Trekking a Pantalica del 13 luglio 2025.
Appuntamento alle 7,30 alla farmacia Brancato con Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello e Marcella De Francesco. Partenza immediata, sosta a Tremestieri per mettere l’additivo. Arrivo alle 9,10 allo svincolo di Sortino e a Sortino alle 9,22.
Attraversato il paese fino alla stazione dei Vigili del Fuoco e proseguito sulla strada provinciale Sortino -Ficazzi e successivamente sulla SP Cassaro-Ferla -Buccheri.
Sulle colline a destra in fondo si innalza, maestoso, il vulcano , ma una selva di pale del parco eolico Carlentini deturpa il paesaggio. A destra un muro a secco, realizzato a regola d’arte, si sviluppa per un paio di chilometri delimitando il terreno demaniale. A sinistra si supera una postazione della Forestale con i mezzi di intervento.
Proseguendo, a sinistra si incontrano estesi boschi di querce con vista sulla vallata e un altro cancello di ingresso all’area demaniale.
Alle 9,42, lasciata la strada verso Buccheri, presa a sinistra quella per Ferla dove siamo arrivati alle 9,47 e abbiamo fatto una sosta caffè al bar Dolce Gusto fino alle 10,10.
Ripresa la strada regionale Ferla -Pantalica – Sortino in direzione Pantalica, alle 10,16 abbiamo superato la estesa coltivazione di melograni MeloBio e dopo cinque minuti siamo arrivati al cancello sulla strada in contrada Cugnarelli.
Abbiamo fatto la registrazione al nuovo casotto in legno in attesa della navetta, presa alle 10,35 e dopo cinque minuti, alle 10,40, siamo arrivati al vecchio posteggio alla fine della strada e abbiamo iniziato la discesa verso il Calcinara.
Dopo cento metri si trova , a sinistra scendendo,la Chiesa del Crocifisso, uno degli oratori di uno dei tre villaggi bizantini della zona.
Ha pianta irregolare composta da due ambienti contigui e il nome richiama il ritrovamento, nell’abside, di alcuni resti di una Crocifissione e di una figura femminile che sembra proprio la Vergine.
Don Andrea Gurciullo, chierico e studioso della seconda metà del 1700, pare sia riuscito a tradurre un’iscrizione greca lungo il braccio destro della Croce che recitava: ‘Cristo Salvami’. Qui fu anche trovato un affresco in buone condizioni che rappresenterebbe Santa Barbara che è staccato e oggi si trova esposto al Museo Paolo Orsi.
Arrivati, alle 10,57, in un punto panoramico da cui si vede, sulla parete opposta, la Grotta dei pipistrelli, la più grande cavità naturale di Pantalica, destinata un tempo alla produzione di salnitri e alla raccolta di concime di pipistrelli.
L’ingresso, posto ad una altezza di circa 10 metri,è in una grande stanza larga 18 metri, lunga 28 e alta circa 11. All’interno si apre una strettoia che forma una specie di corridoio lungo 12 metri, dal suolo limaccioso e dalle pareti piene di incrostazioni; oltrepassando questo corridoio si entra in un’altra grande stanza, molto buia, lunga 68 metri e alta 30, dove nidificano centinaia di pipistrelli che danno il nome al luogo.
Alle 11,00 siamo arrivati sul fondo della cava dove scorre il torrente Calcinara, a circa 800 metri dalla partenza.
Diverse comitive di gitanti erano accampate sulle spiaggette accanto alle pozze, per cui abbiamo deciso di non fermarci e proseguire verso la sorgente , distante circa 600 metri.
Il sentiero è in parte scavato nella parete di destra ed è immerso in una lussureggiante vegetazione naturale di saliconi e giganteschi oleandri. Qua e la cresce anche il raro platano orientale, simile a quello usato nelle alberature urbane, ma con i lobi delle foglie molto più profondi.
La macchia mediterranea è rappresentata da lecci, perastri ed olivastri e il sottobosco da varie essenze.
Lungo tutto il percorso si sente l’incessante frinire delle migliaia di cicale che fanno da colonna sonora a luoghi di inimmaginabile bellezza quasi senza tempo e fuori dal mondo.
