto Giuseppe Fava a Santa Teresa al bar California dove abbiamo fatto colazione. Con la sua macchina ci siamo diretti verso Limina e poi, uscendo dal paese,abbiamo lasciato la strada che prosegue per Roccafiorita prendendo quella a destra, verso Antillo.
Dopo circa 2,5 chilometri, quando finisce l’asfalto, abbiamo parcheggiato la macchina sotto una grande quercia e ci siamo messi in cammino intorno alle 8,50.
Il cielo era plumbeo ,completamente coperto di nuvole basse che minacciavano pioggia, ma non pioveva.
La comoda e larga strada si snoda a mezza costa sul fianco della collina, lasciando a destra la bella vallata alberata in cui scorre il torrente.
Alle 10,07 intercettato un tubo in polietilene da cui esce acqua.
Dopo circa tre chilometri dalla partenza abbiamo superato il ponte che scavalca il Vallone Girasia in cui scorre l’omonimo torrente, che qui si unisce al torrente Mattoli ( che a valle cambia nome in Serra, quindi Sperone) che confluisce dopo qualche chilometro nel Fiume di Antillo che a valle forma le gole dell’Aranciara.
La strada si arrampica con lieve pendenza sul versante opposto dove comincia a snodarsi tra alti alberi di varie essenze.
Alle 10,18 siamo arrivati ad un cartello che indica l’agriturismo Pilato, e da qui in avanti la pioggia è cominciata a cadere costantemente.
Giuseppe non conosce la struttura, ma le recensioni che si trovano in rete lo consigliano per vari motivi, non ultimi la tranquillità del sito e la qualità dei cibi.
Dopo una quarantina di minuti siamo arrivati ad un bivio, la strada in discesa a destra conduce verso Antillo, distante 16 chilometri, mentre quella a sinistra, che abbiamo preso ,in leggera salita ,va verso l’agriturismo Pilato.
Giuseppe conosceva un posto riparato dove poterci fermare per pranzo e così alle 12,10, a quasi sette chilometri dalla partenza, ci siamo sistemati sotto una tettoia in lamiera addossata ad una piccola costruzione in muratura chiusa da una porta in ferro .
Mentre mangiavamo sono passati una quindicina di motociclisti completamente inzuppati di pioggia e un fuoristrada che ci aveva superato all’andata.
Vista l’ora relativamente avanzata e la mancanza di segni di miglioramento delle condizioni meteo, abbiamo deciso di non proseguire per raggiungere pizzo Monaco (meta suggerita da Giuseppe) ,distante ancora circa cinque chilometri da qui.
Sullo spiazzo è collocata, in una splendida posizione panoramica che domina l’intera vallata, una grande campana, benedetta nel 1993 da papa Giovanni Paolo II, che ricorda i dispersi di tutte le guerre
Alle 12,50, sempre sotto la pioggia costante, ma leggermente più lieve, ci siamo messi sulla via del ritornoo.
Una volta abituati c’è un certo fascino a camminare immersi nella particolare atmosfera conferita dalla pioggia che uniforma per certi versi i paesaggi e i colori, senza peraltro togliere la bellezza di certi scorci.
Procedendo lentamente in discesa, attenti ad evitare l’acqua che ruscellava sulla strada e chiacchierando dei programmi americani dei Gabriele Aricò, abbiamo raggiunto il fondo valle dove, superato il ponte, la pioggia è quasi cessata.
Fatto un selfie sul posto abbiamo iniziato la lenta risalita mentre la nebbia avanzava e invadeva l’intera vallata.
Alle 15,05, in lontananza, abbiamo scorto la vasta cima di pizzo Monaco dove si intravedeva, con un poco di immaginazione , la struttura di sostegno della campana.
Dopo aver incrociato sulla strada un pastore che badava ai suoi animali che si sentivano in basso e superata una gebbia, alle 15,12 siamo arrivati alla macchina e, fatto il cambio dei vestiti inzuppati, siamo tornati a Santa Teresa e quindi a Messina dove siamo arrivati intorno alle 16,45.
Percorso complessivo di circa 14 chilometri, strada comoda e non impegnativa, da rifare in una giornata di sole, ma comunque trekking piacevole in buona compagnia.


