Trekking nella vallata del Ghiodaro del 29 giugno 2025
Appuntamento alle 7,50 all’Immacolata. Presenti: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Francesco Pagano, Flavia De Carlo, Carlo Panzera e Santino Centorrino, un amico che vive al nord e che si trova a Messina in vacanza.
Usciti allo svincolo di Roccalumera alle 8,30 abbiamo incontrato Giuseppe Fava.
Arrivo al santuario della Madonna della Catena a Mongiuffi Melia, dove abbiamo parcheggiato , alle 9,40 e partenza.
Poiché la strada è interrotta da una frana abbiamo cercato un percorso alternativo, quindi ritornati al parcheggio siamo passati dal lato destro del fiume, fino alla passerella che ci permette di attraversare il fiume e riprendere il percorso.
Seguiamo subito la pista a destra e dopo pochi metri, al primo bivio, imbocchiamo a destra il sentiero CAI 182B che più avanti confluisce nel 182 Madonna della Catena -Monte Kalfa che dopo circa 6 chilometri arriva in cima.
Superata una casa isolata prendiamo il sentiero a destra fino ad arrivare ad una passerella in cemento da dove inizia la risalita del torrente camminando in acqua, in alcuni punti di 70/80 cm di profondità.
Dopo circa 1/2 ora siamo arrivati ad una seconda passerella carrabile in cemento dove incontriamo una piccola famiglia di bovini che al nostro arrivo si allontanano, superiamo la passerella in cemento e proseguiamo la risalita facile in mezzo a una vegetazione rigogliosa e lussureggiante.
Dopo il tratto di qualche centinaio di metri in acqua, abbiamo preso un breve sentiero sulla destra che ci ha condotto alle 10,50 ai resti del ponte dell’antico acquedotto romano che alimentava Taormina , disseppellito alcuni anni fa, con tanto di QR code dei Lyons che fornisce le notizie relative al manufatto.
Dopo un breve pausa imbocchiamo il ben visibile sentiero in salita, fino a una chiudenda dopo la quale si intercetta la pista sterrata che seguiamo verso valle, superato il secondo cancello ci riportiamo alle 11,30 al parcheggio .
Proseguiamo la discesa lungo la strada, inizialmente asfaltata poi, a sinistra, prendiamo inizialmente la sterrata e poi proseguiamo nell’alveo del fiume.
Dopo circa 15 minuti prendiamo un sentiero visibile a sinistra che si individua subito dopo un tratto di muro in cemento sulla destra.
Siamo in contrada Uttara e il torrente, in questo tratto, si chiama Bottara.
Intorno alle 12,00, camminando nell’alveo tra alte piante di equiseto che conferiscono al luogo un’aria di ambiente preistorico, arriviamo ad una bellissima cascata dove tutti facciamo una rinfrescante doccia e ci fermiamo anche per mangiare.
L’alta cascata convoglia le acque cristalline del torrente nella “Quarara del Drago” , una ampia conca scavata nella roccia , così denominata perchè in passato gli abitanti del luogo credevano che fosse la dimora di una bestia feroce che uccideva chiunque si avvicinasse.
Particolare da notare sono alcune rocce di colore rossastro che secondo la tradizione popolare erano macchiate di sangue, ma presumibilmente la colorazione è data solo da licheni.
Dopo il paninazzo riprendiamo il cammino, parte in acqua e parte sulla costa del torrente, fino a una seconda vasca con cascata raggiunta alle 13,10 dopo soli 10′, su un percorso abbastanza semplice se fatto con attenzione.
Continuando l’esplorazione andiamo ancora avanti su un difficile sentiero esposto e ripido in alcuni tratti per vedere un altro tratto del fiume e ci fermiamo, intorno alle 13,30, in un punto molto interessante sopra un notevole strapiombo.
Giuseppe ha preparato un imbrago con la fune che porta sempre nello zaino, quindi prima Santino e poi Carlo, con il suo notevole aiuto si sono calati nella ampia e profonda conca dove hanno fatto il terzo bagno della giornata.
Dopo questa parentesi torrentistica siamo tornati alle macchine, passando questa volta su un sentiero e una sterrata sul lato sinistro dell’alveo, e le abbiamo raggiunte alle 14,20 , avendo percorso complessivamente circa cinque chilometri .
L’ attività si è conclusa con una granita al bar La Pergola di Mongiuffi , famoso per gli ottimi arancini, prima di rientrare in città dove siamo arrivati alle 15,00 circa in due gruppi, uno formato da Sebastiano, Caterina e Flavia, rientrati da Taormina e uno da Carlo, Giuseppe e Santino che hanno preso lo svincolo di Roccalumera dopo aver lasciato Giuseppe.
Questo diario è stato redatto sulla base della bozza scritta da Sebastiano.
