Trekking Marmora-Salice-
Tarantonio del 8 marzo 2026
Appuntamento alle ore 8:00 presso la Chiesa dell’Immacolata, dove sono presenti: Filippo Cavallaro, Carmelo Geraci, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Francesco Pagano, Angelo Salvo, Anna Scannapieco, Antonella Zangla, Katia Tribulato, Giuseppe Spanò, Teresa Freni, Carmelo Sigillo,Ciccio Briguglio, Chiara Calarco, Francesca Gregorio, Stefania Davì e Serena Policastro.
Si parte con quattro equipaggi in direzione Ortoliuzzo, dove, nei pressi del torrente Tarantonio, ci incontriamo con Marcello Aricò,Tuccio Novella, Pinella Dini e la loro cagnolina Nana. Marcello lascia lì la sua auto e insieme raggiungiamo il vicino torrente Marmora, dove parcheggiamo le altre vetture.
Alle 8:35 iniziamo a risalire il torrente camminando dentro il greto.
La giornata è particolarmente calda: la calma di scirocco si avverte fin dall’inizio del cammino. Non c’è vento e l’atmosfera ricorda quella di una primavera inoltrata. Nel torrente, che presenta sia briglie sia argini in muratura, scorre una discreta quantità d’acqua. L’alveo, nella parte iniziale, è ampio e agevole, e lo percorriamo senza particolari difficoltà; ben presto però il tracciato diventa più articolato e siamo costretti a guadare il torrente più volte, saltando sui sassi e cercando, per quanto possibile, di non bagnarci. Inevitabilmente qualcuno finisce con i piedi in acqua, anche perché in un punto siamo costretti a scegliere tra passare nell’acqua o attraversare uno stretto varco tra spine e fango.
Il gruppo, come spesso accade, tende ad allungarsi e qualcuno rimane un po’ indietro, ma alle 9:20, dopo aver percorso circa 2 km, ci riuniamo. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Nel frattempo la morfologia del torrente cambia: l’alveo si restringe e gli argini si trasformano in pareti rocciose piuttosto ripide, delineando una sorta di canyon. Anche la vegetazione ripariale si fa più fitta, con essenze tipiche degli ambienti umidi. Oltre agli arbusti si notano salici, pioppi e olmi; tra la vegetazione minore riconosciamo tamerici, lentisco, rosa selvatica, corbezzolo, ginestra, euforbia e ricino. Nel greto del torrente le alghe filamentose lasciano il posto alle briofite.
Verso la fine della salita passiamo sotto il tubo dell’acquedotto, in parte sostenuto da un alto muro. Alle 10:25, dopo aver percorso circa 4 km, il gruppo si ricompatta e proseguiamo sull’ultimo tratto, ormai antropizzato, che conduce al villaggio di Salice, situato a circa 240 metri di altitudine. Attraversando le strade del paese notiamo la colonna crocifera cinquecentesca e una bella fontana del 1716.
Alle 11:10 ci dirigiamo al Bar Spartà per una breve sosta caffè, bagno e merenda. Tuttavia Marcello ci richiama presto all’ordine e alle 11:25 siamo nuovamente in cammino.
Riprendiamo il percorso risalendo la strada militare che segue la dorsale collinare sopra la valle del torrente Marmora. Dopo circa 2 km, alle 12:00, arriviamo all’ingresso del sito dove si trova il Forte Monte dei Centri (circa 330 m s.l.m.). Il cancello è chiuso, ma riusciamo a entrare passando sotto una recinzione metallica laterale, in parte sollevata. Percorriamo così il suggestivo viale d’ingresso, ampio, pianeggiante e immerso nel verde. Lungo il viale si notano i rustici di alcuni edifici, probabilmente casermette o locali di servizio; in particolare si distingue il rudere di un grande edificio a pianta rettangolare con tetto spiovente, del quale rimangono le belle mura perimetrali in mattoncini e gli archi.
Dopo qualche minuto scorgiamo il forte, circondato dal fossato. L’ingresso principale è chiuso da un cancello; per entrare percorriamo il lato nord del muro perimetrale che conduce alla sommità della collina. Da qui possiamo ammirare un bellissimo scorcio con vista sul Golfo di Milazzo e sulle isole Eolie. Nonostante una leggera foschia, il panorama è gradevole: il mare, calmo e immobile, sembra quasi dello stesso colore del cielo. Scendiamo quindi da uno dei terrapieni all’interno delle mura. Il forte in sé è piccolo ma ben tenuto; fa parte delle fortificazioni umbertine di fine Ottocento, che avevano la funzione di difendere lo Stretto di Messina, punto strategico per il controllo del traffico marittimo.
Dopo alcune foto di gruppo, alle 12:20 riprendiamo il cammino per iniziare la discesa verso la costa lungo un sentiero di circa 5 km che, nella parte finale, arriva al torrente Tarantonio. Il sentiero è largo, alberato e agevole; tra la vegetazione spontanea si notano anche alcune campagne coltivate. Nell’ultimo tratto la strada diventa più ripida e asfaltata, ma la percorriamo rapidamente fino a raggiungere, alle 13:30 circa, la strada statale 113, dove è parcheggiata l’auto di Marcello, che consente agli autisti di recuperare le altre vetture. Nel giro di pochi minuti tutti gli equipaggi si ricompongono e facciamo ritorno in città, arrivando a Messina in perfetto orario.
Il percorso, in totale 12 km, è stato molto vario e piacevole. Per alcuni di noi, viste le tempistiche un po’ strette, sarebbe stato bello fermarsi più a lungo nel paese di Salice, magari per visitare le chiese, pranzare nei pressi del forte e scendere con maggiore calma verso la costa.
