Trekking notturno del 28 agosto 2026, luna piena dello Storione. Appuntamento alle 20:00 all’Immacolata. Presenti i soci Francesco Pagano, Manuela Scarcella, Paolo Bossa, Giuseppe Spanò Salvatore Trimarchi, Alberto Borgia e i non soci Marco Messina e Maria Carmela Furci. Formazione degli equipaggi e partenza.
Alle 20:45 siamo arrivati ai ripetitori che ci sono all’inizio della Dorsale dei Peloritani e ci siamo incontrati con Maurizio Giardina, Elena Serban, Gian Privitera, Filippo Cavallaro, Matteo Lorefice, Franco Mastroeni e Angela Mangano.
Alle 21:00 ci siamo avviati, in ordine sparso, sulla sterrata in leggera discesa. La temperatura è molto alta, 30 gradi, inusuale a questa altezza, e non si gode il refrigerio del fresco rispetto alla città. Nonostante la foschia, anche stasera la vista dello Stretto illuminato è eccezionale: Capo Peloro con il Pilone, la Falce del porto, la costa calabra fino a Capo dell’Armi e la luna alta sul mare. la Luna dello Storione era quella che identificava il periodo dell’anno in cui la pesca degli storioni nelle zone dei Grandi Laghi e del lago Champlain era particolarmente attiva. Per le comunità che vivevano intorno ai grandi bacini d’acqua nordamericani lo storione rappresentava un’importante risorsa alimentare di cui si faceva provvista per i mesi invernali. La luna piena si riflette sul mare e illumina la strada, tanto che le torce non servono. Il serpentone avanza lentamente, a gruppetti o singolarmente, chiacchierando del più e del meno o restando assorti nei propri pensieri
Dopo un’ultima salita siamo arrivati a Puntale Bandiera, a 3,5 km dalle macchine e siamo entrati nell’area recintata aprendo il cancello, anche stanotte chiuso solo con un passetto, ma senza lucchetto. Ci godiamo il panorama, nonostante la presenza delle inferriate, e decidiamo di fermarci a cenare perché abbiamo visto che il tavolo di case Maressa è occupato da una mezza dozzina di escursionisti. Seduti sul massetto in cemento ascoltiamo Filippo che ci parla del legame che c’è tra la luna, il mare e gli alcolici. Si tratta della canzone in siciliano “c’è la luna mmenz o mare”. Considerata della tradizione siciliana e che invece con qualche riferimento al melodramma ottocentesco risale a circa 100 anni fa ai siciliani di New York. C’era il proibizionismo ma di nascosto si suonava e si beveva. Filippo canta delle strofe della versione antica americana con un finale in cui la mamma trova un bravo ragazzo da fare maritare. A fine cena ci sdraiamo a guardare la luna e ascoltare i rumori del luogo, tra cui quelli di alcune moto da cross che si muovono nel buio della notte. Prima di partire Filippo offre rum e zuccarata che a molti ricorda i sapori dell’infanzia, prima della diffusione dei biscotti prodotti industrialmente. Dopo una lunga sosta,alle 23:30, riprendiamo la marcia sulla via del ritorno, adesso la luna non è coperta dal velo che la rendeva arancione, la sua luce è più chiara e riflette sul terreno sterrato le nostre ombre. Procediamo come all’andata, ognuno con il proprio passo, fermandoci ad apprezzare i fuochi di artificio sulla costa i cui rumori arrivano attutiti e, a partire dalle 00:30, raggiungiamo le macchine e torniamo in città.
Percorso complessivo di poco meno di 8 chilometri.
Alle 20:45 siamo arrivati ai ripetitori che ci sono all’inizio della Dorsale dei Peloritani e ci siamo incontrati con Maurizio Giardina, Elena Serban, Gian Privitera, Filippo Cavallaro, Matteo Lorefice, Franco Mastroeni e Angela Mangano.
Alle 21:00 ci siamo avviati, in ordine sparso, sulla sterrata in leggera discesa. La temperatura è molto alta, 30 gradi, inusuale a questa altezza, e non si gode il refrigerio del fresco rispetto alla città. Nonostante la foschia, anche stasera la vista dello Stretto illuminato è eccezionale: Capo Peloro con il Pilone, la Falce del porto, la costa calabra fino a Capo dell’Armi e la luna alta sul mare. la Luna dello Storione era quella che identificava il periodo dell’anno in cui la pesca degli storioni nelle zone dei Grandi Laghi e del lago Champlain era particolarmente attiva. Per le comunità che vivevano intorno ai grandi bacini d’acqua nordamericani lo storione rappresentava un’importante risorsa alimentare di cui si faceva provvista per i mesi invernali. La luna piena si riflette sul mare e illumina la strada, tanto che le torce non servono. Il serpentone avanza lentamente, a gruppetti o singolarmente, chiacchierando del più e del meno o restando assorti nei propri pensieri
Dopo un’ultima salita siamo arrivati a Puntale Bandiera, a 3,5 km dalle macchine e siamo entrati nell’area recintata aprendo il cancello, anche stanotte chiuso solo con un passetto, ma senza lucchetto. Ci godiamo il panorama, nonostante la presenza delle inferriate, e decidiamo di fermarci a cenare perché abbiamo visto che il tavolo di case Maressa è occupato da una mezza dozzina di escursionisti. Seduti sul massetto in cemento ascoltiamo Filippo che ci parla del legame che c’è tra la luna, il mare e gli alcolici. Si tratta della canzone in siciliano “c’è la luna mmenz o mare”. Considerata della tradizione siciliana e che invece con qualche riferimento al melodramma ottocentesco risale a circa 100 anni fa ai siciliani di New York. C’era il proibizionismo ma di nascosto si suonava e si beveva. Filippo canta delle strofe della versione antica americana con un finale in cui la mamma trova un bravo ragazzo da fare maritare. A fine cena ci sdraiamo a guardare la luna e ascoltare i rumori del luogo, tra cui quelli di alcune moto da cross che si muovono nel buio della notte. Prima di partire Filippo offre rum e zuccarata che a molti ricorda i sapori dell’infanzia, prima della diffusione dei biscotti prodotti industrialmente. Dopo una lunga sosta,alle 23:30, riprendiamo la marcia sulla via del ritorno, adesso la luna non è coperta dal velo che la rendeva arancione, la sua luce è più chiara e riflette sul terreno sterrato le nostre ombre. Procediamo come all’andata, ognuno con il proprio passo, fermandoci ad apprezzare i fuochi di artificio sulla costa i cui rumori arrivano attutiti e, a partire dalle 00:30, raggiungiamo le macchine e torniamo in città.
Percorso complessivo di poco meno di 8 chilometri.




