CONCERTO AL SOLSTIZIO del 21 giugno 2026 all’Oasi San Francesco Sveglia alle 4,00, Carmelo ha smontato la propria tenda per fare spazio ai musicisti e poco per volta sono usciti dalle tende anche Carlo Panzera, Massimo Colica, Enza Voccio, Tonino Seminerio, Giusi Quartaronello, Alessia Seminerio mentre sono arrivati Antonio Zampaglione ,Caterina Iofrida ( che hanno dormito in camper) e Santino Cannavò, Paolo Bossa, Antonella Arena, Maurizio Inglese, Eros Giardina, Manuela Scarcella, Patrizia Galletta, Donatella Del Mastro, Patrizia Oliveri, Carmelo Sigillo, Ciccio Briguglio, Mario Sibilla, Giuseppe Spanò, Katia Parisi, Antonella Cardia e una dozzina di altre persone. Alle ore 5,00 è iniziato il concerto, con protagonisti: J’òutamà Duo Silvana Urso – arpa ,Carmelo Geraci – organetto diatonico Gianandrea Caruso – violino Rosalba Lazzarotto – voce Davide Colnaghi – attore Moreno Pio Mondì- attore Maria Grazia Celona- danzatrice Le note dell’arpa, del violino e dell’organetto, la voce e la narrazione si sono intrecciate con i suoni della natura in un’esperienza particolare che ha permesso di iniziare la giornata in modo diverso, concedendo uno spazio di ascolto, presenza e meraviglia condividendo il passaggio dalla notte al giorno, dal silenzio al suono, dall’attesa alla luce. Il Concerto è stata una esperienza unica che ha permesso agli astanti, affascinati dalla musica e dalla danza di rallentare, ascoltare e a lasciarsi sorprendere da ciò che accade quando la musica incontra il paesaggio. Questa è stata non solo un’alba che si è osservata, ma che si è anche vissuta. Come ha scritto Carmelo nella presentazione “Sono momenti in cui il tempo sembra rallentare e la natura torna a essere la misura di ogni cosa. Il silenzio del primo mattino. L’aria ancora fresca della notte. La luce dorata che precede il sorgere del sole. Una melodia che si innalza verso il cielo mentre il mondo si risveglia. in occasione del Solstizio d’Estate e della Giornata Internazionale della Musica, Aurora – Concerto al Solstizio, è un’esperienza che unisce arte, paesaggio e contemplazione in un incontro tra musica, parole e natura. Da questo luogo affacciato sui Colli Peloritani, lo sguardo si apre verso la Calabria e lo Stretto di Messina, offrendo uno dei panorami più emozionanti del territorio. Mentre il sole emerge dalle montagne calabre nel giorno più lungo dell’anno, musica e natura dialogheranno in un unico racconto.” Dopo il concerto, al termine dell’esibizione, l’Associazione ha offerto una semplice colazione con pane realizzato con grani antichi siciliani, marmellata e tè caldo creando un momento informale che ha permesso di incontrarsi, conversare e prolungare l’atmosfera dell’alba. Vista la bellissima e coinvolgente esperienza sarebbe bello poterla rivivere il prossimo anno. Di seguito le
Riflessioni di Enza Voccio
“Poesia, suoni e vibrazioni all’alba, tra i sussurri del bosco
Ci siamo ritrovati lì, in quell’oasi che ormai sentiamo familiare. Le tende allestite sotto un cielo trapunto di stelle, la città che brulicava nel caos del sabato sera ai nostri piedi e, dall’altra parte dello Stretto, la “cugina” Calabria sembrava illuminata a festa. La brace era pronta, il tavolo animato da sorrisi e chiacchiere, il vino di produzione nostrana scaldava gli animi e l’ottima carne, insieme al buon cibo condiviso, faceva da cornice a un’allegria semplice, mai chiassosa, ma profondamente piacevole. Dopo cena, le chitarre e l’organetto hanno dato vita a una colonna sonora speciale: De André, Battisti e Battiato, stornelli calabresi e siciliani. Abbiamo canticchiato insieme, illuminati soltanto dalla luce discreta di una piccola torcia, mentre il bosco e i suoi abitanti sembravano assistere in silenzio, rispettosi spettatori di quella serata sospesa nel tempo. È già l’una di notte e la sveglia suonerà presto: il concerto ci aspetta. La tenda mi accoglie nel suo abbraccio dolce, amorevole e rassicurante e, questa volta, scivolo tra le braccia di Morfeo in un attimo. Alle 4:20 il silenzio viene interrotto dalla sveglia. È ancora buio, ma il discreto fermento degli strumentisti risveglia anche me, insieme a una piacevole eccitazione. È tutto pronto. Seduti su due tronchi ci sono gli interpreti. L’arpa incanta con la sua eleganza leggera. ll violino accarezza l’aria con melodie delicate. L’organetto scalda l’atmosfera con il fascino delle sue note antiche. Una dolce voce femminile intona canti siciliani, mentre una ballerina accompagna ogni suono con movimenti armoniosi e pieni di grazia. Quando il concerto inizia, l’alba è appena sbocciata. Il sole sorge davanti a noi tra le fronde degli alberi e dipinge lo Stretto e la città di sfumature rosate e dorate, come un regista perfetto che cura ogni dettaglio della scena. Gli uccellini si uniscono spontaneamente alle melodie lente e suggestive; una brezza leggera ci sfiora il viso e il bosco risponde con il delicato fruscio delle sue foglie. Dietro gli artisti, due alberi intrecciano i loro rami. Sembrano due innamorati affacciati sullo Stretto e, in quel momento, danno l’impressione di essere lì anche loro ad ascoltare. L’arpa e l’organetto si fondono in una melodia avvolgente, il violino li accompagna con dolcezza e gli interpreti conquistano il cuore di tutti. Che incanto. Che suggestione. Che poesia. Noi spettatori restiamo immobili, in un silenzio quasi sacro, desiderosi di assaporare senza interruzioni ogni istante di quella magia. Un’ora di autentica ipnosi collettiva, catturati dall’abbraccio del bosco, dalla luce dell’alba e dalle vibrazioni delicate di ogni strumento.