Diario di bordo redatto da Katia Tribulato
Tarantonio del 8 marzo 2026
Appuntamento alle ore 8:00 presso la Chiesa dell’Immacolata, dove sono presenti: Filippo Cavallaro, Carmelo Geraci, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Francesco Pagano, Angelo Salvo, Anna Scannapieco, Antonella Zangla, Katia Tribulato, Giuseppe Spanò, Teresa Freni, Carmelo Sigillo,Ciccio Briguglio, Chiara Calarco, Francesca Gregorio, Stefania Davì e Serena Policastro.
Si parte con quattro equipaggi in direzione Ortoliuzzo, dove, nei pressi del torrente Tarantonio, ci incontriamo con Marcello Aricò,Tuccio Novella, Pinella Dini e la loro cagnolina Nana. Marcello lascia lì la sua auto e insieme raggiungiamo il vicino torrente Marmora, dove parcheggiamo le altre vetture.
Alle 8:35 iniziamo a risalire il torrente camminando dentro il greto.
La giornata è particolarmente calda: la calma di scirocco si avverte fin dall’inizio del cammino. Non c’è vento e l’atmosfera ricorda quella di una primavera inoltrata. Nel torrente, che presenta sia briglie sia argini in muratura, scorre una discreta quantità d’acqua. L’alveo, nella parte iniziale, è ampio e agevole, e lo percorriamo senza particolari difficoltà; ben presto però il tracciato diventa più articolato e siamo costretti a guadare il torrente più volte, saltando sui sassi e cercando, per quanto possibile, di non bagnarci. Inevitabilmente qualcuno finisce con i piedi in acqua, anche perché in un punto siamo costretti a scegliere tra passare nell’acqua o attraversare uno stretto varco tra spine e fango.
Il gruppo, come spesso accade, tende ad allungarsi e qualcuno rimane un po’ indietro, ma alle 9:20, dopo aver percorso circa 2 km, ci riuniamo. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Nel frattempo la morfologia del torrente cambia: l’alveo si restringe e gli argini si trasformano in pareti rocciose piuttosto ripide, delineando una sorta di canyon. Anche la vegetazione ripariale si fa più fitta, con essenze tipiche degli ambienti umidi. Oltre agli arbusti si notano salici, pioppi e olmi; tra la vegetazione minore riconosciamo tamerici, lentisco, rosa selvatica, corbezzolo, ginestra, euforbia e ricino. Nel greto del torrente le alghe filamentose lasciano il posto alle briofite.
Verso la fine della salita passiamo sotto il tubo dell’acquedotto, in parte sostenuto da un alto muro. Alle 10:25, dopo aver percorso circa 4 km, il gruppo si ricompatta e proseguiamo sull’ultimo tratto, ormai antropizzato, che conduce al villaggio di Salice, situato a circa 240 metri di altitudine. Attraversando le strade del paese notiamo la colonna crocifera cinquecentesca e una bella fontana del 1716.
Alle 11:10 ci dirigiamo al Bar Spartà per una breve sosta caffè, bagno e merenda. Tuttavia Marcello ci richiama presto all’ordine e alle 11:25 siamo nuovamente in cammino.
Riprendiamo il percorso risalendo la strada militare che segue la dorsale collinare sopra la valle del torrente Marmora. Dopo circa 2 km, alle 12:00, arriviamo all’ingresso del sito dove si trova il Forte Monte dei Centri (circa 330 m s.l.m.). Il cancello è chiuso, ma riusciamo a entrare passando sotto una recinzione metallica laterale, in parte sollevata. Percorriamo così il suggestivo viale d’ingresso, ampio, pianeggiante e immerso nel verde. Lungo il viale si notano i rustici di alcuni edifici, probabilmente casermette o locali di servizio; in particolare si distingue il rudere di un grande edificio a pianta rettangolare con tetto spiovente, del quale rimangono le belle mura perimetrali in mattoncini e gli archi.
Dopo qualche minuto scorgiamo il forte, circondato dal fossato. L’ingresso principale è chiuso da un cancello; per entrare percorriamo il lato nord del muro perimetrale che conduce alla sommità della collina. Da qui possiamo ammirare un bellissimo scorcio con vista sul Golfo di Milazzo e sulle isole Eolie. Nonostante una leggera foschia, il panorama è gradevole: il mare, calmo e immobile, sembra quasi dello stesso colore del cielo. Scendiamo quindi da uno dei terrapieni all’interno delle mura. Il forte in sé è piccolo ma ben tenuto; fa parte delle fortificazioni umbertine di fine Ottocento, che avevano la funzione di difendere lo Stretto di Messina, punto strategico per il controllo del traffico marittimo.
Dopo alcune foto di gruppo, alle 12:20 riprendiamo il cammino per iniziare la discesa verso la costa lungo un sentiero di circa 5 km che, nella parte finale, arriva al torrente Tarantonio. Il sentiero è largo, alberato e agevole; tra la vegetazione spontanea si notano anche alcune campagne coltivate. Nell’ultimo tratto la strada diventa più ripida e asfaltata, ma la percorriamo rapidamente fino a raggiungere, alle 13:30 circa, la strada statale 113, dove è parcheggiata l’auto di Marcello, che consente agli autisti di recuperare le altre vetture. Nel giro di pochi minuti tutti gli equipaggi si ricompongono e facciamo ritorno in città, arrivando a Messina in perfetto orario.
Il percorso, in totale 12 km, è stato molto vario e piacevole. Per alcuni di noi, viste le tempistiche un po’ strette, sarebbe stato bello fermarsi più a lungo nel paese di Salice, magari per visitare le chiese, pranzare nei pressi del forte e scendere con maggiore calma verso la costa.
Diario di bordo redatto da Katia Tribulato