Superati un paio di guadi abbiamo
incrociato una numerosa comitiva di escursionisti e poco dopo, alle 11,26, siamo arrivati alla Sorgente in cui l’acqua cristallina fuoriesce dal suolo in una grande pozza.
Una freccia posta su un palo indica la direzione del sentiero Giarranauti, ma una tabella dice che non è agibile, come ci aveva già detto un’ora prima l’addetto alla registrazione.
Nonostante ciò abbiamo deciso di proseguire in quella direzione, ma dopo meno di 150 metri ci siamo resi conto che la fitta vegetazione lo rende impraticabile, per cui alle 11,40, fatta una foto ricordo, siamo tornati indietro, oltrepassando la Sorgente e fermandoci alle 12,10 ad una profonda pozza da dove stavano risalendo alcuni francesi accompagnati da un ragazzo di San Cataldo che faceva loro da guida.
Le acque algide del Calcinara hanno dato refrigerio a Caterina, Marcella e Alberto mentre Sebastiano ha preferito non bagnarsi.
Dopo qualche minuto di acclimatamento abbiamo iniziato a sguazzare nell’acqua abbastanza profonda sulla quale svolazzavano decine di libellule nere .
Ad un certo punto Alberto ha cominciato la risalita in acqua, scavalcando rocce e tronchi fino ad arrivare ad un breve sentiero che conduce ad una grande cavità naturale sotto la parete di sinistra.
Tornato alla pozza da valle abbiamo preso gli zaini e ci siamo spostati a pranzare all’ombra in quel luogo che abbiamo raggiunto alle 13,05.
Il posto è, in un certo senso, inquietante , un grande cerchio, del diametro di diversi metri, realizzato con pietre sovrapposte, fa venire in mente riti esoterici e pagani.
Sulla parete c’è un piccolo locale ipogeo di una decina di metri quadrati di superficie, con una apertura rialzata per l’ingresso e una piccola finestrella, sicuramente utilizzata in passato da pastori che tenevano le greggi in quel riparo naturale, come fa presumere la volta incrostata di nerofumo per i fuochi accesi in migliaia di anni .
Marcella, infastidita anche dai cattivi odori presenti, si è spostata sotto gli alberi sulla vicina sponda e tutti l’abbiamo raggiunta per consumare il pranzo al sacco.
Alla fine ,fatto un breve consulto abbiamo deciso all’unanimità di modificare il programma della giornata e di non andare all’AnaKtoron, ma di raggiungere in macchina l’Anapo dall’entrata di Fusco.
Alle 13,40 abbiamo iniziato sotto il sole a picco la risalita sullo stesso sentiero dell’andata e alle 14,00 abbiamo raggiunto il posteggio.
Dopo qualche minuto è arrivata la navetta che alle 14,14 ci ha lasciati al cancello di ingresso.
Alle 14,15 siamo partiti per tornare a Sortino passando da Ferla e , superato il paese, abbiamo seguito la SP Sortino-Fiumara-Mandredonne per alcuni chilometri fino ad un cartello che indica l’entrata a Pantalica da Fusco percorrendo una strada bianca.
Dopo aver parcheggiato fatta la registrazione alle 15,10 al casotto in legno dove stava beatamente un gatto di nome Arturo adottato dal personale della Forestale.
Riempite le borracce ci siamo incamminati sulla ex ferrovia di Ciccio Pecora verso Pantalica.
Anche qui siamo all’interno di un canyon dove le alte pareti rocciose sono una costante.
Un lato è piuttosto arido e con la roccia nuda, mentre l’altro è più rigoglioso.
In basso scorre tra la vegetazione , che a volte lo nasconde alla vista, il fiume Anapo che forma diverse pozze , anche profonde, e qualche spiaggetta rocciosa. Nei mesi più caldi è preso d’assalto da gente del luogo o da turisti provenienti da tutto il mondo che trovano refrigerio nelle torride giornate estive.
Alle 15,32, alla ricerca di una pozza non frequentata, abbiamo visto una invitante cascatella sulla parete opposta a quella della strada, ma non era facilmente raggiungibile.
Dopo mezz’ora circa, alle 15,40, a 1,3 chilometri dalla partenza, abbiamo raggiunto il casello Bisanti con la omonima galleria lunga circa 230 metri.