Al termine, ci ritroviamo tutti insieme a condividere una semplice e gustosa colazione a base di pane e marmellata. Abbiamo dormito poco e la sveglia è suonata molto prima del solito, ma sui volti di tutti si legge la stessa espressione: felicità, soddisfazione e una profonda gratitudine per quanto vissuto. Un ringraziamento speciale e sincero all’associazione Re Colapesce e a tutti gli artisti che hanno saputo trasformare un’alba nel bosco in un’esperienza carica di emozioni difficili da raccontare. Grazie❤️” Diario redatto con testi scritti da Carmelo Geraci
Riflessioni di Enza Voccio
“Poesia, suoni e vibrazioni all’alba, tra i sussurri del bosco
Ci siamo ritrovati lì, in quell’oasi che ormai sentiamo familiare. Le tende allestite sotto un cielo trapunto di stelle, la città che brulicava nel caos del sabato sera ai nostri piedi e, dall’altra parte dello Stretto, la “cugina” Calabria sembrava illuminata a festa. La brace era pronta, il tavolo animato da sorrisi e chiacchiere, il vino di produzione nostrana scaldava gli animi e l’ottima carne, insieme al buon cibo condiviso, faceva da cornice a un’allegria semplice, mai chiassosa, ma profondamente piacevole. Dopo cena, le chitarre e l’organetto hanno dato vita a una colonna sonora speciale: De André, Battisti e Battiato, stornelli calabresi e siciliani. Abbiamo canticchiato insieme, illuminati soltanto dalla luce discreta di una piccola torcia, mentre il bosco e i suoi abitanti sembravano assistere in silenzio, rispettosi spettatori di quella serata sospesa nel tempo. È già l’una di notte e la sveglia suonerà presto: il concerto ci aspetta. La tenda mi accoglie nel suo abbraccio dolce, amorevole e rassicurante e, questa volta, scivolo tra le braccia di Morfeo in un attimo. Alle 4:20 il silenzio viene interrotto dalla sveglia. È ancora buio, ma il discreto fermento degli strumentisti risveglia anche me, insieme a una piacevole eccitazione. È tutto pronto. Seduti su due tronchi ci sono gli interpreti. L’arpa incanta con la sua eleganza leggera. ll violino accarezza l’aria con melodie delicate. L’organetto scalda l’atmosfera con il fascino delle sue note antiche. Una dolce voce femminile intona canti siciliani, mentre una ballerina accompagna ogni suono con movimenti armoniosi e pieni di grazia. Quando il concerto inizia, l’alba è appena sbocciata. Il sole sorge davanti a noi tra le fronde degli alberi e dipinge lo Stretto e la città di sfumature rosate e dorate, come un regista perfetto che cura ogni dettaglio della scena. Gli uccellini si uniscono spontaneamente alle melodie lente e suggestive; una brezza leggera ci sfiora il viso e il bosco risponde con il delicato fruscio delle sue foglie. Dietro gli artisti, due alberi intrecciano i loro rami. Sembrano due innamorati affacciati sullo Stretto e, in quel momento, danno l’impressione di essere lì anche loro ad ascoltare. L’arpa e l’organetto si fondono in una melodia avvolgente, il violino li accompagna con dolcezza e gli interpreti conquistano il cuore di tutti. Che incanto. Che suggestione. Che poesia. Noi spettatori restiamo immobili, in un silenzio quasi sacro, desiderosi di assaporare senza interruzioni ogni istante di quella magia. Un’ora di autentica ipnosi collettiva, catturati dall’abbraccio del bosco, dalla luce dell’alba e dalle vibrazioni delicate di ogni strumento.
Al termine, ci ritroviamo tutti insieme a condividere una semplice e gustosa colazione a base di pane e marmellata. Abbiamo dormito poco e la sveglia è suonata molto prima del solito, ma sui volti di tutti si legge la stessa espressione: felicità, soddisfazione e una profonda gratitudine per quanto vissuto. Un ringraziamento speciale e sincero all’associazione Re Colapesce e a tutti gli artisti che hanno saputo trasformare un’alba nel bosco in un’esperienza carica di emozioni difficili da raccontare. Grazie❤️” Diario redatto con testi scritti da Carmelo Geraci