Appuntamento alle 7,50 all’Immacolata. Presenti: Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello, Francesco Pagano, Flavia De Carlo, Carlo Panzera e Santino Centorrino, un amico che vive al nord e che si trova a Messina in vacanza.
Usciti allo svincolo di Roccalumera alle 8,30 abbiamo incontrato Giuseppe Fava.
Arrivo al santuario della Madonna della Catena a Mongiuffi Melia, dove abbiamo parcheggiato , alle 9,40 e partenza.
Poiché la strada è interrotta da una frana abbiamo cercato un percorso alternativo, quindi ritornati al parcheggio siamo passati dal lato destro del fiume, fino alla passerella che ci permette di attraversare il fiume e riprendere il percorso.
Seguiamo subito la pista a destra e dopo pochi metri, al primo bivio, imbocchiamo a destra il sentiero CAI 182B che più avanti confluisce nel 182 Madonna della Catena -Monte Kalfa che dopo circa 6 chilometri arriva in cima.
Superata una casa isolata prendiamo il sentiero a destra fino ad arrivare ad una passerella in cemento da dove inizia la risalita del torrente camminando in acqua, in alcuni punti di 70/80 cm di profondità.
Dopo circa 1/2 ora siamo arrivati ad una seconda passerella carrabile in cemento dove incontriamo una piccola famiglia di bovini che al nostro arrivo si allontanano, superiamo la passerella in cemento e proseguiamo la risalita facile in mezzo a una vegetazione rigogliosa e lussureggiante.
Dopo il tratto di qualche centinaio di metri in acqua, abbiamo preso un breve sentiero sulla destra che ci ha condotto alle 10,50 ai resti del ponte dell’antico acquedotto romano che alimentava Taormina , disseppellito alcuni anni fa, con tanto di QR code dei Lyons che fornisce le notizie relative al manufatto.
Dopo un breve pausa imbocchiamo il ben visibile sentiero in salita, fino a una chiudenda dopo la quale si intercetta la pista sterrata che seguiamo verso valle, superato il secondo cancello ci riportiamo alle 11,30 al parcheggio .
Proseguiamo la discesa lungo la strada, inizialmente asfaltata poi, a sinistra, prendiamo inizialmente la sterrata e poi proseguiamo nell’alveo del fiume.
Dopo circa 15 minuti prendiamo un sentiero visibile a sinistra che si individua subito dopo un tratto di muro in cemento sulla destra.
Siamo in contrada Uttara e il torrente, in questo tratto, si chiama Bottara.
Intorno alle 12,00, camminando nell’alveo tra alte piante di equiseto che conferiscono al luogo un’aria di ambiente preistorico, arriviamo ad una bellissima cascata dove tutti facciamo una rinfrescante doccia e ci fermiamo anche per mangiare.
L’alta cascata convoglia le acque cristalline del torrente nella “Quarara del Drago” , una ampia conca scavata nella roccia , così denominata perchè in passato gli abitanti del luogo credevano che fosse la dimora di una bestia feroce che uccideva chiunque si avvicinasse.
Particolare da notare sono alcune rocce di colore rossastro che secondo la tradizione popolare erano macchiate di sangue, ma presumibilmente la colorazione è data solo da licheni.
Dopo il paninazzo riprendiamo il cammino, parte in acqua e parte sulla costa del torrente, fino a una seconda vasca con cascata raggiunta alle 13,10 dopo soli 10′, su un percorso abbastanza semplice se fatto con attenzione.
Continuando l’esplorazione andiamo ancora avanti su un difficile sentiero esposto e ripido in alcuni tratti per vedere un altro tratto del fiume e ci fermiamo, intorno alle 13,30, in un punto molto interessante sopra un notevole strapiombo.
Giuseppe ha preparato un imbrago con la fune che porta sempre nello zaino, quindi prima Santino e poi Carlo, con il suo notevole aiuto si sono calati nella ampia e profonda conca dove hanno fatto il terzo bagno della giornata.
Dopo questa parentesi torrentistica siamo tornati alle macchine, passando questa volta su un sentiero e una sterrata sul lato sinistro dell’alveo, e le abbiamo raggiunte alle 14,20 , avendo percorso complessivamente circa cinque chilometri .
L’ attività si è conclusa con una granita al bar La Pergola di Mongiuffi , famoso per gli ottimi arancini, prima di rientrare in città dove siamo arrivati alle 15,00 circa in due gruppi, uno formato da Sebastiano, Caterina e Flavia, rientrati da Taormina e uno da Carlo, Giuseppe e Santino che hanno preso lo svincolo di Roccalumera dopo aver lasciato Giuseppe.
Questo diario è stato redatto sulla base della bozza scritta da Sebastiano.