Il casello è ancora in fase di ristrutturazione, ma il WC , aperto e funzionante è segno di civiltà.
All’esterno c’è una fontanella con un rubinetto dove è possibile riempire le borracce prima di iniziare la salita sul sentiero Saramenzana
per raggiungere l’entrata di Sortino, a poco più di un chilometro da qui.
In linea d’aria siamo distanti solo un paio di chilometri dal parcheggio sopra il Calcinara, ma abbiamo impiegato quasi un’ora di macchina per arrivare.
Superata la galleria e percorsi circa 600 metri , seguendo un sentiero in discesa, in parte ostruito da alberi caduti, abbiamo raggiunto una vasta pozza dove Caterina, Sebastiano e Alberto hanno fatto il bagno, mentre Marcella, che aveva visto solo una parte con le alghe , si è bagnata solo i piedi.
La temperatura dell’acqua era sensibilmente più alta di quella del Calcinara, e siamo rimasti a mollo abbastanza a lungo senza soffrire il freddo.
Nel fiume nuotavano molti pesci di varie dimensioni e Alberto, scendendo verso valle ha trovato il carapace di un granchio di fiumel, crostaceo che si nutre di girini, lombrichi e piccoli animali aquatici che può resistere anche in poca acqua, purchè vi sia copertura vegetale e nicchie riparate dal sole.
Alle 16,50, ripuliti e rivestiti, siamo tornati alla macchina e dopo mezz’ora eravamo al cancello.
Siamo partiti subito in direzione Solarino costeggiando in parte l’Anapo e arrivando alla omonima centrale elettrica.
Alle 17,45 abbiamo raggiunto la E45 in direzione Catania che abbiamo raggiunto senza alcuna difficoltà nonostante temessimo rallentamenti e code.
Alle 19,40 , dopo un tranquillo viaggio ( non è stato necessario l’intervento dello Zio Mimmo) siamo arrivati in città.
Il percorso complessivo è stato di circa sette chilometri , molto piacevole sia per la compagnia che per i bellissimi posti attraversati.
Appuntamento alle 7,30 alla farmacia Brancato con Sebastiano Occhino, Caterina Trovatello e Marcella De Francesco. Partenza immediata, sosta a Tremestieri per mettere l’additivo. Arrivo alle 9,10 allo svincolo di Sortino e a Sortino alle 9,22.
Attraversato il paese fino alla stazione dei Vigili del Fuoco e proseguito sulla strada provinciale Sortino -Ficazzi e successivamente sulla SP Cassaro-Ferla -Buccheri.
Sulle colline a destra in fondo si innalza, maestoso, il vulcano , ma una selva di pale del parco eolico Carlentini deturpa il paesaggio. A destra un muro a secco, realizzato a regola d’arte, si sviluppa per un paio di chilometri delimitando il terreno demaniale. A sinistra si supera una postazione della Forestale con i mezzi di intervento.
Proseguendo, a sinistra si incontrano estesi boschi di querce con vista sulla vallata e un altro cancello di ingresso all’area demaniale.
Alle 9,42, lasciata la strada verso Buccheri, presa a sinistra quella per Ferla dove siamo arrivati alle 9,47 e abbiamo fatto una sosta caffè al bar Dolce Gusto fino alle 10,10.
Ripresa la strada regionale Ferla -Pantalica – Sortino in direzione Pantalica, alle 10,16 abbiamo superato la estesa coltivazione di melograni MeloBio e dopo cinque minuti siamo arrivati al cancello sulla strada in contrada Cugnarelli.
Abbiamo fatto la registrazione al nuovo casotto in legno in attesa della navetta, presa alle 10,35 e dopo cinque minuti, alle 10,40, siamo arrivati al vecchio posteggio alla fine della strada e abbiamo iniziato la discesa verso il Calcinara.
Dopo cento metri si trova , a sinistra scendendo,la Chiesa del Crocifisso, uno degli oratori di uno dei tre villaggi bizantini della zona.
Ha pianta irregolare composta da due ambienti contigui e il nome richiama il ritrovamento, nell’abside, di alcuni resti di una Crocifissione e di una figura femminile che sembra proprio la Vergine.
Don Andrea Gurciullo, chierico e studioso della seconda metà del 1700, pare sia riuscito a tradurre un’iscrizione greca lungo il braccio destro della Croce che recitava: ‘Cristo Salvami’. Qui fu anche trovato un affresco in buone condizioni che rappresenterebbe Santa Barbara che è staccato e oggi si trova esposto al Museo Paolo Orsi.
Arrivati, alle 10,57, in un punto panoramico da cui si vede, sulla parete opposta, la Grotta dei pipistrelli, la più grande cavità naturale di Pantalica, destinata un tempo alla produzione di salnitri e alla raccolta di concime di pipistrelli.
L’ingresso, posto ad una altezza di circa 10 metri,è in una grande stanza larga 18 metri, lunga 28 e alta circa 11. All’interno si apre una strettoia che forma una specie di corridoio lungo 12 metri, dal suolo limaccioso e dalle pareti piene di incrostazioni; oltrepassando questo corridoio si entra in un’altra grande stanza, molto buia, lunga 68 metri e alta 30, dove nidificano centinaia di pipistrelli che danno il nome al luogo.
Alle 11,00 siamo arrivati sul fondo della cava dove scorre il torrente Calcinara, a circa 800 metri dalla partenza.
Diverse comitive di gitanti erano accampate sulle spiaggette accanto alle pozze, per cui abbiamo deciso di non fermarci e proseguire verso la sorgente , distante circa 600 metri.
Il sentiero è in parte scavato nella parete di destra ed è immerso in una lussureggiante vegetazione naturale di saliconi e giganteschi oleandri. Qua e la cresce anche il raro platano orientale, simile a quello usato nelle alberature urbane, ma con i lobi delle foglie molto più profondi.
La macchia mediterranea è rappresentata da lecci, perastri ed olivastri e il sottobosco da varie essenze.
Lungo tutto il percorso si sente l’incessante frinire delle migliaia di cicale che fanno da colonna sonora a luoghi di inimmaginabile bellezza quasi senza tempo e fuori dal mondo.
Superati un paio di guadi abbiamo
incrociato una numerosa comitiva di escursionisti e poco dopo, alle 11,26, siamo arrivati alla Sorgente in cui l’acqua cristallina fuoriesce dal suolo in una grande pozza.
Una freccia posta su un palo indica la direzione del sentiero Giarranauti, ma una tabella dice che non è agibile, come ci aveva già detto un’ora prima l’addetto alla registrazione.
Nonostante ciò abbiamo deciso di proseguire in quella direzione, ma dopo meno di 150 metri ci siamo resi conto che la fitta vegetazione lo rende impraticabile, per cui alle 11,40, fatta una foto ricordo, siamo tornati indietro, oltrepassando la Sorgente e fermandoci alle 12,10 ad una profonda pozza da dove stavano risalendo alcuni francesi accompagnati da un ragazzo di San Cataldo che faceva loro da guida.
Le acque algide del Calcinara hanno dato refrigerio a Caterina, Marcella e Alberto mentre Sebastiano ha preferito non bagnarsi.
Dopo qualche minuto di acclimatamento abbiamo iniziato a sguazzare nell’acqua abbastanza profonda sulla quale svolazzavano decine di libellule nere .
Ad un certo punto Alberto ha cominciato la risalita in acqua, scavalcando rocce e tronchi fino ad arrivare ad un breve sentiero che conduce ad una grande cavità naturale sotto la parete di sinistra.
Tornato alla pozza da valle abbiamo preso gli zaini e ci siamo spostati a pranzare all’ombra in quel luogo che abbiamo raggiunto alle 13,05.
Il posto è, in un certo senso, inquietante , un grande cerchio, del diametro di diversi metri, realizzato con pietre sovrapposte, fa venire in mente riti esoterici e pagani.
Sulla parete c’è un piccolo locale ipogeo di una decina di metri quadrati di superficie, con una apertura rialzata per l’ingresso e una piccola finestrella, sicuramente utilizzata in passato da pastori che tenevano le greggi in quel riparo naturale, come fa presumere la volta incrostata di nerofumo per i fuochi accesi in migliaia di anni .
Marcella, infastidita anche dai cattivi odori presenti, si è spostata sotto gli alberi sulla vicina sponda e tutti l’abbiamo raggiunta per consumare il pranzo al sacco.
Alla fine ,fatto un breve consulto abbiamo deciso all’unanimità di modificare il programma della giornata e di non andare all’AnaKtoron, ma di raggiungere in macchina l’Anapo dall’entrata di Fusco.
Alle 13,40 abbiamo iniziato sotto il sole a picco la risalita sullo stesso sentiero dell’andata e alle 14,00 abbiamo raggiunto il posteggio.
Dopo qualche minuto è arrivata la navetta che alle 14,14 ci ha lasciati al cancello di ingresso.
Alle 14,15 siamo partiti per tornare a Sortino passando da Ferla e , superato il paese, abbiamo seguito la SP Sortino-Fiumara-Mandredonne per alcuni chilometri fino ad un cartello che indica l’entrata a Pantalica da Fusco percorrendo una strada bianca.
Dopo aver parcheggiato fatta la registrazione alle 15,10 al casotto in legno dove stava beatamente un gatto di nome Arturo adottato dal personale della Forestale.
Riempite le borracce ci siamo incamminati sulla ex ferrovia di Ciccio Pecora verso Pantalica.
Anche qui siamo all’interno di un canyon dove le alte pareti rocciose sono una costante.
Un lato è piuttosto arido e con la roccia nuda, mentre l’altro è più rigoglioso.
In basso scorre tra la vegetazione , che a volte lo nasconde alla vista, il fiume Anapo che forma diverse pozze , anche profonde, e qualche spiaggetta rocciosa. Nei mesi più caldi è preso d’assalto da gente del luogo o da turisti provenienti da tutto il mondo che trovano refrigerio nelle torride giornate estive.
Alle 15,32, alla ricerca di una pozza non frequentata, abbiamo visto una invitante cascatella sulla parete opposta a quella della strada, ma non era facilmente raggiungibile.
Dopo mezz’ora circa, alle 15,40, a 1,3 chilometri dalla partenza, abbiamo raggiunto il casello Bisanti con la omonima galleria lunga circa 230 metri.
Il casello è ancora in fase di ristrutturazione, ma il WC , aperto e funzionante è segno di civiltà.
All’esterno c’è una fontanella con un rubinetto dove è possibile riempire le borracce prima di iniziare la salita sul sentiero Saramenzana
per raggiungere l’entrata di Sortino, a poco più di un chilometro da qui.
In linea d’aria siamo distanti solo un paio di chilometri dal parcheggio sopra il Calcinara, ma abbiamo impiegato quasi un’ora di macchina per arrivare.
Superata la galleria e percorsi circa 600 metri , seguendo un sentiero in discesa, in parte ostruito da alberi caduti, abbiamo raggiunto una vasta pozza dove Caterina, Sebastiano e Alberto hanno fatto il bagno, mentre Marcella, che aveva visto solo una parte con le alghe , si è bagnata solo i piedi.
La temperatura dell’acqua era sensibilmente più alta di quella del Calcinara, e siamo rimasti a mollo abbastanza a lungo senza soffrire il freddo.
Nel fiume nuotavano molti pesci di varie dimensioni e Alberto, scendendo verso valle ha trovato il carapace di un granchio di fiumel, crostaceo che si nutre di girini, lombrichi e piccoli animali aquatici che può resistere anche in poca acqua, purchè vi sia copertura vegetale e nicchie riparate dal sole.
Alle 16,50, ripuliti e rivestiti, siamo tornati alla macchina e dopo mezz’ora eravamo al cancello.
Siamo partiti subito in direzione Solarino costeggiando in parte l’Anapo e arrivando alla omonima centrale elettrica.
Alle 17,45 abbiamo raggiunto la E45 in direzione Catania che abbiamo raggiunto senza alcuna difficoltà nonostante temessimo rallentamenti e code.
Alle 19,40 , dopo un tranquillo viaggio ( non è stato necessario l’intervento dello Zio Mimmo) siamo arrivati in città.
Il percorso complessivo è stato di circa sette chilometri , molto piacevole sia per la compagnia che per i bellissimi posti attraversati.


